sabato 23 maggio 2026

La biblioteca di Parigi – Janet Skeslien Charles

“I numeri mi fluttuavano nella testa come stelle. 823. I numeri erano la chiave per una nuova vita. 822. Costellazioni di speranza. 841. In camera mia a notte fonda, la mattina mentre andavo a comprare i croissant, mi si formavano davanti agli occhi, una serie dopo l’altra: 810, 840, 890.” 

 “Amavo Parigi e i suoi misteri.” 

 “La vita è una bagarre. Devi batterti per quello che desideri.” 

 “Il primo pensiero di mia madre era sempre: Cosa dirà la gente?” 

 “L’amore non era gentile. L’amore era condizionato. Le persone più vicine potevano voltarti le spalle, dirti addio per un motivo futile. Bisognava dipendere solo da sé stessi. La mia passione per la lettura crebbe: i libri non mi avrebbero tradito.” 

 “Era per quello che leggevo: per sbirciare le vite degli altri.” 

 “Desideravo poter tornare all’ultimo momento. Le avrei detto: Sei stata la mamma migliore del mondo. Ho bisogno di te. Noi abbiamo bisogno di te. Mi piaceva come guardavamo i pettirossi e speravamo di vedere i colibrì. Come vorrei che avessimo ancora una mattina insieme! Un altro abbraccio! Un’altra possibilità di dire: ti voglio bene!”

 “Il libro mi portava su un altro mondo, in un posto che mi permetteva di dimenticare.” 

 “Il dolore è un mare fatto con le tue lacrime. Onde salate coprono gli abissi scuri dove devi nuotare al tuo ritmo. Ci vuole tempo per aumentare la resistenza.” 

 “Ma io non ho mai chiesto niente. Non hai mai dovuto farlo.”

 “Guardando il papà mangiare i fagioli, notai che i suoi capelli stavano diventando grigi. Mi chiesi quali preoccupazioni lo tenessero sveglio la notte, cosa sarebbe stato disposto a fare per proteggere la sua famiglia.” 

 “Avevamo dato per scontato troppe cose.” “

Vagai per la Library per dirle addio. Prima nella sala dei periodici, dov’era iniziato tutto. Nella sala di consultazione, dove avevo imparato tanto quanto gli utenti. Nell’Aldilà, dove feci scorrere la mano lungo i dorsi dei libri per far loro sapere che non li avrei mai dimenticati. Poi uscii per l’ultima volta.”

lunedì 18 maggio 2026

L’era della comunicazione – Umberto Eco

“Non molto tempo fa, se volevate impadronirvi del potere politico in un paese, era sufficiente controllare l’esercito e la polizia… Oggi un paese appartiene a chi controlla le comunicazioni.” 

 “Ciò che conta è il bombardamento graduale e uniforme dell’informazione, dove i contenuti diversi si livellano e perdono le loro differenze.” 

“Esistono dei mezzi di comunicazione che, a differenza dei mezzi di produzione, non sono controllabili né dalla volontà privata né dalla collettività. Di fronte a essi noi tutti, dal direttore della CBS al presidente degli Stati Uniti, da Martin Heidegger al più umile contadino del delta del Nilo, siamo il proletariato.” 

 “La battaglia per la sopravvivenza dell’uomo come essere responsabile nell’Era della Comunicazione non la si vince là dove la comunicazione parte, ma là dove arriva.” 
 
“Noi dovremo essere capaci di immaginare sistemi di comunicazione complementare che ci permettano di raggiungere ogni singolo gruppo umano, ogni singolo membro dell’udienza universale.” 

 “Per cui, se si vuole essere accettati come morsicatori, bisogna mordere molto, in continuazione, senza deflettere. Alla fine nessuno ci farà più caso.” 

“Allora bisognerebbe chiedersi chi e che cosa riesca ancora a scandalizzare gli italiani, senza speranza di perdono. Nell’ordine sono: 1) il cornuto contento; 2) l’impotente beffato; 3) l’omosessuale non autorizzato (quindi sono esclusi gli artisti); 4) chi picchia i bambini; 5) chi non ama la mamma; 6) chi guadagna più di me.”  

“Si dice cosa è successo, non si approfondisce perché è potuto succedere.” 

 “Il lettore è tradito, ed è tradito perché lo si vuole tenere su di giri a tutti i costi. Ti denuncio cose terribili, non ti nascondo nulla dei mali del paese, ma in fondo non voglio deprimerti. Ti dico che la vita è brutta ma per non farti rimpiangere le tue settecento lire ti dico anche che è bella. Tre anni fa avevo chiamato censura additiva questo tipo di intervento cosmetico.” 

 “Il lettore di fronte a frasi poste tra virgolette (e quindi attribuite a qualcuno) ha il diritto di chiedersi sino a che punto deve fidarsi.” 

 “Le mie parole hanno il significato che hanno solo nella circostanza precisa in cui le ho pronunciate. Se vengono isolate dal contesto e presentate come dichiarazione ufficiale sono diventate altre parole.” 

 “La tragedia di un processo televisivo è che distrugge anche la vita di un innocente.” 

 “C’è anche il dovere di difendere la dignità del colpevole, che paga già in altra moneta. C’è una differenza tra subire un processo in aula alla presenza di cento persone e subirlo in tv alla presenza di milioni e milioni? Certo che c’è.” 

 “Noi non abbiamo ancora una idea esatta di come la presenza dei mass media possa mutare i nostri criteri di libertà, privatezza, pubblicità. Ma è costituzionalmente urgente deciderlo.” 

 “La stampa italiana è ormai succube della tv. È la tv che fissa, come si suol dire, l’agenda della stampa.” 

 “ogni giorno pare che le cataratte del cielo si siano spalancate sulle nostre regioni come non era piovuto mai, che al confronto il diluvio universale fosse stato un piccolo incidente idraulico. È qui che c’è sotto, ovvero sopra, qualcosa. È che, non volendo compromettersi troppo con notizie politicamente ed economicamente, pericolose, i direttori dei nostri Tele Niagara hanno fatto la scelta-Crimen. Una bella sequenza di teste spaccate a colpi d’ascia tiene buona la gente e non gli mette idee cattive per il capo.” 

 “Per fare rumore non è necessario inventare notizie. Basta diffondere una notizia vera, ma irrilevante, che però crea un’ombra di sospetto per il semplice fatto che viene data.” 

 “Internet, naturalmente, rappresenta, senza intento di censura, il massimo del rumore mediante il quale non si riceve nessuna informazione.” 

 “È solo nel silenzio che funziona l’unico e veramente potente mezzo di informazione che è il mormorio.” 

 “Gli editori sanno che i libri che sono diventati best seller non lo sono diventati per la pubblicità o per le recensioni, ma per un termine che in francese si dice bouche a oreille, in inglese si dice word of mouth, in italiano si dice passaparola: i libri arrivano al successo solo attraverso il mormorio.” 

mercoledì 13 maggio 2026

Porte aperte – Leonardo Sciascia

“Lei sa come la penso – disse il procuratore generale. Perfetto cominciare: di chi non si sa come la pensa, e se la pensa, e se pensa. Il piccolo giudice lo guardò con soave, indugiante, indulgente sonnolenza.” 

 “Ma da quel particolare era rampollata nella mente del giudice una constatazione: che Matteotti era stato considerato, tra gli oppositori del fascismo, il più implacabile non perché parlava in nome del socialismo, che in quel momento era una porta aperta da cui scioltamente si entrava ed usciva, ma perché parlava in nome del diritto. Del diritto penale.” 

 “Consideri, poi, se gli istinti che ribollono in un linciaggio, il furore, la follia, non siano, in definitiva, di minore atrocità del macabro rito che promuove una corte di giustizia dando sentenza di morte: una sentenza che appunto in nome della giustizia, del diritto, della ragione, del re per grazia di dio e volontà della nazione, consegna un uomo, come è da noi, al tiro di dodici fucili; dodici fucili imbracciati da dodici uomini che, arruolati per garantire il bene dei cittadini, quel supremo bene che è la vita, ad un certo punto si sono sentiti chiamati, e con tutta volontà hanno risposto, all’assassinio non solo impunito ma premiato… Una vocazione all’assassinio che si realizza con gratitudine e gratificazione da parte dello Stato.”

 “Qui, lei sa, corre l’opinione che da quando c’è il fascismo si dorme con le porte aperte… Io chiudo sempre la mia – disse il giudice.” 

 “Tant’è che spesso ci si sbaglia, nel giudicare i nostri simili come del tutto simili a noi. Ce ne sono di peggio, ma ce ne sono anche di meglio.” 

 “Questo povero Rocco: ordinario di diritto e procedura penale nella regia università di Roma, ministro della giustizia (e grazia), sua eccellenza Rocco. Titoli che andavano benissimo, a paludamento del lacché: ma quello di avvocato, che amava far precedere al suo nome, questo titolo no, il giudice non riusciva a concederglielo.”

 “Un brav’uomo, il procuratore: ma di brav’uomini è la base di ogni piramide d’iniquità.” 

 “Le porte aperte. Suprema metafora dell’ordine, della sicurezza, della fiducia: Si dorme con le porte aperte. Ma era, nel sonno, il sogno delle porte aperte; cui corrispondevano nella realtà quotidiana, da svegli, e specialmente per chi amava star sveglio e scrutare e capire e giudicare, tante porte chiuse.” 

 “Cominciando il processo, già alla prima udienza il giudice, baluginante fantasia ma insistente, infantile e suscitata dalle tante fiabe, ilari a volte, a volte spaventose, da cui la sua infanzia era stata segnata, cominciò a dirsi che sarebbe stato bello possedere la facoltà, il magico dono, di rendere invisibile l’imputato.”

 “Gli era toccato un caso in cui un uomo, anche il più giusto e sereno, il più illuminato di quella che i teologi chiamano la Grazia e quelli senza teologia chiamano la Ragione, deve fare i conti con la parte più oscura di sé, la più nascosta, la più ignobile appunto.” 

 “Carezze di pugnale: e come si può arrivare ad accettare, ad aiutare, a plaudire una fazione che le promette a quelli che vi si rifiutano?”

 “Nel suo essere spavaldo e servile, quell’uomo si poteva considerare il prodotto di un ambiente, quasi di una città intera, in cui ai servi era promessa più spavalderia che ai padroni.”

 “E anche nell’aula del processo – squallida, di avara luce, ogni cosa consunta e madida da far temere un qualche contagio, nello stagnare di un tanfo che faceva pensare alle vite degli inquisiti che vi si erano macerate, al macerarsi e muffire di carte che maceravano altri umani destini – anche se in quell’aula i due carabinieri in alta uniforme che gli stavano alle spalle gli davano un senso di sicurezza e, se so voltava a guardarli, di riposo, di ricreazione visiva. Il blu, il rosso, l’argento: colori vivi, in quell’aria smorta e purulenta.” 

 “La materia sordida di quel processo, l’atroce e sanguinolenta miseria dei fatti, cominciò a sollevarsi e a configurarsi in tragedia.”

 “Quale che sia il giudizio che l’avvocato nutre in pectore nei riguardi dell’imputato che ha accettato di difendere, il suo dovere è appunto quello di difenderlo con tutti i mezzi che la legge gli consente.” 

 “Ma anche la difesa, forse, aveva della follia una nozione del tutto comune e banale: la follia priva di metodo, priva di calcolo, inconseguenziale: mentre ci sono follie in cui è soltanto il primo anello che non tiene, e tutto il resto vi è metodico, calcolato, conseguenziale: e il primo anello è di solito quello dell’amor proprio che si è consegnato al suo nemico.” 

 “Così la pena di morte era rientrata, dopo circa quarant’anni, nella legge italiana; per la difesa dello Stato fascista; e si era arrivati a darla a chi aveva l’intenzione, soltanto l’intenzione, di attentare alla vita di Mussolini: era poi stata estesa ai più gravi delitti non politici: ma le restava quell’impronta.” 

