lunedì 20 luglio 2026

Storia dell’Iran – Ervand Abrahamian

“Questo libro è un’introduzione, scritta soprattutto per il lettore comune che rimane perplesso di fronte al clamore e al furore dell’Iran moderno.” 

 “L’Iran è entrato nel Novecento con i buoi e l’aratro di legno. Ne è uscito con le acciaierie, una percentuale di incidenti automobilistici tra le più alte del mondo e, tra lo sgomento di molti, un programma nucleare.” 

 “Scelsero una bandiera nazionale con tre strisce orizzontali uguali, verde, bianca e rossa – colori storicamente associati allo sciismo, che è rimasta bandiera nazionale fino a oggi. Come concessione ai Qajar, il nuovo tricolore includeva il Leone e il Sole.”

 “Nelle prime ore del 21 febbraio 1921, il generale Rza Khan, comandante della guarnigione di Qazvin, prese il controllo di Teheran con tremila uomini e diciotto mitragliatrici. Questo colpo di Stato, salutato più tardi come la gloriosa liberazione del terzo esfand (21 febbraio), avviò una nuova era.” 

 “Reza Khan era diventato Reza Shah. Rimase tale fino all’invasione anglo-sovietica del 1941. Questi quindici anni, insieme ai cinque precedenti, possono essere descritti come l’era di Reza Shah. La caratteristica dell’era di Reza Shah sarebbe stata la costruzione dello Stato.” 

 “Le forze armate continuarono a crescere – specialmente dopo l’istituzione della leva militare obbligatoria nel 1925. La legge che imponeva la coscrizione può essere definita il fondamento del regime. Con la leva per la prima volta in Iran fu introdotto il certificato di nascita e fu imposto l’uso del cognome.” 

 “La sostituzione di nome più eclatante si verificò nel 1934 quando Reza Shah – spinto dalla sua legazione di Berlino – decretò che da quel momento in avanti la Persia sarebbe stata nota al mondo come Iran.” 

 “Per facilitare il flusso sia del petrolio verso la Gran Bretagna sia dei rifornimenti verso l’Unione Sovietica, gli alleati ritennero opportuno rimuovere Reza Shah ma conservare il suo Stato.” 

 “L’interregno durò fino all’agosto del 1953 quando lo scià, grazie a un colpo architettato da inglesi e americani, ristabilì l’autorità dell’istituto monarchico e, quindi, ricreò il regime di suo padre.” 

 “Il colpo di Stato del 1953 è stato spesso descritto come una rischiosa iniziativa della Cia per salvare l’Iran dal comunismo internazionale. In realtà, fu un’iniziativa congiunta anglo-americana per salvaguardare il cartello petrolifero internazionale.”

 “Secondo alcuni, Shariati, che morì nel 1977, era il vero ideologo della rivoluzione islamica. Secondo altri, Khomeini fu non solo il leader della rivoluzione ma anche il faqih (giureconsulto) che formulò il concetto di velayat-e faqih (governo del giureconsulto): la pietra angolare della futura repubblica islamica.” 

 “Khomeini tornò dall’esilio il 1° febbraio – due settimane dopo che lo scià aveva lasciato il paese. Ad accogliere Khomeini furono più di tre milioni di persone, costringendolo a prendere un elicottero dall’aeroporto al cimitero Behest-e-Zahra dove rese omaggio alle decine di migliaia di martiri della rivoluzione.” 

 “Khomeini aveva ottenuto poteri costituzionali mai sognati dagli scià. La rivoluzione del 1906 aveva prodotto una monarchia costituzionale; quella del 1979 produsse un potere degno del duce.” 

 “Appena Bazargan capì che Khomeini non avrebbe ordinato ai pasdaran di rilasciare gli ostaggi, rassegnò le dimissioni. Per il mondo esterno, la questione degli ostaggi fu una vera e propria crisi internazionale. Per l’Iran, fu soprattutto una battaglia interna sulla Costituzione.” 

 “La guerra con l’Iraq, come la crisi degli ostaggi, fornì al regime l’occasione per lanciare un potentissimo grido di guerra. Anche quelli che avevano forti riserve sul regime scelsero di unirsi attorno al governo in un momento di emergenza nazionale. Divenne una guerra patriottica e anche una guerra rivoluzionaria di ispirazione religiosa.” 

