domenica 5 luglio 2026

Cose di Cosa Nostra – Giovanni Falcone

“Cosa Nostra ha a sua disposizione un arsenale completo di strumenti di morte. Per il fallito attentato del 21 giugno 1989 alla villa che avevo affittato all’Addaura, vicino a Palermo, erano stati piazzati tra gli scogli cinquanta candelotti di esplosivo. La lupara ormai sta passando di moda.” 

 “In genere si ritiene che la mafia privilegi certe tecniche di omicidio rispetto ad altre. E’ un errore. La mafia sceglie sempre la via più breve e meno rischiosa. E’ questa la sua unica regola. Non ha alcuna preferenza di tipo feticistico per una tecnica o per un’altra. Il metodo migliore resta la lupara bianca, la scomparsa pura e semplice della vittima designata senza tracce del cadavere e neppure di sangue.” 

 “Dall’interno di una organizzazione come Cosa Nostra si giudicano le cose in maniera diversa che dall’esterno.” 

 “Cosa Nostra si fonda sulla regola dell’obbedienza. Chi sa obbedire, eseguendo gli ordini con il minimo di costi, ha la carriera assicurata.” 

 “Partecipare a un’azione violenta risponde generalmente a una logica rigorosa, quella che fa di Cosa Nostra l’organizzazione temibile che è. Sottolineo spesso questo concetto perché soltanto affrontando la mafia per quello che è – un’associazione criminale seria e perfettamente organizzata – saremo in grado di combatterla.” 

 “Impariamo a riflettere in modo sereno e laico sui metodi di Cosa Nostra: prima di sferrare l’attacco, l’organizzazione compie sempre uno studio serio e approfondito. Per questo è molto difficile prendere un mafioso con le mani nel sacco.” 

 “Quando Buscetta, per giustificare il suo pentimento, mi ha detto che i suoi compagni avevano “violato le regole più elementari di Cosa Nostra e che con il loro comportamento avrebbero portato l’organizzazione alla rovina”, ho avuto la sensazione di vivere un grande momento, un momento storico. Una cosa che nel profondo del cuore speravo da lungo tempo.” 

 “Devo dire che fin da bambino avevo respirato giorno dopo giorno aria di mafia, violenza, estorsioni, assassini. C’erano stati poi i grandi processi che si erano conclusi regolarmente con un nulla di fatto. La mia cultura progressista mi faceva inorridire di fronte alla brutalità, agli attentati, alle aggressioni; guardavo a Cosa Nostra come all’idra dalle sette teste: qualcosa di magmatico, di onnipresente e invincibile, responsabile di tutti i mali del mondo.” 

 “Ho sempre saputo che per dare battaglia bisogna lavorare a più non posso e non mi erano necessarie particolari illuminazioni per capire che la mafia era una organizzazione criminale.” 

 “Conoscevo Cosa Nostra nelle sue grandi linee. Ero in grado di capire Buscetta e quindi pronto a interrogarlo. Prima di lui, non avevo – non avevamo – che un’idea superficiale del fenomeno mafioso. Con lui abbiamo cominciato a guardarvi dentro. Ci ha fornito numerose conferme sulla struttura, sulle tecniche di reclutamento, sulle funzioni di Cosa Nostra. Ma soprattutto ci ha dato una visione globale, ampia, a largo raggio del fenomeno. Ci ha dato una chiave di lettura essenziale, un linguaggio, un codice. E’ stato per noi come un professore di lingue che ti permette di andare dai turchi senza parlare con i gesti.” 

 “Buscetta mi ha fornito le coordinate che mi hanno permesso di mettere a punto un metodo di lavoro.” 

 “Tutti all’epoca parlavano di enormi quantità di droga che partivano dalla Sicilia per gli Stati Uniti. Allora mi sono detto: Se hanno venduto droga in America del Nord, nelle banche siciliane saranno rimaste tracce delle operazioni realizzate. Così hanno avuto inizio le prime indagini bancarie. Fruttuose per il processo Spatola come per gli altri.” 

 “Occuparsi di indagini di mafia significa procedere su un terreno minato: mai fare un passo prima di essere sicuri di non andare a posare il piede su una mina antiuomo.” 

 “Al tribunale di Palermo sono stato oggetto di una serie di microsismi, fattisi via via più intensi con il passare del tempo. Davo fastidio.” 

 “L’interpretazione dei segni, dei gesti, dei messaggi e dei silenzi costituisce una delle attività principali dell’uomo d’onore. E di conseguenza del magistrato.” 

 “Nei miei rapporti con i mafiosi mi sono sempre mosso con estrema cautela, evitando false complicità e atteggiamenti autoritari o arroganti, esprimendo il mio rispetto ed esigendo il loro. E’ inutile andare a trovare un boss in carcere se non si hanno domande precise da porgli su indagini che riguardano la mafia, se non si è bene informati o se si pensa di poterlo trattare come un qualsiasi criminale comune.” 

 “Quando saltano le regole ancestrali, quando lo Stato decide di combattere sul serio la magia, quando forze dell’ordine e magistrati fanno realmente e fino in fondo il proprio dovere, i comportamenti degli imputati cambiano.” 

 “Nessuno forse si è mai dato la briga di capire come mai il “traditore” Buscetta al maxiprocesso di Palermo abbia potuto deporre nel silenzio assoluto delle gabbie piene di un centinaio di mafiosi. Il fatto è che Buscetta godeva di grande prestigio personale in seno all’organizzazione, ma soprattutto che, benché pentito e quindi infame, egli era stato vittima di un torto inammissibile da parte dei suoi compagni di un tempo. Avevano ucciso due dei suoi figli che non erano neppure uomini d’onore.” 

 “Così, in Sicilia, è buona regola non girare armati, a meno di essere pronti a servirsi dell’arma. Se uno porta con sé la pistola, sa che deve usarla, perché sa che colui che gli sta di fronte, lui, lo farà. Il concetto di arma dissuasiva non esiste da queste parti. La pistola si porta perché serva a sparare e non a intimidire.” 

 “Questa è la Sicilia, l’isola del potere e della patologia del potere.” 

 “E’ accettabile dunque che per la collaborazione prestata Contorno abbia dovuto perdere trentacinque parenti e Buscetta dieci?” 

 “Per tre mesi abbiamo parlato in tutta tranquillità (col pentito Mannoia). Poi, diffusasi la notizia della sua collaborazione, Cosa Nostra gli uccide in un colpo solo la madre, la sorella e la zia. Il pentito reagisce da uomo e porta a termine le sue confessioni.” 

 “La domanda da porsi dovrebbe essere un’altra: perché questi uomini d’onore hanno mostrato di fidarsi di me? Credo perché sanno quale rispetto io abbia per i loro tormenti, perché sono sicuri che non li inganno, che non interpreto la mia parte di magistrato in modo burocratico, e che non provo timore reverenziale nei confronti di nessuno. E soprattutto perché sanno che, quando parlano con me, hanno di fronte un interlocutore che ha respirato la stessa aria di cui loro si nutrono.” 

 “Questa avventura ha anche reso più autentico il senso dello Stato. Confrontandomi con lo Stato-mafia mi sono reso conto di quanto esso sia più funzionale ed efficiente del nostro Stato e quanto, proprio per questa ragione, sia indispensabile impegnarsi al massimo per conoscerlo a fondo allo scopo di combatterlo.” 

 “Io credo nello Stato, e ritengo che sia proprio la mancanza di senso dello Stato, di Stato come valore interiorizzato, a generare quelle distorsioni presenti nell’animo siciliano: il dualismo tra società e Stato; il ripiegamento sulla famiglia, sul gruppo, sul clan; la ricerca di un alibi che permetta a ciascuno di vivere e lavorare in perfetta armonia, senza alcun riferimento a regole di vita collettiva. Che cosa se non il miscuglio di armonia e di violenza primitiva è all’origine della mafia? Quella mafia che essenzialmente, a pensarci bene, non è altro che espressione di un bisogno di ordine e quindi di Stato.” 

 “Si può benissimo avere una mentalità mafiosa senza essere un criminale. Quanto alla doppia morale, o doppiezza nell’anima siciliana, è un retaggio della storia, dei tempi in cui la Sicilia doveva difendersi dal mondo esterno, inventandosi un modo di essere che permettesse di resistere all’occupante e di sopravvivere. Gli invasori qui sono arrivati da ogni dove, e ogni volta ci si è dovuti adattare, o almeno far finta di adattarsi, in attesa che andassero via. Alla fine se ne sono andati, lasciandoci però un temperamento che definirei misoneista, fatto di apparente sottomissione e di fedeltà alle tradizioni, unite ad un orgoglio delirante.” 

 “E quanto più lo Stato si disinteresserà della Sicilia e le istituzioni faranno marcia indietro, tanto più aumenterà il potere dell’organizzazione.” 

 “Ma se vogliamo combattere efficacemente la mafia, non dobbiamo trasformarla in un mostro né pensare che sia una piovra o un cancro. Dobbiamo riconoscere che ci assomiglia.” 

 “La cultura della morte non appartiene solamente alla mafia: tutta la Sicilia ne è impregnata. Da noi il giorno dei morti è festa grande: offriamo dolci che si chiamano teste di morti, fatti di zucchero duro come pietra. Solitudine, pessimismo, morte sono i temi della nostra letteratura, da Pirandello a Sciascia.” 

 “In Sicilia è del tutto fuori luogo mostrare in pubblico quello che proviamo dentro di noi.” 

 “Ragionamento tipicamente mafioso e tipicamente siciliano: mai mettersi nella condizione di dover mostrare apertamente la propria forza e il proprio potere. Altra abitudine: i regali.” 

 “E nella Palermo liberty le ultime splendide ville erano state demolite per far posto a brutti casermoni. Ho trovato quindi una città deturpata, involgarita, che in parte aveva perso la propria identità.”

 “In ogni caso non è ammissibile sostenere che versare una percentuale sia un atto innocente: implica, nella migliore delle ipotesi, il riconoscimento dell’autorità mafiosa.” 

 “Ma la mafia non è una società di servizi che opera a favore della collettività, bensì un’associazione di mutuo soccorso che agisce a spese della società civile e a vantaggio solo dei suoi membri.” 

 “Si può sorridere all’idea di un criminale, dal volto duro come la pietra, già macchiatosi di numerosi delitti, che prende in mano un’immagine sacra, giura solennemente su di essa di difendere i deboli e di non desiderare la donna altrui. Si può sorriderne, come di un cerimoniale arcaico, o considerarla una vera e propria presa in giro. Si tratta invece di un fatto estremamente serio, che impegna quell’individuo per tutta la vita. Entrare a far parte della mafia equivale a convertirsi a una religione. Non si cessa mai di essere preti. Né mafiosi.” 

 “E’ necessario studiare strategie differenziate a seconda del tipo di mafia che si deve affrontare. Più un’organizzazione è centralizzata e clandestina più è temibile, perché dispone dei mezzi per controllare efficacemente il mercato e mantenere l’ordine sul suo territorio, con un intervallo brevissimo tra processo decisionale ed entrata in azione. Le cose vanno valutate diversamente in un’organizzazione frazionata in più centri di potere. Il ragionamento vale anche a livello internazionale.” 

 “In Sicilia, per quanto uno sia intelligente e lavoratore, non è detto che faccia carriera, non è detto neppure che ce la faccia a sopravvivere. La Sicilia ha fatto del clientelismo una regola di vita. Difficile, in questo quadro, far emergere pure e semplici capacità professionali. Quel che conta è l’amico o la conoscenza per ottenere una spintarella. E la mafia, che esprime sempre l’esasperazione dei valori siciliani, finisce per fare apparire come un favore quello che è il diritto di ogni cittadino.” 