 “Ma c’era, nella giuria che era sortita eletta per quel processo, in qualcuno dei giurati (la legge voleva ora che si chiamassero assessori), un qualche segno, appena percepibile, di umana tenerezza. Non verso l’imputato, ché nessuno poteva mai riuscire a provarne; ma verso la vita, le cose della vita, l’ordine e il disordine della vita.” 

 “C’erano state un paio d’anni prima, vistosamente ordinate dal regime, le celebrazioni dei grandi siciliani: una di quelle contraddizioni in cui il fascismo spesso cadeva, nel suo dover per certe cose fare i conti con la realtà, la storia e le abitudini degli italiani.” 

 “Non si erano mai posto il problema di giudicare il fascismo nel suo insieme, così come non se lo erano posto nei riguardi del cattolicesimo.” 

 “Parlarono della guerra appunto, dei loro ricordi. E poi di libri, dentro la bella biblioteca: e grande, armoniosa, calda del colore degli scaffali e di estrema grazia, da sfiorare il rococò e da anticipare il liberty, nelle decorazioni, negli intagli.” 

 “Le dirò che anch’io potevo sottrarmi a quel processo, mi è stato anzi autorevolmente consigliato. Ma l’ho visto come il punto d’onore della mia vita, dell’onore di vivere.” 

 “Ed è un principio di tale forza, quello contro la pena di morte, che si può essere certi di essere nl giusto anche se si resta soli a sostenerlo.” 

 “…che sono stato un morto che ha seppellito altri morti. E anzi: che lo siamo tutti, in questo nostro mestiere di accusare e di giudicare.” 

 “Ma mi conforta questa fantasia: che se tutto questo, il mondo, la vita, noi stessi, altro non è, come è stato detto, che il sogno di qualcuno, questo dettaglio infinitesimo del suo sogno, questo caso di cui stiamo a discutere, l’agonia del condannato, la mia, la sua, può anche servire ad avvertirlo che sta sognando male, che si volti su altro fianco, che cerchi di aver sogni migliori. E che almeno faccia sogni senza la pena di morte.”

venerdì 8 maggio 2026

L’autorità perduta – Paolo Crepet

 “Dovremmo trovare il coraggio di esimerci dall’idea di asportare chirurgicamente ogni forma di dolore e di frustrazione dal cammino di crescita dei nostri figli.” 

 “E quando i nostri giovani vedono che dagli adulti non viene impegno ma rassegnazione ed egoismo, come dovrebbero diventare? Cresceranno assomigliandoci.” 

 “Un bambino che “pensa troppo” comporta una sfida al silenzio e alla rassegnazione della famiglia. Si realizza così una santa pax domestica in cui ciascun membro può continuare a curare i propri personali interessi e seguire le proprie solipsistiche inclinazioni nell’evidente disinteresse verso le altrui necessità.” 

 “La prima e più immediata risposta che un genitore tende a fornire a fronte di un episodio di evidente intemperanza del proprio figlio è quella che va in sua difesa, contravvenendo alla più elementare regola di buon senso educativo.” 

 “Il bambino vissuto come peso, intralcio, impiccio, ingombrante e insopportabile responsabilità. E non già e non più come gioia, sorpresa, incanto, futuro, speranza, vitalità.” 

 “L’educazione non può prescindere dal principio etico che distingue il bene dal male: non è vero che oggi il bene e il male si sono confusi l’uno nell’altro. Sono alcuni adulti di questa comunità ad aver volutamente abdicato: perché ciò implicherebbe l’onere morale della condanna.” 

 “Quando i genitori non proveranno più vergogna se la propria creatura vorrà fare il cuoco in una trattoria in collina, si potrà finalmente impedire che i figli della borghesia italiana diventino tutti inutili e dannosi avvocati, psicologi, criminologi, attori di fiction.”

 “La vita non è mai adesso. La vita, quella vera, è sempre domani e dopodomani, ovvero è nel progetto, nel divenire, in ciò che potrà accadere.” 

 “Tante volte, in diverse regioni, mi è capitato di ascoltare genitori lamentarsi di dover fornire la carta igienica, quando non addirittura le sedie, alle scuole elementari frequentate dai figli. Come può crescere un bambino sapendo che la comunità non è capace di investire sul suo futuro, visto che non riesce a provvedere nemmeno al minimo presidio igienico?” 

 “Quei genitori non capiscono che non svegliare i figli è pedagogico, che affina le capacità di autonomia e li fa crescere indipendenti, mentre mettersi a bussare alla porta della camera per implorare che si vestano e si ricordino di lavarsi i denti significa allevarli deboli, incapaci di affrontare persino le più semplici incombenze.” 

 “Così facendo, il genitore cameriere e il genitore autista contribuiscono alla demolizione di uno dei capisaldi di una buona educazione: l’autodeterminazione, ovvero l’assunzione della responsabilità del crescere.” 

 “Il segreto dell’educare oggi risiede infatti nella capacità di sottrarre, non in quella di aggiungere. I genitori non devono essere elicotteri, camerieri, autisti, tutor e catering: solo e semplicemente genitori, ovvero sovrintendenti all’educazione. Devono stare sopra, non alla pari, occuparsi delle grandi questioni (felicità, serenità, sensibilità, complicità), non dei dettagli.” 

 “Voler bene a un giovane non significa imbonirlo con i soldi, ma permettergli di essere libero.” 

 “Molti genitori sono felici che in famiglia non vi siano motivi di dissidio. Ciò che conta è il silenzio, una dorata rassegnazione dove nessuno più comanda, nessuno più reagisce, nessuno più protesta.” 

 “Non sono i maturandi a chiedere che mamma e papà si mettano in malattia per seguirli all’esame: sono i genitori a volerlo. Non sopportano il minimo affiorare di un turbamento nei ragazzi, e non capiscono che la loro ansia induce ansia. Un’ansia che non inizia con la maturità, ma risale a quando i figli erano ancora all’asilo.” 

 “La paura per l’esame di maturità e le lacrime di una ragazza scottata dall’amore rappresentano le pietre miliari di una crescita forte e consapevole. Sono i mattoni che servono a edificare una vita piena, coraggiosa e matura. Se di quelle pietre e di quei mattoni si fanno carico i genitori sottraendoli all’ineludibile esperienza di un giovane, tutto viene vanificato e distrutto.” 

 “La compresenza di diverse figure paragenitoriali è alla base di uno dei problemi più diffusi nelle famiglie italiane: la disparità (quando non è opposizione) di punti di vista fra i vari soggetti educativi.” 

 “Le mie esperienze di frequentazioni serali di famiglie con bambini piccoli sono in genere disastrose: urlano, fanno i capricci non appena gli adulti smettono di dar loro retta, interrompono la conversazione e non ti lasciano cenare in pace. Dei despoti insopportabili, ma ancora più insopportabili sono i genitori che permettono loro qualsiasi cosa, senza mai intervenire con un sano Stai fermo e zitto! o un E’ ora di andare a letto, fila in camera!” 

 “Senza stressa saremmo morti: abbiamo bisogno di stimoli e di essere stimolati. Cancellare totalmente questo elemento è punitivo, soprattutto per chi sta evolvendo. Lo stress è un ottimo concime e come tale non deve essere somministrato in dosi massicce, ma nemmeno tolto dalla dieta per una buona crescita.” 

 “Punire è esercizio fondamentale, parte integrante dell’autorevolezza: non significa affatto violenza fisica o psicologica, ma coerenza con le regole impartite. Che senso mai potrebbe avere una regola distinta da un regolamento?” 

 “Il coraggio di avere fiducia e di credere in chi sta crescendo ha lasciato spazio a un diritto al controllo, tanto più tranquillizzante quanto più ossessivo, asfissiante e non immediatamente visibile.”

domenica 3 maggio 2026

Mia madre è un fiume – Donatella Di Pietrantonio

“Certi giorni la malattia si mangia anche i sentimenti. E’ un corpo apatico, emana l’assenza che lo svuota. Ha perso la capacità di provare. Allora non soffre, non vive.” 

 “Stavi dove nasce il vento, un posto luminoso e aspro, con le montagne a fare da quinta. Era aspra anche la gente. I bambini lavoravano, ma non quanto gli adulti, per questo in molte famiglie occupavano appena un gradino sopra i cani. Non nella tua.” 

 “Il nostro amore è andato storto, da subito. Era troppo educata al sacrificio per permettersi il piacere di stare con la sua creatura.” 

 “Riprovo poche volte a memoria la voglia di stringermi al suo odore di contadina giovane e sana. Di lei è rimasta l’assenza. Avevo una madre inaccessibile, separata, non per disamore, per fretta, quest’altra forma di disamore.” 

 “Inflessibile, aspettavo la sera. La lontananza mi mordeva il petto.” 

 “La prima rivoluzione nella tua vita l’ha fatta la scuola.”

 “Fioravante ci teneva a mandarvi a scuola. Non vi ha mai comprato un giocattolo, ma libri si, Cuore, Pinocchio, il Don Chisciotte, e romanzetti per ragazze.” 

 “Hai perso l’ingenuità verso la tua condizione scoprendo dai compagni le differenze tra le vostre vite.” 

 “Amava al contrario, non dava per paura del dare a forza che aveva conosciuto come preda.” 

 “I conti non si chiudono mai tra me e lei. Tutta la vita l’ho cercata, accattona che non sono altro. Ancora la cerco. Non la trovo. La cerco. Madre dolorosa.”

 “Ho avuto paura per il bambino. Non lo meritavo, per i miei cattivi pensieri. Sembrava appena uscito dalla fabbrica degli angeli, con la testa di pane fragrante e l’alito di latte tiepido, gli occhi vasti già aperti al mondo.” 

 “Bambini, appunto, non abbiamo mai capito perché partivano. La necessità di denaro non ci riguardava. Chiusi nel nostro mondo delimitato dagli alberi, dalle nuvole, dalla solitudine, ci svegliavamo la mattina presto, bevevamo il latte delle mucche alloggiate al piano di sotto inzuppandovi il pane fatto in casa, come la pasta del pranzo e questi tutto il resto.” 

 “La madre è il solo silenzio che risponde al suo dolore.” 

 “Ha paura. Si è persa. Perso anche il tempo. Non sa che giorno è, che mese, che anno. Non distingue più le stagioni, non riconosce l’autunno nell’orto, nella pelle d’oca delle sue braccia ancora scoperte. Brancola in questa nebbia opaca.” 

 “Dopo l’abbandono delle abitazioni, la natura si è ripresa gli spazi occupati, ha distrutto le opere, infilato l’edera nelle crepe, teso radici sotto le fondamenta, a sovvertirle. Le case hanno bisogno dell’uomo per durare.” 

 “Mia madre è un fiume. Erano un fiume i suoi capelli scuri e sottili che la corrente divideva ai lati del viso, onde a cascata sul seno, li pettinava la sera, dopo tutte le fatiche. Camminava e cantava, il fiume a fluttuare nel vento, ma solo qualche volta, di solito li raccoglieva in una crocchia.” 

 “Non si è mai lamentata del destino avverso, lo ha preso su di sé, in una tacita espiazione di una colpa solo a lei nota.”

 “Mia madre era un albero. Ho avuto la sua ombra. Mia madre era una piccola farfalla dal corpo tozzo, l’esperia, con le ali corte e il volo a scatti. Sognavo di poter toccare la sua povera bellezza. E’ stata il principio di tutti i miei desideri, la madre di ogni solitudine.” 

 “Di quanti fantasmi ti racconto. Così forti da vivi, diventano con il passare degli anni delle figurine senza potere, quasi patetiche. Hanno avuto il torto di andarsene prima di noi.” 

