lunedì 5 ottobre 2026

Uno, nessuno e centomila – Luigi Pirandello

“Che fai? – mia moglie mi domandò, vedendomi insolitamente indugiare davanti allo specchio. Niente, – le risposi, – mi guardo qua, dentro il naso, in questa narice. Premendo, avverto un certo dolorino. Mia moglie sorrise e disse: Credevo ti guardassi da che parte ti pende. Mi voltai come un cane a cui qualcuno avesse pestato la coda: Mi pende? A me? Il naso? E mia moglie, placidamente: Ma sì, caro. Guardatelo bene: ti pende verso destra.” 

 “Sfido a non irritarsi, ricevendo come generosa concessione ciò che come diritto ci è stato prima negato.” 

 “E non si sa, le mogli? Fatte apposta per scoprire i difetti del marito.” 

 “Ero rimasto così, fermo ai primi passi di tante vie, con lo spirito pieno di mondi, o di sassolini, che fa lo stesso. Ma non mi pareva affatto che quelli che m’erano passati avanti e avevano percorso tutta la via, ne sapessero in sostanza più di me. M’erano passati avanti, non si mette in dubbio, e tutti braveggiando come tanti cavallini; ma poi, in fondo alla via, avevano trovato un carro: il loro carro; vi erano stati attaccati con molta pazienza, e ora se lo tiravano dietro. Non tiravo nessun carro, io; e non avevo perciò né briglie né paraocchi; vedevo certamente più di loro; ma andare, non sapevo dove andare.” 

 “Cominciò da questo il mio male. Quel male che doveva ridurmi in breve in condizioni di spirito e di corpo così misere e disperate che certo ne sarei morto o impazzito, ove in esso medesimo non avessi trovato (come dirò) il rimedio che doveva guarirmene.” 

 “Già subito mi figurai che tutti, avendone fatta mia moglie la scoperta, dovessero accorgersi di quei miei difetti corporali e altro non notare in me.” 

 “Mi si fissò invece il pensiero ch’io non ero per gli altri quel che finora, dentro di me, m’ero figurato di essere.” 

 “Per voi, esser soli, che vuol dire?” 

 “La solitudine non è mai con voi; è sempre senza di voi, e soltanto possibile con un estraneo attorno: luogo o persona che sia, che del tutto vi ignorino, che del tutto voi ignoriate, così che la vostra volontà e il vostro sentimento restino sospesi e smarriti in un’incertezza angosciosa e, cessando ogni affermazione di voi, cessi l’intimità stessa della vostra coscienza. La vera solitudine è in un luogo che vive per sè e che per voi non ha traccia nè voce, e dove dunque l’estraneo siete voi. Così io volevo esser solo. Senza me.” 

 “Se per gli altri non ero quel che finora avevo creduto d’essere per me, chi ero io?” 

 “Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione, che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo per la sua forma molto buffo, si metterebbero a ridere.” 

 “Quando mi ponevo davanti a uno specchio, avveniva come un arresto in me; ogni spontaneità era finita, ogni mio gesto appariva a me stesso fittizio o rifatto. Io non potevo vedermi vivere.” 

 “Ripeto, credevo ancora che fosse uno solo questo estraneo: uno solo per tutti, come uno solo credevo d’esser io per me. Ma presto l’atroce mio dramma si complicò: con la scoperta dei centomila Moscarda ch’io ero non solo per gli altri ma anche per me, tutti con questo solo nome di Moscarda, brutto fino alla crudeltà, tutti dentro questo mio povero corpo ch’era uno anch’esso, uno e nessuno ahimè, se me lo mettevo davanti allo specchio e me lo guardavo fisso e immobile negli occhi, abolendo in esso ogni sentimento e ogni volontà. Quando così il mio dramma si complicò, cominciarono le mie incredibili pazzie.” 

 “L’idea che gli altri vedevano in me uno che non ero io quale mi conoscevo; uno che essi soltanto potevano conoscere guardandomi da fuori con occhi che non erano i miei e che mi davano un aspetto destinato a restarmi sempre estraneo, pur essendo in me, pur essendo il mio per loro (un mio dunque che non era per me!); una vita nella quale, pur essendo la mia per loro, io non potevo penetrare, quest’idea non mi diede più requie.” 

 “Siate sinceri: a voi non è mai passato per il capo di volervi veder vivere. Attendete a vivere per voi, e fate bene, senza darvi pensiero di ciò che intanto possiate essere per gli altri; non già perché dell’altrui giudizio non v’importi nulla, ché anzi ve ne importa moltissimo; ma perchè siete nella beata illusione che gli altri, da fuori, vi debbano rappresentare in sé come voi a voi stessi vi rappresentate.”

 “Purtroppo, ci sono io, e ci siete voi. Purtroppo.” 

 “Sapete invece su che poggia tutto? Ve lo dico io. Su una presunzione che Dio vi conservi sempre. La presunzione che la realtà, qual’è per voi, debba essere e sia ugualmente per tutti gli altri.” 

 “C’è in me e per me una realtà mia: quella che io mi dò; una realtà vostra in voi e per voi; quella che voi vi date; le quali non saranno mai le stesse nè per voi nè per me. E allora? Allora, amico mio, bisogna consolarci con questo: che non è più vera la mia che la vostra, e che durano un momento così la vostra come la mia.” 

 “Diciamo dunque che è in noi ciò che chiamiamo pace. Non vi pare? E sapete da che proviene? Dal semplicissimo fatto che siamo usciti or ora dalla città; cioè, sì, da un mondo costruito: case, vie, chiese, piazze; non per questo soltanto, però, costruito, ma anche perchè non ci si vive più così per vivere, come queste piante, senza saper di vivere; bensì per qualche cosa che non c’è e che vi mettiamo noi; per qualche cosa che dia senso e valore alla vita: un senso, un valore che qua, almeno in parte, riuscite a perdere, o di cui riconoscete l’affliggente vanità. E vi vien languore, ecco, e malinconia. Capisco,l capisco, Rilascio di nervi. Accorato bisogno d’abbandonarvi. Vi sentite sciogliere, vi abbandonate.” 

 “Qui, cari miei, avete veduto l’uccellino vero, che vola davvero, e avete smarrito il senso e il valore delle ali finte e del volo meccanico. Lo riacquisterete subito là, dove tutto è finto e meccanico, riduzione e costruzione: un altro mondo nel mondo: mondo manifatturato, combinato, congegnato; mondo d’artificio, di stortura, d’adattamento, di finzione, di vanità; mondo che ha senso e valore soltanto per l’uomo che ne è l’artefice.” 

 “Ci vorrebbe un pò più d’intesa tra l’uomo e la natura. Troppo spesso la natura si diverte a buttare all’aria tutte le nostre ingegnose costruzioni. Cicloni, terremoti… Ma l’uomo non si dà per vinto. Ricostruisce, ricostruisce, bestiolina pervicace. E tutto è per lui materia di ricostruzione. Perché ha in sè quella tal cosa che non si sa che sia, per cui deve per forza costruire, trasformare a suo modo la materia che gli offre la natura ignara, forse e, almeno quando vuole, paziente.” 

 “L’uomo piglia a materia anche se stesso, e si costruisce, sissignori, come una casa. Voi credete di conoscervi se non vi costruite in qualche modo? E ch’io possa conoscervi, se non vi costruisco a modo mio?” 

 “Fu un attimo, ma l’eternità. Vi sentii dentro tutto lo sgomento delle necessità cieche, delle cose che non si possono mutare: la prigione del tempo; il nascere ora, e non prima e non poi; il nome e il corpo che ci è dato; la catena delle cause; il seme gettato da quell’uomo: mio padre senza volerlo; il mio venire al mondo, da quel seme; involontario frutto di quell’uomo; legato a quel ramo; espresso da quelle radici.” 

 “A tutti i figli forse sarà avvenuto. Notare com’alcunché d’osceno che ci mortifica, laddove è il padre per noi che si rispetta. Notare, dico, che gli altri non dànno e non possono dare a questo padre quella stessa realtà che noi gli diamo.” 

 “Quando un atto è compiuto, è quello; non si cangia più. Quando uno, comunque, abbia agito, anche senza che poi si senta e si ritrovi negli atti compiuti, ciò che ha fatto, resta: come una prigione per lui.” 

 “…l’essere agisce necessariamente per forme, che sono le apparenze ch’esso si crea, e a cui noi diamo valore di realtà. Un valore che cangia, naturalmente, secondo l’essere in quella forma e in quell’atto ci appare.” 

 “Perché, quand’uno pensa d’uccidersi, s’immagina morto, non più per sé, ma per gli altri?” 

 “Sempre che ci avvenga di scoprire qualcosa che gli altri supponiamo non abbiano mai veduta, non corriamo a chiamare qualcuno perché subito la veda con noi?” 

 “Ma che altro avevo io dentro, se non questo tormento che mi scopriva nessuno e centomila?” 

“Nella penombra della cameretta rosea in disordine, il silenzio pareva consapevole dell’attesa vana d’una vita che i desideri momentanei di quella bizzarra creatura non avrebbero potuto mai far nascere né consistere in qualche modo.” 

 “Perché bisogna che lei fermi un attimo in sé la vita, per vedersi. Come davanti a una macchina fotografica. Lei s’atteggia. E atteggiarsi è come diventare statua per un momento. La vita si muove di continuo, e non può mai veramente vedere se stessa.” 

 “Lei non può conoscersi che atteggiata: statua: non viva. Quando uno vive, vive e non si vede. Conoscersi è morire. Lei sta tanto a mirarsi in codesto specchio, in tutti gli specchi, perché non vive; non sa, non può o non vuol vivere. Vuole troppo conoscersi, e non vive.” 

 “Ah, perdersi là, distendersi e abbandonarsi, così tra l’erba, al silenzio dei cieli; empirsi l’anima di tutta quella vana azzurrità facendovi naufragare ogni pensiero, ogni memoria!” 

“Non è altro che questo, epigrafe funeraria, un nome. Conviene ai morti. A chi ha concluso. Io sono vivo e non concludo. La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita. Quest’albero, respiro tremùlo di foglie nuove. Sono quest’albero. Albero, nuvola; domani libro o vento: il libro che leggo, il vento che bevo. Tutto fuori, vagabondo.”

 “Pensare alla morte, pregare. C’è pure chi ha ancora questo bisogno, perché muojo ogni attimo, io, e rinasco nuovo e senza ricordi: vivo e intero, non più in me, ma in ogni cosa fuori.”

mercoledì 30 settembre 2026

Luce nell’oscurità – Roberto Baggio

“Da quando non gioco più, non è più domenica, canta Cesare Cremonini. Ma forse, per me, non è proprio così. Le mie domeniche, oggi, sono semplicemente diverse. Le passo a casa, con la mia famiglia.” 

 “Eppure, di quella notte ho impressa nella mente un’immagine viva. Eravamo noi quattro, io, Andreina, Valentina e Mattia, stretti e vicini, sdraiati uno accanto all’altro. Mi sembra di vederla ancora adesso, quella luce nell’oscurità della notte.” 

 “Il buddhismo ci insegna che l’uomo è nato per affrontare il dolore e per conviverci. Tutti nasciamo, tutti invecchiamo, tutti ci ammaliamo, tutti moriamo. Ma si può cambiare prospettiva. A me è successo di trovare la luce grazie al buddhismo.” 

 “Ribadisco: c’è un prima e un dopo quel momento. Prima tutto era fatica, sofferenza; dopo è iniziato un impegno costante a lavorare dentro di me, che dura ancora oggi.” 

 “Tornano certi attimi? No. Esiste il modo di rivivere due volte la stessa cosa, per quanto bella e appagante? Impossibile. E allora godiamoci ogni istante, ogni momento.” 

 “A volte mi capita di pensare tra me e me a cosa avrei potuto fare con le ginocchia a posto, se avessi potuto giocare con due gambe invece di una e mezza, o una soltanto.” 

 “Si sente dire che bisognerebbe tornare ad allenare la destrezza nei ragazzi, la tecnica e l’improvvisazione negli spazi stretti. Mi sembra ancor più vero quando penso che io stesso ho affinato tante delle mie capacità giocando con una pallina, stretto in un corridoio con i miei fratelli…” 

 “Il calcio era tanto, se non tutto. Era l’Italia degli oratori, dove moltissimi campioni nascevano e crescevano liberi.” 

 “Non si giocava soltanto al campo. A quei tempi eravamo liberi, liberi di muoverci per le strade del paese. C’erano meno auto, meno pericoli. E, grazie ai nostri genitori, eravamo liberi anche di sbagliare. Nessuna famiglia sentiva di avere in casa un fuoriclasse; non c’erano tutte le pressioni che oggi vedo addossare così spesso sui ragazzini che giocano le loro prime partite.” 