 “La Sicilia è una terra dove, purtroppo, la struttura statale è deficitaria.” 

 “Se chimici francesi di riconosciuta competenza hanno accettato di raffinare morfina-base a Palermo è certamente perché erano pagati profumatamente e sapevano di non correre grossi rischi, ma soprattutto perché i siciliani erano gli unici ad avere il pieno controllo del mercato della produzione e del commercio della droga.” 

 “Contrariamente a quanto si pensa, la Svizzera è uno dei paesi che prestano più collaborazione, perché ha compreso che è finita l’epoca in cui era possibile tenere il denaro sporco e lasciare i mafiosi fuori dalla porta. Il denaro della mafia comporta necessariamente, prima o poi, la presenza degli uomini e dei metodi mafiosi.” 

 “Chiunque si occupi di lavori pubblici, in Sicilia e nel Mezzogiorno in genere, sa benissimo di dover acquistare il materiale dal tale fornitore e non dal talaltro.” 

 “All’estero si chiedono sbalorditi come mai lo Stato italiano non è ancora riuscito a debellare la mafia. Se lo chiedono e ce lo chiedono.” 

 “Certo dovremo ancora per lungo tempo confrontarci con la criminalità organizzata di stampo mafioso. Per lungo tempo, non per l’eternità: perché la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine. Ma con quali strumenti affrontiamo oggi la mafia? In un modo tipicamente italiano, attraverso una proliferazione incontrollata di leggi ispirate alla logica dell’emergenza.” 

 “Solo il rigore professionale di magistrati e investigatori darà alla mafia la misura che la Sicilia non è più il cortile di casa sua e quindi servirà a smontare l’insolenza e l’arroganza del mafioso che non si inchina all’autorità dello Stato.” 

 “L’avere dimostrato la vulnerabilità della mafia costituisce una forza anche per gli investigatori nella misura in cui dà la consapevolezza che i mafiosi sono uomini come gli altri, criminali come gli altri, e che possono essere combattuti con una efficace repressione.” 

 “Quello che per noi è una professione, per gli uomini di Cosa Nostra è una questione di vita o di morte: se i mafiosi commettono degli errori, li pagano; se li commettiamo noi, ce li fanno pagare.” 

 “Conosco i rischi che corro facendo il mestiere che faccio e non credo di dover fare un regalo alla mafia offrendomi come facile bersaglio.”

 “Professionalità nella lotta alla mafia significa anche avere la consapevolezza che le indagini non possono essere monopolio di un’unica persona, ma frutto di un lavoro di gruppo.” 

 “Credo che Cosa Nostra sia coinvolta in tutti gli avvenimenti importanti della vita siciliana, a cominciare dallo sbarco alleato in Sicilia durante la seconda guerra mondiale e dalla nomina di sindaci mafiosi dopo la Liberazione.” 

 “Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.”

martedì 30 giugno 2026

Se solo il mio cuore fosse pietra – Titti Marrone

“C’era l’eco di una voce a danzare nella mente di Alice, a guidare i suoi gesti.” 

 “Lei conosceva bene quella località della regione inglese dei Laghi. Era a quattrocento chilometri da Londra, ospitava il centro di primo ricovero riservato ai piccoli ebrei reduci dai campi di sterminio rimasti senza genitori.” 

 “Le suggeriva di vedere ogni cosa attraverso il loro sguardo. Perché lei non poteva nemmeno immaginare quello che avevano visto i loro occhi.”

 “E c’era poi il grande problema: i bambini trovati nei lager erano vissuti in baracche separate, divisi da genitori di cui i più piccoli avevano dimenticato i nomi, così come avevano dimenticato il proprio, il paese e la lingua di origine. Quasi tutti erano coperti di piaghe, soffrivano di malattie gravi, erano mangiati da pidocchi e pulci.” 

 “E comunque si parte da una condizione comune a tutti i più piccoli: non sanno nemmeno lontanamente che cosa siano una famiglia o una vita normale.”

 “Per effetto di quella tragica guerra, lei e le sue assistenti si trovavano ad avere a che fare con il materiale umano più delicato e più danneggiato mai passato al vaglio di qualsiasi analista. E avrebbero dovuto accompagnare quei bambini nel ritorno alla vita.” 

 “E poiché la brodaglia liquida era l’unico cibo distribuito nel campo, ecco perché quei sei bambini non sapevano masticare e per molto tempo avrebbero rifiutato rabbiosamente carne, pesce, verdure e cibi solidi tranne il pane.” 

 “Si tratta di armarsi di un’infinita pazienza, mettendo in conto di essere attaccati, delusi, rifiutati.” 

 “I cani erano i soli animali conosciuti dai bambini a Terenzin e per loro erano le bestie ringhiose sguinzagliate dalle guardie a rincorrere i prigionieri. Per molto tempo anche un solo latrato in lontananza avrebbe scatenato il panico.”

 “Lei sapeva bene che rammentare è come rammendare, cucire gli strappi, inclusi quelli interiori. Ripararli sapendo che i segni sarebbero restati comunque indelebili e visibili. Il recupero delle memorie di traumi estremi come quelli vissuti dai piccoli ospiti di Lingfield non era mai stato tentato prima. Non esistevano precedenti né teorie di supporto né strade già tracciate. Ed era facile immaginare che sarebbe stato devastante.” 

 “Non c’erano commenti né domande da fare. C’era solo da continuare ad ascoltare in silenzio.” 

 “Vita, morte, nascite, uccisioni e ancora violenze, sopraffazioni, privazioni. Quanto poteva sopportare la mente di un bambino?”

 “A volte vorrei avere il cuore di pietra per non essere sopraffatta dal loro dolore.”

giovedì 25 giugno 2026

Il ventre di Parigi – Emile Zola

“Lungo il viale deserto, nel profondo silenzio della notte, i carri degli ortolani, diretti verso Parigi percuotevano con l’eco dei loro monotoni scossoni, a destra e sinistra, le facciate delle case immerse nel sonno dietro i filari confusi degli olmi.”

 “Parigi, simile a un pezzetto di cielo stellato caduto su un angolo di terra buia, gli parve severa e quasi arrabbiata del suo ritorno.” 

 “La fame gli s’era ridestata, insopportabile, feroce. Tutte le membra riposavano, ma lo stomaco gridava, si ritorceva, come stretto tra tenaglie roventi.” 

 “Ed ora ritrovava Parigi nel buio, grassa, superba, traboccante di commestibili; vi rientrava su un letto d’ortaggi e s’aggirava in mezzo a sconosciute vivande che pullulavano intorno a lui e lo turbavano.” 

 “I mercati apparivano nella loro nera leggerezza coi mille raggi di luce che rigavano le persiane. Le grandi strade coperte cominciavano a popolarsi, mentre i padiglioni lontani rimanevano ancora deserti in mezzo al brulichio che cresceva sui marciapiedi.” 

 “Troverete sempre qualcuno disposto a pagarvi da bere, e mai un cane che vi voglia pagar da mangiare.”

 “Quando ogni lume fu spento all’interno, ed i mercati furono inondati dalla luce del giorno, apparvero quadrati, uniformi, come una macchina moderna e smisurata, che so, un’enorme macchina a vapore, una caldaia che dovesse servire alla digestione di un popolo, un ventre gigantesco, bullonato, ribadito, fatto di legno, di vetro e di ferro, di una eleganza, di una potenza da motore meccanico azionato dal calore del combustibile, e dalla furia fremente e vertiginosa delle ruote.” 

 “Sentì allora in tutta la sua forza il lungo rombare dei mercati. Parigi masticava i bocconi dei suoi due milioni di abitanti. Era come un grande organo centrale che batteva furiosamente, lanciando il suo umore vitale in tutte le vene. Era un movimento incessante di mascelle colossali, un baccano d’inferno, un brusio senza fine dove si fondevano tutti i rumori dell’approvvigionamento, dagli schiocchi di frusta dei rivenditori all’ingrosso avviati ai mercati dei quartieri, allo strascicar di ciabatte delle povere donnette che vanno di porta in porta offrendo l’insalata dei loro cestini.” 

 “Allora si fermò istupidito, si lasciò spingere, insultare e non fu più che un oggetto travolto, sbattuto sul fondo di quella marea crescente.” 

 “Gli ci vollero mesi perchè piegasse la testa e si rassegnasse a quella sofferenza di uomo brutto, mediocre e povero.” 

 “Aveva capito che il solo modo per dormire in un tepore felice è di farsi da soli un letto di delizie.” 

 “La giovane donna sognava uno di quei negozi moderni, chiari, ricchi come saloni, coi vetri scintillanti che danno su una strada larga. E questo non per il desiderio un pò gretto di far la signora dietro al banco, ma perchè aveva la precisa coscienza dell’importanza del lusso nel commercio al giorno d’oggi.” 

 “Poi, a loro non piaceva il lavoro convulso; volevano lavorare, si, ma con comodo, senza dimagrire, insomma da brave persone che amano vivere bene.” 

 “Il denaro serve per vivere, si sa che si cerca il proprio benessere, ma guadagnare per guadagnare aver più fastidi che piaceri… allora preferisco restarmene con le mani in mano.” 

 “Ha un marito troppo merlo per non farlo becco!” “

Ah, le persone per bene! Mi fanno pena, tanto si comportano in modo esemplare.” 

 “Finì a poco a poco a gustare la beatitudine di quella vita regolata. La sala da pranzo giallo chiara, con quella sua pulizia e il tepore borghese, gli addolciva l’animo non appena ne varcava la soglia.” 

 “Ma a poco a poco un’inquietudine sorda cominciò a roderlo, si sentiva insoddisfatto, si accusava di colpe, ma non sapeva quali, si ribellava contro quel vuoto che pareva allargarsi sempre di più nel suo cervello e nel suo cuore. Ogni tanto delle esalazioni pestifere, delle zaffate di pesce guasto gli rivoltavano lo stomaco. Fu una distruzione lenta, una noia vaga che divenne sovraeccitazione nervosa.” 

 “La mole superba dei mercati, che traboccava di cibarie sostanziose, avevano precipitata la crisi. Per lui erano la gran bestia pasciuta e ruminante, erano l’immagine di Parigi, che rimpinzata di cibo, intorpidita dalla grassezza, sosteneva stupidamente l’Impero.” 

 “Quello era il ventre bottegaio, il ventre dell’onestà ruffiana, che si abbuffava, beato, e luccicava al sole, trovando che ogni cosa andava per il suo verso migliore.” 

 “E’ la politica della gente onesta. Io sono riconoscente al governo quando vedo i miei affari andare bene, quando mangio in pace la mia minestra, quando posso dormire senza il pericolo d’esser svegliata dalle fucilate.” 

 “Certo io approfitto del buon vento che tira e sostengo il governo che fa andar bene gli affari. Se poi questo governo faccia o no delle porcherie io non voglio saperlo.”

 “Ma noi, noi che viviamo in santa pace, che ci mettiamo quindici anni per mettere insieme qualcosa, noi che non ci occupiamo di politica e non abbiamo in mente che di tirar su nostra figlia e di tirare avanti bene la baracca! Via, andiamo! Ma scherzi!? Siamo gente onesta noi!” 