 “Le vacanze gli sembrano normali, per tutti. Non sa quanto costa questa normalità, la colpa che sento verso mia madre. Mi ha educata al sacrificio, la sveglia era alle sette anche a scuola chiusa, per non abituarmi all’ozio.”
 “Mia madre è un albero. Alla sua ombra mi sono giustificata. Si secca, anche l’ombra si riduce. Presto sarò allo scoperto.”

martedì 28 aprile 2026

I racconti di Nenè – Andrea Camilleri

“Io sono nato nel ’25, cioè a dire tre anni dopo che il fascismo in Italia aveva preso il potere. Quindi sono stato un bambino allevato in pieno regime fascista, e per quello che può essere la mentalità di un bambino, bè, era uno splendido regime. Era una cosa meravigliosa.” 

 “Quanto imparai in quegli anni di scuola elementare. Prima di tutto un repertorio di parolacce che mi sono portato dietro e che tornano frequentemente nei miei romanzi, e poi il concepire la vita in un modo diverso da come fino a quel momento me l’avevano insegnata in casa.” 

 “Ad un tratto sentii un rumore, mi voltai verso destra e vidi una cosa che non avevo mai visto, una sorta di casa con un cannone gigantesco: era un carro armato Sherman, di fronte al quale gli altri carri armati sembravano scatole di sardine, che avanzava.” 

 “Ah, – disse – quello è un Generale che non ce ne sono come lui. Lo vedi, va in testa a tutti. Come Generale è un Dio. Ma come uomo è un fituso. E’ na cosa fitusa… Si chiama Patton. Questo è il ricordo che ho io del Generale Patton, e dello sbarco degli americani in Sicilia.”

 “Gli americani portarono la libertà, però è altrettanto indiscutibile che l’arrivo degli americani in Sicilia significò il risveglio della mafia che era stata, in quegli anni, in quiescenza. Con gli americani la mafia tornò al potere.” 

 “Io credevo che all’infamia di fosse un limite. Invece all’infamia non c’è limite.” 

 “Io mi sono reso conto che, tra siciliani, un vero amico non deve chiedere all’altro una qualche cosa, perché non c’è bisogno, in quanto sarà preceduto dall’offerta dell’amico, che ha intuito la domanda che sarebbe arrivata.” 

 “Luigi Pirandello l’ho conosciuto di persona. Nel 1935, io avevo 10 anni.” 

 “Fin quando un personaggio non è in grado di alzarsi dalla pagina e cominciare a camminarmi per la stanza, quel personaggio, secondo me, ancora non è risolto.” 

 “Parlare dell’amore per un uomo che ha più di ottant’anni, significa in realtà fare dei consuntivi, e i consuntivi sono delle voci di cui, forse, è bene omettere i dettagli.” 

 “Se non che l’oggetto libro, l’avere tra le mani il libro, fu come levare il tappo a una bottiglia di vino frizzante. Ricominciai a scrivere.” 

 “Fra tutte le cose che ho fatto e che, ad un certo punto, ho dovuto smettere e mi sono mancate, sicuramente l’insegnamento è quella che mi manca più di tutte.” 

 “A me, delle città, interessa assai poco, mi interessa poco andare nei musei, vedere i luoghi tipici, mi interessano invece le persone che, quelle città, le vivono.”

giovedì 23 aprile 2026

Il paradiso delle signore – Emile Zola

“Denise si era avviata a piedi dalla Gare Saint-Lazare, dove era scesa con i due fratelli da un treno proveniente da Cherbourg dopo aver trascorso la notte sulla dura panca di una carrozza di terza classe.” 

 “Era un continuo ronzio di macchina in azione, un’infornata di clienti stipate nei reparti, stordite con le merci e poi spedite alla cassa. Il tutto con la precisione e la regolarità di un congegno meccanico che piegava un intero popolo di donne alla logica dei suoi ingranaggi.” 

 “A quell’ora della sera il Bonheur des Dames l’aveva completamente conquistata con il suo bagliore di fornace.” 

 “Si era gettata di nuovo sul letto e piangeva pensando ai suoi bambini, piangeva a dirotto senza avere la forza di togliersi le scarpe, ubriaca di fatica e di tristezza.” 

 “Ormai non erano più che ingranaggi presi nel movimento della macchina, spogliati della loro personalità, meri addendi che si sommavano nella forza totale e anonima del potente falansterio.”

 “Era la cattedrale del commercio moderno, solida e leggera, eretta per il popolo delle clienti.” 

 “Era la realizzazione moderna di un palazzo da sogno, di una torre di Babele che saliva di piano in piano, si allargava in ampie sale e apriva fughe prospettiche su altri piani e altre sale, all’infinito.” 

 “Il denaro è così stupido se non si spende.”

 “Dietro lo zio, che avanzava con il passo muto e cieco di un bue bastonato, le sembrava di sentire lo scalpiccio di una mandria condotta al macello, il fallimento delle botteghe di un intero quartiere, tutto il piccolo commercio che trascinava la sua rovina nel fango nero di Parigi con un calpestio di ciabatte.” 

 “Non poteva far altro che assistere fino alla fine all’opera inesorabile della vita che trae continuamente dalla morte il seme che la feconda.” 

 “Con la sua impresa aveva creato una nuova religione; le chiese a poco a poco disertate dalla fede vacillante erano soppiantate dal suo bazar nelle anime ormai disoccupate.” 

 “Teneva Denise tra le braccia, la stringeva perdutamente al petto dicendole che adesso poteva partire, che avrebbe passato un mese a Valognes in modo da chiudere la bocca alla gente e che poi sarebbe andato lui stesso a riprenderla per ricondurla al suo braccio, regina onnipotente.”

sabato 18 aprile 2026

La strada giovane – Antonio Albanese

“Nel letto che non smetteva di tremare, Nino pensava al calore del pane. Era certo che se ci avesse pensato abbastanza forte, sarebbe riuscito a sentirlo proprio sui palmi delle mani. Ma era difficile concentrarsi, se i denti battevano in quel modo.” 

 “Davvero non c’era niente di più zitto di un siciliano che avesse deciso di star zitto.” 

 “La fame vera era una presenza, fissa al tuo fianco, impossibile da scacciare o da ignorare. Qualcosa di fisico, di reale come i tronchi degli alberi, come i sassi. E di tormentoso.” 

 “Non c’era nessuno intorno e guardando giù vide che era una strada strana, non piena di buchi e rovinata come tutte quelle che aveva visto finora, ma una strada che sembrava rifatta di fresco. Una strada giovane. Nino avanzò deciso verso il piccolo paese.” 

 “Tutto è perduto, con la guerra. Il Papa e sua nonna avevano ragione. Erano perdute le vie e i ponti e le ferrovie e le case, e poi i tralicci dell’elettricità, i vestiti dei bambini, gli sguardi delle persone.” 

 “Addentandolo, Nino non riuscì più a trattenere il pianto, perché quello, per quanto secco, era pane vero, il primo che mangiava da settimane, da mesi, da prima di finire internato. Non sapeva ancora di casa, quel pane, ma almeno non sapeva di cenere.” 

 “Forse due miracoli, in un giorno, potevano anche succedere.” 

 “In piedi sulla riva del mare, Nino guardava la Sicilia. Era lì, vera, vicinissima: solo una sagoma nella notte, ma reale. Pochi chilometri di acqua salata lo separavano da Messina. Non riusciva a smettere di piangere. Se ne stava lì in piedi con le braccia lungo i fianchi, e singhiozzava.” 

 “Quel passo si chiamava traghetto e lui avrebbe preso il traghetto. Senza biglietto, pazienza. Che lo buttassero a mare. Nino aveva paura, ma era anche stanco paura.” 

 “Vai subito a casa da tua madre, cosa aspetti? Allora Nino balzò in piedi e si mise a correre. A correre come se fosse inseguito dai tedeschi, dai combattimenti, dagli americani, dai banditi e dai contrabbandieri tutti insieme. Come se fosse l’ultima corsa. Arrivò a casa senza fiato, non si fermò a chiedersi se ci fosse qualcuno, a pensare a cosa potesse essere successo. Salì le scale e bussò alla porta.” 

 “Era a casa, e a casa c’era qualcuno che poteva sempre risolvere ogni situazione. Papà! chiamò.” 

 “Sa che non è tornato uguale, e non solo per le decine di chili in meno ma per le ombre nella testa, per gli incubi nella memoria.” 

 “Non c’è più niente di cui aver paura. Piega un ginocchio a terra, seguendo la preghiera iniziale. Poi si rialza, muove i primi passi, timidi all’inizio, poi più decisi. Adesso è tempo di ballare.”

lunedì 13 aprile 2026

Testa alta, e avanti – Gaia Tortora

“Prima di tutto, i fatti. Alle 4.15 del 17 giugno 1983 mio padre viene arrestato per associazione a delinquere di stampo camorristico, prelevato dalla sua stanza dell’Hotel Plaza di Roma e trasferito in via In Selci, in una caserma non lontana dal Colosseo. Quel mattino io sono una quattordicenne che deve sostenere l’esame di terza media.” 

 “Non so bene cosa sia la camorra, ma so per certo che mio padre non ne fa parte.” 

 “Piero Angela si avvicina in silenzio, mi si siede accanto e comincia a parlare. Sottovoce, come se temesse, rompendo il silenzio, di rompere anche me.” 

 “Quel giorno è iniziato uno dei più clamorosi casi di malagiustizia che la storia italiana ricordi, ma anche un calvario umano che sarebbe durato anni, deviando il corso di tante vite: quella di mio padre in primis, ma anche quella di mia madre, di mia sorella, la mia. E, ancora, quella delle persone che con noi hanno vissuto e vivono. Esagero? Non credo. Il dolore non va via mai.” 

 “Forte sempre, a ogni costo. Il sorriso usato come scudo: fingi che tutto vada bene e nessuno insisterà per guardare dietro.” 

 “Mentre la giustizia sbagliava, e i giornalisti scrivevano, fotografavano e filmavano, dietro, le nostre vite stravolte deragliavano.” 

 “… credo nel potere delle storie di cambiare il mondo, e spero che, almeno un po’, possa avercelo anche la mia.” 

 “Prima di dormire, immancabilmente, leggeva. Per la verità, ricordo che passava intere serate a leggere, seduto nel suo studio, circondato da migliaia di volumi. Per lui la cultura era tutto.” 

 “Poi, di colpo, la realtà per come l’avevo conosciuta è scomparsa. Al suo posto c’era questa nuova versione, in cui mio padre era rappresentato come un mostro macchiatosi dei più abietti reati.” 

 “Da quando l’ingiustizia ha fatto irruzione sul mio pianetino con la potenza di un meteorite, mi aspetto costantemente il peggio. Temo l’eccessiva routine, la troppa tranquillità: se tutto va bene, significa che qualcosa di orribile sta per accadere.” 

 “Nam-myoho-renge-kyo è espressione della determinazione con cui lo spirito umano tenta di elevarsi, di realizzare in pienezza il proprio potenziale, armonizzandosi al ritmo dell’universo. Determinazione, perché esercitare il potere, rimanere saldi in questa convinzione qualsiasi cosa accada, è un lavoro senza pause.” 

 “Mai avrei potuto immaginare che la dignità e l’onore potessero stare nell’esatto contrario, nel rimanere in cella anche se la detenzione è ingiusta, finché la giustizia avrà fatto il suo corso, finché non si sarà scontata la pena. E’ questo, uno degli insegnamenti più potenti di mio padre.”

“Fu allora che feci le prime considerazioni sul pubblico e una in particolare: che bisogna comportarsi davanti ai pastori esattamente come ci si comporta davanti alla gente in smoking.” 

 “Dentro” mio padre ha scoperto un’umanità inimmaginabile se non si è mai entrati in un carcere.” 

 “Mi scrisse: Io sto impazzendo, non solo a fare il letto, ma a stappare i lavandini, a spazzare, a fare ordine. Ho le mani sempre gelate perché qui non abbiamo l’acqua calda: ma mi arrangio. Alle sei, sono già in piedi. E alle sette, a letto. Papà fa il suo dovere di uomo: resiste.” 