 “Per unire ancor di più i suoi discepoli contro l’Occidente, Khomeini emanò la sua famosa fatwa, che non aveva precedenti, contro Salman Rushdie.” 

 “Il passaggio di poteri ebbe luogo in modo tranquillo. Sul letto di morte, Khomeini nominò un Consiglio per la riforma costituzionale di venticinque membri che designò Khamenei prossima guida suprema e stilò emendamenti alla Costituzione originale.” 

 “L’Iran è entrato nel XXI secolo come una potenza di grande importanza – certamente nel Golfo Persico, se non nell’intero Medio Oriente. Con circa 70 milioni di abitanti, è il paese più grande dell’area.. Gioca un ruolo chiave nell’Opec, è il terzo maggior produttore di petrolio del mondo, ed è la terza o forse addirittura la seconda riserva accertata più vasta del globo di metano e di greggio. Resterà un paese cruciale finché durerà l’epoca degli idrocarburi.” 

 “Il prossimo decennio risponderà probabilmente alla domanda su come sarà risolta questa questione esplosiva: con la rinuncia di una parte o dell’altra; con un compromesso negoziato nel quale le due potenze imparano a convivere nello stesso pericoloso vicinato; oppure portando avanti una politica del rischio calcolato che potrebbe facilmente intensificarsi fino a una catastrofe della portata di una terza guerra mondiale.”

mercoledì 15 luglio 2026

Il bell’Antonio – Vitaliano Brancati

“Dei siciliani scapoli che si stabilirono a Roma intorno al 1930, otto per lo meno, se la memoria non m’inganna, affittarono ciascuno una casa ammobiliata, in quartieri poco numerosi e frequentati, e quasi tutti andarono a finire presso insigni monumenti, dei quali però non seppero mai la storia nè osservarono la bellezza, e talvolta addirittura non li videro.” 

 “Cupole, portali, fontane… opere che, prima di essere attuate e compiute, tennero aggrottate per anni la fronte di Michelangelo o del Borromini, non riuscirono a farsi minimamente notare dall’occhio mobile e nero dell’ospite meridionale! Antiche campane, dalla voce grave e delicata, che si erano meritate i versi di Shelley e dio Goethe, si guadagnarono un – Chi camurria, sta campana!” 

 “Ma sulla terra piena di misteri, il vivente più misterioso è forse l’uomo brutto.” 

 “Antonio invece era rimasto pigro e sincero come il cameriere di un caffè siciliano in un pomeriggio d’agosto, quando, spossata ogni capacità di finzione, e la solerzia diplomatica, e ogni altro genere di solerzia, dall’implacabile scirocco, dissuade il cliente dallo scegliere alcuna cosa nella carta dei gelati, e se poi questo cliente, nonostante l’avvertimento contrario, ordina un cedro o un albicocco, per noia o per stanchezza il cameriere non glielo porta.” 

 “Gl’impiegati, in ogni parte del mondo, quando sono investiti di un’autorità assoluta diventano tali tiranni che al loro paragone gl’imperatori romani fanno la figura dei bambini… No, il socialismo sarebbe il medioevo!” 

 “Il terrazzino sporgeva da un lato sul corso, la via Etnea, lunga tre chilometri, fragorosa di vecchi tram, di frustate sul dorso di magri cavalli, di conversazioni, risate, strilli di giornalai, ribollente di scappellate, manate, gesticolamenti, urtoni, inchini…” 

 “Finalmente Antonio rimase solo e poté guardare a suo agio i cari tetti di Catania, quei tetti neri, disseminati di giare, di fichi secchi e di biancheria, sui quali il vento di marzo, al tramonto, sferra calci da cavallo; le cupole che, nelle sere di festa, scintillano come mitre d’oro; le gradinate deserte dei teatri all’aperto; gli alberi di pepe del giardino pubblico; il cielo della provincia, basso e intimo come un soffitto, sul quale le nuvole si dispongono in vecchi disegni familiari; l’Etna accovacciato fra il mare e l’interno della Sicilia, con sulle zampe, la coda e il dorso, diecine di paesetti neri che vi stanno arrampicati con stento.” 