 “Lisa non era bigotta; non bazzicava le chiese; era solita dire che cercava di mantenersi onesta in tutto, e che quello bastava. Ma non voleva che si sparlasse della religione, in sua presenza; spesso faceva stare zitto Gavard, che aveva la passione per le storie di preti e di monache, per le barzellette di sacrestia. Questi discorsi le parevano sconvenienti. Bisognava lasciare che ognuno credesse a suo modo, e rispettare la coscienza di tutti.”

 “Poi le due donne sì inchinarono. La bella Mme Quenu, e la bella Mme Lebigre si scambiarono un amichevole saluto. E Claude, che certamente il giorno prima si era dimenticato di mangiare bene, sdegnato al vederle così prosperose, soddisfatte e per bene, coi loro grossi seni, si strinse nella cintura brontolando furibondo: – Che canaglia, la gente onesta!”

sabato 20 giugno 2026

Un tedesco contro Hitler – Sebastian Haffner

“La storia che qui si vuole raccontare ha per argomento una specie di duello. Si tratta di un duello impari tra due avversari molto diversi: tra uno Stato oltremodo potente, forte e brutale, e un piccolo privato cittadino, anonimo e sconosciuto.”

 “Fra terribili minacce, questo Stato pretende che il suddetto privato cittadino abbandoni i suoi amici, lasci le sue ragazze, rinunci alle proprie idee, accetti idee imposte, saluti in modo diverso da come è abituato, mangi e beva cose diverse da quelle che gli piacciono, impieghi, il tempo libero in occupazioni che detesta, metta la propria persona a disposizione di avventure che rifiuta, rinneghi il proprio passato e il proprio Io, e, cosa fondamentale, mostri costantemente nei riguardi di tutto questo il massimo entusiasmo e la massima riconoscenza.”

 “Non si pensa mai abbastanza a quanto siano infantili i concetti che nutrono e scuotono le masse.” 

 “Ma la vera generazione del nazismo è quella dei nati tra il 1900 e il 1910, che hanno vissuto la guerra come un grande gioco, senza essere minimante disturbati dalla sua effettiva realtà.” 

 “Il coraggio civile – cioè il coraggio delle proprie decisioni e della propria responsabilità – in Germania è senz’altro una virtù rara, come già Bismarck osservò in un detto famoso. Se poi il tedesco indossa un’uniforme, esso lo abbandona completamente.”

 “In privato, mio padre era un appassionato conoscitore e amante della letteratura. Aveva una biblioteca di diverse migliaia di volumi che ampliò ed estese fino alla sua morte, e che non aveva soltanto, ma che aveva anche letto.” 

 “Ci sono poche cose bizzarre come la calma indifferente e superiore con cui noi, io e quelli come me, rimanemmo a osservare gli inizi della rivoluzione nazista in Germania, quasi da un palco di teatro… un fenomeno che, in ogni caso, mirava esattamente a farci sparire dalla faccia della terra.” 

 “Mi recai in corte d’appello. L’edificio era lì, grigio, freddo e tranquillo come sempre, nobilmente staccato dalla strada, dietro a superfici erbose e alberi. Nei suoi larghi corridoi e nei vestiboli guizzavano rapidi come sempre gli avvocati, simili a pipistrelli nelle loro svolazzanti toghe di seta nera, cartelle sotto il braccio, espressioni concentrate e irreprensibili. Gli avvocati ebrei difendevano le loro cause, come se questo fosse un giorno qualsiasi.” 

 “Nella genesi del Terzo Reich c’è un enigma insoluto che mi sembra ancora più interessante della questione di chi abbia incendiato il Reichstag. La domanda è questa: ma che fine hanno fatto i tedeschi? Ancora il 5 marzo 1933 la maggior parte di loro ha votato contro Hitler. Che ne è stato di questa maggioranza? E’ defunta? E’ scomparsa dalla faccia della terra? Oppure, anche se con tanto ritardo, è diventata nazista? Come è potuto accadere che da parte sua sia mancata qualsiasi reazione di rilievo?” 

 “Nell’estate del 1933 la situazione dei tedeschi non nazisti era certamente una delle più difficili in cui possa trovarsi un essere umano: vale a dire uno stato di sopraffazione totale e senza speranza, accompagnato dai postumi dello shock dell’essere stati colti di sorpresa. I nazisti ci avevano in pungo, incondizionatamente.” 

 “Il nazionalismo, vale a dire il culto narcisistico della propria nazione, è una pericolosa malattia dello spirito sicuramente diffusa ovunque, in grado di deformare e di rendere orribili i tratti di una nazione, proprio come la superbia e l’egoismo deformano e rendono orribili le fattezze di un essere umano.” 

 “Non l’Austria o la Cecoslovacchia: la Germania fu il primo territorio che occuparono.” 

 “Prendemmo in prestito una scacchiera al banco di mescita e cominciammo a giocare. Cercai di recuperare qua e là nella memoria le teorie d’apertura. Era tanto tempo che non giocavo più, diversi anni, e la vista delle figure e lo sviluppo del gioco d’improvviso mi richiamarono alla mente un periodo ormai lontano in cui l’avevo praticato appassionatamente.” 

 “Questa assolutizzazione dell’orgoglio è un difetto tedesco; i tedeschi la considerano una virtù. In ogni caso, è una delle caratteristiche più profondamente tedesche. Non possiamo fare altrimenti. Siamo i sabotatori peggiori del mondo. Quello che facciamo dobbiamo farlo in modo eccellente, nessuna voce della coscienza o di rispetto verso se stessi è in grado di competere con questo atteggiamento.” 

 “Si dice che i tedeschi siano asserviti. E’ vero solo a metà. Sono al tempo stesso qualcosa d’altro – e di peggio -, per cui non esiste ancora un termine. Sono cameratizzati. Una condizione terribilmente pericolosa. Si è sotto una specie di incantesimo. Si vive in un mondo di sogno e di ebrezza.”

Il tè nel deserto – Paul Bowles

“Si svegliò, aprì gli occhi. La stanza gli diceva poco o niente, profondamente immerso com’era nel non essere da cui si era appena affiorato.” 

 “Non si considerava un turista bensì un viaggiatore. E in parte la differenza sta nel tempo, spiegava. Laddove, in capo a qualche settimana o mese, il turista si affretta a far ritorno a casa, il viaggiatore, che dal canto suo non appartiene né a un luogo né all’altro, si sposta più lentamente, per periodi di anni, da un punto all’altro della terra.” 

 “La maggior parte delle ragazze provenienti dalle montagne va ad Algeri, a Tunisi, o viene qui, per guadagnare denaro, ma queste ragazze vogliono soprattutto una cosa. Vogliono bere il tè nel deserto.” 

 “Molti giorni dopo passò un’altra carovana e un uomo scorse qualcosa in cima alla più alta delle dune. E quando andarono lassù per vedere, trovarono Outka, Mimouna e Aicha: erano ancora là, nella stessa posa in cui si erano addormentate. E tutti e tre i bicchieri – l’arabo mostrò il proprio bicchiere di tè – erano pieni di sabbia. Ecco come presero il tè nel Sahara.”

 “La rattristava rendersi conto che, pur avendo tanto spesso le stesse reazioni, gli stessi sentimenti, non arrivavano mai alle medesime conclusioni, perché i loro rispettivi scopi, nella vita, erano quasi diametralmente opposti.” 

 “Credo che abbiamo paura tutti e due della stessa cosa. E per la stessa ragione. Non siamo mai riusciti, né tu né io, a immergerci nella vita fino in fondo. Ci teniamo aggrappati all’esterno con tutte le nostre forze, convinti che al prossimo scossone finiremo per cascar giù. Non è così?” 

 “Non c’era altro da fare che rifiutarsi di ammalarsi, una volta che si era così lontani dal consorzio civile.” 

 “Di buon passo si rimise in cammino, la mente concentrata su quella sensazione di gioia concreta che aveva ricatturato. L’aveva sempre saputo, lei, che esisteva, proprio al di là delle cose, ma tanto tempo prima aveva accettato di non averla come condizione naturale di vita. Poiché ora l’aveva ritrovata, la gioia di esistere, diceva a se stessa che se la sarebbe tenuta stretta, qualsiasi sforzo potesse costare.” 

 “Il deserto: il suo stesso silenzio era come una tacita ammissione della presenza parzialmente cosciente che in esso albergava.” 

 “La sera la passava a giocare a scacchi con Abdelkader, un avversario lento ma tutt’altro che trascurabile.” 

 “Già nel vedere quegli uomini Kit seppe che si sarebbe accompagnata a loro, e la certezza le diede un inaspettato senso di potere: invece di ascoltare i presagi, ora li avrebbe fatti lei, sarebbe stata lei stessa un presagio.” 

 “Da tanto tempo non canalizzava più i suoi pensieri col parlare a voce alta, e si era abituata ad agire senza la consapevolezza di compiere l’atto. Faceva soltanto le cose che scopriva di stare già facendo.” 

 “Di lì a qualche istante la vita sarebbe diventata una pena. Le parole stavano tornandole, e dentro gli involucri di parole vi sarebbero stati i pensieri. Il sole ardente li avrebbe rinsecchiti; andavano tenuti dentro, al buio.” 

 “Fuori il sole sembrava più abbacinante che mai. Mura di fango e lucide facce nere le passavano accanto di continuo. Non c’era fine all’intensa monotonia del mondo.” 

 “Ma era sempre convinta che quella fosse la fine, che non ci sarebbe voluto molto prima che la trovassero. L’avrebbero messa davanti a un grande specchio, dicendole: Guardati! Sarebbe stata costretta a guardare, e allora sarebbe finito tutto. L’oscuro sogno sarebbe andato in frantumi; la luce del terrore non si sarebbe più spenta; le avrebbero puntato addosso un faro spietato; la sofferenza sarebbe stata insopportabile e costante.”

lunedì 15 giugno 2026

I have a dream – Martin Luther King

“Naturalmente, sono religioso. L’ambiente in cui sono cresciuto era legatissimo alla Chiesa.” 

 “Mia madre si trovò a dover affrontare l’annoso problema che negli Stati Uniti assilla tutti i genitori negri: come spiegare a un figlio piccolo la discriminazione e la segregazione.” 

 “I miei genitori mi dicevano sempre che non dovevo odiare i bianchi, e anzi avevo il dovere, come cristiano, di amarli. Nella mia mente nacque l’interrogativo: come potevo amare una razza di gente che mi odiava e aveva provocato la rottura tra me e uno dei migliori amici della mia infanzia? Questo pesante quesito occupò la mia mente per diversi anni.” 

 “Non sono mai riuscito a adattarmi alle sale di attesa separate, alle sale da pranzo separate, ai bagni separati: in parte, perché la separazione era sempre sinonimo di disparità nel trattamento, e in parte perché l’idea stessa della separazione, in qualche modo, minava il senso della mia dignità e il rispetto di me stesso.” 

 “Rimasi affascinato dall’idea della possibilità di non voler collaborare con un regime malvagio; ne fui talmente commosso che rilessi il libro parecchie volte (La disobbedienza civile di Thoreau).” 

 “Il suo messaggio fu così profondo ed elettrizzante che appena uscito dalla riunione comprai una mezza dozzina di libri sulla vita e le opere di Gandhi.” 

 “Nella concezione gandhiana, che esaltava l’amore e la non violenza, scoprivo il metodo per riformare la società che avevo tanto cercato.” 

 “Studiando Gandhi mi persuasi che il vero pacifismo non è un non resistere al male, bensì un resistere al male in modo non violento.” 

 “Nel mondo di oggi ciò di cui abbiamo bisogno è un gruppo di uomini e donne decisi a schierarsi dalla parte del giusto e a opporsi all’ingiusto, dovunque si verifichi.” 