 “I media l’avevano già giudicato: colpevole. Mio padre era il protagonista di una narrazione monocorde: la caduta dell’intoccabile.” 

 “Enzo Biagi, per esempio, a una settimana dall’arresto fu il primo a porsi la più elementare e ovvia delle domande: E se Tortora fosse innocente?” 

“Una volta che si sarà costretti a toglierla, – scrisse Leonardo Sciascia – l’intera costruzione crollerà e tutto apparirà sbagliato e privo di credibilità. E resterà il problema del come e del perché dei magistrati, dei giudici, abbiano prestato fede a una costruzione che fin dal primo momento appariva fragile all’uomo della strada, al cittadino che soltanto legge o ascolta le notizie. Mio padre era ammirato dalle parole di Sciascia, da quelle di Biagi, i soli, mi scrisse, – a sfidare quelle carogne giorno dopo giorno. Come si irritano gli scarafaggi e le pulcinelle dinnanzi all’elenco delle loro infamie, truci custodi di una legge che sono i primi a disonorare!”

“L’idea che qualcuno potesse avere anche soltanto un dubbio mi consumava. E consumava mio padre così come tutte le persone vittime di errori giudiziari.” 

 “Quello che non dovrebbe capitare, infatti, sono le persecuzioni. Perché segnalano la mancanza di volontà di ammettere l’errore, di chiedere scusa e di rimediare. Anzi, denotano l’intento di lasciare le cose così come stanno, di non vedere, di non verificare. Mio padre non è stato vittima di un errore ma – appunto – di una persecuzione. Ed è ciò che ho pagato personalmente per decenni.” 

“Da una minuscola crepa, invisibile a occhio nudo, ha cominciato a filtrare un dubbio che non avevo mai provato (di certo mai così intenso): non essere abbastanza.” 

“Combattere significava anche questo: tenere duro, resistere.” 

“Non so quanti muri ho dovuto abbattere per poterlo scrivere, ma oggi ho finalmente capito che il guerriero forte è quello capace di riconoscere la propria debolezza: tutti gli altri sono guerrieri condannati a smettere di combattere.” 

“Lui era sì uscito dal carcere, ma il carcere non usciva da lui.” 

“Resistere sfinisce, drena una quantità di energie inimmaginabile.” 

“E’ stato così anche per mio padre: per ogni giudice disposto a credere acriticamente ai pentiti, ce n ‘è stato un altro disposto a mettersi a studiare gli atti, a farsi domande, a rimettere le cose in ordine.” 

 “…. chiunque ti abbia anche soltanto sentito nominare o ti riconosca per strada potrà formarsi un’idea in merito. E’ un peso che schiaccia.” 

“Ho deciso di scrivere perché so che cosa significa vedere la propria vita deragliare senza poter fare nulla per fermarla. E conosco la fatica che costa, quando si è a terra, doversi rimettere in piedi, individuare nuovi binari, una nuova traiettoria.” 

 “Chi sostiene di fare informazione, chi di fare controinformazione, tutti sono convinti di avere la verità in tasca e questo propinano a un pubblico sempre più innamorato delle proprie ragioni: una verità assoluta, elementare, bianca o nera, senza sfumature. La mia storia personale mi ha portato ad avere paura di chi non ha mai dubbi, di chi sbandiera le proprie certezze granitiche come un guanto di sfida.” 

 “Ascoltare più campane, indagare, cercare risposte, approfondire… per me sono ossessioni.” 

 “I titoli acchiappa-clic, le locandine che puntano allo scandalo non rispecchiano la realtà: la esacerbano. Questo non può che nuocere a un paese facile alle divisioni, ma fa male, malissimo, a chi finisce nel tritacarne del sistema mediatico.” 

 “Per questo bisognerebbe avere il coraggio di chiedere scusa. Chiedere scusa è importante per tutti, per chi vede riconosciuta la propria innocenza, la propria sofferenza, ma anche per chi ha sbagliato.” 

 “In fondo è tutto qui: essere attenti agli altri. Garbati, avrebbe detto mio padre. Di buonsenso, aggiungo io. Un atteggiamento che si può tenere solo se si smette di avere uno sguardo ombelicale, autoreferenziale, egoista, e si sceglie di essere consapevoli di far parte di una comunità.” 

 “Tutti siamo vulnerabili. Nessuno può essere forte ogni istante della sua vita, nessuno può combattere a ciclo continuo.” “Di recente mi sono fatta un regalo: ho imparato a viaggiare da sola.”

mercoledì 8 aprile 2026

La sconfitta dell’Occidente – Emmanuel Todd

“Il 24 febbraio 2022, Vladimir Putin è comparso sugli schermi televisivi di tutto il mondo annunciando l’ingresso delle truppe russe in Ucraina.” 

 “Essendo abituati a dettare i valori a cui il mondo deve aderire, gli occidentali credevano sinceramente, e stupidamente, che il pianeta intero fosse pronto a condividere la loro indignazione nei confronti della Russia. La loro aspettativa è rimasta delusa.” 

 “E’ l’ostilità verso un altro gruppo che genera la solidarietà nei confronti del proprio.” 

 “Il paradosso di questo libro è che, partendo dall’azione militare intrapresa dalla Russia, esso ci condurrà alla crisi dell’Occidente.” 

 “La scomparsa della nostra capacità di concepire la diversità del mondo ci ha impedito di avere una visione realistica della Russia.” 

 “Il sistema Putin risulta stabile in quanto è frutto della storia russa e non dell’opera di un singolo individuo.” 

 “A parer mio, ciò che i leader russi temono maggiormente è un intervento militare diretto della Polonia, poiché il numero dei polacchi li costringerebbe a una mobilitazione completa e pertanto a una militarizzazione della società, il che farebbe perdere loro il beneficio della ritrovata pace civile sotto Putin.”

 “Gli occidentali nutrono scarso interesse nei confronti dell’Europa dell’Est, che vedono come una massa indifferenziata.” 

 “Nell’Ovest la protezione delle minoranza è diventata un’ossessione. Il più delle volte pensiamo a coloro che sono oppressi, i neri o gli omosessuali, ma la minoranza meglio protetta ne mondo occidentale è senza dubbio quella dei ricchi, a prescindere che essi rappresentino l’1 per cento della popolazione, lo 0,1 o lo 0,01 per cento. In Russia, invece, non sono protetti né gli omosessuali né gli oligarchi, perciò le nostre democrazie liberali stanno diventando delle oligarchie liberali.” 

 “Se l’emergere di uno stato zero della religione ha spazzato via il sentimento nazionale, l’etica del lavoro, il concetto di una morale sociale vincolante, la capacità di sacrificarsi per la comunità, è ovvio che tutte queste cose, la cui assenza rende fragile l’Occidente in guerra, non riappariranno nei prossimi cinque anni, ovvero nell’arco di tempo che, a mio parere, occorrerà ai russi per concludere con successo la loro offensiva.”

 “Quando il matrimonio tra persone dello stesso sesso viene considerato equivalente a quello tra persone di sesso diverso, possiamo allora dire che la società in oggetto ha raggiunto uno stato zero della religione.” 

 “Il progetto europeo è morto. Un senso di vuoto sociologico e storico si è impadronito delle nostre élite e delle nostre classi medie. In un simile contesto, l’attacco russo all’Ucraina è stato quasi una manna dal cielo.” 

 “Se scaviamo nell’inconscio della NATO, scopriamo che il suo apparato militare, ideologico e psicologico non esiste più per proteggere l’Europa occidentale, ma per controllarla.” 

 “Riassumiamo: i redditi più alti delle persone con un livello di istruzione maggiore riflettono il fatto che gli avvocati, i banchieri e molte altre figure che trovano posto nel terziario sono, se in branco, eccellenti predatori. Ecco dunque l’ultima perversione a cui ha condotto lo sviluppo dell’istruzione: la moltiplicazione dei laureati crea una moltitudine di parassiti.” 

 “Il campo occidentale ha tuttavia continuato a pensare e ad agire come se fosse sempre il padrone del mondo e i suoi media si sono ostinati a trattarlo come se lui solo costituisse la comunità internazionale.” 

 “La Russia non avrebbe mai resistito così bene alle sanzioni se il Resto del mondo, costretto dagli Stati Uniti e dal loro campo a scegliere, non avesse in fondo accettato di aiutare la Russia. E così l’Occidente ha scoperto che la cosa non gli piace affatto. Ed è stata una terribile ferita narcisistica.” 

 “Gli occidentali considerano arretrati tutti i paesi ostili alla ideologia LGBT. Sicuri di incarnare la modernità universale, non hanno capito che si stavano rendendo sospetti al mondo patrilineare, omofobo e di fatto contrapposto alla rivoluzione occidentale dei costumi.”

venerdì 3 aprile 2026

Il padre infedele – Antonio Scurati

“Ieri mattina, all’improvviso, mia moglie è scoppiata a piangere in cucina. Erano le dieci in punto.” 

 “Ancora qualche attimo di pianto sincopato e poi, stremata, ha detto: Forse non mi piacciono gli uomini.” 

 “Allora mi sono alzato e l’ho accarezzata. Le ho accarezzato il volto come fanno le madri, non il capo come fanno i padri.”

 “Il suo assistente, indietro di un passo, seguiva la scena di sottecchi. Era ancora giovane ma già curvo, pavido, viscido, intrigante, ligio al dovere e a un’orgogliosa, perentoria mediocrità. Nel giro di pochi anni sarebbe diventato preside della facoltà.” 

 “Insomma, a ben guardare, preferendo la gastronomia alla filosofia, io mi ero limitato a nuotare nella corrente di fine millennio.” 

 “Dopo un secolo di banalità del male, la promessa di felicità dischiusa dal nuovo millennio non poteva che essere altrettanto banale.” 

 “Rimetti quella parolina equivoca in cima alla lista della spesa. Felicità. In suo nome ridiventi umile, docile, bonario. Vai al supermercato. Lì troverai tutte le cose degne della tua ricerca non per la loro intrinseca capacità di donarti la contentezza, ma perché milioni di altri uomini, non peggiori né migliori di te, le hanno desiderate per la propria gioia e continuano a farlo, non diversamente da come milioni, miliardi di maschi prima di te si sono accoppiati stabilmente con femmine prese in moglie, con loro hanno generato dei figli e al loro fianco sono invecchiati vedendoli crescere e andarsene. Va così di questi tempi: è l’ideologia del supermercato a creare nella mente maschile la psicologia del marito.” 

 “Il demone buono della grande distribuzione adesso è con te, ti guiderà in tutti gli anni a venire nei reparti dei detersivi, dei cibi in scatola e di quelli surgelati mentre terrai per mano i tuoi figli bambini.” 

 “Tu ora non sei più un ragazzo, sei un uomo. E l’uomo, d’ora in avanti, sarà l’animale che potrebbe essere felice. Sarà l’animale in predicato di beatitudine. L’uomo, l’animale in odore di felicità.” 

 “Bisogna per forza passare attraverso il tedio di sé, se si vogliono raggiungere certi risultati.” 

 “Ero irrequieto, polemico, insoddisfatto, appassionato e litigioso. In breve, ero me stesso.” 

 “Ripensandoci ora, mi sembra al tempo stesso banale e impossibile che io sia sopravvissuto. Alla disintegrazione psichica, intendo. Soprattutto, mi pare quasi inverosimile che il ragazzo di allora sia vissuto sufficientemente a lungo da divenire l’uomo di adesso.” 

 “…quel ragazzo che si autocommiserava tenacemente era quanto di più distante si possa immaginare dalla virtù di un padre: la ferma e soccorrevole compassione per qualcuno che non sia noi stessi. Sì, ora so che tutta quella madornale, giovanile tempesta emotiva non sarebbe mai bastata a fare di un piccolo dramma psicologico il gran teatro del mondo su cui, ogni sera, va in scena la vita.” 