 “Domenica 5 maggio, a Rimini, contro la squadra di Arrigo Sacchi (mio futuro allenatore in Nazionale e per pochi mesi al Milan), andammo in vantaggio con un mio gol. Sembrava fatta: con quella rete, che valeva la possibile vittoria, il Vicenza era pronto a staccare in classifica i rivali diretti a garantirsi la promozione in serie B, che in effetti sarebbe arrivata. Tutto bello, tutto felice. E invece, ecco l’abisso.” 

 “All’improvviso, il crack. La rottura, la fine di tutto. Un dolore che penetra nel ginocchio e raggiunge rapido il cervello. A Rimini, il 5 maggio 1985, la mia vita cambia davvero per la prima volta.” 

 “Diego fu bravo a preparare la semifinale anche fuori dal campo, trascinando i tifosi napoletani dalla sua parte. A fine partita scambiai la maglia con lui: la conservo ancora con tanto orgoglio e affetto.” 

 “Nel 1991-1992 arrivammo secondi dietro al fortissimo Milan di Capello. Era un avversario quasi impossibile da sconfiggere, la squadra più difficile da battere che abbia mai incontrato. Non perdeva mai, Van Basten segnava a raffica e non incassavano reti, al massimo pareggiavano.” 

 “Pochi mesi più tardi, il 25 gennaio 1994, ricevetti a Parigi il Pallone d’oro. L’apice della mia carriera, almeno dal punto di vista emotivo. Nel gioco del calcio esiste una linea sottile che separa la felicità del sogno: io l’ho varcata quel giorno, negli studi di France 2, non lontano dalla Senna.” 

 “Se ci penso, mi fa sorridere: vinsi il Pallone d’oro pur senza ricevere il voto dei giornalisti italiani, a cui evidentemente non stavo molto simpatico. Forse perché ero schivo, introverso, timido e, soprattutto, non rilasciavo interviste, forse mi scambiavano per un arrogante che li snobbava. In realtà, come accade tuttora, volevo proteggere la privacy sopra ogni cosa.” 

 “Il mio mondo, al di fuori del calcio, è sempre iniziato e finito con la mia famiglia, la natura, la pratica buddhista.” 

 “La famiglia e la fede mi hanno tenuto lontano dalle tante futili distrazioni che avrei potuto incontrare lungo il mio percorso. Hanno mantenuto salde le mie radici, anche in un mondo di luci e di fama nel quale avrei potuto perdermi.” 

 “Nell’istante in cui mi accorgo che il pallone sta volando verso il cielo, alto sopra la traversa di Taffarel, il mio cuore si ferma. Tutto diventa buio, un brivido mi percorre la schiena, gli occhi si riempiono di lacrime, manca il respiro. Il mio sogno e quello di milioni di italiani, è svanito, si è trasformato in un incubo. Non sento alcun rumore attorno a me, solo un dolore nel petto e lo sconforto. Rimango lì immobile, con le braccia sui fianchi, a guardare l’erba.” 

 “Come ho detto molte volte, quel giorno a Pasadena ho deluso il bambino che era in me, quel bambino che era cresciuto sognando il suo destino, che aveva rincorso il pallone ogni giorno mosso dal desiderio di giocare, un giorno, una finale mondiale contro il Brasile. Forse è per questo che non riesco a perdonarmi.” 

 “Il mio sogno da bambino l’ho infranto con quel tiro alto. So però che il rigore è un atto di coraggio, con cui si assume un rischio e una grande responsabilità, in una sfida contro se stessi.” 

 “Volendo l’acconciatura della ragazza immaginai che potesse essere comoda e le chiesi di farmi delle treccine con gli elastici, che poi legai in un codino. Sbarcato in America, decisi di ripetere l’acconciatura. Fu così che diventai per tutto il Divin Codino.” 

 “In agosto acquistai una tenuta in Argentina: il mio rifugio, il mio porto sicuro nel mondo.” 

 “Milioni di stelle, luminose e brillanti, che decoravano il cielo. Uno spettacolo incredibile. Ma soprattutto mi sentii piccolo, infinitamente piccolo. Tutto era pace. Quella luce sembrava tornare a me, mi riempiva il cuore, calmava il mio animo. Di nuovo, luce nell’oscurità.” 

 “Finalmente avevo vinto gli scudetti che mi erano sempre mancati, ma il calcio stava cambiando. Non ho mai capito la rigidità di certi schemi. Per i trequartisti, per noi famosi numeri 10, sembrava non esserci più spazio nel 4-4-2 imperante. Un campione come Zola fu costretto a emigrare in Premier, e così fece la sua fortuna.” 

 “Parlare della mia carriera senza affrontare i rapporti complicati che ho avuto con alcuni allenatori è pressoché impossibile. Spesso l’amore dei tifosi ha urtato la sensibilità di alcuni di loro, che hanno reagito togliendomi dal campo o limitando la mia possibilità di esprimermi e di far divertire la gente.” 

 “Se ho avuto la forza di giocare fino a trentasette anni, lo devo tanto anche a Carletto Mazzone. Un uomo puro, che non le mandava a dire se necessario, proprio come un buon padre. Un tecnico capace di tenere sempre unita la squadra, di motivare e di dare equilibrio con parole chiare e una straordinaria umanità. È stato l’allenatore che più ha creduto in me, mi ha restituito il divertimento, la libertà, la leggerezza e la spensieratezza con cui bisognerebbe vincere lo sport.” 

 “Se nella sua carriera ha ottenuto salvezze miracolose con tante squadre è perché partiva da un principio in cui anch’io ho sempre creduto: il calcio lo fanno gli undici che scendono in campo e l’allenatore non deve dare loro un copione da recitare, ma creare le condizioni perché si esprimano al massimo, senza imbrigliare i giocatori tecnici e fantasiosi.” 

 “È il 16 maggio 2004. Dopo settecentosei gare ufficiali e trecentoventitré gol segnati – una media di quasi uno ogni due match, come recitano pomposamente le statistiche – sto per compiere l’ultimo passo su un campo di gioco. De Biasi mi ha richiamato in panchina a due minuti dal termine di diciannove stagioni di Serie A. Mi si avvicina Paolo Maldini e mi abbraccia. L’omaggio del Meazza suscita sensazioni difficili da spiegare. Sono tutti in pedi. Ottantamila persone mi applaudono e gridano il mio nome.” 

 “Quando mi è stato chiesto un apporto allo sviluppo del movimento calcistico italiano, ho anche provato a dare un contributo al calcio come presidente del settore tecnico di Coverciano. Purtroppo, però, lì non si parlava di pallone, ma solo di articoli, leggi e commi. Capii presto che non era possibile cambiare le cose.” 

 “Dopo quell’ultima partita a San Siro ho respirato profondo. Lo faccio ogni giorno, godendomi la natura, l’amore, le stelle, l’universo infinito intorno a noi. Cercando la luce nell’oscurità. Auguro a tutti voi di inseguire i vostri sogni e di trovare questa stessa luce.”

venerdì 25 settembre 2026

Le schegge – Bret Easton Ellis

“Molti anni fa mi resi conto che un libro, un romanzo, è un sogno che chiede di essere scritto nello stesso modo in cui ci s’innamora di qualcuno: il sogno diventa irresistibile, non c’è niente che tu possa fare, e infine cedi e soccombi anche se il tuo istinto ti dice di battertela a gambe perché potrebbe trattarsi, dopotutto, di un gioco pericoloso – in cui qualcuno probabilmente si farà male.” 

 “Eravamo adolescenti, bambini superficialmente sofisticati, che non sapevano davvero nulla di come funzionava il mondo – lo stavamo sperimentando, immagino, ma senza avere cognizione.” 

 “Ma non ce ne fregava niente: eravamo fatti e giovani ed era una tiepida sera di primavera e stavamo entrando nel mondo degli adulti.” 

 “Sperimentavamo con la nuova libertà che si era spalancata di fronte a noi, attivando qualcosa all’interno del nostro gruppo ora che volevamo diventare in fretta adulti e lasciarci alle spalle quello che ormai ci appariva come il soffocante mondo dell’infanzia. Time for me to fly…” 

 “Non c’era alcun dubbio sul fatto che i miei genitori mi volessero bene, e se costretto avrei ammesso che anch’io gli volevo bene, ma stavo diventando un adulto autonomo e avevo capito che non avevo più bisogno di loro come un tempo.” 

 “La ragione fondamentale del concretizzarsi di quel weekend fu, me ne rendo conto ora, il sesso, e la speranza legata al sesso. Aveva a che fare col desiderio nella sua forma più elementare, una purezza che non avrei sperimentato mai più.” 

 “Nel 1981 Thom poteva semplicemente imbarcare la valigia e andare al gate dopo che l’avessi lasciato sul marciapiede del Lax, semideserto a mezzogiorno, pochi minuti prima che l’aereo decollasse – non c’erano controlli, allora in un aeroporto potevi andare dove ti pareva, i voli spesso erano pieni a metà e tutti erano vestiti bene.” 

 “Ma del resto, pensai, mentre la paura iniziava a sovrastare la tristezza, chi mai si meritava qualcosa? Ci capita quel che ci capita.” 

 “Il Valium non stava facendo effetto e sottili filamenti d’ansia si stavano dipanando nell’aria attorno a me, come tentacoli che strisciassero attraverso la tovaglia sul tavolo del la Scala, avvolgendomi le braccia, il petto, il collo.” 

 “Io ero fortunato. Ero dei Pesci. Ero del segno zodiacale dei due pesci che nuotano in direzioni opposte – un sognatore, incessantemente impegnato a risalire la corrente, non del tutto razionale, incline alle teorie, ma pronto a perseguire ciecamente qualsiasi cosa volesse, un romantico, un individualista che non sentiva la necessità di uniformarsi alla massa.”

domenica 20 settembre 2026

Storie di sangue, amici e fantasmi – Pietro Grasso

“Il dominio del territorio è una caratteristica fondamentale di tutte le mafie. Esso si fonda su diversi elementi, il primo dei quali è il riconoscimento sociale, il consenso.” 

 “Persone che rientravano a casa la sera dalle loro famiglie, che facevano i compiti con i figli e programmavano le vacanze con gli amici, e che da un giorno all’altro sono mancate per sempre, lasciando, appunto, sedie vuote a tavola, a pranzo e cena, nelle occasioni di festa e in quelle tristi.” 

 “Ma soprattutto avrei voluto dirti a voce: Giovanni, abbiamo preso Provenzano; la Cupola che ha deciso il tuo assassinio e quello di altre centinaia di persone è tutta dentro.” 

 “Quando ripenso a Piersanti Mattarella mi rivedo giovane magistrato con un cappotto color cammello, mai più indossato dopo quel giorno, intento a ispezionare l’automobile crivellata di colpi, in quella fatale Epifania di sangue del 1980.” 

 “Il Maxiprocesso è l’evento che più di ogni altro ha segnato la mia vita professionale, familiare e personale. Ma è stato uno spartiacque anche nella storia d’Italia, una storia che talora coincide o si scontra, diverge o trova punti di contatto con la storia della mafia, con i suoi legami politico-economici, con il suo camuffamento o stravolgimento di valori, troppo spesso rivelatisi contagiosi e capaci di provocare l’imbarbarimento etico della società e della vita pubblica.” 

 “Per tutto quel periodo non ci furono giorni festivi, parole come relax, tempo libero, sport, fine settimana furono bandite dal mio vocabolario e dai miei pensieri. Uscivo da casa solo per andare nell’aula bunker a consultare atti o a far trascrivere i miei scritti al computer. Dopo nove mesi, il 30 settembre 1988, riuscii a depositare la motivazione, circa settemila pagine, della sentenza.” 

 “La storia della mafia, e quindi anche quella di Provenzano, è una storia – in ultima analisi – di soldi.” 

 “Non tutto può essere delegato alla magistratura o alle forze dell’ordine. C’è un confine della legalità che si misura sul piano individuale, e ognuno deve decidere da che parte stare.” 

 “Nei quartieri di Palermo, la scelta di vivere da cittadini consapevoli e responsabili è la scelta coraggiosa di confrontarsi con la visibilità del Male, con la sua terribile concretezza, con la sua percepibile potenza. E’ la scelta di chi – sia esso sacerdote, magistrato, avvocato, commerciante o semplice cittadino – sa che prima o poi sarà chiamato a scegliere se schierarsi con gli assassini, con i loro complici e i loro protettori; o, piuttosto, con gli onesti, con le vittime, con gli inermi e gli indifesi.”