 “La sera, Antonio e Leonardo Lentini passeggiarono in su e giù per la corta, ma infinitamente bella, via Crociferi. Le tre chiese e i due conventi, fra i quali la strada scorre in declivio, erano deserti e silenziosi; le alte cancellate di ferro battuto, che stringono in seno le brevi e ripide gradinate dei sagrati, eran chiuse con catenacci.” 

 “I libri svegliano!” 

 “…presso una stazioncina davanti alla quale, una volta ogni due giorni, passava il piccolo treno che fa il giro dell’Etna, unico rumore che potesse turbare le meditazioni di un uomo gentile la cui indole affettuosa si esplicava ormai esclusivamente nell’amare il proprio odio contro i tempi.” 

 “Un istantaneo vacillamento del passo la staccò dalla madre e la portò vicinissima al giovane che poté sentirne l’odore di velo, di pelle bruscamente riscaldata dal sangue, di forcine di tartaruga e d’indumenti conservati a lungo insieme a vecchi fiori, odore che nessuna donna di Roma aveva mai posseduto e che gli saettò dentro la carne come uno scotimento profondo.” 

 “La casa del più rinomato notaio di Catania, Giorgio Puglisi, era situata in piazza Stesicoro, di fronte al vecchio tribunale, sul tetto del quale l’Etna, reso prossimo e quasi imminente dalla mancanza di oggetti che s’interpongano alla vista, spalanca le sue enormi ali, bianche come quelle di un cigno in inverno, color viola nelle altre stagioni.” 

 “Era, era… Tutti eravamo… Bisogna vedere chi è, una persona, e non chi era!” 

 “Il torto mio è stato di mettermi coi giovani… Chi si corica coi bambini, si alza pisciato!” 

 “A Catania siamo fatti così… le cose ce le leggiamo negli occhi… basta un gesto, basta un sospiro, e tutti credono di aver capito…” 

 “Badate, notaio, che il bue si stima per le corna e l’uomo per la parola.” 

“No, non mi levare quest’unico conforto! Per addormentarmi, la sera, ho bisogno di pensare che la morte è seduta al mio capezzale. E’ l’unico pensiero che mi dia un pò di calma. Fuori di lui, trovo agitazione, spavento, insonnia e sudori freddi. No, Antonio, è proprio così. Per mia fortuna fra pochi mesi le rivoluzioni non mi potranno fare più nulla, e le reazioni nemmeno. Fascismo, comunismo… mi lasciano ormai tranquillo. Vinca l’uno o l’altro, nessuno di questi prepotenti potrà farmi più nulla levandomi il pane o l’aria; nessuno riuscirà più a strapparmi dalle viscere quell’urlo che tante volte, a casa mia, provando solo solo davanti allo specchio, ho cercato d’imitare, quasi per confortarmi col pensiero ch’esso sia nelle capacità umane, cercato, sì, ma sempre inutilmente, e da ciò ho misurato quanto debba essere bestiale la sofferenza che lo insegna così di botto a un essere umano!” 

“La calunnia, la temono anche i santi.” 

 “Mai, signuri, non mi ci metto più coi buoni, ché l’uomo buono quando perde il lume degli occhi diventa peggio del diavolo!” 

 “Entravamo a quel punto in piazza Dante, rasentando la chiesa di San Nicola, dalle colonne mozze, attorno ai cui muraglioni le rondini, saettando di sotto alle tegole del bel convento vicino, lanciavano strida brevi e attutite, quelle che, destinate a luoghi solitari e antichi, li rendono ancora più solitari e antichi.” 

 “Cristo di Dio, perché non dev’essere vero che tu esisti? Perché non dev’essere vero che gli assetati di giustizia saranno saziati, e che gl’infelici in terra siederanno alla tua destra nella luce e nella gioia? Perché non devi aver ragione tu quando minacci l’inferno a coloro che non credono in te, e devono invece aver ragione loro, i maledetti?” 

 “Fra poco – diceva – questi venti anni di tirannide, di rozzezza, di presunzione ci parrà di averli sognati in una notte di febbre. Conserveremo soltanto il tic di voltarci indietro prima di parlare a voce alta, e faremo ridere i nostri nipoti.”

 “Adorabile europeo, a cui bastava un’immagine di donna, davanti agli occhi della mente, per non vedere più né fango né miseria.”