 “Non riesco a immaginare niente di più stressante di una vita spesa a combattere lo stress.” 

 “Non avere paura, le dirò, andrà come deve andare. Se ci sarà da soffrire soffriremo; se ci sarà da piangere, ebbene, piangeremo. E poi, in un modo o nell’altro, ne verremo a capo. Questo te lo prometto. Ci puoi contare. Tu dormi, qualunque cosa tu sia, dormi.” 

 “Per un maschio, finché il bambino non esce non esiste. Il padre nasce con lui. Se nasce.” 

 “Nonostante tutti i nostri sforzi, le nostre vane speranze, la tua primissima esperienza umana è stata, però, quella della mancanza. Il tuo primissimo respiro un istante di asfissia. La tua prima parola il pianto. Sei venuta al mondo lottando. Sappilo e non dimenticarlo.” 

 “Ed è per questo motivo che io ti amerò sempre e sempre sarò al tuo fianco. Io sono tuo padre e soccorrerò il tuo pianto. Salve, bambina. Salute a te, creatura venuta a questa sponda di sabbia e sassi dagli oceani prosciugati. Che tu sia la benvenuta a questo mondo.” 

 “Io credo nel dono delle cose deperibili, nella forza benigna irradiata dalle gioie caduche; credo anzi che le cose di cui potremmo essere privati – e di cui perciò saremo immancabilmente privati – sono nella nostra vita le uniche cose di valore. la mia è una fede nella privazione.” 

 “E allora io lo sopirò, quel dolore, lo blandirò come una divinità irata. Magari provvisoriamente, magari farò peggio, magari sarò blasfemo, non cauterio, ma afferrerò con i denti i lembi della ferita e la ricucirò con le labbra insanguinate. Io credo nella cura, non nella guarigione. Io sono un fallito.” 

 “Insomma, nonostante tutto Giulia era ancora una femmina e aveva gli occhi dolci gonfi di pianto e di sonno. Mentre io, ancora un maschio, avevo lo sguardo losco. Eravamo lì, ma avevamo creduto alle favole sbagliate. Per questo motivo era arrivata la stagione delle piogge.”

 “Si, il nostro errore, fin dal principio, era stato decisamente quello di voler essere felici. Al contrario, le generazioni che ci avevano preceduto non avevano mai sottoposto il matrimonio a quel genere d’ipoteca. la felicità a ogni costo ci aveva rovinati.” 

 “Il punto cruciale è invece un altro: perché ogni volta che ho desiderato un’altra donna o un’altra vita ho sentito di tradire non mia moglie ma mia figlia? Perché ogni congettura d’infedeltà ha investito sempre il padre e mail il marito?” 

 “C’è qualcosa di storto in un uomo quando l’intero esercito delle sue debolezze viene passato in rassegna dagli occhi ignari di una bambina.” 

 “I figli crescono, crescono in fretta. Anche questo si sa. Ce lo ripete sospirando ogni sera la fornaia, mentre imbusta i soliti due sfilatini di farina integrale. Ciò che invece si tende a dimenticare è che, mentre loro crescono, noi moriamo.” 

 “E, credetemi sulla parola se non vi è mai capitato, una figlia femmina che somigli fortemente a suo padre è un dono meraviglioso del fato. Ancor di più della donna amata, è l’immagine pura della morte. Un’autentica benedizione.” 

 “E’ questa una delle verità più amare riguardo alle relazioni umane: se le persone le lasci andare, loro se ne vanno.” 

 “Forse non ce l’avremmo fatta, ma ci volevamo bene.” 

 “Lo sfruttamento della prima infanzia a scopi commerciali era indubbiamente l’ultimo grido della moda.” 

 “A me appariva chiaro e spaventoso il fatto che stessero trasformando il corpo imberbe del bambino, nudo per sua vocazione, in un corpo di lusso.” 

 “Il dato ci è tolto, l’ambiente agiato e protetto in cui ci avete cresciuti si è infranto, il primato del nostro deindustrializzazione, disoccupazione. Siamo cresciuti con la promessa di un’espansione infinita, invece viviamo in universi in contrazione. Lo puoi capire questo, papà.” 

 “Non ti amareggiare, Glauco, non serve a niente. Vi hanno gettato un osso già spolpato. Fai del tuo meglio, poi accada quel che deve accadere.” 

 “Un uomo torna sempre a casa da sua moglie. Ricordatelo, Glauco. Ora mio padre si è alzato. Si avvia verso l’uscita, deciso a riprendersi la manina di Anita. La conversazione è finita. Era questo, non altro, che il vecchio aveva da dire.” 

 “Sono padre, non posso perdere la fede, e perciò mi prostro di nuovo, volentieri, ai piedi del futuro. Che cosa, dunque, ricorderà di me mia figlia?” 

 “Le lascerò il piccolo dramma di un uomo cui non riusciva, per quanto si sforzasse, di conciliare la fedeltà del padre con la fedeltà a sé stesso?”

domenica 29 marzo 2026

Niente di nuovo sul fronte occidentale – Erich Maria Remarque

“Questo libro non vuol essere né un atto d’accusa né una confessione. Esso non è che il tentativo di raffigurare una generazione la quale – anche se sfuggì alle granate – venne distrutta dalla guerra.” 

 “Per il soldato, lo stomaco e la digestione sono realtà a cui pensa più di quanto facciano altri esseri umani. Tre quarti del suo vocabolario sono tratti da lì, e la massima gioia come la disperazione più profonda vi trovano la loro espressione più precisa.” 

 “Il sordo brontolio del fronte ci arriva come un temporale lontanissimo. Il volo dei calabroni basta a coprirlo. E intorno a noi il prato fiorito. I fili d’erba si piegano all’aria mite e calda della tarda estate; leggiamo lettere e giornali e fumiamo beatamente; ci togliamo i berretti e li appoggiamo accanto a noi; il vento gioca con i nostri capelli come con la nostra parola e con i nostri pensieri.” 

 “Facile sarebbe stato davvero che oggi non sedessimo in queste cassettine: l’abbiamo scampata per poco. E perciò ogni sensazione è nuova e forte: i rossi papaveri e il buon cibo, le sigarette e la brezza d’estate.” 

 “…a quell’epoca persino i genitori avevano la parola vigliacco a portata di mano. La gente non aveva la più lontana idea di ciò che stava per accadere.” 

 “Sotto la pelle la vita non pulsa più, respinta fino ai margini del corpo; la morte si fa strada dall’interno, e domina già gli occhi. Eccolo là, il nostro compagno Kemmerich, che fino a poco fa cucinava con noi carne di cavallo e gironzolava per le trincee; è ancora lui, eppure non è già più lui, la sua figura si è sfumata, è diventata incerta come una lastra su cui si siano impresse due fotografie. Persino la sua voce suona spenta come cenere.” 

 “Gioventù di ferro. Gioventù! Nessuno di noi ha più di vent’anni. Ma giovani? La nostra gioventù se n’è andata da un pezzo. Noi siamo gente vecchia.” 

 “Da quando siamo qui, la nostra vita di prima è tagliata fuori, senza alcuna colpa da parte nostra. Talvolta cerchiamo di farci un’idea generale, di darci una spiegazione, ma senza riuscirci.” 

 “Ci eravamo arruolati pieni di entusiasmo e di buona volontà: non mancò alcuno sforzo per spegnere in noi l’uno e l’altra.” 

 “Noi eseguivamo esattamente perché il comando è comando e deve essere eseguito.” 

 “Divenimmo duri, diffidenti, spietati, vendicativi, rozzi; e fu un bene: erano proprio quelle le qualità che ci mancavano.” 

 “Ma importante fu che tra noi venne in tal modo sviluppandosi un forte sentimento di solidarietà, il quale poi al fronte si innalzò a quanto di meglio abbia prodotto la guerra: il cameratismo.” 

 “Mi guardo gli scarponi, grandi e goffi, in cui sono stati infilati malamente i pantaloni: in quei tubi si ha l’aspetto forte e robusto, ma quando al bagno ci spogliamo riveliamo a un tratto la gracilità delle gambe e delle spalle. Allora non siamo più soldati, ma quasi ancora bambini; nessuno ci crederebbe capaci di portare lo zaino. E’ un curioso momento, quando siamo nudi; ritorniamo borghesi e per un istante quasi ci crediamo.” 

 “La terra è percorsa da fluidi che attraverso le piante dei piedi si trasfondono in me. La notte è carica di elettricità, il brontolio del fronte sembra una lontana musica di tamburi. Le mie membra si muovono snodate, sento i tendini agili nel moto, respiro, soffio, mi scuoto. La notte vive, io vivo. Ho appetito, una fame tremenda che non viene dallo stomaco.” 

 “E allora, vedete, il potere dà alla testa; tanto più dà alla testa, quanto meno uno contava da borghese.” 

“I nostri volti non sono più pallidi o più accesi del solito, né i tratti sono più tesi o più rilassati; eppure è un’altra cosa. Nel nostro sangue si è formato una specie di contatto elettrico, come allo scatto di una molla. Non sono modi di dire, è un fatto: è il fronte, è la coscienza del fronte che sviluppa questo contatto. Al fischio delle prime granate, al primo strappo dell’aria solcata dalle detonazioni, subito nelle nostre vene, nelle mani, negli occhi è come un’attesa sommessa, un origliare, un essere più svegli, una singolare duttilità dei sensi: all’improvviso tutta la persona si trova in piena efficienza.” 

 “Per me il fronte è un orribile gorgo. Mentre si è ancora lontani, là dove le acque sono ancora tranquille, già si sente che assorbe, che attira, con una forza lenta, invincibile, che distrugge senza fatica ogni tua resistenza.” 

 “A nessuno la terra è amica quanto al soldato. Quando vi si aggrappa, lungamente, violentemente; quando con il volto e con il corpo si lascia avvolgere dalla terra nell’angoscia mortale del fuoco, allora essa è il suo unico amico, suo fratello, sua madre; nel silenzio della terra egli soffoca il suo terrore e le sue grida, essa lo accoglie nel suo rifugio, poi lo lascia andare, perché viva e corra per altri dieci secondi, e poi lo abbraccia di nuovo, e spesso per sempre. Terra, terra, terra. Terra, con le tue pieghe, con le tue buche, con i tuoi avvallamenti in cui ci si può gettare, sprofondare. Terra, nello spasimo dell’orrore, tra gli spettri dell’annientamento, nell’urlo mortale delle esplosioni, tu ci hai dato l’immenso contraltare della vita riconquistata! La corrente della vita, quasi distrutta, è rifluita da te attraverso le nostre mani, così che noi salvati in te ci siamo sepolti, e nella muta ansia del momento superato ti abbiamo morso con le nostre labbra!” 

 “Se ci si fosse lasciati guidare dal ragionamento, a quest’ora saremmo un mucchio di carne sparpagliato: è stato l’altro che, oscuramente vigile in noi, ci ha buttati a terra e salvati senza che noi capiamo come. Se questo altro non fosse, da un pezzo, tra le Fiandre e i Vosgi, non vi sarebbero più creature viventi. Noi partiamo soldati allegri o brontoloni; quando giungiamo nella zona del fuoco siamo diventati una razza belluina.” 

 “Accanto a noi è distesa una recluta spaurita con i capelli biondi come stoppa. Si stringe la faccia tra le mani, l’elmetto gli è scivolato via. Glielo ripesco e voglio cacciarglielo sulla testa. Il ragazzo mi guarda, respinge l’elmetto e si rannicchia come un bambino sotto il mio braccio, contro il mio petto. Le sue spalle tremano, esili come quelle del povero Kemmerich.” 

 “Non mi è mai accaduto di udire cavalli gridare, e quasi non ci posso credere; quella che geme laggiù è tutta la miseria del mondo, è la povera creatura martirizzata, un dolore selvaggio, atroce, che ci fa impallidire.” 