“Continueremo a credere in quel sogno. Continueremo a fare tutto il possibile perché si avveri. Potremo dirci soddisfatti solo quando, e succederà, la mafia avrà una fine.”

martedì 15 settembre 2026

Apeirogon – Colum McCann

“Le colline di Gerusalemme sono immerse nella nebbia. Rami percorre a memoria un tratto diritto, calcolando l’arco della prossima curva.” 

 “Non smette mai di sbalordirlo la differenza che può fare un confine: la linea arbitraria, tracciata ora qui, ora là, rintracciata ancora più in là.” 

 “Avere una casa, una famiglia, essere lasciato tranquillo: una vita da israeliano, ecco quello che voleva. Un buon lavoro, un mutuo, una strada sicura, verdeggiante, nessuno a bussare alla porta, nessuna telefonata a svegliarti la notte. Ciò che desiderava era la banalità più spettacolare.” 

 “Apeirogon: un poligono con un numero infinitamente numerabile di lati.” 

 “Aveva imparato che il rimedio per la cattiva sorte era la pazienza.” 

 “Per le domande che gli venivano inevitabilmente rivolte aveva una sola, semplice risposta. Non c’era alcuna simmetria fra il carceriere e il carcerato. Distruggere la prigione. L’Occupazione si basava sul mito della sicurezza. Doveva terminare. Fino ad allora, nient’altro sarebbe stato possibile.” 

 “Lui non odiava gli ebrei, non odiava Israele. Quello che odiava era essere occupato, l’umiliazione che ne derivava, il senso di soffocamento, la quotidiana degradazione, l’avvilimento. Finché non fosse terminata, niente sarebbe stato sicuro. Provate l’esperienza di un checkpoint, anche solo per un giorno.” 

 “Se dividi la morte per la vita troverai un cerchio.” 

 “Non finirà finché non parliamo.” 

 “La chiamavamo Principessa, un cliché, certo, ma lei per me era esattamente quello, una principessa, un sentimento che ogni padre conosce, niente è mai un cliché mentre lo stai vivendo.”

 “Sulle prime, quando senti di un’esplosione, di qualsiasi esplosione, in qualsiasi luogo, continui a sperare che stavolta il dito del fato non punti contro di te. Ogni israeliano lo sa bene. A furia di sentirne parlare ti abitui, ma questo non altera il balzo che provi in petto. Aspetti e ascolti e speri di non essere tu.” 

 “Il dito del fato punta contro di te. Dritto in mezzo ai tuoi occhi. Il personale dell’obitorio vi accompagna all’interno. Vi portano in una sala. Senti lo scivolare del ripiano. I rulli di metallo, le rotelle di gomma, E ciò che vedi è una scena che non potrai più dimenticare per il resto della tua vita. Tua figlia. Su un ripiano d’acciaio. E non sarai mai più lo stesso.”

 “Il tempo non ti aspetta. Tu vorresti che lo facesse, che si congelasse, si paralizzasse, che scorresse all’indietro, ma non lo fa. Ti devi svegliare, ti devi alzare, devi fare i conti con te stesso. Lei non c’è più. La sua sedia a tavola è vuota. La sua cameretta è vuota. Il suo cappotto è ancora sul pomello della porta. Devi prendere una decisione. Cosa ne farai adesso di questo nuovo, insostenibile fardello che hai sulle spalle? Cosa ne farai di questa incredibile rabbia che ti mangia vivo?” 

 “Certe persone hanno interesse nel mantenere il silenzio. Altre hanno interesse nel seminare odio basato sulla paura. La paura produce denaro, produce leggi, prende la terra, costruisce insediamenti, e la paura ama tenere tutti nel silenzio.” 

 “Per quanto sembri strano, in Israele non sappiamo cosa sia davvero l’Occupazione. Sediamo nei caffè e ci divertiamo e non dobbiamo farci i conti. Non abbiamo la minima idea di cosa significhi dover superare un checkpoint ogni giorno. O vedere confiscata la terra della nostra famiglia. O svegliarci con un fucile puntato sulla faccia.” 

 “La verità è che non può esserci occupazione che sia compassionevole. Non esiste proprio. E’ impossibile. Ha a che fare con il controllo.” 

 “Delle persone vengono nel tuo villaggio, persone che non riconosci, che parlano una lingua che tu non capisci, chi sono? Sembrano alieni. Arrivano con le loro jeep e i loro mezzi corazzati e pattugliano le strade e ti dicono mostrami i documenti, mettiti contro il muro, chiudi il becco, girati, giù a terra. Invadono la tua casa fra le colline, la sbarrano, al demoliscono. Nascondono ordinanze di sfratto sotto le pietre. Le nascondono così tu non le trovi. Arrestano tuo padre, i tuoi fratelli, i tuoi zii. Ti fermano mentre vai a scuola. Arrestano il tuo insegnante fuori dal cancello. E ben presto arrestano pure te..” 

 “Avevamo una missione in prigione, e l’avevano anche gli israeliani. La nostra era di sopravvivere come esseri umani. La loro era di privarci della nostra umanità.” 

 “Vedete, l’Occupazione agisce in ogni aspetto della tua vita, ti sfinisce, ti amareggia in un modo che nessuno da fuori riesce davvero a capire. Ti sottrae il domani. Ti impedisce di andare al mercato, all’ospedale, alla spiaggia, al mare.” 

 “Con un calcio spalancano la tua porta, prendono il controllo della tua casa, mettono i piedi sulle tue sedio. Tuo figlio di sette anni viene preso e interrogato. Nemmeno puoi immaginarlo. Sette anni. Fai che sei padre per un minuto e pensa a tuo figlio di sette anni che viene preso davanti ai tuoi occhi. Bendato. Ammanettato coi lacci ai polsi. Condotto al tribunale militare di Ofer. La maggior parte degli israeliani nemmeno lo sa che succedono certe cose. Non che siano ciechi. E’ che non sanno quello che viene fatto in loro nome. Non viene permesso loro di vedere. I loro giornali, le loro televisioni queste cose non gliele dicono. Non possono entrare in Cisgiordania. Non hanno alcuna idea di come viviamo. Ma questo succede ogni giorno. Ogni singolo giorno. Non lo accetteremo mai. Nemmeno fra mille anni, lo accetteremo.” 

 “Potete odiare quello che vi pare, va bene. Potete costruire tutti i muri che vi pare, va bene. Se pensate che un muro vi dia sicurezza, continuate, ma tiratelo su nel vostro giardino, non nel mio.” 

 “Ben oltre il giusto e lo sbagliato c’è un campo, ti aspetterò là.”

giovedì 10 settembre 2026

Mille anni in Sicilia – Giuseppe Quatriglio

“La conquista araba della Sicilia, iniziata nell’anno 827, fu preceduta da numerose incursioni nell’isola allora sotto il dominio bizantino.” 

 “Taormina fu presa soltanto nel 902, settantacinque anni dopo lo sbarco di Mazara. Da quel momento la Sicilia divenne interamente araba. L’ellenismo aveva imperato nell’isola per sedici secoli, ma quella violenta invasione l’annientò. L’arabismo avrebbe lasciato non poche radici nell’isola.” 

 “Dopo gli arabi, i normanni. L’avventura in terra di Sicilia dei guerrieri venuti dal nord durò poco di più di centotrenta anni: dalla prima incursione oltre lo Stretto di Messina, condotta nell’anno 1060 da Ruggero di Altavilla, che fruttò un bottino di armi e di cavalli, fino alla morte dell’ultimo re di sangue normanno, Tancredi, avvenuta nel 1194.” 

 “Merito grande di Guglielmo II fu tuttavia quello di dare inizio alla costruzione della cattedrale tutta d’oro di Monreale.” 

 “La città di Centuripe fu rasa al suolo e gli abitanti trasferiti nella nuova città che in omaggio all’imperatore venne chiamata Augusta (1233).” 

 “Il castello di Catania, detto sin dai tempi più antichi Ursino, venne costruito dopo quelli di Siracusa e di Augusta. Oggi appare, dopo i restauri effettuati negli anni trenta, con le sue primitive strutture. È una costruzione poderosa alla quale Federico II dedicò particolari cure arrivando al punto da suggerire come far procedere i lavori. … Oggi il Castello Ursino, con le sue mura imponenti dello spessore di oltre due metri e con i suoi quattro torrioni che hanno sfidato l’usura del tempo, costituisce il documento pio dell’età sveva in Sicilia.” 

 “Il grande re (Federico III) si spense nel convento dei Cavalieri di San Giovanni tra Paternò e Catania, il 25 giugno 1337. Fu sepolto provvisoriamente nel duomo di Catania. Ma la sua tomba rimase lì, e ancora in quel tempio si trova.” 

 “Alfonso si dimostrò anche sensibile alle istanze della cultura. Egli infatti decretò la fondazione dello Studium Generale (19 ottobre 1434) nella città di Catania per premiarla della sua fedeltà. Risale dunque a quell’anno la fondazione di quello che nei secoli successivi sarà chiamato il Siculorum Gymnasium, centro primario di studi nella Sicilia del Rinascimento.” 

 “L’alba del secolo nuovo, il Seicento, vide la Sicilia dibattersi con i problemi di sempre: banditismo, carestie, corruzioni, epidemie, rivolte.” 

 “Il secolo che declinava era ancora carico di eventi. L’Etna fu grande protagonista. Il Vulcano si svegliò nel 1669 ed eruttò abbondante lava anche nel 1682, 1688 e 1689. Infine nel 1693 ebbe luogo una eruzione memorabile accompagnata da un violentissimo terremoto che sconvolse l’intera area della Sicilia orientale e produsse danni anche nelle isole minori, Malta e Lipari comprese.” 

 “Eppure durante i pochi anni nei quali rimase in Sicilia, Domenico Caracciolo compì l’unica operazione politica di rilievo di tutta la sua carriera – l’abolizione dell’Inquisizione nell’isola – per la quale è ricordato dai posteri.” 

 “A Nelson, che aveva già ricevuto la cittadinanza onoraria di Palermo, Ferdinando concesse – in segno di riconoscenza per aver portato la coppia reale in salvo in Sicilia – la ducea di Bronte, ai piedi dell’Etna, che aveva una rendita annua di seimila once.” 

 “Ferdinando abolì la costituzione (8 dicembre 1816) e nello stesso tempo volle essere chiamato da quel momento Ferdinando I re del Regno delle Due Sicilie e non più Ferdinando III di Sicilia e IV di Napoli. L’isola insomma restava saldamente legata a Napoli, ma i siciliani non dimenticarono lo sfregio fatto loro con un gesto da monarca assoluto.” 

 “Venne poi introdotta la tassa di bollo per le scritture da produrre nei tribunali e venne abolito il gioco della lotteria di Palermo, la qual cosa mortificò e indignò i palermitani. Infine, nel gennaio del 1818, abrogata la vecchia divisione della Sicilia in tre valli (di Mazara, di Noto e di Demone), l’isola venne divisa in sette province dette intendenze: Palermo, Messina, Catania, Trapani, Siracusa, Girgenti e Caltanissetta.” 

 “In realtà i Borboni non reggevano più al peso della storia, sul grande quadrante del tempo batteva l’ora nuova. La Sicilia, dopo la vittoriosa campagna garibaldina, tagliò i legami con il passato nel nome della libertà tanto agognata nel corso dei secoli travasando la sua storia dentro quella dell’Italia unita. In effetti, molte cose sarebbero rimaste come prima. Delusioni, anche cocenti, non sarebbero state risparmiate alle future generazioni, e non soltanto a quelle vicine agli anni del trapasso.”

domenica 30 agosto 2026

La signora canta il blues – Billie Holiday

“La mamma e il babbo erano ancora due ragazzi quando si sposarono. Lui aveva diciott’anni, lei sedici, io tre. La mamma lavorava come cameriera da una famiglia di bianchi, e quando i padroni si accorsero che era incinta la buttarono fuori sui due piedi.” 

 “Ma Sadie Fagan mi volle bene fin da quando io non ero per lei che un mucchio di calci nelle costole, mentre lei strofinava pavimenti.” 

 “Il babbo era sempre fissato col voler suonare la tromba, ma non gli fu mai possibile farlo come desiderava. Stava per averne una tutta per sé quando l’esercito se lo beccò e lo spedì dritto dall’altra parte dell’oceano. Laggiù i gas velenosi fecero il resto. Fu uno di quelli colpiti, e il gas gli rovinò i polmoni. Amen.” 