 “Mi sono persuaso del vero senso di un’affermazione piuttosto banale: quella secondo cui una donna può costruire il marito o distruggerlo.” 

 “Se ho ottenuto qualcosa in questa battaglia, è perché ho avuto alle mie spalle e al mio fianco una compagna affezionata, comprensiva, concentrata, paziente, nella persona di mia moglie.” 

 “Chi vuole capire il gesto della signora Parks deve rendersi conto che arriva il giorno in cui il calice della sopportazione trabocca, e la persona umana esplode in un grido: Non posso più sopportarlo. Agli occhi del mondo, il rifiuto della signora Parks di spostarsi in fondo all’autobus ha rappresentato l’intrepida e coraggiosa dichiarazione di averne avuto abbastanza.” 

 “Ci limitavamo a dire alla popolazione bianca: Noi non possiamo più prestarci a collaborare con un regime malvagio. Da quel momento concepii il nostro movimento come un’operazione di massa di non collaborazione. E da allora in poi mi servii raramente del termine boicottaggio.” 

 “Sapevano perché stavano camminando, e dal loro portamento traspariva la consapevolezza di sé. Osservandoli, compresi che non c’è nulla di più maestoso della coraggiosa determinazione degli individui disposti a soffrire e a sacrificarsi per la propria libertà e dignità.” 

 “Sapete, amici miei, viene sempre l’ora in cui un popolo si stanca di essere calpestato dal ferreo piede dell’oppressione. Viene l’ora, amici miei, in cui un popolo si stanca di essere sprofondato nell’abisso dell’umiliazione, dove si vive nello squallore di un lamentoso scoramento. Viene l’ora in cui il popolo si stanca di essere scacciato dal sole scintillante del luglio della vita, e lasciato in piedi nel freddo pungente di un novembre alpino.” 

“Quando nel futuro saranno scritti i libri di storia, proprio qui, a Montgomery, qualcuno dovrà dire: C’era un popolo, un popolo nero, capelli crespi e carnagione scura, un popolo che ha avuto il coraggio morale di lottare per far valere i propri diritti.”

 “Quella notte avevamo dato vita a un movimento che sarebbe stato riconosciuto dall’intero paese; che sarebbe riecheggiato tra i popoli di tutte le nazioni; un movimento che avrebbe sbalordito l’oppressore e portato nuova speranza agli oppressi. Quella notte fu l’ora di Montgomery nella storia.” 

 “Sul cammino della vita qualcuno deve avere abbastanza buon senso e abbastanza senso morale da spezzare la catena dell’odio e del male. Il modo migliore per riuscirci è con l’amore.” 

 “Avevo capito che nessuno rinuncia ai propri privilegi senza opporre una forte resistenza; e inoltre capii che lo scopo implicito nel regime segregazionista era opprimere e sfruttare chi veniva tenuto in segregazione, non semplicemente conservare una separazione.” 

 “Ho cominciato la battaglia, e non posso ritirarmi. Sono arrivato a un punto da cui non si torna più indietro.” 

 “Un popolo che un tempo viveva nel terrore si era trasformato; quelli che un tempo tremavano di fronte alla legge erano orgogliosi di farsi arrestare per la causa della libertà.” 

“Ho sempre avuto l’impressione che in ultima analisi, nel corso della vita, un individuo deve una buona volta schierarsi, prendere posizione, ed essere disposto ad affrontare le conseguenze quali che siano.” 

 “Martedì 13 novembre 1956 rimarrà sempre una data importante e ironica nella storia della protesta degli autobus di Montgomery: quel giorno sono state emanate due sente astoriche, una per liquidare il servizio macchine, l’altra per spazzare via la situazione preesistente che aveva reso necessaria l’organizzazione del servizio stesso. L’ora più buia della nostra lotta era diventata l’ora della vittoria. Nella mezzanotte nascono la delusione, il dispiacere, la disperazione, ma poi arriva il mattino.” 

“Montgomery segnò il primo lampo di una azione di massa organizzata e prolungata e di una ribellione non violenta contro il modo di vita del Sud.” 

“La libertà non è mai donata. Le classi privilegiate non rinunciano mai al privilegio senza opporre una forte resistenza.” 

 “Lasciai l’India più che mai persuaso che la resistenza non violenta fosse l’arma più potente di cui potesse disporre un popolo oppresso deciso a lottare per la libertà.” 

 “La prigione deprime perché esclude il mondo; ti lascia prigioniero di un’esistenza sempre uguale: è un po’ come essere morti mentre si è ancora in vita.” 

 “L’ingiustizia che si verifica in un luogo minaccia la giustizia ovunque. Siamo presi in una rete di reciprocità alla quale non si può sfuggire, avvolti da un’unica veste del destino. Qualunque cosa riguardi direttamente uno, riguarda in modo indiretto tutti.” 

 “Ci sono persone che scrivono la storia. Ci sono persone che fanno la storia. Ci sono persone che vivono la storia.” 

 “Un movimento della società che si limita a far muovere le persone non è altro che una rivolta; un movimento che cambia le persone e le istituzioni è una rivoluzione.” 

 “La disumanità dell’uomo verso l’uomo non si materializza soltanto negli atti corrosivi dei malvagi. Si materializza anche nella corruttrice inattività dei buoni.” 

 “Ho avuto il privilegio di essere presente mentre il presidente Johnson firmava quella legge. Una delle cose che conservo tra le più care in mio possesso è certamente la penna usata appunto dal presidente per firmare l’atto.” 

 “Io ho sempre sostenuto che noi, come popolo, non dobbiamo cercare di passare da una posizione di svantaggio a una di privilegio, bensì cercare di creare nella nostra società un equilibrio morale, in cui la democrazia e la fraternità siano realtà per tutti.” 

 “Oggi voglio dire alla città di Selma, allo Stato dell’Alabama, al popolo dell’America e alle nazioni del mondo: Noi non torneremo indietro. Ormai siamo in movimento. Si, siamo in movimento e non c’è ondata razzistica che possa fermarci.” 

 “Il piccolo progetto di Selma ebbe una conseguenza stupenda e ironica: niente meno che l’approvazione della legge sul diritto di voto del 1965.” 

 “Nel Sud esiste una sorta di povertà condivisa, fra negri e bianchi. Nel Nord la vita dei bianchi, pochi metri più in là, emana uno sfolgorio di vistoso consumismo. Perfino la televisione può scatenare l’incendio, quando mostra ai poveri, che soffrono e abitano in case decrepite, le immagini di case sontuose e uno stuolo di beni di consumo.” 

 “Lo zoccolo di roccia non è formato dai poeti, dagli atleti, dagli artisti; la nostra esistenza si impernia sul fatto che siamo consumatori, perché in primo luogo dobbiamo mangiare e avere una casa dove vivere. Per un predicatore non è facile riconoscerlo, e si tratta di un fenomeno contro il quale continuerò a ribellarmi, ma il fatto rimane: il consumo di beni e servizi è la raison d’etre della stragrande maggioranza di americani. Quando, per un motivo o per l’altro, una persona è esclusa dalla cerchia dei consumatori, nascono scontento e irrequietezza.” 

 “Avevo di fronte una illustrazione parlante dei problemi della povertà e della disperazione. Ricordo una neonata aggredita dai topi in un tugurio di Chicago. Ricordo un giovane negro assassinato da una banda a Cicero, mentre cercava un impiego. Il miserabile quartiere di Lawndale era davvero un’isola di povertà, cinta da ogni parte da un oceano di opulenza.” 

 “Noi non adoperavamo bombe molotov, non tiravamo mattoni, non avevamo pistole, avevamo soltanto il potere dei nostri corpi e delle nostre anime. E ancora una volta si ebbe una dimostrazione di questo potere.” 

 “E’ una logica folle quella che condanna il derubato perché, in quanto possessore di denaro, è la causa per cui accade un atto malvagio come la rapina. La società deve condannare sempre il rapinatore, mai il rapinato.” 

“Io sono stato in prigione nell’Alabama, sono stato in prigione in Florida, sono stato in prigione in Georgia, sono stato in prigione nel Mississippi, sono stato in prigione in Virginia e sono pronto ad andare in prigione a Chicago.” 

 “Arei dovuto tenere presente alla memoria che dalla delusione nasce la disperazione, e dalla disperazione nasce il rancore. E del rancore si può dire di certo una sola cosa: che è cieco.” 

“Quando entriamo in questa valle di lacrime troviamo l’esistenza: ma l’esistenza è la materia prima a partire dalla quale dobbiamo creare ogni forma di vita. Una vita felice e fruttuosa non è una cosa che si trova, è una cosa che si fa.” 

“Stokely salì sul palco e dopo aver suscitato la calorosa risposta del pubblico con un veemente attacco alla giustizia del Mississippi, proclamò: Quello che ci vuole per noi è il Black Power.” 

 “Quella sera ho pianto dentro di me. Ho pianto per i miei figli, e per tutti i ragazzi neri ai quali è stata negata la conoscenza del proprio patrimonio ereditario; ho pianto per tutti i ragazzi bianchi, ai quali si insegna, attraverso la diseducazione quotidiana, a credere che nella società americana i negri sono un’entità irrilevante; ho pianto per tutti i genitori e gli insegnanti bianchi costretti a trascurare il fatto che la ricchezza del progresso culturale e tecnologico dell’America è il frutto del patrimonio comune creato dall’apporto di tutti.” 

 “Non citavano Gandhi o Tolstoj; la loro bibbia era I dannati della terra di Frantz Fanon, lo psichiatra nero originario della Martinica che si trasferì in Algeria per collaborare con il Fronte di liberazione nazionale algerino nella lotta contro i francesi.” 

“In ultima analisi, un vero leader non è uno che va a caccia di consensi, è uno che plasma il consenso.” 

 “L’odio danneggia chi lo prova non meno di chi lo subisce; come un cancro senza freni, l’odio corrode il carattere ed erode l’unità vitale della persona.” 

 “In ultima analisi, un uomo non si misura dalla posizione che assume nei momenti di convenienza, ma da quella che assume nel cimento, nelle grandi crisi e controversie.” 

 “Vi dico, questa mattina, che se non avete mai trovato una cosa che vi sia talmente cara e preziosa per cui dareste in cambio la vita, non siete adatti alla vita.” 

 “Siete morti quando avete rifiutato di schierarvi dalla parte di quel che è giusto. Siete morti quando avete rifiutato di schierarvi dalla parte della verità. Siete morti quando avete rifiutato di schierarvi dalla parte della giustizia…” 

 “Stamani, vi dico che io non andrei a combattere nella guerra del Vietnam. Piuttosto andrei in prigione.” 

 “Magari non riuscirai a vederlo. Il sogno può anche non realizzarsi, ma è comunque un bene che tu abbia un desiderio da realizzare. E’ bene che sia nel tuo cuore.” 

 “Fate che di voi si possa dire: Magari non avrà raggiunto la vetta più alta, magari non avrà realizzato tutti i suoi sogni, però ha tentato. Non è forse meraviglioso che si possa dire di voi una cosa simile? Ha tentato di essere un uomo buono. Ha tentato di essere un uomo giusto. Ha tentato di essere un uomo onesto. Aveva buon cuore.” 

 “Non avrò denaro da lasciare dietro di me. Non avrò le cose belle e lussuose della vita da lasciare dietro di me. Ma io voglio avere soltanto una vita impegnata da lasciarmi alle spalle.” 