 “Ci sediamo e ci turiamo le orecchie. Ma quell’orribile lamento, quel gemere, quel pianto, penetra dovunque, e si ode sempre. Tutti abbiamo imparato a sopportare qualcosa: ma qui il sudore ci cola dalla fronte. Vorremmo alzarci e fuggire, non importa dove, solo per non udire più quelle grida. Eppure non sono uomini, ma soltanto cavalli.” 

 “Ha la bocca spalancata e urla, ma io non sento nulla: continua a scrollarmi, si avvicina; e in un momento di minor rumore, le sue parole mi raggiungo: Gas! Gas! Gas! Passa la voce!” 

 “Quei primi momenti con la maschera calata decidono della vita e della morte: sarà impenetrabile? Ho presenti le orribili immagini dell’ospedale: i soldati asfissiati che, soffocando giorno per giorno, vomitano pezzo per pezzo i polmoni bruciati.” 

“Aspetto qualche secondo, l’uomo non stramazza al suolo, si guarda intorno e fa qualche passo: vuol dire che il vento ha disperso il gas, che l’aria è libera. Allora rantolando strappo anch’io la maschera e cado lungo disteso; l’aria fluisce in me come una corrente di acqua gelata, gli occhi mi vogliono schizzare fuori dalle orbite, l’onda mi sommerge e per un momento perdo conoscenza.” 

 “Kat si guarda intorno e mormora: Non sarebbe il caso di prendere una pistola e farlo smettere di soffrire? Ci sono poche probabilità che il ragazzo possa sopportare il trasporto e in ogni caso non sopravvivrà che pochi giorni. Ma tutto quello che ha sofferto fin qui è nulla rispetto al tempo che gli rimane da passare prima di morire. Ora è intontito, non sente niente, ma fra un’ora sarà un groviglio gemente di insopportabili sofferenze. i giorni che può ancora vivere non saranno per lui che una delirante tortura. E a chi giova che questi giorni li viva o no?” 

 “Monotoni traballano gli autocarri, monotone si alternano le grida, monotona scende la pioggia. Scorre sulle nostre teste, e lì davanti sulle teste dei morti, e sul corpo della piccola recluta con la ferita troppo grande per il suo esile fianco; e scorre sulla tomba di Kemmerich, scorre sui nostri cuori.” 

 “E’ penoso uccidere un singolo pidocchio, quando se ne hanno addosso centinaia. Le bestiole sono piuttosto dure e alla lunga diventa noioso quel perpetuo schiacciarle con le unghie.” 

 “Di tutta questa roba non ricordiamo granché. Vero è che non ci è servita a nulla. A scuola invece nessuno ci ha insegnato come si accenda una sigaretta sotto la pioggia e il vento, come si faccia prendere fuoco a un fascio di legna bagnata; oppure anche che la baionetta a uno conviene cacciargliela nella pancia, perché lì non resta conficcata come tra le costole.” 

 “…vorrei, quando sento parlare di pace, che se fosse davvero così, vorrei fare qualcosa di straordinario, e il solo pensiero mi dà alla testa. Qualcosa, capisci, per cui valga la pena essere stati qui, tanto tempo nel fango. ma non riesco a immaginare niente. Quello che mi sembra possibile – professione, studi, stipendio, eccetera – mi dà nausea: tutta roba che c’era già prima, ne ho schifo. Non trovo nulla, Albert. E improvvisamente tutto ciò mi sembra così vuoto e desolante. E’ il destino comune della nostra generazione. Albert sintetizza il tutto: La guerra ci ha guastati per sempre. ha ragione: non siamo più giovani, non ci interessa più dare l’assalto al mondo. Siamo dei profughi, fuggiamo da noi stessi. Avevamo diciott’anni, e cominciavamo ad amare il mondo e l’esistenza: ci hanno costretti a spararle contro. La prima granata ci ha colpiti al cuore. Siamo esclusi ormai dall’attività, dal lavoro, dal progresso, non ci crediamo più. Crediamo nella guerra.” 

 “Così ce ne stiamo seduti l’uno di fronte all’altro, io e Kat, due soldati in giubbe logore intenti ad arrostire un’oca in piena notte. Non parliamo molto; eppure abbiamo l’uno per l’altro maggiori attenzioni di quante credo possano averne due innamorati. Siamo due uomini, due minuscole scintille di vita, e fuori è notte e regna la morte. Noi le sediamo accanto, minacciati e nascosti, le nostre mani sono coperte di grasso, nei nostri cuori ci sentiamo vicini e l’ora è come il luogo: luci e ombre delle nostre sensazioni oscillano qua e là con la fiamma del nostro fuocherello.”

 “Un piccolo soldato e una voce benevola, e se gli faceste una carezza, forse non vi capirebbe più: ha gli scarponi ai piedi e il cuore pieno di terra; e marcia così, e ha tutto dimenticato fuorché il marciare. Non sono forse fuori quelli all’orizzonte, e un paesaggio così quieto che gli viene voglia di piangere, al soldato? Non ci sono forse là immagini che lui non ha perduto perché non le ha mai possedute? Immagini che lo turbano, ma che per lui sono passate via? Non sono forse là i suoi vent’anni?” 

 “Per puro caso posso essere colpito e per puro caso rimanere in vita. In un rifugio a prova di bomba posso essere schiacciato e allo scoperto posso resistere incolume a dieci ore di fuoco tambureggiante. I soldati rimangono in vita soltanto per casualità; perciò ciascuno crede e ha fiducia nel caso.” 

 “E’ mattina, e ora al fuoco delle artiglierie si mescola l’esplosione delle bombarde. E’ la cosa più folle, più impressionante che si possa pensare. Dove cadono, le bombarde creano una fossa comune.”

 “E di nuovo bisogna aspettare, e aspettare… Durante la mattinata succede quello che già prevedevo. Una delle reclute ha una crisi. Da un pezzo mi ero accorto che digrignava i denti continuamente e serrava i pugni, e lo tenevo d’occhio. Li conosciamo bene, questi occhi disperati che sembrano schizzare dalle orbite! Solo in apparenza in queste ultime ore si era fatto più quieto: ma ora è crollato su se stesso come un albero marcio.” 

 “E’ un attacco di ansia da trincea, gli pare di soffocare e l’unico impulso è quello di uscire. Se lo lasciassimo fare, correrebbe allo scoperto senza ripararsi, chissà dove. Non sarebbe il primo.” 

 “Un’altra notte. La tensione ci ha intontiti. E’ una tensione mortale, che come un coltello male affilato ci graffia di continuo lungo la schiena. Le gambe non reggono più, le mani tremano, il corpo è come una epidermide sottile tesa sopra un delirio faticosamente represso, sopra un urlo interminabile che sta per prorompere senza ritegno. Non abbiamo più né carne né muscoli, non osiamo più nemmeno guardarci in faccia per paura di qualcosa di imprevedibile. Così stringiamo le labbra… passerà… deve… forse la scampiamo.” 

“Siamo diventati belve pericolose: non combattiamo, ci difendiamo dall’annientamento.” 

 “Il fuoco si sposta di cento metri in avanti e subito balziamo fuori di nuovo. Accanto a me, a un caporale viene tagliata la testa di netto. Fa ancora alcuni passi avanti mentre il sangue gli zampilla dal colle come una fontana.” 

 “Oh, quel ritornare all’attacco! Si è giunti al riparo nelle posizioni di riserva, si vorrebbe penetrarvi carponi, sparire; e invece bisogna girarsi e ritornare indietro, nell’orrore! Se in questo momento non fossimo degli automi, rimarremmo sdraiati, esauriti, privi di volontà. Invece siamo trascinati nuovamente in avanti, privi di volontà eppure selvaggi folli e furiosi; vogliamo uccidere poiché quelli di là sono ora i nostri nemici mortali, e i loro fucili, le loro granate sono diretti contro di noi, e se non li sterminiamo, stermineranno noi.” 

 “Non c’è silenzio al fronte, e il dominio del fronte giunge così lontano che non ne usciamo mai. Anche nei depositi arretrati e nei quartieri di riposo il ronzio e il sordo brontolio del fuoco persistono nelle nostre orecchie. Non siamo mai così lontani da non sentirlo più.” 

 “Non siamo più spensierati, ma atrocemente indifferenti. Saremmo lì, ma sapremmo viverci? Abbandonati come bambini, disillusi come anziani, siamo rozzi, tristi, superficiali. Io penso che siamo perduti.”

 “I miei pensieri non resistono senza un po’ di consolazione, senza un po’ di illusione, si confondono davanti alla nuda immagine della disperazione.” 

 “Le giornate sono calde, e i morti non hanno sepoltura. Non possiamo raccoglierli tutti, non sapremmo dove portarli. Alla fine li sotterrano le granate. Alcuni hanno le pance gonfie come palloni. Gorgogliano, ruttano e si muovono: è il gas di cui sono pieni. Il cielo è azzurro e senza nubi. La sera è afosa, e dalla terra sale la calura. Quando il vento soffia dalla nostra parte, porta l’odore del sangue, greve, dolciastro, nauseabondo; questo miasma di morte delle trincee, che pare un misto di cloroformio e di putrefazione, ci causa malessere e vomito.” 

“I loro volti smorti e ossuti, con la barba come una lanugine, hanno l’atroce assenza di espressione dei bambini morti.”

 “Vediamo vivere uomini a cui manca il cranio; vediamo correre soldati a cui un colpo ha falciato via entrambi i piedi e che incespicano, sui moncherini feriti, fino alla buca più vicina; un caporale percorre due chilometri sulle mani, trascinandosi dietro le ginocchia fracassate; un altro va al posto di medicazione premendo le mani contro gli intestini che traboccano; vediamo uomini senza bocca, senza mandibola, senza volto; troviamo uno che da due ore tiene stretta con i denti l’arteria del braccio per non dissanguarsi; il sole si leva, viene la notte, fischiano le granate, la vita giunge al termine. Ma quel pezzetto di terra sconvolta sul quale stiamo viene mantenuto contro i nemici più forti di noi: abbiamo ceduto solo poche centinaia di metri. Ma per ogni metro c’è un morto.” 

 “Tutto è questione di abitudine, anche la trincea.” 

 “Finché siamo qui in guerra, ogni giornata al fronte, a mano a mano che termina, precipita come una pietra nel profondo di noi stessi, troppo pesante per poterci riflettere subito. Se lo facessimo, ciascun giorno che finisce ci ucciderebbe; ho sempre osservato che l’orrore si può sopportare finché lo si evita semplicemente: ma uccide, quando ci si ripensa.” 

 “E io so che tutto ciò che affonda in noi, come una pietra, finché siamo in guerra, risalirà alle nostre menti a guerra finita, e solo allora comincerà la resa dei conti sulla vita e sulla morte. I giorni, le settimane, gli anni trascorsi in trincea ritorneranno, e i nostri camerati morti si alzeranno e marceranno al nostro fianco. Avremo la mente limpida e uno scopo; e così marceremo, con i nostri morti accanto a noi e con gli anni al fronte dietro le nostre spalle: ma contro di chi, contro chi?” 

 “E’ terribile, vero, laggiù, Paul? Mamma, che cosa dovrei risponderti? Non capirai, non potrai mai capire. Non devi capire. Mi chiedi se è terribile, mamma. Io scuoto la testa e rispondo: No, mamma, non tanto. Siamo in tanti, non è così male…” 

 “Che ne sarebbe di noi, se avessimo chiara la visione di ciò che avviene laggiù!” 

 “I libri sono uno accanto all’altro. Li riconosco, ricordo l’ordine in cui li ho disposti. Con lo sguardo li supplico: parlatemi – prendetemi con voi – prendimi con te, vita di un tempo – vita spensierata, bella – riprendimi… E aspetto, aspetto.”