 “Certo, la persona che mi piaceva di più era la mia bisnonna, la mamma del nonno. Lei si che mi adorava, e l’adoravo anch’io. Era stata una schiava in una grande piantagione della Virginia e mi raccontava tutto di quei tempi.” 

 “Comunque, che andassi in bicicletta o che me ne stessi a strofinare i pavimenti sporchi, cantavo tutto il tempo, perché questo soprattutto mi piaceva, mi piaceva la musica, e bastava che ci fosse un posto dove poter sentire della musica, io mi ci buttavo.” 

 “Non sono la sola, penso, ad aver sentito per la prima volta del buon jazz in un bordello.” 

 “Non me la scorderò mai quella notte. Anche se lo fai di mestiere, non ti va di esser presa con la forza. Una può ripassarsi magari duemila uomini al giorno ma neppure allora le garba l’idea di venire violentata. È la cosa peggiore che possa capitare a una donna, ed ecco che stava capitando proprio a me a dieci anni.” 

 “Dissi al pianista di suonare Vagando da sola, che rispecchiava su per giù lo stato d’animo mio di quelle ore, e penso di essere riuscita a cavarmela perché in tutta la sala si fece un gran silenzio, tanto silenzio che se uno spillo fosse caduto per terra lo avremmo sentito rimbombare. Quand’ebbi finito, tutti stavano lacrimando nelle loro birre, e racimolai trentotto dollari.” 

 “È proprio vero ciò che dicono, che non c’è al mondo un ambiente come il palcoscenico: devi sorridere e prenderla come viene, se non vuoi vomitare dalla mattina alla sera.” 

 “Mi ricorderò sempre della gente che mi ha aiutato a salire, ma non mi scorderò mai neanche di quelli che si son dati da fare per ributtarmi indietro.” 

 “Tra i tanti che si dicevano miei amici conobbi parecchia gente perbene, ma anche una quantità di gente uggiosa e maligna. Ero diventata una celebrità e quando questo succede bisogna sapersi guardare attorno.” 

 “Non te lo scordare, anche una carceriera vive in carcere, anche se è pagata per questo.” 

 “Può succedere. Uno la mattina esce di casa come sempre e quando la sera torna fischiettando e canterellando dopo una giornata di lavoro scopre d’esser rimasto solo e abbandonato. Io ne ho piantati due proprio in codesto modo.” 

 “Mi hanno detto che nessuno canta la parola fame e la parola amore, come le canto io. Forse è perché so cosa han voluto dire queste parole per me; e quanto mi sono costate.” 

 “Stanca? L’hai detto. ma col mio uomo vicino, anche questa passerà alla svelta. Anche questa.”

martedì 25 agosto 2026

Uomini e no – Elio Vittorini

“L’inverno del ’44 è stato a Milano il più mite che si sia avuto da un quarto di secolo; nebbia quasi mai, neve mai, pioggia non più da novembre, e non una nuvola per mesi; tutto il giorno il sole. Spuntava il giorno e spuntava il sole; cadeva il giorno e se ne andava il sole.” 

 “Bisogna che gli uomini possano essere felici. Ogni cosa ha un senso solo perché gli uomini siano felici. Non è solo per questo che le cose hanno un senso?” 

 “Perché, ora, lottavano? Perché vivevano come animali inseguiti e ogni giorno esponevano la loro vita? Perché dormivano con una pistola sotto il cuscino? Perché lanciavano bombe? Perché uccidevano?” 

 “Ma i bravi soldati vanno a una battaglia dove la morte è a somiglianza di loro, brava come loro, ed essi invece andavano a una battaglia dove la morte non era affatto brava. I bravi soldati hanno davanti altri bravi soldati. Combattono contro uomini che sono anch’essi uomini, anch’essi pacifici e semplici.” 

 “Questi uomini non avevano dietro niente che li costringesse, niente che prendesse su di sé quello che loro facevano. Restava dentro a loro quello che loro facevano. Come accadeva che fossero semplici e pacifici anche loro? Che non fossero terribili?” 

 “Perché, se non erano terribili, uccidevano? Perché, se erano semplici, se erano pacifici, lottavano? Perché, senza aver niente che li costringesse, erano entrati in quel duello a morte e lo sostenevano?” 

 “Egli era curioso degli uomini, domandava sempre, ma mai trovava l’ultimo perché delle loro cose.” 

 “Io a volte non so, quando quest’uomo è solo – chiuso al buio in una stanza, steso su un letto, uomo al mondo lui solo – io quasi non so s’io non sono, invece del suo scrittore, lui stesso.” 

 “Egli lo sapeva, e i morti glielo dicevano. Chi aveva colpito non poteva colpire di più nel segno. In una bambina e in vecchio, in due ragazzi di quindici anni, in una donna, in un’altra donna: questo era il modo migliore di colpir l’uomo. Colpirlo dove l’uomo era più debole, dove aveva l’infanzia, dove aveva la vecchiaia, dove aveva la sua costola staccata e il cuore scoperto: dov’era più uomo. Chi aveva colpito voleva fare il lupo, far paura all’uomo.” 

 “La sua faccia era stata ferma e buona. Egli era stato un uomo pacifico, un uomo semplice. Perché, ora, era morto? Avrebbe potuto non combattere: soltanto amare il cinematografo e i cinesi. Ma era stato costretto a combattere, ed era come la bambina ch’era stata tirata fuori dal letto e fucilata. Era la stessa cosa. Non meno di lei innocente, e la sua morte come quella di lei. Non meno ingiustificata.” 

 “Se piangiamo accettiamo. Non bisogna accettare.” 

 “Più indietro, nei due vani della piazza che mettono sul grande viale dove passa il tram, due carri armati tenevano puntati i cannoni verso l’infilata del corso. La gente che era davanti ai morti non li vedeva. Veniva e vedeva i morti, il vecchio ignudo, la donna dal vestito spaccato, poi i militi, il cartello, e poteva non vedere altro. Ma ora la gente era ferma, guardava i militi che mangiavano, e vide, ai due lati, sopra i due Tigre e intorno, ragazzi biondi che giocavano.” 

“Un vecchio bianco dorme da secoli nell’uomo. Noi ce ne ricordiamo; è il padre nostro che ha edificato l’arca, il padre lavoratore; egli ha lavorato, si è ubriacato, e dorme ridendo ignudo attraverso i secoli. Gli occhi che dai ragazzi biondi ritornavano ai morti si ricordavano di lui. Vedevano il vecchio ignudo, e pensavano a lui ignudo nel vino, pensavano come se l’antico padre fosse stato ucciso nel sonno del suo vino.” 

 “Scosse il capo, guardò insieme agli altri i militi che mangiavano, i ragazzi biondi che giocavano, e di nuovo guardò i morti, guardò il vecchio. Che c’era in lui? Il ricordo di suo padre stesso? S’inginocchiò, e nessuno fu stupito che s’inginocchiasse. Non c’era in lui quello che c’era in tutti? Coprire il vecchio ucciso, questo tutti volevano, e che quei ragazzi non offendessero più la nudità di lui.” 

 “Da tutta la sua mattina a Milano ritornò in lei come ad una foce il lungo fiume del pianto che pur era parso, e d’improvviso, tutto già passato via. La sua faccia aveva potuto splendere, ma lo aveva avuto dentro sotterraneo, per ora era lì, al punto stesso in cui l’era parso di non averlo più un fiume di emozione e di pace che la portò calmo e largo, celeste pace, come la vita più seria che volevano i morti.” 

 “Lui non voleva prendersi la responsabilità di consegnare la gente al plotone d’esecuzione. Questa era una responsabilità che toccava ai tribunali. Era un tribunale, lui? Lui non era un tribunale.” 

 “L’uomo, si dice. E noi pensiamo a chi cade, a chi è perduto, a chi piange e ha fame, a chi ha freddo, a chi è malato, e a chi è perseguitato, a chi viene ucciso. Pensiamo all’offesa che gli è fatta, e la dignità di lui. Anche tutto quello che in lui è offeso, e ch’era, in lui, per renderlo felice. Questo è l’uomo.” 

 “Noi abbiamo Hitler oggi. E che cos’è? Non è uomo? Abbiamo i tedeschi suoi. Abbiamo i fascisti. E che cos’è tutto questo? Possiamo dire che non è, questo anche, nell’uomo? Che non appartenga all’uomo?” 

 “Diciamo oggi: è il fascismo. Anzi: il nazifascismo. Ma che cosa significa che sia il fascismo? Vorrei vederlo fuori dell’uomo, il fascismo. Che cosa sarebbe? Che cosa farebbe? Potrebbe fare quello che fa se non fosse nell’uomo di poterlo fare? Vorrei vedere Hitler e i tedeschi suoi se quello che fanno non fosse nell’uomo di poterlo fare. Vorrei vederli a cercar di farlo. Togliere loro l’umana possibilità di farlo e poi dire loro: Avanti, fate. Che cosa farebbero. Un corno, dice mia nonna. Può darsi che Hitler scriverebbe lo stesso quello che ha scritto, e Rosenberg lui pure; o che scriverebbero cretinerie dieci volte peggio. Ma io vorrei vedere, se gli uomini non avessero la possibilità di fare quello che fa Clemm, prendere e spogliare un uomo, darlo in pasto ai cani, io vorrei vedere che cosa accadrebbe nel mondo con le cretinerie di loro.” 

 “Veniva la notte, e somigliava alla perdizione che era sugli uomini, spenta, muta, fatta per resistere e aspettare o lasciarsi portare via.” 

 “Questo forse era il punto. Che si potesse resistere come se si dovesse resistere sempre; e non dovesse esservi mai altro che resistere. Sempre che uomini potessero perdersi, e sempre vederne perdersi, sempre non poter salvare, non potere aiutare, non potere che lottare o volersi perdere. E perché lottare? Per resistere. Come se mai la perdizione ch’era sugli uomini potesse finire, e mai potesse venire una liberazione. Allora resistere poteva esser semplice. Resistere? Era per resistere. Era molto semplice.” 

 “Non c’era che resistere per resistere, o non c’era che perdersi. Non c’era sempre stata sugli uomini la perdizione? I nostri padri erano perduti. Sempre il capo chino, le scarpe rotte. O erano perduti dal principio; o resistevano per resistere, e poi lo stesso si perdevano. Perché ora sarebbe finita? Perché vi sarebbe stata una liberazione?” 

 “Si avvicinavano a Milano. C’era terrapieni di ferrovia, cartelli pubblicitari d’altri tempi, sottopassaggi, incroci di strade, e sempre il freddo sulla pianura, la nebbia lieve. Imparerò meglio – disse l’operaio.”

giovedì 20 agosto 2026

Zorba il greco – Nikos Kazantzakis

“Ho provato spesso il desiderio di scrivere la vita e le imprese di Alexis Zorba, un vecchio operaio che ho molto amato. I maggiori benefattori della mia vita sono stati i viaggi e i sogni; pochissimi esseri umani, tra i vivi e i morti, mi hanno aiutato nella mia lotta. Ma se volessi distinguere le persone che hanno impresso l’impronta più profonda nella mia vita ne enumererei tre o quattro: Omero, Bergson, Nietzsche e Zorba.” 

 “Fame, freddo, giacche consunte, scarpe scalcagnate; le guance rubizze dei tedeschi erano ingiallite. Vento d’autunno, e gli uomini cadevano per le strade come foglie. Ai bambini davano un pezzetto di elastico da masticare per ingannarli e non farli piangere. La polizia di notte pattugliava i ponti per impedire alle madri di gettarsi nel fiume con i loro neonati, affogare e farla finita.” 

 “Lo conobbi al Pireo. Ero andato al porto per imbarcarmi per Creta. Era quasi l’alba. Pioveva. Soffiava un forte scirocco, e gli spruzzi del mare arrivavano fino alla piccola taverna.” 

 “E’ amaro separarsi lentamente dalle persone che si amano; meglio dare un taglio netto e rimanere ancora per conto proprio, nella condizione più connaturata agli uomini, la solitudine.” 

 “Come dicono i tuoi amati giapponesi: Fudoshin! Impassibilità, atarassia, il volto di una maschera sorridente e impenetrabile. Quello che succede dietro la maschera sono affari nostri.” 

 “L’anima dell’uomo è fatta di fango, è grezza, impermeabile, ha sentimenti rozzi e grossolani, e non riesce a indovinare niente di chiaro, di certo; se avesse potuto indovinare, come sarebbe stata diversa quella separazione!” 

 “Capii che questo Zorba era l’uomo che da tanto tempo cercavo senza trovare; un cuore vivo, una bocca vorace, un’anima grande e spontanea che non ha ancora tagliato il cordone ombelicale con sua madre, la Terra.” 