 “Se riesco ad aiutare qualcuno mentre passo, se riesco a rallegrare qualcuno con una parola o con un canto, se riesco a mostrare a qualcuno che sta andando nella direzione sbagliata, allora non sarò vissuto invano.”

mercoledì 10 giugno 2026

Patriot – Alexei Navalny

 “Chiamavamo le cose col loro nome: ladro, corruzione. Se qualcuno aveva una proprietà sontuosa, non ci limitavamo a menzionarne l’esistenza, ma effettuavamo riprese con i droni e la mostravamo al pubblico in tutta la sua magnificenza. Dopodiché ne scoprivamo il valore e lo raffrontavamo con il modesto reddito che il burocrate suo proprietario dichiarava.”

 “A questo punto, come indurre gli elettori a votare? Con la persuasione? Offrendo in cambio qualcosa? Noi scegliemmo di farli arrabbiare. Di farli arrabbiare sul serio.” 

 “I veri scrittori sono persone speciali, sapete? Quando la gente mi chiede com’è morire a causa di un’arma chimica, faccio due associazioni mentali: i Dissennatori di Harry Potter e i Nazgul del Signore degli Anelli.” 

 “La porta di aprì ed entrò il mio medico, seguito da una signora che aveva un’aria vagamente familiare. Era Angela Merkel, la cancelliera tedesca. Per me fu una sorpresa totale. Sapevo già, com’è ovvio, che aveva svolto un ruolo importante nel salvarmi la vita facendo pressione perché Putin accettasse di lasciarmi trasferire a Berlino.”

 “Quel paradiso andò in pezzi il 26 aprile 1986, all’una e mezza di notte, quando si verificò un’esplosione nel reattore numero 4 della centrale di Cernobyl. Per il resto del mondo fu un enorme disastro nucleare. Per l’Unione Sovietica, uno dei fattori scatenanti del crollo di un paese già colpito dalla crisi economica del suo socialismo pienamente sviluppato. Per il ramo ucraino della nostra famiglia fu un’immane tragedia che spazzò via la vita di un tempo. Per me rappresentò il primo evento, la prima lezione di vita, che ebbe un impatto formativo sul mio modo di vedere le cose. Le radiazioni potevano essere lontane, ma l’ipocrisia e le bugie inondarono la nazione intera.” 

 “Nel 1986, nessuno pensava che l’Unione Sovietica e il suo enorme apparato per il controllo dei pensieri e delle parole avrebbero presto cessato di esistere. Dunque, se ti ordinavano di piantare patate, lo facevi e basta. Era la cosa più pericolosa e dannosa che potessero inventarsi, ma il suo scopo era evitare di diffondere il panico nella popolazione!”

 “Ricordo come fosse ieri di aver scelto un disco di Adriano Celentano: il pop italiano era diffuso e non vietato.” 

 “La nostalgia dell’Unione Sovietica è un elemento importante della Russia di oggi, e un fattore politico da non sottovalutare.” 

 “Si scoprì che essere poveri era più sopportabile quando lo erano tutti, ma era intollerabile se vedevi il tuo vicino molto più ricco di te.” 

 “E fu su uno dei nostri carri armati della Taman che Eltsin ebbe il suo supremo momento di gloria quando vi si arrampicò per rivolgersi ai propri sostenitori circondato dalle guardie del corpo. Qualcuno lì vicino dispiegò una bandiera, il tricolore della Russia, non la falce e martello sovietiche. La foto di quel momento è la più famosa dell’epoca e ne rende perfettamente legittimo, e il vecchio regime – che comprendeva Gorbacev – non esisteva più.” 

 “In un’epoca di cambiamento, l’indecisione è un peccato capitale.” 

 “Tutti i rancori accumulati negli anni divamparono infatti in conflitti e persino guerre. Scoprimmo da un momento all’altro che armeni e azerbaigiani si odiavano al punto che già stavano combattendo.”

 “Non mi ci volle molto per capire una delle regole più importanti della giurisprudenza: un bravo avvocato non era uno che sapeva tutto, ma uno che sapeva cosa leggere e dove trovarlo.” 

 “Essere un avvocato mi piaceva e mi piace ancora.” 

 “Era il 1996 e avevo trent’anni. Tutto attorno a me c’erano gangster, discoteche e una nuova, interessante vita da vivere. Ero uno studente e adesso possedevo una mia auto. L’unica cosa che avevo perso era l’interesse per la politica. Che mi fu restituito da Vladimir Putin.” 

 “Ho scritto il capitolo precedente in una bellissima casa a Friburgo, in Germania. Questo lo sto scrivendo dal carcere.” 

 “Quando sei in carcere, sapere che la tua famiglia sta bene rappresenta il 99 per cento della tua pace mentale.” 

 “Se i tedeschi decidono per un protocollo, cascasse il mondo ma lo seguono alla lettera.” 

 “Ho già aperto la bocca per dirlo, ma mi fermo appena in tempo, ricordando la regola d’oro di ogni politico sul pianeta Terra: evitare a qualsiasi costo di commentare le faccende di Israele e la situazione in Medio Oriente. Qualsiasi cosa dirai, infatti, scontenterà qualcuno.” 

 “C’era una morale da trarre da questa storia: poche cose meritano l’incenerimento con un lanciafiamme più di un gruppo di avvocati ubriachi consapevole che qualche scappatoia legale permetterà loro di passarla liscia dopo aver fatto i gradassi e aver spadroneggiato sulla gente comune che non conosce la legge ma ha il diritto dalla sua parte.” 

 “Capii subito di non poter credere a una sola parola pronunciata da Putin. Quella nomina, per me, fu lo stimolo a resistere. Non volevo che una persona come lui fosse il leader del mio paese.” 

 “Nei paesi autoritari, la politica è strutturata in modo molto primitivo: o sei favorevole al regime o non lo sei. E tutte le altre opzioni politiche sono state annullate.” 

 “Io sognavo che il nostro sarebbe diventato il partito di maggioranza. Volevo veder apparire un politico che intraprendesse tutti i progetti necessari e interessanti, e collaborasse direttamente con il popolo russo. Se si fosse presentata una persona così, sarei corso a offrirgli la mia collaborazione. Attesi a lungo, poi un giorno capii che quella persona potevo essere io.” 

 “Il mio consiglio a qualsiasi aspirante blogger è: se vuoi che il tuo blog decolli, posta (o pubblica video) di frequente. E poi chiedi alla gente di condividere i tuoi post. Io concludevo ogni post che mi sembrava importante con questa richiesta. Era fondamentale. Anche l’interazione è imprescindibile. Commenta i post dei tuoi amici. Partecipa alle discussioni. Mostra di interessarti alle reazioni e sii sempre pronto a stabilire un dialogo.” 

 “L’anno 2012 segnò l’avvento nella mia vita di uno schema preciso, un inarrestabile circolo vizioso che mi avrebbe accompagnato per molti anni a venire: manifestazione di protesta, arresto, manifestazione di protesta, arresto. Era sgradevole, certo, ma non mi avrebbe fermato.” 

 “A dispetto di tutte queste falsificazioni, avevo guadagnato il secondo posto nella corsa a sindaco della città più grande della Russia. E sapevo per certo che ce n’erano altri come me. Molti altri. Lo sapeva anche il Cremlino. Non mi permise mai più di partecipare a un’elezione.” 

 “Gli unici momenti della vita che contano sono quelli in cui facciamo la cosa giusta, quando non abbassiamo lo sguardo ma alziamo la testa e ci guardiamo negli occhi. Nient’altro conta.” 

 “La mia valvola di sicurezza è Twitter, il mio social media preferito. Lì sopra scrivo un sacco, di qualsiasi argomento: ecco una notizia bomba, ecco cosa ne penso, ecco i ravioli che ho appena mangiato. Con la panna acida.” 

 “Sono un cittadino russo e ho determinati diritti. E non sono disposto a vivere nella paura. Se devo combattere, combatterò, perché so di essere nel giusto, so che loro hanno torto. Perché sono dalla parte del bene e loro da quella del male.” 

 “Se mi chiedeste se odio Vladimir Putin, la risposta sarebbe: si, lo odio, ma non perché ha cercato di uccidermi o perché ha sbattuto mio fratello in prigione. Odio Putin perché ha rubato alla Russia gli ultimi vent’anni. Avrebbero potuto essere anni incredibili, un periodo mai vissuto nella nostra storia. Non avevamo nemici, La pace regnava lungo tutte le nostre frontiere. I prezzi di petrolio, gas e di tutte le nostre altre risorse naturali erano incredibilmente alti. I ricavi delle esportazioni erano enormi. Putin avrebbe potuto usare quegli anni per trasformare la Russia in un paese prospero. E tutti noi avremmo potuto vivere meglio. E invece, venti milioni di persone campano al di sotto della soglia di povertà.” 

 “La mia storia continuerà, ma qualsiasi cosa dovesse accadere a me, ai miei amici e agli alleati dell’opposizione, la Russia ha ogni possibilità di diventare un paese prospero e democratico. Il destino di questo sinistro regime, che si fonda su menzogna e corruzione, è segnato. I sogni possono diventare realtà. Il futuro è nostro.” 

 “Le ragioni tre e quattro per scrivere questo libro potrebbero suonare eccessivamente drammatiche, e se la faccenda andasse a finire male a questo punto i miei lettori più sensibili potrebbero versare una lacrimuccia. (…) Insomma, ragione tre: se mi dovessero far fuori, il libro sarà il mio lascito. La ragione quattro è di nuovo che, se mi dovessero far fuori, la mia famiglia avrà l’anticipo delle royalty che mi auguro ci saranno. Guardiamoci in faccia: se un oscuro tentato omicidio con un’arma chimica, seguito da un tragico decesso in carcere, non riesce a far vendere un libro, non so propria cosa possa farlo. L’autore del libro è stato assassinato da un malvagio presidente; che cosa potrebbe chiedere di meglio l’ufficio marketing?” 

 “Tutto questo finirà per crollare. Lo Stato di Putin non è sostenibile. Un giorno guarderemo e non ci sarà più. La vittoria è inevitabile. Ma per adesso non dobbiamo arrenderci, e dobbiamo lottare per le nostre convinzioni.”

venerdì 5 giugno 2026

Dunque, la guerra – Bernard-Henry Lévy

“Signora cancelliera, signor presidente. Vent’anni fa abbiamo assistito con entusiasmo all’evento più straordinario della fine del XX secolo: la caduta del Muro di Berlino.”

 “Insomma, cedendo a Vladimir Putin, sacrificandogli i nostri principi, dichiarando forfait prima ancora d’iniziare la partita, non faremmo altro che rafforzare, a Mosca, il nazionalismo più aggressivo.” 

 “L’Ucraina rappresenta, per l’Europa senz’anima di oggi, un’opportunità imperdibile.” 

 “Nell’ordine rigoroso, freddo, della storia delle idee, il putinismo è un duginismo. In altri termini un fascismo.”

 “La difesa dell’Ucraina è, per l’Europa, un problema di sicurezza collettiva. Non è un problema umanitario. Non è nemmeno un problema di solidarietà. In Ucraina si sta giocando, sul serio, la sicurezza collettiva del continente.” 

 “E io passerò due ore, in un ristorante di pesce vicino alla cattedrale di Santa Sofia, con un uomo in T-shirt nera, la voce leggermente rauca, non troppo alto di statura ma pulsante di energia, adrenalinico: Volodymyr Zelensky, l’umorista di cui nessuno, finora, sapeva molto e che, il giorno dopo il voto, ha sbalordito il mondo piazzandosi largamente in testa dopo il primo scrutinio.”