 “Mi alzo e, stanco, guardo fuori dalla finestra. Poi prendo in mano uno dei libri e lo sfoglio con l’intenzione di leggere. ma subito lo ripongo e ne prendo un altro. Vi sono dei brani sottolineati. Cerco, sfoglio, prendo sempre nuovi libri; ormai nei ho un mucchio vicino a me. Ne prendo altri, affannosamente, e carte, quaderni, lettere.” 

 “Che cos’è la licenza? Una sosta che rende poi tutto più doloroso. Già ora vi si mescola il pensiero dell’addio. Mia madre mi guarda in silenzio – conta i giorni, lo so – ogni mattina è più triste. Un altro giorno in meno. Ha nascosto il mio zaino perché non vuole che le ricordi la mia partenza…” 

 “Quando si sono visti tanti morti, non si riesce più a comprendere un così grande dolore per un morto solo.” 

 “Ah, mamma mamma! Per te sarò sempre un bambino… Perché non posso appoggiare la testa sul tuo grembo, e piangere? Perché devo essere sempre il più forte e il più controllato, mentre vorrei anch’io una volta piangere e farmi consolare? Sono davvero poco più che un bambino, i miei calzoni corti stanno ancora appesi nell’armadio, è passato così poco tempo: perché tutto ciò se ne è andato per sempre?” 

 “Perdonami, compagno! Noi vediamo queste cose sempre troppo tardi. Perché non ci hanno mai detto che voi siete poveri cani proprio come noi, che le vostre mamme sono in angoscia per voi, come le nostre per noi, e che abbiamo lo stesso terrore e la stessa morte e la stessa sofferenza… Perdonami, compagno, come potevi tu essere mio nemico?” 

 “Dev’essere tutto falso e inconsistente, se migliaia di anni di civiltà non sono nemmeno riusciti a impedire che scorressero questi fiumi di sangue, che esistessero migliaia di queste prigioni di tortura. Soltanto l’ospedale mostra che cosa è la guerra. Io sono giovane, ho vent’anni, ma della vita non conosco altro che la disperazione, la morte, il terrore e la insensata superficialità unita a un abisso di sofferenze. Io vedo dei popoli spinti l’uno contro l’altro, e che senza una parola, inconsciamente, stupidamente, in una incolpevole obbedienza si uccidono a vicenda. Io vedo i più acuti intelletti del mondo inventare armi e parole perché tutto questo si perfezioni e duri più a lungo. E con me lo vedono tutti gli altri uomini della mia età, da questa parte e da quell’altra del fronte, in tutto il mondo. Lo vede e lo vive la mia generazione. Che faranno i nostri padri, quando un giorno sorgeremo e andremo davanti a loro a chiedere conto? Che cosa si aspettano da noi, quando verrà il tempo in cui non vi sarà guerra? Per anni e anni la nostra occupazione è stata quella di uccidere; è stata la nostra prima professione nella vita. Il nostro sapere della vita si limita alla morte. Che accadrà dopo? Che ne sarà di noi?” 

 “Estate 1918: mai la vita, pure in questa sua così miseranda parvenza, ci è sembrata più desiderabile di ora. papaveri rossi sui prati intorno ai nostri baraccamenti, lucidi insetti sui fili d’erba, calde serate nelle camere semibuie e fresche, alberi neri e misteriosi nel crepuscolo, stelle e fluire di acque, sogni e lunghi sonni. Oh vita, vita, vita!” 

 “Se fossimo tornati a casa nel 1916, dal dolore e falla forza delle nostre esperienze si sarebbe sprigionata la tempesta. Ritornando ora, siamo stanchi, depressi, consumati, privi di radici, privi di speranze. Non potremo mai più riprendere il nostro equilibrio. E neppure ci potranno capire.”

 “Mi alzo: sono contento. Vengano i mesi e gli anni, non mi porteranno via più nulla. Sono tanto solo, tanto privo di speranza che posso guardare dinanzi a me senza timore. La vita, che mi ha fatto attraversare questi anni, è ancora nelle mie mani e nei miei occhi. Se io abbia saputo dominarla, non so. Ma finché dura, si cercherà la sua strada, vi consenta o non vi consenta quell’essere che nel mio interno dice “io”.

domenica 22 marzo 2026

Storia di una ladra di libri – Markus Zusak

“Prima i colori. Poi gli esseri umani. E’ cosi che di solito vedo le cose. O almeno ci provo.” 

 “L’interrogativo che devi porti è: che colore assumerà ogni cosa nell’istante in cui verrò da te? Che cosa dirà il cielo?”

 “Una catena montuosa di macerie era scritta, disegnata, eretta intorno a lei, che si aggrappava a un libro.” 

 “Non è che una della miriade di storie che porto con me, ognuna a suo modo straordinaria. Ciascuna di loro rappresenta un tentativo – un faticoso tentativo – di dimostrarmi che la vostra esistenza di uomini vale la pena di essere vissuta.” 

 “I miserabili cercano sempre di tenersi in movimento, come se ciò li possa aiutare. Ma l’ineluttabilità dei loro problemi finisce sempre con il trovarli, come una malattia. Li aspetta alla fine del viaggio…come un parente che si china a salutare dal treno.” 

 “Sono queste le cose che non saprò mai, nè mai comprenderò: di che cosa sono capaci gli esseri umani.” 

 “In qualche modo, però, e senza dubbio avrai incontrato altri individui come lui, aveva la capacità di restare sullo sfondo persino se era il primo di una fila. Era lì. Ma non lo si notava.” 

 “Gesù, Giuseppe…! Lo disse forte, mentre le parole si spandevano in una stanza colma d’aria fredda e di libri. Libri dovunque! Ogni parete era coperta di scaffalature sovraccariche, e tuttavia intatte: quasi impossibile scorgere la tappezzeria. C’era ogni sorta di stili e di forme di scritte sui dorsi di libri neri, rossi, grigi, di tutti i colori. Era una delle cose più belle che Liesel Meminger avesse mai visto.” 

 “Il male che fanno le parole. Si, la brutalità delle parole.” 

 “A volte mi fa morire, il modo in cui la gente muore.” 

 “Era il 5 gennaio 1943, in Russia, un’altra giornata gelida. Fuori, fra la città e la neve, c’erano dovunque russi e tedeschi morti. I rimanenti sparavano alle pagine vuote che avevano di fronte. Tre idiomi s’intrecciavano: il russo, quello delle pallottole e il tedesco.” 

 “La conseguenza è che negli uomini trovo sempre il meglio e il peggio: vedo la loro bruttezza e la loro bellezza, e mi domando come la medesima cosa possa essere entrambe. Eppure, hanno la sola cosa che invidio: se non altro, gli uomini hanno il buon senso di morire.”

 “Stringeva ancora a sè il libro. Si aggrappava disperatamente alle parole che le avevano salvato la vita.” 

 “Ho odiato le parole e le ho amate, e spero che siano tutte giuste.” 

 “Non disse addio a Rudy. Non ne fu capace. Rimase qualche altro minuto accanto a lui, poi finalmente riuscì a strapparsi da terra. Mi meraviglia sempre la forza degli esseri umani, che riescono a rialzarsi, seppure barcollando, persino quando fiumi di lacrime inondano i loro volti.” 

 “Volevo domandarle come potesse una medesima cosa essere terribile e splendida allo stesso tempo, e le sue parole dure e sublimi insieme.”

martedì 17 marzo 2026

Questo mondo non è più bianco – James Baldwin

“Sono nato a Harlem trentun anni fa. Ho cominciato a imbastire romanzi più o meno da quando ho imparato a leggere. La storia della mia infanzia è la solita squallida fantasia, e possiamo liquidarla con la sobria osservazione che sicuramente non vorrei riviverla. A quei tempi mia madre aveva preso l’esasperante e misteriosa abitudine di avere bambini. Quando nascevano, io li prendevo con una mano e con l’altra reggevo un libro.” 

 “Ogni scrittore, immagino, nutre la convinzione che il mondo in cui ha visto la luce è solo una congiura contro la possibilità di coltivare il proprio talento: una convinzione che ha sicuramente molte valide ragioni di essere.” 

 “…io credo che sia proprio il passato l’unica cosa che rende coerente il presente, e inoltre che il passato continuerà a essere orribile finché continueremo a rifiutarci di giudicarlo onestamente.” 

 “Si scrive solo di una cosa: della propria esperienza.” 

 “Amo l’America più di ogni altro paese al mondo, e proprio per questa ragione rivendico il diritto di criticarla perennemente.” 

 “Ma la nostra umanità è il nostro fardello, la nostra vita: non dobbiamo essere costretti a batterci per essa; dobbiamo fare solo ciò che è infinitamente più difficile: vale a dire accettarla.” 

 “E’ solo nella sua musica – che gli americani devono limitarsi ad ammirare perché un protettivo sentimentalismo ne riduce la loro comprensione – che il negro in America ha potuto narrare la sua storia. E’ una storia che altrimenti deve ancora essere narrata e che nessun americano è disposto ad ascoltare.” 

 “La storia del negro in America è la storia dell’America: o, più precisamente, è la storia degli americani. Non è una storia molto bella: la storia di un popolo non è mai molto bella.” 

 “Non possiamo sfuggire alle nostre origini, per quanti sforzi facciamo, quelle che contengono la chiave – potessimo trovarle – di tutto ciò che diventeremo poi.” 

 “L’uomo non ricorda la mano che lo ha colpito, il buio che lo spaventava da bambino; ciò nonostante, la mano e il buio restano con lui, per sempre indivisibili da se stesso, parte della passione che lo spinge ovunque egli pensi di spiccare il volo.” 

 “L’immagine del negro che si è fatto l’americano vive anche nel cuore del negro; e quando il negro si è arreso a questa immagine la vita non ha altra possibile realtà.”

 “Da quando i negri si trovano in questo paese la loro unica, grande, devastante conquista è stata l’Emancipazione, un’emancipazione che nessuno considera più come dettata da impulsi umanitari. Tutto ciò che ne è seguito richiama alla mente l’immagine piuttosto infelice di una manciata di ossa gettate a una muta di cani tanto affamati da essere pericolosi.” 

 “Mancavo da casa da poco più di un anno quando morì. In quell’anno avevo avuto il tempo di capire il significato di tutti gli aspri ammonimenti di mio padre, avevo scoperto il segreto della smorfia che aveva sulle labbra e del suo rigido portamento: avevo scoperto il peso degli uomini bianchi a questo mondo.” 

 “Nel New Jersey imparai che essere un negro significava, precisamente, non essere mai considerati ma solo essere alla mercé dei riflessi che il colore della nostra pelle scatenava negli altri.” 

 “Non so nemmeno quali fossero i miei pensieri; non avevo sicuramente un piano deliberato. Volevo far qualcosa, schiacciare quei visi bianchi che schiacciavano me.” 

 “Non vedevo niente con grande chiarezza, ma capivo bene questo: che la mia vita, la mia vita reale, era in pericolo, e non per ciò che avrebbero potuto farmi gli altri, ma per l’odio che avevo nel cuore.” 

 “Quando un padre incollerito schiaffeggiava il proprio figlio, il contraccolpo nel suo cuore rimbombava attraverso il cielo e diventava una parte del dolore dell’universo.” 

 “Avevo dimenticato, nella rabbia della mia adolescenza, com’era stato orgoglioso mio padre di me quando era piccolo.” 

 “… ma i fatti non interessavano a nessuno. Fu data la preferenza all’invenzione perché essa esprimeva e corroborava perfettamente i loro odi e le loro paure. E’ bene ricordare che la gente fa sempre così.” 

 “Mi domando cosa diavolo trovò da dire il primo schiavo al primo figlio con la pelle scura che generò.” “Questo mondo non è più bianco, e non lo sarà mai più.”

giovedì 12 marzo 2026

La romana – Alberto Moravia

“A sedici anni ero una vera bellezza. Avevo il viso di un ovale perfetto, stretto alle tempie e un po’ largo in basso, occhi lunghi, grandi e dolci, il naso dritto in una sola linea con la fronte, la bocca grande, con le labbra belle, rosse e carnose e, se ridevo, mostravo denti regolari e molto bianchi.” 