 “Felice l’uomo, pensavo, che prima di morire ha avuto la fortuna di navigare l’Egeo.” 

 “Mi vergognai delle mie mani senza calli, del mio volto pallido e della mia vita non esposta al sole.” 

 “Hai mai visto un popolo intero impazzire alla vista della sua libertà? No? Eh, allora, povero il mio padrone, sei nato cieco e cieco morirai.”

 “Bevi un bicchiere di vino, e il mondo impazzisce. Cos’è mai la vita, padrone?” 

 “Ogni sera Zorba mi fa viaggiare per la Grecia, la Bulgaria, Costantinopoli, e io chiudo gli occhi e vedo tutto. Lui ha percorso i Balcani caotici e tormentati, e i suoi piccoli occhi sventi e acuti come quelli di un falco hanno perlustrato tutto.” 

 “Lasciali stare tranquilli, padrone, non aprir loro gli occhi; se glieli apri, che cosa vedranno? La loro povertà e miseria! Lasciaglieli chiusi, quindi, che possano sognare!” 

 “Restammo entrambi fino a tardi intorno al braciere in silenzio. Ebbi un’altra conferma di come la felicità sia una cosa semplice e frugale – un bicchiere di vino, una castagna, un misero braciere, il rumore del mare; nient’altro. Per rendersi conto che tutto questo è felicità serve soltanto un cuore semplice e frugale.” 

 “Non sono uscito anch’io da una fogna? Da una fogna? dissi stupito. Cosa vuoi dire, Mimithos? Be’, dalla pancia di una mamma. Rimasi senza parole. Soltanto uno Shakespeare, pensai, nei suoi momenti più creativi avrebbe saputo trovare un’espressione così realisticamente cruda per descrivere l’oscure, maleodorante mistero della nascita.” 

 “La vita è piena di noie – proseguì Zorba, solo la morte non lo è. Sai cosa significa essere vivi? Slacciarsi la cintura e andare a caccia di guai.” 

 “Ed ecco che quel giorno capii fino in fondo: è un peccato mortale violare le leggi secolari; abbiamo il dovere di seguire con fiducia il ritmo eterno del creato.” 

 “Il mondo era per Zorba, come per gli uomini primitivi, una visione compatta; le stelle so fioravano, il mare si frangeva contro le sue tempie; lui viveva, senza l’intervento deformante della ragione, la terra, le acque, gli animali, Dio.” 

 “Perché anche la tua signoria è come me, ma non lo sa; anche tu hai un diavolo dentro di te, ma non sai ancora come si chiama. E poiché non sai come si chiama, ti senti soffocare; battezzalo, padrone, e ti sentirai meglio.” 

 “Vicino a lui, il tempo aveva assunto un nuovo sapore; non era più una successione matematica di eventi, né un problema irrisolto dentro di me; era una sabbia calda e fina, che mi faceva il solletico scorrendomi dolcemente tra le dita.”

 “Più salivamo, e più l’anima si elevava, si purificava. Avvertii una volta di più l’influenza che hanno sull’anima l’aria balsamica, la levità del respiro, l’ampiezza dell’orizzonte.” 

 “Fin quando mi sarà dato vivere, pensavo, e godere della dolcezza di questa terra, del vento, del silenzio e del profumo dell’arancio fiorito?” 

 “Mare, donne, vino, e molto lavoro! Buttarti a capofitto nel lavoro, nel vino, nell’amore e non aver paura di Dio né del Diavolo… Questo vuol dire essere giovani e forti!” 

 “Uno squisito vino cretese, rosso come il sangue della lepre; lo bevevi, ed era come comunicarti con il sangue della terra, ti sentivi un portento. Le vene ti traboccavano di forza, il cuore di bontà; se eri un agnello, diventavi un leone, e se eri un leone, un drago. Dimenticavi le meschinità quotidiane, i confini angusti si spezzavano, ti confondevi con gli uomini, con gli animali, con Dio, diventavi una cosa sola con loro.” 

 “Quando tutto ci va storto, quale gioia nel mettere alla prova la nostra anima per misurarne il valore e la resistenza! Diresti che un nemico invisibile e onnipotente – alcuni lo chiamano Dio, altri Diavolo – si avventa su di noi per abbatterci, ma noi restiamo eretti.” 

 “Per questo Ci vuole follia; follia, hai capito? Rischiare tutto! Ma tu hai cervello, e questo sarà la tua rovina. Il cervello è un droghiere, tiene i registri, annota le uscite, le entrate, i profitti, le perdite. E’ un bravo amministratore, non rischia mai tutto, tiene sempre qualcosa di riserva. Non taglia la fune, no! La stringe in mano il furfante; se gli sfugge, è perduto, perduto, poveretto! Ma se non tagli la fune, mi dici che gusto ha la vita? Di camomilla, di camomillina; non di rum, che scaravolta il mondo!” 

 “Quando ero un bambino, ero pieno di entusiasmi, di desideri primordiali, me ne stavo sempre da solo e sospiravo perché il mondo mi andava stretto. Poi, pian piano, col tempo, ero diventato sempre più saggio; ponevo dei limiti, separavo il possibile dall’impossibile, l’umano dal divino, mi tenevo stretto l’aquilone perché non mi sfuggisse.”

lunedì 10 agosto 2026

Un amore senza fine – Scott Spencer

“Quando avevo diciassette anni e obbedivo soltanto ai perentori comandi del cuore, ho abbandonato il sentiero della vita normale e nell’arco di un attimo ho distrutto tutto ciò che amavo – che amavo con tutto me stesso, e quando l’amore si è spezzato, quando il corpo immateriale dell’amore si è ritratto atterrito e il mio lo hanno rinchiuso, è stato difficile per gli altri credere che una vita tanto giovane potesse soffrire così, senza appello.” 

 “L’amore aveva preso una piega sbagliata precipitandomi nel caos.” 

 “Le persone e la loro vita. Le persone e l’immagine che hanno di sé. Era incredibile e il pensarci mi dava un senso di nausea. Come trovare posto tra la gente e come imparare a desiderare di trovarne uno? Non avevo niente da dire a nessuno, tutto quello che mi interessava non riguardava che me.” 

 “Fin dal primo momento avevo capito di amarla e che non avrei mai rinunciato a quell’amore né ci avrei mai provato o avrei mai voluto rinunciarci.” 

 “Jade, le nostre lettere erano lì, piegate e chiuse in una lunga busta marrone. La tua calligrafia era accanto alla mia e io le tenevo entrambe, tenevo le parole che avevamo scritto.” 

 “Eravate l’inaspettata incarnazione di fantasticherie romantiche che avevamo quasi dimenticato.” 

 “Ciechi di fronte al futuro. Restiamo a stento aggrappati alle nostre strane versioni del passato. Vediamo soltanto una piccola parte di ciò che ci aspetta. Non sappiamo quasi nulla e il solo modo per sopportarlo è non darci peso. Io ci do peso e infatti non lo sopporto.” 

 “Non penso mai alla vita che mi perderò una volta morto o a quello che mi sono perso prima di nascere. Sono i momenti che ho trascorso come un morto in questa vita, la sola che ho, a farmi strappare i capelli.” 

 “Vivevamo nel nostro mondo. Convinti che i nostri sentimenti ci separassero da tutto il resto. Potevamo soltanto stare insieme perché nient’altro ci sembrava reale.” 

 “La nostra paura era il terrore che si prova nel momento in cui le possibilità che la vita ti offre cominciano ad accordarsi con l’intera gamma dei tuoi desideri.” 

 “Immagino farai una faccia strana, ma ho imparato varie tecniche di meditazione. Keith le ha a sua volta imparate da un tipo con cui lavora e condividiamo tutti lo stesso mantra, le stesse parole che devi dire tra te all’inizio della meditazione, E’ incredibile ma quei quindici o venti minuti che passi seduta a respirare ti rimettono al mondo.” 

 “Ci sono delle finestre nel muro che separa la vita dalla morte e quando si sbircia all’interno di uno di quegli affacci si cambia.” 

 “Sono fuggito – o forse sono stato espulso – dall’eternità e sono tornato nel tempo. Ma ne esco fuori ancora una volta per cantare quest’aria, questa confessione, questo testamento senza fine. Le mie braccia sono spalancate non per accogliere te ma il mondo, il mistero in cui siamo imprigionati. Non c’è orchestra, non c’è pubblico; è un teatro vuoto nel mezzo della notte e tutti gli orologi del mondo ticchettano. E per l’ultima volta ti vedo, Jade, non mi importa e neanche mi chiedo se sia pazzia: vedo il tuo volto, vedo te, te; ti vedo, in ogni ordine di posti.”

mercoledì 5 agosto 2026

Lolita – Vladimir Nabokov

“Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta.. Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.” 

 “I noi lo spirito e la carne si erano fusi con una perfezione che deve risultare incomprensibile ai rozzi, prosaici giovanotti di oggi, coi loro cervelli fatti in serie.” 

 “I giorni della mia giovinezza, mentre mi volto a guardarli, sembrano volar via da me in un turbinio di pallidi, ripetitivi brandelli, come quelle tormente mattutine di quadratini di carta usata che il viaggiatore vede turbinare nella scia del vagone belvedere.” 

 “Adesso voglio esporre il seguente concetto. Accade a volte che talune fanciulle, comprese tra i confini dei nove e quattordici anni, rivelino a certi ammaliati viaggiatori – i quali hanno due volte, o molte volte, la loro età – la propria vera natura, che non è umana, ma di ninfa (e cioè demoniaca); e intendo designare queste elette creature con il nome di ninfette.” 

 “Bisogna essere artisti e pazzi, creature di infinita melanconia, con una bolla di veleno ardente nei lombi e una fiamma ipervoluttuosa perennemente accesa nella sensitiva spina dorsale (oh, quanto bisogna dissimulare e farsi piccoli!) per discernere a prima vista, grazie a segnali ineffabili – il profilo impercettibilmente felino di uno zigomo, la snellezza di una gamba appena velata di lanugine, e altri indizi che la disperazione e la vergogna e le lacrime di tenerezza mi vietano di enumerare – il micidiale diavoletto tra le brave bambine; e lei, non ravvisata dalle sue compagne, posa tra loro a sua volta ignara del proprio fantastico potere.” 

 “…poco tempo dopo, per salvaguardare me stesso, decisi di sposarmi. Mi venne in mente che gli orari regolari, i pranzi casalinghi, tutte le convenzioni del matrimonio, la profilattica routine della camera da letto e, chissà, l’eventuale fioritura di certi valori morali, di certi surrogati spirituali, avrebbero potuto aiutarmi, se non a purificarmi dalle mie voglie degradanti e rischiose, almeno a tenerle pacificamente a bada.” 

 “…e poi, senza il minimo preavviso, un’azzurra onda marina si gonfiò sotto il mio cuore, e su una stuoia immersa in una polla di sole, seminuda, sdraiata, e poi in ginocchio, e poi voltata sulle ginocchia, ecco la mia innamorata della Costa Azzurra che mi squadrava al di sopra degli occhiali scuri.” 

 “Nessun uomo può compiere il delitto perfetto, ma il caso si.” 

 “Oh, lasciate che faccia un pò il sentimentale, per una volta! Sono così stanco di fare il cinico!” 

 “Io fumo, invece, e, come diceva il caro dottor Pierce, non ne vado fiera, ma ne vado matta!” 

 “Permettendo a Lolita di studiare recitazione avevo tollerato, da innamorato inebetito qual ero, che coltivasse l’inganno.” 

 “Un cambiamento d’ambiente è la tradizionale premessa fallace in cui ripongono le loro speranze gli amori e i polmoni condannati.” 

 “Le inclinazioni artistiche non sono caratteri sessuali secondari, come sostengono certi sciamani e scimuniti; è il contrario: il sesso è soltanto l’ancella dell’arte.” 

 “Non potevo uccidere lei, naturalmente, come ha pensato qualcuno. Vedete, io l’amavo. Era amore a prima vista, a ultima vista, a eterna vista.” 

 “Di lei restava soltanto il fievole odor di viole, l’eco di foglia morta della ninfetta sulla quale mi ero rotolato un tempo con grida così forti; un’eco sull’orlo di un precipizio fulvo, con un bosco lontano sotto il cielo bianco, e foglie marrone che soffocano il ruscello, e un solo ultimo grillo fra le erbacce secche.” 