 “Zelensky sarà tagliato per il ruolo? Un Coluche può tramutarsi nel comandante in capo di un esercito in guerra? Sarà qualcosa di più dell’attore di sitcom la cui elezione è parsa, quasi a tutti, un exploit della società dello spettacolo? Vedo che riconosce, in ogni foto, il pezzetto di fronte dov’è stata scattata e, talvolta, l’ufficiale presente.”

 “Putin, al di là degli sproloqui che ha propinato al mondo, ha un obiettivo. Uno solo. Mettere l’Ucraina in ginocchio. E spezzare lo slancio democratico impresso, otto anni fa, dalla massa dei cittadini raccolti a Maidan di Kiev.”

 “Avevamo parlato di Beppe Grillo, quell’altro attore comico fondatore, in Italia, del Movimento 5 Stelle, e il mio paragone con lui gli aveva suscitato orrore.

” “Ho compreso che l’ex clown, l’attore, l’artista della performance del quale avevo creduto di rintracciare la natura profonda nel corso della cena di gala a Kiev, si era trasformato in un comandante di guerra.” 

 “Che gli dei siano con lui: il mondo libero si sta giocando il proprio destino nella battaglia di Kiev; e l’Europa dei principi, che sovente dubita di se stessa, ha scoperto in quest’eroico giovane uomo un nuovo padre fondatore.” 

 “Sospeso sul bottone nucleare, c’è ora un dito ossuto, duro, risoluto, che è il dito dell’odio, non solo per l’Europa, ma per il mondo.”

 “E’ la speranza di Putin. Me lo immagino, nella calma fredda della sua dacia, intento a sgranare i giorni e a misurare, con la precisione maniacale del kaghebista, il tempo necessario a un’opinione pubblica sovraccarica di immagini per abituarsi alla sofferenza di uomini che combattono, di vecchi violentati e di bambini tremanti” 

 “Da Teheran alla Cina che punta Taiwan, dai mercati dell’ex impero ottomano a quelli di un califfato che non vede l’ora di rinascere, tutti stanno osservando lo spettacolo.” 

 “Non conosco personalmente la signora Meloni. Ma mi è capitato d’incontrare Silvio Berlusconi. E con Matteo Salvini ho discusso, due anni fa, su una rete televisiva italiana. Mi aspettavo un Matamoro, ho trovato uno Scaramouche. Mi era stato annunciato un condottiero, ho trovato un incrocio tra il proprietario di casinò del film di Scorsese e un boss manovale del clan Corleone.”

 “Con Marc Roussel, li abbiamo visti soffrire a Kiev, tremare a Odessa, arretrare a Kherson. Subire, a Huliaipole, bombardamenti da fine del mondo. E ora li ritroviamo mentre lanciano una delle controffensive più stupefacenti, più audaci e più tatticamente riuscite della storia militare recente… Fa davvero molta impressione.” 

 “E’ dal primo giorno che vado ripetendo la stessa cosa. Esiste un’unica soluzione politica: la vittoria militare dell’Ucraina. Che ci sarà. Con, a seguire, la capitolazione militare di Putin e un rovesciamento politico nella guida della Russia. Non può andare altrimenti.”

giovedì 28 maggio 2026

La cura – Herman Hesse

 “Così, appena arrivato, avevo scoperto uno dei grandi segreti e incantesimi di tutti i luoghi di cura e assaporai con vera delizia la mia scoperta: la comunità del dolore, il socios habere malorum.” 

 “Come le conosciamo bene, profondamente e orrendamente bene, quelle camere tranquille, quei teatri delle nostre più atroci sofferenze, delle nostre più dolorose sconfitte, delle nostre vergogne più segrete!” 

 “Non sappiamo forse che il nostro destino ci è congenito e inevitabile, e tuttavia non ci aggrappiamo tutti, appassionatamente, all’illusione della scelta, del libero volere?”

 “Durante una breve passeggiata notturna prima di andare a dormire vidi le stelle riflesse nelle pozzanghere lasciate dalla pioggia, vidi, nel vento notturno, lungo la riva del fiume scrosciante, alcuni vecchi alberi di straordinaria bellezza. Certo sarebbero stati belli anche domani, ma in quel momento avevano quella magica, irripetibile bellezza che viene dalla nostra stessa anima e che, secondo i Greci, brilla in noi soltanto quando Eros ci guarda.” 

 “Il mattino, il famoso momento della freschezza, della rinascita, del novello impulso gioioso, a me è fatale, mi riesce spiacevole e penoso, non ci amiamo reciprocamente.” 

 “Chi di noi infermi sopporterebbe, oltre i bagni e i massaggi, oltre i fastidi e la noia, anche il digiuno e la mortificazione? No, preferiamo soltanto guarire a metà, ma vivere, in cambio, in modo un po’ più piacevole e divertente, noi non siamo giovinetti che pretendiamo l’assoluto da se stessi e dagli altri, ma persone anziane, profondamente implicate nei condizionamenti dell’esistenza, e perciò abituate a lasciare un po’ correre.” 

 “No, noi siamo volentieri disposti a morire: più tardi. Ma per oggi, dopo i bagni estenuanti, dopo la mattinata così dura da ammazzare, preferiamo godercela un po’, rosicchiare un’ala di pollo, levar la pelle a un pesce saporito, sorseggiare un bicchiere di vino rosso. Siamo fatti così, vili e deboli e goderecci, dei vecchi egoisti.” 

 “E’ incredibile quanto si faccia presto a imparare la stoltezza e il male, quanto sia facile diventare un cane poltrone, un porco grosso e godereccio!” 

 “Le sensazioni del giuoco, per me, sono state pressappoco queste: in principio me ne stavo per un po’ di tempo al margine del tavolo verde, gli occhi sui numeri, e ascoltavo la voce dell’uomo alla roulette. Il numero gridato da costui, il numero scelto dalla pallina instancabile e che ancora un secondo prima era stato un cieco e sciocco numero tra i tanti suoi simili, ora si accendeva di una calda luce nella voce di quell’uomo, nello spicchio occupato dalla pallina, negli orecchi e nei cuori degli astanti. Quatre, si sentiva dire, o cinq o trois, e il numero si accendeva, luminoso, non solo nel mio orecchio e nella mia mente, non solo sul tondo e conico piano inclinato della pallina, ma anche sul tavolo verde.”

 “Il momento in cui si vince è meraviglioso. Hai invocato il destino e ti sei rimesso nelle sue mani, credi di essere in contatto col gran mistero, hai come la strana sensazione di esserne l’amico, l’alleato; e tò, è proprio vero, ne hai conferma, la tua tacita idea segreta, il tuo piccolo miraggio nascosto s’illumina, il miracolo avviene, il presagio diviene realtà, il tuo numero viene scelto dall’onnipotente pallina della fortuna, l’uomo della roulette lo proclama ad alta voce e il croupier ti getta, con bella parabola, una manciata di fulgide monete d’argento.” 

 “E non soltanto più tardi, ma già in quel momento stesso, mentre stavo ancora giocando, sentivo tutta la profondità di quel simbolo, vedevo nel giuoco l’immagine della vita, dove le cose vanno allo stesso modo, dove un’imperscrutabile irrazionale intuizione ci dà in mano i più potenti incantesimi, scatena le più grandi energie, dove, all’indebolirsi dei buoni istinti, s’insinuano la critica e la ragione, che per un po’ di tempo si destreggiano e oppongono resistenza, finché in ultimo succede quel che deve succedere, senza che noi c’entriamo affatto, sopra la nostra testa.” 

 “Se i detti del Nuovo Testamento non li consideriamo come comandamenti ma come espressione di una straordinaria, profondissima conoscenza dei misteri dell’animo umano, la cosa più saggia che sia mai stata detta, il breve compendio di tutta l’arte di vivere e di essere felici, è la frase “ama il prossimo tuo come te stesso”, che del resto si trova già nell’Antico Testamento.”

sabato 23 maggio 2026

La biblioteca di Parigi – Janet Skeslien Charles

“I numeri mi fluttuavano nella testa come stelle. 823. I numeri erano la chiave per una nuova vita. 822. Costellazioni di speranza. 841. In camera mia a notte fonda, la mattina mentre andavo a comprare i croissant, mi si formavano davanti agli occhi, una serie dopo l’altra: 810, 840, 890.” 

 “Amavo Parigi e i suoi misteri.” 

 “La vita è una bagarre. Devi batterti per quello che desideri.” 

 “Il primo pensiero di mia madre era sempre: Cosa dirà la gente?” 

 “L’amore non era gentile. L’amore era condizionato. Le persone più vicine potevano voltarti le spalle, dirti addio per un motivo futile. Bisognava dipendere solo da sé stessi. La mia passione per la lettura crebbe: i libri non mi avrebbero tradito.” 

 “Era per quello che leggevo: per sbirciare le vite degli altri.” 

 “Desideravo poter tornare all’ultimo momento. Le avrei detto: Sei stata la mamma migliore del mondo. Ho bisogno di te. Noi abbiamo bisogno di te. Mi piaceva come guardavamo i pettirossi e speravamo di vedere i colibrì. Come vorrei che avessimo ancora una mattina insieme! Un altro abbraccio! Un’altra possibilità di dire: ti voglio bene!”

 “Il libro mi portava su un altro mondo, in un posto che mi permetteva di dimenticare.” 

 “Il dolore è un mare fatto con le tue lacrime. Onde salate coprono gli abissi scuri dove devi nuotare al tuo ritmo. Ci vuole tempo per aumentare la resistenza.” 

 “Ma io non ho mai chiesto niente. Non hai mai dovuto farlo.”

 “Guardando il papà mangiare i fagioli, notai che i suoi capelli stavano diventando grigi. Mi chiesi quali preoccupazioni lo tenessero sveglio la notte, cosa sarebbe stato disposto a fare per proteggere la sua famiglia.” 

 “Avevamo dato per scontato troppe cose.” “

Vagai per la Library per dirle addio. Prima nella sala dei periodici, dov’era iniziato tutto. Nella sala di consultazione, dove avevo imparato tanto quanto gli utenti. Nell’Aldilà, dove feci scorrere la mano lungo i dorsi dei libri per far loro sapere che non li avrei mai dimenticati. Poi uscii per l’ultima volta.”

lunedì 18 maggio 2026

L’era della comunicazione – Umberto Eco

“Non molto tempo fa, se volevate impadronirvi del potere politico in un paese, era sufficiente controllare l’esercito e la polizia… Oggi un paese appartiene a chi controlla le comunicazioni.” 

 “Ciò che conta è il bombardamento graduale e uniforme dell’informazione, dove i contenuti diversi si livellano e perdono le loro differenze.” 

“Esistono dei mezzi di comunicazione che, a differenza dei mezzi di produzione, non sono controllabili né dalla volontà privata né dalla collettività. Di fronte a essi noi tutti, dal direttore della CBS al presidente degli Stati Uniti, da Martin Heidegger al più umile contadino del delta del Nilo, siamo il proletariato.” 

 “La battaglia per la sopravvivenza dell’uomo come essere responsabile nell’Era della Comunicazione non la si vince là dove la comunicazione parte, ma là dove arriva.” 
 
“Noi dovremo essere capaci di immaginare sistemi di comunicazione complementare che ci permettano di raggiungere ogni singolo gruppo umano, ogni singolo membro dell’udienza universale.” 

 “Per cui, se si vuole essere accettati come morsicatori, bisogna mordere molto, in continuazione, senza deflettere. Alla fine nessuno ci farà più caso.” 