 “Così ciascuno mette il proprio paradiso nell’inferno degli altri.” 

“Ho dato in seguito, e ricevuto, tanti baci, e Dio sa se ne ho dati e ricevuti senza alcuna partecipazione nonché affettiva neppure fisica, come si dà e si riceve una moneta usata passata per mille mani; ma sempre ricorderò quel primo bacio per la sua intensità quasi dolorosa in cui pareva sfogarsi non soltanto il mio amore per Gino ma anche un’attesa di tutta la mia vita.” 

 “D’altronde erano mesi che il mio corpo aspettava quel momento, e io lo sentivo, mio malgrado, fremere di impazienza e di voglia repressa come una bestia affamata e legata alla quale, finalmente, dopo un lungo digiuno, vengano tolti i lacci e offerto il cibo.” 

 “Il mondo ci tiene per le ambizioni e presto o tardi ce ne fa sborsare un caro e doloroso prezzo; e soltanto i derelitti e coloro che hanno rinunziato a tutto possono sperare di non essere costretti a pagarlo.” 

 “Il sentimento che provai in quel momento mi stupì e poi, tutte le volte che ho ricevuto denaro dagli uomini, non l’ho mai più riprovato con tanta chiarezza e intensità: un sentimento di complicità e di intesa sensuale quale prima, nella camera del ristorante, nessuna delle sue carezze aveva saputo ispirarmi. Un sentimento, dico, di soggezione inevitabile che, in una solta volta, mi rivelò tutto un aspetto del mio carattere che ignoravo. Certamente io sapevo che dovevo rifiutare quel denaro; ma nello stesso tempo sentivo che volevo accettarlo. E non tanto per avidità quanto, invece, per il piacere nuovo che quest’offerta destava nel mio animo.” 

 “Poi ho appreso che la vera infelicità viene quando non si hanno più speranze; e non giova allora star bene e non aver bisogno di nulla.” 

 “Sapevo, d’altra parte, come sanno tutti i poveri, che la polizia quando si muove non è mai a fin di bene.” 

 “Pensai che mi piaceva l’amore, che mi piaceva il denaro, che mi piacevano le cose che si possono ottenere col denaro, e mi dissi che d’ora in poi, ogni volta che ne avessi avuto l’occasione, non avrei più rifiutato né l’amore, né il denaro, né ciò che il denaro poteva dare.” 

 “Le donne che si scoloriscono i capelli e si dipingono la faccia non si rendono conto, forse, che gli uomini, giudicandole fin dall’inizio per quelle che sono, provano una specie di delusione anticipata. Ma io, così naturale e così sobria, li ho sempre lasciati in dubbio sul vero esser mio, dando loro, in tal modo, l’illusione dell’avventura, ciò che essi, in fondo, cercano molto più della mera soddisfazione dei sensi.” 

 “Il mio salotto, il mio ristorante, il mio caffè, è sempre stata la strada; e questo deriva dal fatto che sono nata povera e si sa che i poveri si svagano a buon mercato godendosi con gli occhi le vetrine dei negozi in cui non possono fare acquisti e le facciate dei palazzi in cui non sono in grado di abitare.” 

 “Sono una puttana – dissi alla fine ad alta voce, per vedere che effetto mi faceva. Mi parve che non mi facesse nessun effetto e, chiusi gli occhi, quasi subito mi addormentai.” 

 “Probabilmente chi è avvezzo a faticare, non dovrebbe mai smettere; l’ozio e il benessere lo corrompono anche quando, come non era il caso, hanno origini buone e lecite.” 

 “E passiamo la vita ad annullare gli effetti delle nostre virtù con quelli dei nostri vizi.”
 
“Io ero quella che ero e dovevo essere quella che ero e nient’altro.” 

 “Qualcuno penserà che sia molto comodo accettare una sorte ignobile ma fruttuosa invece di rifiutarla. Ma io mi sono sovente domandata perché la tristezza e la rabbia abitino così spesso l’animo di coloro che vogliono vivere secondo certi precetti o uniformarsi a certi ideali e perché invece coloro che accettano la propria vita che è anzitutto nullità, oscurità e debolezza, sono così spesso gai e spensierati. Del resto, in questi casi, ciascuno obbedisce non a precetti ma al proprio temperamento che in tal modo prende figura di vero e proprio destino. Il mio, come ho già detto, era di essere, a tutti i costi, lieta, dolce e tranquilla; e io l’accettavo.” 

 “Avevo capito che la mia forza non era di desiderare di essere quello che non ero, ma di accettare quello che ero. La mia forza erano la povertà, il mio mestiere, la mamma, la mia brutta casa, i miei vestiti modesti, le mie umili origini, le mie disgrazie e, più intimamente, quel sentimento che mi faceva accettare tutte queste cose e che era profondamente riposto nel mio animo come una pietra preziosa dentro la terra.” 

 “Tutti gli uomini, dopo l’amore, sono inclinati a parlare di se stessi e a fare delle confidenze.” 

 “Come un’acqua troppo abbondante in un vaso angusto, il segreto traboccava dal mio animo, e io ero tentata di versarlo in quello di un altro.” 

 “Io non sono affatto invidiosa. Ma in quel momento, per la prima volta forse nella mia vita, provai il morso dell’invidia; e mi stupii che ci fosse gente che potesse covare tutta la vita nel proprio animo un tale sentimento, perché esso mi parve in sommo grado spiacevole e doloroso.” 

 “E questa è certamente la peggiore maledizione dell’amore: che non è mai corrisposto, e quando si ama non si è amati, e quando si è amati non si ama.” 

 “Il ricco non ama certo il povero ma neppure lo teme e sa tenerlo a distanza con superbia e sufficienza; ma il povero che per educazione o origine abbia l’animo del ricco, è addirittura atterrito dal povero vero e proprio, come chi si sente predisposto ad una certa malattia da chi ne è già affetto.” 

 “Mai come in quel momento avevo capito che tutto era amore e tutto dipendeva dall’amore. E quest’amore c’era o non c’era. E se c’era si amava non soltanto il proprio amante ma anche tutte le persone e tutte le cose, come avveniva a me; ma se non c’era, non si amava niente e nessuno, come era il suo caso.”

 “Premeva il viso con forza contro il mio grembo, come se avesse voluto entrarci ed esserne inghiottito e ogni tanto gemeva. In quei momenti non mi pareva più un amante bensì un bambino che cercasse il buio e il caldo del grembo materno. E pensavo che molti uomini vorrebbero non esser mai nati; e che, in quel suo gesto, forse inconsapevolmente, si esprimeva il desiderio oscuro di essere di nuovo riassunto dentro le viscere tenebrose dalle quali con dolore era stato cacciato alla luce.” 

 “La questura pareva davvero una specie di alveare indaffaratissimo, ma le api che lo abitavano non si posavano certo sui fiori e il loro miele, di cui gustavo per la prima volta il sapore, era fetido, nero e molto amaro.”

 “Avrei voluto piangere sempre, continuare a piangere senza fine, perché temevo il momento in cui il pianto finisce e si rimane svuotati e inebetiti di fronte alle stesse cose, del tutto immutate, che ne hanno provocato lo scoppio.” 

 “Darsi la morte insieme mi pareva la conclusione degna di un forte amore. Era come recidere un fiore prima che appassisca; come chiudersi nel silenzio dopo aver ascoltato una musica sublime. Io avevo spesso pensato a questa forma di suicidio che arresta il tempo prima che corrompa e avvilisca l’amore ed è voluto ed eseguito piuttosto per eccesso di gioia che per insofferenza del dolore.” 

 “Un figlio è un figlio, pensai; e non c’è povertà o terribilità di circostanza o oscurità di avvenire che possa impedire ad una donna, per quanto sprovvista e derelitta, di rallegrarsi al pensiero di metterlo al mondo.” 

“Piangevo in silenzio e sentivo che questa era l’ultima volta che avrei pianto in vita mia. Piangevo Mino, me stessa e tutto il mio passato e tutto il mio avvenire.” 

 “Pensai a Mino e poi pensai a mio figlio. Pensai che sarebbe nato da un assassino e da una prostituta; ma a tutti gli uomini può capitare di uccidere e a tutte le donne di darsi per denaro; e ciò che più importava era che nascesse bene e crescesse sano e vigoroso.”

sabato 7 marzo 2026

Le idi di marzo – Beau Willimon

“Ti ho manipolato. Come una pedina del cazzo.” 

 “Ecco… Sono già una nota a piè di pagina nella Storia.” 

 “Negli ultimi trentasette anni hanno corso per la presidenza settantuno candidati democratici. Quanti hanno vinto? Due. Il che significa che sessantanove politici si sono candidati pensando di avere una chance e invece hanno perso. Non c’è nessuno al mondo che sappia come si vince una campagna presidenziale.” 

 “Mi sono fatto strada verso Washington, una corsa elettorale dopo l’altra, e ho prestato la mia voce in cambio di questo Blackberry del cazzo, che è come una droga. E perché? Perché non volevo guidare un trattore per il resto della vita. Volevo essere qualcuno. Volevo cambiare il mondo. E’ questo che amo del mio lavoro. Ogni giorno ti dà la possibilità di fare la differenza.” 

 “Sono trent’anni che faccio questo mestiere e ho visto troppi democratici mangiare la polvere perché non volevano rotolarsi nel fango con gli elefanti.” 

 “Quelli come me ottengono le chiavi per la Casa Bianca. Se vuoi il tuo mazzo di chiavi devi imparare a lavorare per gente come me.” 

 “C’è una sola cosa che apprezzo in questo mondo, Steve, ed è la lealtà. Senza lealtà non sei niente e non hai nessuno. E in politica è l’unica valuta su cui puoi contare. E’ per questo che ti lascio andare. Non perché non sei abbastanza bravo. Diamine, sei il migliore. Ma per me la fiducia conta di più del talento. E di te non mi fido più.” 

 “Sei tu la causa dei tuoi mali. Sono state scelte tue. Se la tua ragazza ti ha lasciato è perché volevi questo lavoro più di quanto volessi lei. E hai cercato di manipolare anche lei con tutte quelle stronzate sulla relazione aperta. E adesso ti aspetti una ricompensa perché hai buttato nel cesso la tua vita privata per venire a lavorare per me?” 

 “Il desidero di vendetta rende imprevedibile la gente, Steve. Non posso lavorare con una persona imprevedibile.” 

 “Pensaci. Riesci ad arrivare alla Casa Bianca, ti fai i tuoi quattro anni, sempre che tu resista così a lungo, e poi? Scendi ogni mattina alla fermata di Farragut North e ti avvii stancamente al tuo ufficio in qualche società di consulenza con tutti gli altri politici finiti. Arrivi a quarant’anni senza accorgertene, poi a cinquanta, con così tante competizioni al tuo attivo che non ti ricordi nemmeno quali hai vinto e quali hai perso. Fa’ un favore a te stesso: escine ora. Se resti in questo ambiente troppo a lungo finirai per diventare una mezza cartuccia con il cuore di pietra.”

 “Il migliore addetto stampa del paese lavora nello staff del tuo concorrente. Cosa cerchi di fare? O riesci a ingaggiarlo oppure, se tu non puoi averlo, fai in modo che non lo abbia nemmeno la squadra nemica. Era un posizione comunque vincente per me. lavori per noi: fantastico. Paul ti perde. Oppure Paul ti licenzia e io non ti assumo: bene, Paul non ti ha comunque. Nel momento stesso in cui ti sei seduti su quella sedia, ieri, ho saputo di aver vinto.” 

 “Quella storia non conta un cazzo, perché non vedrà mai la luce del giorno.”