 “Io ti amavo. Ero un mostro pentapodo, ma ti amavo. Ero ignobile e turpido e tutto quello che vuoi, mais je t’aimais, je t’aimais! E c’erano momenti in cui sapevo come ti sentivi, e saperlo era l’inferno, piccola mia. bambina Lolita, coraggiosa Dolly Schiller.”

giovedì 30 luglio 2026

I fascisti invecchiano – Vitaliano Brancati

“Non so come i nostri pittori non abbiano sentito il bisogno di tramandare ai posteri la faccia del fanatico!” 

 “L’abitudine all’insuccesso aveva generato in queste ultime un’amarezza che col tempo era diventata piacevole e indispensabile come il sapore di un vizio.” 

 “Ma ecco, dopo tredici anni, la buona occasione si ripresenta, e l’odio del notaio si aderge nella notte come un uccello intirizzito che scuota dalle ali il gelo e il sonno.” 

 “Sui vent’anni, io ero fascista sino alla radice dei capelli. Non trovo alcuna attenuante per questo: mi attirava, del fascismo, quanto esso aveva di peggio, e non posso invocare per me le scuse a cui ha diritto un borghese conservatore soggiogato dalle parole Nazione, Stirpe, Ordine, Vita tranquilla, Famiglia.” 

 “L’uomo medio, l’uomo comune: ecco la bestia nera dei fanatici! Essi sanno che quella faccia, in apparenza così debole e insignificante, ha in verità la grandezza di un mare tranquillo nel quale sprofonderanno come sassolini, e si perderanno per sempre, senza lasciare alcuna traccia, i loro sforzi, i loro urli e le loro teorie.” 

 “Ecco l’arcadia politica, i cui affiliati sono tutti travestiti da tigri, pantere, leoni, e che bilancia perfettamente l’arcadia letteraria i cui affiliati sono tutti travestiti da colombi, agnelli, pastorelli.” 

 “Il giudice che, nel condannare l’autore di un delitto efferato, pensa di mandare alla morte una bestia, si spoglia di altrettanta umanità quanta ne manca all’immagine, che egli si è fatta, del suo condannato.” 

 “Considerando bestie taluni colpevoli (o immorali, o amorali), perderemmo anche noi il diritto di chiamarci uomini perché un simile giudizio ci avrebbe fatto scivolare giù dal primo gradino della moralità.” 

 “In tutte le epoche è riuscito difficile leggere nel viso dei caduti in guerra quale delle loro anime fosse andata in paradiso.”

 “Ogni persona s’inebria dell’altra. Il numero di coloro che fanno lo stesso gesto che faccio io, che dicono il si o il no che dico io, tanto più è alto e tanto più mi dà alla testa. È il tentativo di raggiungere l’universale attraverso la via sbagliata, il tentativo degli stupidi e dei derelitti.” 

 “Cosa farà dunque lo stupido per provare l’ebbrezza del genio? Darà massa. Così, urlando lo stesso urlo insieme a centomila altri, crederà che l’umanità intera parli della sua bocca spalancata.”

sabato 25 luglio 2026

Come d’aria – Ada d’Adamo

“Sei Daria. Sei D’aria. L’apostrofo ti trasforma in sostanza lieve e impalpabile. Nel tuo nome un destino che non ti fa creatura terrena, perché mai hai conosciuto la forza di gravità che ti chiama alla terra.” 

 “Quante recriminazioni premono contro la sottile pellicola del silenzio, pronte a sputarsi fuori come un fiotto di vomito, le notti insonni a fare da detonatore.” 

 “Ho passato la vita prima a danzare, e poi a guardare gli altri danzare. Desideravo la bellezza. Per anni ho ricercato la grazia del gesto, la precisione del dettaglio, il gioco delle proporzioni che si armonizzano nell’insieme. Un lavoro paziente a cui il ballerino sottopone il proprio corpo in ogni istante, una ricerca quotidiana che non si placa mai.”

 “Quelle madri non le ho mai invidiate, e neppure quei figli rimasti a casa, spesso trascurati, inevitabilmente secondi, incolpevoli vittime della disabilità dei loro fratelli.” 

 “Io stavo nel letto matrimoniale, con un bel materasso nuovo e tanto spazio tutto per me. Eppure, non ho mai osato oltrepassare la metà che mi spettava, quasi per paura di toccare con mano la sua assenza.” 

 “Un tempo di pace non lo abbiamo conosciuto mai. Ogni abbiamo reagito dicendoci: Affronteremo anche questa, Ce la faremo. E puntualmente abbiamo abbandonato sui divani le sagome delle nostre solitudini per rinserrarci nell’armatura di un abbraccio che ci avrebbe reso invincibili.”

lunedì 20 luglio 2026

Storia dell’Iran – Ervand Abrahamian

“Questo libro è un’introduzione, scritta soprattutto per il lettore comune che rimane perplesso di fronte al clamore e al furore dell’Iran moderno.” 

 “L’Iran è entrato nel Novecento con i buoi e l’aratro di legno. Ne è uscito con le acciaierie, una percentuale di incidenti automobilistici tra le più alte del mondo e, tra lo sgomento di molti, un programma nucleare.” 

 “Scelsero una bandiera nazionale con tre strisce orizzontali uguali, verde, bianca e rossa – colori storicamente associati allo sciismo, che è rimasta bandiera nazionale fino a oggi. Come concessione ai Qajar, il nuovo tricolore includeva il Leone e il Sole.”

 “Nelle prime ore del 21 febbraio 1921, il generale Rza Khan, comandante della guarnigione di Qazvin, prese il controllo di Teheran con tremila uomini e diciotto mitragliatrici. Questo colpo di Stato, salutato più tardi come la gloriosa liberazione del terzo esfand (21 febbraio), avviò una nuova era.” 

 “Reza Khan era diventato Reza Shah. Rimase tale fino all’invasione anglo-sovietica del 1941. Questi quindici anni, insieme ai cinque precedenti, possono essere descritti come l’era di Reza Shah. La caratteristica dell’era di Reza Shah sarebbe stata la costruzione dello Stato.” 

 “Le forze armate continuarono a crescere – specialmente dopo l’istituzione della leva militare obbligatoria nel 1925. La legge che imponeva la coscrizione può essere definita il fondamento del regime. Con la leva per la prima volta in Iran fu introdotto il certificato di nascita e fu imposto l’uso del cognome.” 

 “La sostituzione di nome più eclatante si verificò nel 1934 quando Reza Shah – spinto dalla sua legazione di Berlino – decretò che da quel momento in avanti la Persia sarebbe stata nota al mondo come Iran.” 

 “Per facilitare il flusso sia del petrolio verso la Gran Bretagna sia dei rifornimenti verso l’Unione Sovietica, gli alleati ritennero opportuno rimuovere Reza Shah ma conservare il suo Stato.” 

 “L’interregno durò fino all’agosto del 1953 quando lo scià, grazie a un colpo architettato da inglesi e americani, ristabilì l’autorità dell’istituto monarchico e, quindi, ricreò il regime di suo padre.” 

 “Il colpo di Stato del 1953 è stato spesso descritto come una rischiosa iniziativa della Cia per salvare l’Iran dal comunismo internazionale. In realtà, fu un’iniziativa congiunta anglo-americana per salvaguardare il cartello petrolifero internazionale.”

 “Secondo alcuni, Shariati, che morì nel 1977, era il vero ideologo della rivoluzione islamica. Secondo altri, Khomeini fu non solo il leader della rivoluzione ma anche il faqih (giureconsulto) che formulò il concetto di velayat-e faqih (governo del giureconsulto): la pietra angolare della futura repubblica islamica.” 

 “Khomeini tornò dall’esilio il 1° febbraio – due settimane dopo che lo scià aveva lasciato il paese. Ad accogliere Khomeini furono più di tre milioni di persone, costringendolo a prendere un elicottero dall’aeroporto al cimitero Behest-e-Zahra dove rese omaggio alle decine di migliaia di martiri della rivoluzione.” 

 “Khomeini aveva ottenuto poteri costituzionali mai sognati dagli scià. La rivoluzione del 1906 aveva prodotto una monarchia costituzionale; quella del 1979 produsse un potere degno del duce.” 

 “Appena Bazargan capì che Khomeini non avrebbe ordinato ai pasdaran di rilasciare gli ostaggi, rassegnò le dimissioni. Per il mondo esterno, la questione degli ostaggi fu una vera e propria crisi internazionale. Per l’Iran, fu soprattutto una battaglia interna sulla Costituzione.” 

 “La guerra con l’Iraq, come la crisi degli ostaggi, fornì al regime l’occasione per lanciare un potentissimo grido di guerra. Anche quelli che avevano forti riserve sul regime scelsero di unirsi attorno al governo in un momento di emergenza nazionale. Divenne una guerra patriottica e anche una guerra rivoluzionaria di ispirazione religiosa.” 

 “Per unire ancor di più i suoi discepoli contro l’Occidente, Khomeini emanò la sua famosa fatwa, che non aveva precedenti, contro Salman Rushdie.” 

 “Il passaggio di poteri ebbe luogo in modo tranquillo. Sul letto di morte, Khomeini nominò un Consiglio per la riforma costituzionale di venticinque membri che designò Khamenei prossima guida suprema e stilò emendamenti alla Costituzione originale.” 

 “L’Iran è entrato nel XXI secolo come una potenza di grande importanza – certamente nel Golfo Persico, se non nell’intero Medio Oriente. Con circa 70 milioni di abitanti, è il paese più grande dell’area.. Gioca un ruolo chiave nell’Opec, è il terzo maggior produttore di petrolio del mondo, ed è la terza o forse addirittura la seconda riserva accertata più vasta del globo di metano e di greggio. Resterà un paese cruciale finché durerà l’epoca degli idrocarburi.” 

 “Il prossimo decennio risponderà probabilmente alla domanda su come sarà risolta questa questione esplosiva: con la rinuncia di una parte o dell’altra; con un compromesso negoziato nel quale le due potenze imparano a convivere nello stesso pericoloso vicinato; oppure portando avanti una politica del rischio calcolato che potrebbe facilmente intensificarsi fino a una catastrofe della portata di una terza guerra mondiale.”

mercoledì 15 luglio 2026

Il bell’Antonio – Vitaliano Brancati

“Dei siciliani scapoli che si stabilirono a Roma intorno al 1930, otto per lo meno, se la memoria non m’inganna, affittarono ciascuno una casa ammobiliata, in quartieri poco numerosi e frequentati, e quasi tutti andarono a finire presso insigni monumenti, dei quali però non seppero mai la storia nè osservarono la bellezza, e talvolta addirittura non li videro.” 

 “Cupole, portali, fontane… opere che, prima di essere attuate e compiute, tennero aggrottate per anni la fronte di Michelangelo o del Borromini, non riuscirono a farsi minimamente notare dall’occhio mobile e nero dell’ospite meridionale! Antiche campane, dalla voce grave e delicata, che si erano meritate i versi di Shelley e dio Goethe, si guadagnarono un – Chi camurria, sta campana!” 

 “Ma sulla terra piena di misteri, il vivente più misterioso è forse l’uomo brutto.” 

 “Antonio invece era rimasto pigro e sincero come il cameriere di un caffè siciliano in un pomeriggio d’agosto, quando, spossata ogni capacità di finzione, e la solerzia diplomatica, e ogni altro genere di solerzia, dall’implacabile scirocco, dissuade il cliente dallo scegliere alcuna cosa nella carta dei gelati, e se poi questo cliente, nonostante l’avvertimento contrario, ordina un cedro o un albicocco, per noia o per stanchezza il cameriere non glielo porta.” 

 “Gl’impiegati, in ogni parte del mondo, quando sono investiti di un’autorità assoluta diventano tali tiranni che al loro paragone gl’imperatori romani fanno la figura dei bambini… No, il socialismo sarebbe il medioevo!” 

 “Il terrazzino sporgeva da un lato sul corso, la via Etnea, lunga tre chilometri, fragorosa di vecchi tram, di frustate sul dorso di magri cavalli, di conversazioni, risate, strilli di giornalai, ribollente di scappellate, manate, gesticolamenti, urtoni, inchini…” 

 “Finalmente Antonio rimase solo e poté guardare a suo agio i cari tetti di Catania, quei tetti neri, disseminati di giare, di fichi secchi e di biancheria, sui quali il vento di marzo, al tramonto, sferra calci da cavallo; le cupole che, nelle sere di festa, scintillano come mitre d’oro; le gradinate deserte dei teatri all’aperto; gli alberi di pepe del giardino pubblico; il cielo della provincia, basso e intimo come un soffitto, sul quale le nuvole si dispongono in vecchi disegni familiari; l’Etna accovacciato fra il mare e l’interno della Sicilia, con sulle zampe, la coda e il dorso, diecine di paesetti neri che vi stanno arrampicati con stento.” 