“Allora bisognerebbe chiedersi chi e che cosa riesca ancora a scandalizzare gli italiani, senza speranza di perdono. Nell’ordine sono: 1) il cornuto contento; 2) l’impotente beffato; 3) l’omosessuale non autorizzato (quindi sono esclusi gli artisti); 4) chi picchia i bambini; 5) chi non ama la mamma; 6) chi guadagna più di me.”  

“Si dice cosa è successo, non si approfondisce perché è potuto succedere.” 

 “Il lettore è tradito, ed è tradito perché lo si vuole tenere su di giri a tutti i costi. Ti denuncio cose terribili, non ti nascondo nulla dei mali del paese, ma in fondo non voglio deprimerti. Ti dico che la vita è brutta ma per non farti rimpiangere le tue settecento lire ti dico anche che è bella. Tre anni fa avevo chiamato censura additiva questo tipo di intervento cosmetico.” 

 “Il lettore di fronte a frasi poste tra virgolette (e quindi attribuite a qualcuno) ha il diritto di chiedersi sino a che punto deve fidarsi.” 

 “Le mie parole hanno il significato che hanno solo nella circostanza precisa in cui le ho pronunciate. Se vengono isolate dal contesto e presentate come dichiarazione ufficiale sono diventate altre parole.” 

 “La tragedia di un processo televisivo è che distrugge anche la vita di un innocente.” 

 “C’è anche il dovere di difendere la dignità del colpevole, che paga già in altra moneta. C’è una differenza tra subire un processo in aula alla presenza di cento persone e subirlo in tv alla presenza di milioni e milioni? Certo che c’è.” 

 “Noi non abbiamo ancora una idea esatta di come la presenza dei mass media possa mutare i nostri criteri di libertà, privatezza, pubblicità. Ma è costituzionalmente urgente deciderlo.” 

 “La stampa italiana è ormai succube della tv. È la tv che fissa, come si suol dire, l’agenda della stampa.” 

 “ogni giorno pare che le cataratte del cielo si siano spalancate sulle nostre regioni come non era piovuto mai, che al confronto il diluvio universale fosse stato un piccolo incidente idraulico. È qui che c’è sotto, ovvero sopra, qualcosa. È che, non volendo compromettersi troppo con notizie politicamente ed economicamente, pericolose, i direttori dei nostri Tele Niagara hanno fatto la scelta-Crimen. Una bella sequenza di teste spaccate a colpi d’ascia tiene buona la gente e non gli mette idee cattive per il capo.” 

 “Per fare rumore non è necessario inventare notizie. Basta diffondere una notizia vera, ma irrilevante, che però crea un’ombra di sospetto per il semplice fatto che viene data.” 

 “Internet, naturalmente, rappresenta, senza intento di censura, il massimo del rumore mediante il quale non si riceve nessuna informazione.” 

 “È solo nel silenzio che funziona l’unico e veramente potente mezzo di informazione che è il mormorio.” 

 “Gli editori sanno che i libri che sono diventati best seller non lo sono diventati per la pubblicità o per le recensioni, ma per un termine che in francese si dice bouche a oreille, in inglese si dice word of mouth, in italiano si dice passaparola: i libri arrivano al successo solo attraverso il mormorio.” 

mercoledì 13 maggio 2026

Porte aperte – Leonardo Sciascia

“Lei sa come la penso – disse il procuratore generale. Perfetto cominciare: di chi non si sa come la pensa, e se la pensa, e se pensa. Il piccolo giudice lo guardò con soave, indugiante, indulgente sonnolenza.” 

 “Ma da quel particolare era rampollata nella mente del giudice una constatazione: che Matteotti era stato considerato, tra gli oppositori del fascismo, il più implacabile non perché parlava in nome del socialismo, che in quel momento era una porta aperta da cui scioltamente si entrava ed usciva, ma perché parlava in nome del diritto. Del diritto penale.” 

 “Consideri, poi, se gli istinti che ribollono in un linciaggio, il furore, la follia, non siano, in definitiva, di minore atrocità del macabro rito che promuove una corte di giustizia dando sentenza di morte: una sentenza che appunto in nome della giustizia, del diritto, della ragione, del re per grazia di dio e volontà della nazione, consegna un uomo, come è da noi, al tiro di dodici fucili; dodici fucili imbracciati da dodici uomini che, arruolati per garantire il bene dei cittadini, quel supremo bene che è la vita, ad un certo punto si sono sentiti chiamati, e con tutta volontà hanno risposto, all’assassinio non solo impunito ma premiato… Una vocazione all’assassinio che si realizza con gratitudine e gratificazione da parte dello Stato.”

 “Qui, lei sa, corre l’opinione che da quando c’è il fascismo si dorme con le porte aperte… Io chiudo sempre la mia – disse il giudice.” 

 “Tant’è che spesso ci si sbaglia, nel giudicare i nostri simili come del tutto simili a noi. Ce ne sono di peggio, ma ce ne sono anche di meglio.” 

 “Questo povero Rocco: ordinario di diritto e procedura penale nella regia università di Roma, ministro della giustizia (e grazia), sua eccellenza Rocco. Titoli che andavano benissimo, a paludamento del lacché: ma quello di avvocato, che amava far precedere al suo nome, questo titolo no, il giudice non riusciva a concederglielo.”

 “Un brav’uomo, il procuratore: ma di brav’uomini è la base di ogni piramide d’iniquità.” 

 “Le porte aperte. Suprema metafora dell’ordine, della sicurezza, della fiducia: Si dorme con le porte aperte. Ma era, nel sonno, il sogno delle porte aperte; cui corrispondevano nella realtà quotidiana, da svegli, e specialmente per chi amava star sveglio e scrutare e capire e giudicare, tante porte chiuse.” 

 “Cominciando il processo, già alla prima udienza il giudice, baluginante fantasia ma insistente, infantile e suscitata dalle tante fiabe, ilari a volte, a volte spaventose, da cui la sua infanzia era stata segnata, cominciò a dirsi che sarebbe stato bello possedere la facoltà, il magico dono, di rendere invisibile l’imputato.”

 “Gli era toccato un caso in cui un uomo, anche il più giusto e sereno, il più illuminato di quella che i teologi chiamano la Grazia e quelli senza teologia chiamano la Ragione, deve fare i conti con la parte più oscura di sé, la più nascosta, la più ignobile appunto.” 

 “Carezze di pugnale: e come si può arrivare ad accettare, ad aiutare, a plaudire una fazione che le promette a quelli che vi si rifiutano?”

 “Nel suo essere spavaldo e servile, quell’uomo si poteva considerare il prodotto di un ambiente, quasi di una città intera, in cui ai servi era promessa più spavalderia che ai padroni.”

 “E anche nell’aula del processo – squallida, di avara luce, ogni cosa consunta e madida da far temere un qualche contagio, nello stagnare di un tanfo che faceva pensare alle vite degli inquisiti che vi si erano macerate, al macerarsi e muffire di carte che maceravano altri umani destini – anche se in quell’aula i due carabinieri in alta uniforme che gli stavano alle spalle gli davano un senso di sicurezza e, se so voltava a guardarli, di riposo, di ricreazione visiva. Il blu, il rosso, l’argento: colori vivi, in quell’aria smorta e purulenta.” 

 “La materia sordida di quel processo, l’atroce e sanguinolenta miseria dei fatti, cominciò a sollevarsi e a configurarsi in tragedia.”

 “Quale che sia il giudizio che l’avvocato nutre in pectore nei riguardi dell’imputato che ha accettato di difendere, il suo dovere è appunto quello di difenderlo con tutti i mezzi che la legge gli consente.” 

 “Ma anche la difesa, forse, aveva della follia una nozione del tutto comune e banale: la follia priva di metodo, priva di calcolo, inconseguenziale: mentre ci sono follie in cui è soltanto il primo anello che non tiene, e tutto il resto vi è metodico, calcolato, conseguenziale: e il primo anello è di solito quello dell’amor proprio che si è consegnato al suo nemico.” 

 “Così la pena di morte era rientrata, dopo circa quarant’anni, nella legge italiana; per la difesa dello Stato fascista; e si era arrivati a darla a chi aveva l’intenzione, soltanto l’intenzione, di attentare alla vita di Mussolini: era poi stata estesa ai più gravi delitti non politici: ma le restava quell’impronta.” 

 “Ma c’era, nella giuria che era sortita eletta per quel processo, in qualcuno dei giurati (la legge voleva ora che si chiamassero assessori), un qualche segno, appena percepibile, di umana tenerezza. Non verso l’imputato, ché nessuno poteva mai riuscire a provarne; ma verso la vita, le cose della vita, l’ordine e il disordine della vita.” 

 “C’erano state un paio d’anni prima, vistosamente ordinate dal regime, le celebrazioni dei grandi siciliani: una di quelle contraddizioni in cui il fascismo spesso cadeva, nel suo dover per certe cose fare i conti con la realtà, la storia e le abitudini degli italiani.” 

 “Non si erano mai posto il problema di giudicare il fascismo nel suo insieme, così come non se lo erano posto nei riguardi del cattolicesimo.” 

 “Parlarono della guerra appunto, dei loro ricordi. E poi di libri, dentro la bella biblioteca: e grande, armoniosa, calda del colore degli scaffali e di estrema grazia, da sfiorare il rococò e da anticipare il liberty, nelle decorazioni, negli intagli.” 

 “Le dirò che anch’io potevo sottrarmi a quel processo, mi è stato anzi autorevolmente consigliato. Ma l’ho visto come il punto d’onore della mia vita, dell’onore di vivere.” 

 “Ed è un principio di tale forza, quello contro la pena di morte, che si può essere certi di essere nl giusto anche se si resta soli a sostenerlo.” 

 “…che sono stato un morto che ha seppellito altri morti. E anzi: che lo siamo tutti, in questo nostro mestiere di accusare e di giudicare.” 

 “Ma mi conforta questa fantasia: che se tutto questo, il mondo, la vita, noi stessi, altro non è, come è stato detto, che il sogno di qualcuno, questo dettaglio infinitesimo del suo sogno, questo caso di cui stiamo a discutere, l’agonia del condannato, la mia, la sua, può anche servire ad avvertirlo che sta sognando male, che si volti su altro fianco, che cerchi di aver sogni migliori. E che almeno faccia sogni senza la pena di morte.”

venerdì 8 maggio 2026

L’autorità perduta – Paolo Crepet

 “Dovremmo trovare il coraggio di esimerci dall’idea di asportare chirurgicamente ogni forma di dolore e di frustrazione dal cammino di crescita dei nostri figli.” 

 “E quando i nostri giovani vedono che dagli adulti non viene impegno ma rassegnazione ed egoismo, come dovrebbero diventare? Cresceranno assomigliandoci.” 

 “Un bambino che “pensa troppo” comporta una sfida al silenzio e alla rassegnazione della famiglia. Si realizza così una santa pax domestica in cui ciascun membro può continuare a curare i propri personali interessi e seguire le proprie solipsistiche inclinazioni nell’evidente disinteresse verso le altrui necessità.” 

 “La prima e più immediata risposta che un genitore tende a fornire a fronte di un episodio di evidente intemperanza del proprio figlio è quella che va in sua difesa, contravvenendo alla più elementare regola di buon senso educativo.” 

 “Il bambino vissuto come peso, intralcio, impiccio, ingombrante e insopportabile responsabilità. E non già e non più come gioia, sorpresa, incanto, futuro, speranza, vitalità.” 

 “L’educazione non può prescindere dal principio etico che distingue il bene dal male: non è vero che oggi il bene e il male si sono confusi l’uno nell’altro. Sono alcuni adulti di questa comunità ad aver volutamente abdicato: perché ciò implicherebbe l’onere morale della condanna.” 