 “La sera, Antonio e Leonardo Lentini passeggiarono in su e giù per la corta, ma infinitamente bella, via Crociferi. Le tre chiese e i due conventi, fra i quali la strada scorre in declivio, erano deserti e silenziosi; le alte cancellate di ferro battuto, che stringono in seno le brevi e ripide gradinate dei sagrati, eran chiuse con catenacci.” 

 “I libri svegliano!” 

 “…presso una stazioncina davanti alla quale, una volta ogni due giorni, passava il piccolo treno che fa il giro dell’Etna, unico rumore che potesse turbare le meditazioni di un uomo gentile la cui indole affettuosa si esplicava ormai esclusivamente nell’amare il proprio odio contro i tempi.” 

 “Un istantaneo vacillamento del passo la staccò dalla madre e la portò vicinissima al giovane che poté sentirne l’odore di velo, di pelle bruscamente riscaldata dal sangue, di forcine di tartaruga e d’indumenti conservati a lungo insieme a vecchi fiori, odore che nessuna donna di Roma aveva mai posseduto e che gli saettò dentro la carne come uno scotimento profondo.” 

 “La casa del più rinomato notaio di Catania, Giorgio Puglisi, era situata in piazza Stesicoro, di fronte al vecchio tribunale, sul tetto del quale l’Etna, reso prossimo e quasi imminente dalla mancanza di oggetti che s’interpongano alla vista, spalanca le sue enormi ali, bianche come quelle di un cigno in inverno, color viola nelle altre stagioni.” 

 “Era, era… Tutti eravamo… Bisogna vedere chi è, una persona, e non chi era!” 

 “Il torto mio è stato di mettermi coi giovani… Chi si corica coi bambini, si alza pisciato!” 

 “A Catania siamo fatti così… le cose ce le leggiamo negli occhi… basta un gesto, basta un sospiro, e tutti credono di aver capito…” 

 “Badate, notaio, che il bue si stima per le corna e l’uomo per la parola.” 

“No, non mi levare quest’unico conforto! Per addormentarmi, la sera, ho bisogno di pensare che la morte è seduta al mio capezzale. E’ l’unico pensiero che mi dia un pò di calma. Fuori di lui, trovo agitazione, spavento, insonnia e sudori freddi. No, Antonio, è proprio così. Per mia fortuna fra pochi mesi le rivoluzioni non mi potranno fare più nulla, e le reazioni nemmeno. Fascismo, comunismo… mi lasciano ormai tranquillo. Vinca l’uno o l’altro, nessuno di questi prepotenti potrà farmi più nulla levandomi il pane o l’aria; nessuno riuscirà più a strapparmi dalle viscere quell’urlo che tante volte, a casa mia, provando solo solo davanti allo specchio, ho cercato d’imitare, quasi per confortarmi col pensiero ch’esso sia nelle capacità umane, cercato, sì, ma sempre inutilmente, e da ciò ho misurato quanto debba essere bestiale la sofferenza che lo insegna così di botto a un essere umano!” 

“La calunnia, la temono anche i santi.” 

 “Mai, signuri, non mi ci metto più coi buoni, ché l’uomo buono quando perde il lume degli occhi diventa peggio del diavolo!” 

 “Entravamo a quel punto in piazza Dante, rasentando la chiesa di San Nicola, dalle colonne mozze, attorno ai cui muraglioni le rondini, saettando di sotto alle tegole del bel convento vicino, lanciavano strida brevi e attutite, quelle che, destinate a luoghi solitari e antichi, li rendono ancora più solitari e antichi.” 

 “Cristo di Dio, perché non dev’essere vero che tu esisti? Perché non dev’essere vero che gli assetati di giustizia saranno saziati, e che gl’infelici in terra siederanno alla tua destra nella luce e nella gioia? Perché non devi aver ragione tu quando minacci l’inferno a coloro che non credono in te, e devono invece aver ragione loro, i maledetti?” 

 “Fra poco – diceva – questi venti anni di tirannide, di rozzezza, di presunzione ci parrà di averli sognati in una notte di febbre. Conserveremo soltanto il tic di voltarci indietro prima di parlare a voce alta, e faremo ridere i nostri nipoti.”

 “Adorabile europeo, a cui bastava un’immagine di donna, davanti agli occhi della mente, per non vedere più né fango né miseria.”

venerdì 10 luglio 2026

Profondo come il mare, leggero come il cielo – Gianluca Gotto

“Ci sono stati dei momenti in cui avrei dato qualsiasi cosa per cambiare il mio passato. Anche il mio futuro: avrei scambiato molti miei domani per tornare a quel singolo ieri.” 

 “Il buddhismo mi ha mostrato che la felicità è innanzitutto dentro di noi. Dipende da noi. E’ una scelta, prima di essere una conseguenza di qualcosa che succede.” 

 “Invece di correre così tanto con i pensieri, fermati. Invece di desiderare, calmati. Invece di fare, respira. Invece di cercare le risposte ovunque, lascia che le risposte emergano dentro di te.” 

 “La serenità è invece attiva: siamo sereni quando ci comportiamo e vediamo la vita in un certo modo. Non è uno stato da raggiungere, ma da scegliere e adottare.” 

 “Dove va a finire la tua felicità, quando il mondo intorno a te cambia senza preavviso? Forse si rivela per come è sempre stata: fragile. Qualcosa di cui godere come ci si gode un tramonto: sapendo che presto finirà.” 

 “E se la tua mente non è sotto il tuo controllo, ti farà vivere in una realtà confusionaria. Quello è il momento in cui la sofferenza inizia.” 

 “L’equanimità, la calma, la consapevolezza, la moderazione, una vita giusta e la rinuncia al bastone fanno di te un uomo puro, qualunque abito indossi.” 

 “La sua mente è come la sua tazza: piena. E’ piena di pregiudizi, convinzioni e opinioni. Non c’è più spazio per la verità: lei crede di sapere già tutto. Come può pensare di imparare qualcosa?” 

 “Il buddhismo non va capito, va vissuto.” 

 “Se non ci aspettiamo niente da nessuno, pur continuando a frequentare le persone, viviamo serenamente perché nessuno potrà mai ferirci o stupirci. Non glielo permettiamo. Accogliamo tutto come fa la mente vuota: lasciamo andare il male e apprezziamo con gioia il bene. Solo quando ci aspettiamo che qualcosa succeda o non succeda, soffriamo. Quando invece smettiamo di aspettarci qualcosa, non c’è più sofferenza.” 

 “Se vogliamo vivere più serenamente, dobbiamo non solo accettare la sofferenza, ma anche imparare a soffrire.” 

 “Questa è l’arte zen di accettare la vita. Non è un atteggiamento arrendevole, è solamente una forma di saggezza. Invece di lamentarsi per ciò che è al di fuori del nostro controllo, un buddha sa trovare qualcosa da apprezzare in tutto quello che succede.” 

 “Diciamo di avere l’ansia e non poter vivere serenamente perché non abbiamo mai osservato attentamente quell’ansia. Non la conosciamo, per questo ci sembra enorme.” 

 “Per superare i mostri che hai dentro, devi prima conoscerli. Devi capire come sono fatti. E, per riuscire in questo processo, devi avere il coraggio di osservarli. Meditare è un atto di coraggio.” 

 “Ogni mattina, quando ti svegli, inizia la tua nuova vita. Non ha senso essere ansiosi o avere paura. La vita non conosce le distinzioni della mente. Non sa cosa siano nascita e morte, prima e dopo. La vita è vita. Scorre e basta. Siamo solo noi a essere fermi, intrappolati nel nostro pensiero.” 

 “Apprezza tutto ciò che compone la vita qui e ora, perché questo preciso momento è unico e non tornerà mai più.” 

 “Più desideriamo qualcosa o qualcuno, e meno lo amiamo, perché questo sentimento riguarda noi, non l’altro. Non è amore, se c’è attaccamento: è il bisogno ossessivo di essere amati.” 

 “Parlando di questa donna, hai detto: la mia compagna. Ma lei non è tua. Questo è l’unico vero argomento: il problema non è l’amore, ma il desiderio. L’amore è libertà, il desiderio è possesso. L’amore è felicità, il desiderio è sofferenza. E vale per le persone quanto per le cose, i pensieri, la vita. Ama tutto, proprio perché nulla ti appartiene. Se capisci questo, capisci il vero senso della vita.” 

 “Lo zen è la filosofia dell’essenzialismo, ovvero dell’eliminazione del superfluo per potersi concentrare solo ed esclusivamente su quel poco che significa tutto.” 

 “E facile essere calmi, gentili e pieni di parole illuminate quando le cose vanno bene. Ma è quando vanno male che si vede chi sei davvero, al di là dell’immagine più o meno spirituale e virtuosa che dai al mondo, al di là del pensiero nobile che hai di te stessa.” 

 “La sofferenza esiste. E non esiste solo per noi. La sofferenza è dappertutto e non risparmia nessuno. Rendersene conto fa crollare l’ego su se stesso: tutti soffrono, tutti quanti.”

 “La compassione è il sentimento più alto che esista nel buddhismo, perché è l’antidoto ai sentimenti negativi.” 

 “Il Buddha disse: L’odio non è mai placato dall’odio, ma è placato dalla gentilezza. Questa è una verità eterna.” 

 “La retta parola è scegliere di non insultare, deridere e criticare. Non fare umorismo se questo fa del male a qualcuno, perché per fare ridere non occorre far soffrire nessuno. Inoltre non può esserci retta parola se interrompiamo costantemente gli altri. La retta parola nasce dall’ascolto, non dall’interruzione.” 


“Quando ascoltiamo una persona, specialmente se vogliamo aiutarla, dovremmo assolutamente dimenticare noi stessi.” 

 “Non aggiungere rumore al rumore di questo mondo. Nel silenzio c’è tutta la saggezza dell’Universo.” 

 “Quando non si può fare ciò che si ama, bisogna provare ad amare ciò che si fa.” 
 
“La vita non è quello che potrebbe succedere, ma quello che sta succedendo. Qui e ora.” 


“Il primo rituale che ho adottato dopo la mia esperienza al tempio di Pai è stato di mangiare lentamente.” 

 “Quando mangio, mi concentro interamente sul cibo. Niente libri, computer, musica o smartphone. Presto attenzione ai sapori, alla cottura, ai retrogusti che normalmente mi sfuggirebbero.” 

 “In fondo, l’Ottuplice Nobile Sentiero serve innanzitutto a sviluppare un insieme di valori da portarsi dietro sempre: la calma, la gentilezza, la consapevolezza, la presenza.” 

“E’ il desiderio, che va lasciato andare. Il desiderio che la vita sia come vorremmo ci impedisce di vedere la vita per ciò che invece è: perfetta. Il buddhismo è l’arte di accettarla nella sua immensità.” 

domenica 5 luglio 2026

Cose di Cosa Nostra – Giovanni Falcone

“Cosa Nostra ha a sua disposizione un arsenale completo di strumenti di morte. Per il fallito attentato del 21 giugno 1989 alla villa che avevo affittato all’Addaura, vicino a Palermo, erano stati piazzati tra gli scogli cinquanta candelotti di esplosivo. La lupara ormai sta passando di moda.” 

 “In genere si ritiene che la mafia privilegi certe tecniche di omicidio rispetto ad altre. E’ un errore. La mafia sceglie sempre la via più breve e meno rischiosa. E’ questa la sua unica regola. Non ha alcuna preferenza di tipo feticistico per una tecnica o per un’altra. Il metodo migliore resta la lupara bianca, la scomparsa pura e semplice della vittima designata senza tracce del cadavere e neppure di sangue.” 

 “Dall’interno di una organizzazione come Cosa Nostra si giudicano le cose in maniera diversa che dall’esterno.” 

 “Cosa Nostra si fonda sulla regola dell’obbedienza. Chi sa obbedire, eseguendo gli ordini con il minimo di costi, ha la carriera assicurata.” 

 “Partecipare a un’azione violenta risponde generalmente a una logica rigorosa, quella che fa di Cosa Nostra l’organizzazione temibile che è. Sottolineo spesso questo concetto perché soltanto affrontando la mafia per quello che è – un’associazione criminale seria e perfettamente organizzata – saremo in grado di combatterla.” 

 “Impariamo a riflettere in modo sereno e laico sui metodi di Cosa Nostra: prima di sferrare l’attacco, l’organizzazione compie sempre uno studio serio e approfondito. Per questo è molto difficile prendere un mafioso con le mani nel sacco.” 