 “Quando i genitori non proveranno più vergogna se la propria creatura vorrà fare il cuoco in una trattoria in collina, si potrà finalmente impedire che i figli della borghesia italiana diventino tutti inutili e dannosi avvocati, psicologi, criminologi, attori di fiction.”

 “La vita non è mai adesso. La vita, quella vera, è sempre domani e dopodomani, ovvero è nel progetto, nel divenire, in ciò che potrà accadere.” 

 “Tante volte, in diverse regioni, mi è capitato di ascoltare genitori lamentarsi di dover fornire la carta igienica, quando non addirittura le sedie, alle scuole elementari frequentate dai figli. Come può crescere un bambino sapendo che la comunità non è capace di investire sul suo futuro, visto che non riesce a provvedere nemmeno al minimo presidio igienico?” 

 “Quei genitori non capiscono che non svegliare i figli è pedagogico, che affina le capacità di autonomia e li fa crescere indipendenti, mentre mettersi a bussare alla porta della camera per implorare che si vestano e si ricordino di lavarsi i denti significa allevarli deboli, incapaci di affrontare persino le più semplici incombenze.” 

 “Così facendo, il genitore cameriere e il genitore autista contribuiscono alla demolizione di uno dei capisaldi di una buona educazione: l’autodeterminazione, ovvero l’assunzione della responsabilità del crescere.” 

 “Il segreto dell’educare oggi risiede infatti nella capacità di sottrarre, non in quella di aggiungere. I genitori non devono essere elicotteri, camerieri, autisti, tutor e catering: solo e semplicemente genitori, ovvero sovrintendenti all’educazione. Devono stare sopra, non alla pari, occuparsi delle grandi questioni (felicità, serenità, sensibilità, complicità), non dei dettagli.” 

 “Voler bene a un giovane non significa imbonirlo con i soldi, ma permettergli di essere libero.” 

 “Molti genitori sono felici che in famiglia non vi siano motivi di dissidio. Ciò che conta è il silenzio, una dorata rassegnazione dove nessuno più comanda, nessuno più reagisce, nessuno più protesta.” 

 “Non sono i maturandi a chiedere che mamma e papà si mettano in malattia per seguirli all’esame: sono i genitori a volerlo. Non sopportano il minimo affiorare di un turbamento nei ragazzi, e non capiscono che la loro ansia induce ansia. Un’ansia che non inizia con la maturità, ma risale a quando i figli erano ancora all’asilo.” 

 “La paura per l’esame di maturità e le lacrime di una ragazza scottata dall’amore rappresentano le pietre miliari di una crescita forte e consapevole. Sono i mattoni che servono a edificare una vita piena, coraggiosa e matura. Se di quelle pietre e di quei mattoni si fanno carico i genitori sottraendoli all’ineludibile esperienza di un giovane, tutto viene vanificato e distrutto.” 

 “La compresenza di diverse figure paragenitoriali è alla base di uno dei problemi più diffusi nelle famiglie italiane: la disparità (quando non è opposizione) di punti di vista fra i vari soggetti educativi.” 

 “Le mie esperienze di frequentazioni serali di famiglie con bambini piccoli sono in genere disastrose: urlano, fanno i capricci non appena gli adulti smettono di dar loro retta, interrompono la conversazione e non ti lasciano cenare in pace. Dei despoti insopportabili, ma ancora più insopportabili sono i genitori che permettono loro qualsiasi cosa, senza mai intervenire con un sano Stai fermo e zitto! o un E’ ora di andare a letto, fila in camera!” 

 “Senza stressa saremmo morti: abbiamo bisogno di stimoli e di essere stimolati. Cancellare totalmente questo elemento è punitivo, soprattutto per chi sta evolvendo. Lo stress è un ottimo concime e come tale non deve essere somministrato in dosi massicce, ma nemmeno tolto dalla dieta per una buona crescita.” 

 “Punire è esercizio fondamentale, parte integrante dell’autorevolezza: non significa affatto violenza fisica o psicologica, ma coerenza con le regole impartite. Che senso mai potrebbe avere una regola distinta da un regolamento?” 

 “Il coraggio di avere fiducia e di credere in chi sta crescendo ha lasciato spazio a un diritto al controllo, tanto più tranquillizzante quanto più ossessivo, asfissiante e non immediatamente visibile.”

domenica 3 maggio 2026

Mia madre è un fiume – Donatella Di Pietrantonio

“Certi giorni la malattia si mangia anche i sentimenti. E’ un corpo apatico, emana l’assenza che lo svuota. Ha perso la capacità di provare. Allora non soffre, non vive.” 

 “Stavi dove nasce il vento, un posto luminoso e aspro, con le montagne a fare da quinta. Era aspra anche la gente. I bambini lavoravano, ma non quanto gli adulti, per questo in molte famiglie occupavano appena un gradino sopra i cani. Non nella tua.” 

 “Il nostro amore è andato storto, da subito. Era troppo educata al sacrificio per permettersi il piacere di stare con la sua creatura.” 

 “Riprovo poche volte a memoria la voglia di stringermi al suo odore di contadina giovane e sana. Di lei è rimasta l’assenza. Avevo una madre inaccessibile, separata, non per disamore, per fretta, quest’altra forma di disamore.” 

 “Inflessibile, aspettavo la sera. La lontananza mi mordeva il petto.” 

 “La prima rivoluzione nella tua vita l’ha fatta la scuola.”

 “Fioravante ci teneva a mandarvi a scuola. Non vi ha mai comprato un giocattolo, ma libri si, Cuore, Pinocchio, il Don Chisciotte, e romanzetti per ragazze.” 

 “Hai perso l’ingenuità verso la tua condizione scoprendo dai compagni le differenze tra le vostre vite.” 

 “Amava al contrario, non dava per paura del dare a forza che aveva conosciuto come preda.” 

 “I conti non si chiudono mai tra me e lei. Tutta la vita l’ho cercata, accattona che non sono altro. Ancora la cerco. Non la trovo. La cerco. Madre dolorosa.”

 “Ho avuto paura per il bambino. Non lo meritavo, per i miei cattivi pensieri. Sembrava appena uscito dalla fabbrica degli angeli, con la testa di pane fragrante e l’alito di latte tiepido, gli occhi vasti già aperti al mondo.” 

 “Bambini, appunto, non abbiamo mai capito perché partivano. La necessità di denaro non ci riguardava. Chiusi nel nostro mondo delimitato dagli alberi, dalle nuvole, dalla solitudine, ci svegliavamo la mattina presto, bevevamo il latte delle mucche alloggiate al piano di sotto inzuppandovi il pane fatto in casa, come la pasta del pranzo e questi tutto il resto.” 

 “La madre è il solo silenzio che risponde al suo dolore.” 

 “Ha paura. Si è persa. Perso anche il tempo. Non sa che giorno è, che mese, che anno. Non distingue più le stagioni, non riconosce l’autunno nell’orto, nella pelle d’oca delle sue braccia ancora scoperte. Brancola in questa nebbia opaca.” 

 “Dopo l’abbandono delle abitazioni, la natura si è ripresa gli spazi occupati, ha distrutto le opere, infilato l’edera nelle crepe, teso radici sotto le fondamenta, a sovvertirle. Le case hanno bisogno dell’uomo per durare.” 

 “Mia madre è un fiume. Erano un fiume i suoi capelli scuri e sottili che la corrente divideva ai lati del viso, onde a cascata sul seno, li pettinava la sera, dopo tutte le fatiche. Camminava e cantava, il fiume a fluttuare nel vento, ma solo qualche volta, di solito li raccoglieva in una crocchia.” 

 “Non si è mai lamentata del destino avverso, lo ha preso su di sé, in una tacita espiazione di una colpa solo a lei nota.”

 “Mia madre era un albero. Ho avuto la sua ombra. Mia madre era una piccola farfalla dal corpo tozzo, l’esperia, con le ali corte e il volo a scatti. Sognavo di poter toccare la sua povera bellezza. E’ stata il principio di tutti i miei desideri, la madre di ogni solitudine.” 

 “Di quanti fantasmi ti racconto. Così forti da vivi, diventano con il passare degli anni delle figurine senza potere, quasi patetiche. Hanno avuto il torto di andarsene prima di noi.” 

 “Le vacanze gli sembrano normali, per tutti. Non sa quanto costa questa normalità, la colpa che sento verso mia madre. Mi ha educata al sacrificio, la sveglia era alle sette anche a scuola chiusa, per non abituarmi all’ozio.”
 “Mia madre è un albero. Alla sua ombra mi sono giustificata. Si secca, anche l’ombra si riduce. Presto sarò allo scoperto.”

martedì 28 aprile 2026

I racconti di Nenè – Andrea Camilleri

“Io sono nato nel ’25, cioè a dire tre anni dopo che il fascismo in Italia aveva preso il potere. Quindi sono stato un bambino allevato in pieno regime fascista, e per quello che può essere la mentalità di un bambino, bè, era uno splendido regime. Era una cosa meravigliosa.” 

 “Quanto imparai in quegli anni di scuola elementare. Prima di tutto un repertorio di parolacce che mi sono portato dietro e che tornano frequentemente nei miei romanzi, e poi il concepire la vita in un modo diverso da come fino a quel momento me l’avevano insegnata in casa.” 

 “Ad un tratto sentii un rumore, mi voltai verso destra e vidi una cosa che non avevo mai visto, una sorta di casa con un cannone gigantesco: era un carro armato Sherman, di fronte al quale gli altri carri armati sembravano scatole di sardine, che avanzava.” 

 “Ah, – disse – quello è un Generale che non ce ne sono come lui. Lo vedi, va in testa a tutti. Come Generale è un Dio. Ma come uomo è un fituso. E’ na cosa fitusa… Si chiama Patton. Questo è il ricordo che ho io del Generale Patton, e dello sbarco degli americani in Sicilia.”

 “Gli americani portarono la libertà, però è altrettanto indiscutibile che l’arrivo degli americani in Sicilia significò il risveglio della mafia che era stata, in quegli anni, in quiescenza. Con gli americani la mafia tornò al potere.” 

 “Io credevo che all’infamia di fosse un limite. Invece all’infamia non c’è limite.” 

 “Io mi sono reso conto che, tra siciliani, un vero amico non deve chiedere all’altro una qualche cosa, perché non c’è bisogno, in quanto sarà preceduto dall’offerta dell’amico, che ha intuito la domanda che sarebbe arrivata.” 

 “Luigi Pirandello l’ho conosciuto di persona. Nel 1935, io avevo 10 anni.” 

 “Fin quando un personaggio non è in grado di alzarsi dalla pagina e cominciare a camminarmi per la stanza, quel personaggio, secondo me, ancora non è risolto.” 

 “Parlare dell’amore per un uomo che ha più di ottant’anni, significa in realtà fare dei consuntivi, e i consuntivi sono delle voci di cui, forse, è bene omettere i dettagli.” 

 “Se non che l’oggetto libro, l’avere tra le mani il libro, fu come levare il tappo a una bottiglia di vino frizzante. Ricominciai a scrivere.” 

 “Fra tutte le cose che ho fatto e che, ad un certo punto, ho dovuto smettere e mi sono mancate, sicuramente l’insegnamento è quella che mi manca più di tutte.” 

 “A me, delle città, interessa assai poco, mi interessa poco andare nei musei, vedere i luoghi tipici, mi interessano invece le persone che, quelle città, le vivono.”