 “Quando Buscetta, per giustificare il suo pentimento, mi ha detto che i suoi compagni avevano “violato le regole più elementari di Cosa Nostra e che con il loro comportamento avrebbero portato l’organizzazione alla rovina”, ho avuto la sensazione di vivere un grande momento, un momento storico. Una cosa che nel profondo del cuore speravo da lungo tempo.” 

 “Devo dire che fin da bambino avevo respirato giorno dopo giorno aria di mafia, violenza, estorsioni, assassini. C’erano stati poi i grandi processi che si erano conclusi regolarmente con un nulla di fatto. La mia cultura progressista mi faceva inorridire di fronte alla brutalità, agli attentati, alle aggressioni; guardavo a Cosa Nostra come all’idra dalle sette teste: qualcosa di magmatico, di onnipresente e invincibile, responsabile di tutti i mali del mondo.” 

 “Ho sempre saputo che per dare battaglia bisogna lavorare a più non posso e non mi erano necessarie particolari illuminazioni per capire che la mafia era una organizzazione criminale.” 

 “Conoscevo Cosa Nostra nelle sue grandi linee. Ero in grado di capire Buscetta e quindi pronto a interrogarlo. Prima di lui, non avevo – non avevamo – che un’idea superficiale del fenomeno mafioso. Con lui abbiamo cominciato a guardarvi dentro. Ci ha fornito numerose conferme sulla struttura, sulle tecniche di reclutamento, sulle funzioni di Cosa Nostra. Ma soprattutto ci ha dato una visione globale, ampia, a largo raggio del fenomeno. Ci ha dato una chiave di lettura essenziale, un linguaggio, un codice. E’ stato per noi come un professore di lingue che ti permette di andare dai turchi senza parlare con i gesti.” 

 “Buscetta mi ha fornito le coordinate che mi hanno permesso di mettere a punto un metodo di lavoro.” 

 “Tutti all’epoca parlavano di enormi quantità di droga che partivano dalla Sicilia per gli Stati Uniti. Allora mi sono detto: Se hanno venduto droga in America del Nord, nelle banche siciliane saranno rimaste tracce delle operazioni realizzate. Così hanno avuto inizio le prime indagini bancarie. Fruttuose per il processo Spatola come per gli altri.” 

 “Occuparsi di indagini di mafia significa procedere su un terreno minato: mai fare un passo prima di essere sicuri di non andare a posare il piede su una mina antiuomo.” 

 “Al tribunale di Palermo sono stato oggetto di una serie di microsismi, fattisi via via più intensi con il passare del tempo. Davo fastidio.” 

 “L’interpretazione dei segni, dei gesti, dei messaggi e dei silenzi costituisce una delle attività principali dell’uomo d’onore. E di conseguenza del magistrato.” 

 “Nei miei rapporti con i mafiosi mi sono sempre mosso con estrema cautela, evitando false complicità e atteggiamenti autoritari o arroganti, esprimendo il mio rispetto ed esigendo il loro. E’ inutile andare a trovare un boss in carcere se non si hanno domande precise da porgli su indagini che riguardano la mafia, se non si è bene informati o se si pensa di poterlo trattare come un qualsiasi criminale comune.” 

 “Quando saltano le regole ancestrali, quando lo Stato decide di combattere sul serio la magia, quando forze dell’ordine e magistrati fanno realmente e fino in fondo il proprio dovere, i comportamenti degli imputati cambiano.” 

 “Nessuno forse si è mai dato la briga di capire come mai il “traditore” Buscetta al maxiprocesso di Palermo abbia potuto deporre nel silenzio assoluto delle gabbie piene di un centinaio di mafiosi. Il fatto è che Buscetta godeva di grande prestigio personale in seno all’organizzazione, ma soprattutto che, benché pentito e quindi infame, egli era stato vittima di un torto inammissibile da parte dei suoi compagni di un tempo. Avevano ucciso due dei suoi figli che non erano neppure uomini d’onore.” 

 “Così, in Sicilia, è buona regola non girare armati, a meno di essere pronti a servirsi dell’arma. Se uno porta con sé la pistola, sa che deve usarla, perché sa che colui che gli sta di fronte, lui, lo farà. Il concetto di arma dissuasiva non esiste da queste parti. La pistola si porta perché serva a sparare e non a intimidire.” 

 “Questa è la Sicilia, l’isola del potere e della patologia del potere.” 

 “E’ accettabile dunque che per la collaborazione prestata Contorno abbia dovuto perdere trentacinque parenti e Buscetta dieci?” 

 “Per tre mesi abbiamo parlato in tutta tranquillità (col pentito Mannoia). Poi, diffusasi la notizia della sua collaborazione, Cosa Nostra gli uccide in un colpo solo la madre, la sorella e la zia. Il pentito reagisce da uomo e porta a termine le sue confessioni.” 

 “La domanda da porsi dovrebbe essere un’altra: perché questi uomini d’onore hanno mostrato di fidarsi di me? Credo perché sanno quale rispetto io abbia per i loro tormenti, perché sono sicuri che non li inganno, che non interpreto la mia parte di magistrato in modo burocratico, e che non provo timore reverenziale nei confronti di nessuno. E soprattutto perché sanno che, quando parlano con me, hanno di fronte un interlocutore che ha respirato la stessa aria di cui loro si nutrono.” 

 “Questa avventura ha anche reso più autentico il senso dello Stato. Confrontandomi con lo Stato-mafia mi sono reso conto di quanto esso sia più funzionale ed efficiente del nostro Stato e quanto, proprio per questa ragione, sia indispensabile impegnarsi al massimo per conoscerlo a fondo allo scopo di combatterlo.” 

 “Io credo nello Stato, e ritengo che sia proprio la mancanza di senso dello Stato, di Stato come valore interiorizzato, a generare quelle distorsioni presenti nell’animo siciliano: il dualismo tra società e Stato; il ripiegamento sulla famiglia, sul gruppo, sul clan; la ricerca di un alibi che permetta a ciascuno di vivere e lavorare in perfetta armonia, senza alcun riferimento a regole di vita collettiva. Che cosa se non il miscuglio di armonia e di violenza primitiva è all’origine della mafia? Quella mafia che essenzialmente, a pensarci bene, non è altro che espressione di un bisogno di ordine e quindi di Stato.” 

 “Si può benissimo avere una mentalità mafiosa senza essere un criminale. Quanto alla doppia morale, o doppiezza nell’anima siciliana, è un retaggio della storia, dei tempi in cui la Sicilia doveva difendersi dal mondo esterno, inventandosi un modo di essere che permettesse di resistere all’occupante e di sopravvivere. Gli invasori qui sono arrivati da ogni dove, e ogni volta ci si è dovuti adattare, o almeno far finta di adattarsi, in attesa che andassero via. Alla fine se ne sono andati, lasciandoci però un temperamento che definirei misoneista, fatto di apparente sottomissione e di fedeltà alle tradizioni, unite ad un orgoglio delirante.” 

 “E quanto più lo Stato si disinteresserà della Sicilia e le istituzioni faranno marcia indietro, tanto più aumenterà il potere dell’organizzazione.” 

 “Ma se vogliamo combattere efficacemente la mafia, non dobbiamo trasformarla in un mostro né pensare che sia una piovra o un cancro. Dobbiamo riconoscere che ci assomiglia.” 

 “La cultura della morte non appartiene solamente alla mafia: tutta la Sicilia ne è impregnata. Da noi il giorno dei morti è festa grande: offriamo dolci che si chiamano teste di morti, fatti di zucchero duro come pietra. Solitudine, pessimismo, morte sono i temi della nostra letteratura, da Pirandello a Sciascia.” 

 “In Sicilia è del tutto fuori luogo mostrare in pubblico quello che proviamo dentro di noi.” 

 “Ragionamento tipicamente mafioso e tipicamente siciliano: mai mettersi nella condizione di dover mostrare apertamente la propria forza e il proprio potere. Altra abitudine: i regali.” 

 “E nella Palermo liberty le ultime splendide ville erano state demolite per far posto a brutti casermoni. Ho trovato quindi una città deturpata, involgarita, che in parte aveva perso la propria identità.”

 “In ogni caso non è ammissibile sostenere che versare una percentuale sia un atto innocente: implica, nella migliore delle ipotesi, il riconoscimento dell’autorità mafiosa.” 

 “Ma la mafia non è una società di servizi che opera a favore della collettività, bensì un’associazione di mutuo soccorso che agisce a spese della società civile e a vantaggio solo dei suoi membri.” 

 “Si può sorridere all’idea di un criminale, dal volto duro come la pietra, già macchiatosi di numerosi delitti, che prende in mano un’immagine sacra, giura solennemente su di essa di difendere i deboli e di non desiderare la donna altrui. Si può sorriderne, come di un cerimoniale arcaico, o considerarla una vera e propria presa in giro. Si tratta invece di un fatto estremamente serio, che impegna quell’individuo per tutta la vita. Entrare a far parte della mafia equivale a convertirsi a una religione. Non si cessa mai di essere preti. Né mafiosi.” 

 “E’ necessario studiare strategie differenziate a seconda del tipo di mafia che si deve affrontare. Più un’organizzazione è centralizzata e clandestina più è temibile, perché dispone dei mezzi per controllare efficacemente il mercato e mantenere l’ordine sul suo territorio, con un intervallo brevissimo tra processo decisionale ed entrata in azione. Le cose vanno valutate diversamente in un’organizzazione frazionata in più centri di potere. Il ragionamento vale anche a livello internazionale.” 

 “In Sicilia, per quanto uno sia intelligente e lavoratore, non è detto che faccia carriera, non è detto neppure che ce la faccia a sopravvivere. La Sicilia ha fatto del clientelismo una regola di vita. Difficile, in questo quadro, far emergere pure e semplici capacità professionali. Quel che conta è l’amico o la conoscenza per ottenere una spintarella. E la mafia, che esprime sempre l’esasperazione dei valori siciliani, finisce per fare apparire come un favore quello che è il diritto di ogni cittadino.” 

 “La Sicilia è una terra dove, purtroppo, la struttura statale è deficitaria.” 

 “Se chimici francesi di riconosciuta competenza hanno accettato di raffinare morfina-base a Palermo è certamente perché erano pagati profumatamente e sapevano di non correre grossi rischi, ma soprattutto perché i siciliani erano gli unici ad avere il pieno controllo del mercato della produzione e del commercio della droga.” 

 “Contrariamente a quanto si pensa, la Svizzera è uno dei paesi che prestano più collaborazione, perché ha compreso che è finita l’epoca in cui era possibile tenere il denaro sporco e lasciare i mafiosi fuori dalla porta. Il denaro della mafia comporta necessariamente, prima o poi, la presenza degli uomini e dei metodi mafiosi.” 

 “Chiunque si occupi di lavori pubblici, in Sicilia e nel Mezzogiorno in genere, sa benissimo di dover acquistare il materiale dal tale fornitore e non dal talaltro.” 

 “All’estero si chiedono sbalorditi come mai lo Stato italiano non è ancora riuscito a debellare la mafia. Se lo chiedono e ce lo chiedono.” 

 “Certo dovremo ancora per lungo tempo confrontarci con la criminalità organizzata di stampo mafioso. Per lungo tempo, non per l’eternità: perché la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine. Ma con quali strumenti affrontiamo oggi la mafia? In un modo tipicamente italiano, attraverso una proliferazione incontrollata di leggi ispirate alla logica dell’emergenza.” 

 “Solo il rigore professionale di magistrati e investigatori darà alla mafia la misura che la Sicilia non è più il cortile di casa sua e quindi servirà a smontare l’insolenza e l’arroganza del mafioso che non si inchina all’autorità dello Stato.” 

 “L’avere dimostrato la vulnerabilità della mafia costituisce una forza anche per gli investigatori nella misura in cui dà la consapevolezza che i mafiosi sono uomini come gli altri, criminali come gli altri, e che possono essere combattuti con una efficace repressione.” 

 “Quello che per noi è una professione, per gli uomini di Cosa Nostra è una questione di vita o di morte: se i mafiosi commettono degli errori, li pagano; se li commettiamo noi, ce li fanno pagare.” 

 “Conosco i rischi che corro facendo il mestiere che faccio e non credo di dover fare un regalo alla mafia offrendomi come facile bersaglio.”

 “Professionalità nella lotta alla mafia significa anche avere la consapevolezza che le indagini non possono essere monopolio di un’unica persona, ma frutto di un lavoro di gruppo.” 

 “Credo che Cosa Nostra sia coinvolta in tutti gli avvenimenti importanti della vita siciliana, a cominciare dallo sbarco alleato in Sicilia durante la seconda guerra mondiale e dalla nomina di sindaci mafiosi dopo la Liberazione.” 

 “Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.”