domenica 3 maggio 2026

Mia madre è un fiume – Donatella Di Pietrantonio

“Certi giorni la malattia si mangia anche i sentimenti. E’ un corpo apatico, emana l’assenza che lo svuota. Ha perso la capacità di provare. Allora non soffre, non vive.” 

 “Stavi dove nasce il vento, un posto luminoso e aspro, con le montagne a fare da quinta. Era aspra anche la gente. I bambini lavoravano, ma non quanto gli adulti, per questo in molte famiglie occupavano appena un gradino sopra i cani. Non nella tua.” 

 “Il nostro amore è andato storto, da subito. Era troppo educata al sacrificio per permettersi il piacere di stare con la sua creatura.” 

 “Riprovo poche volte a memoria la voglia di stringermi al suo odore di contadina giovane e sana. Di lei è rimasta l’assenza. Avevo una madre inaccessibile, separata, non per disamore, per fretta, quest’altra forma di disamore.” 

 “Inflessibile, aspettavo la sera. La lontananza mi mordeva il petto.” 

 “La prima rivoluzione nella tua vita l’ha fatta la scuola.”

 “Fioravante ci teneva a mandarvi a scuola. Non vi ha mai comprato un giocattolo, ma libri si, Cuore, Pinocchio, il Don Chisciotte, e romanzetti per ragazze.” 

 “Hai perso l’ingenuità verso la tua condizione scoprendo dai compagni le differenze tra le vostre vite.” 

 “Amava al contrario, non dava per paura del dare a forza che aveva conosciuto come preda.” 

 “I conti non si chiudono mai tra me e lei. Tutta la vita l’ho cercata, accattona che non sono altro. Ancora la cerco. Non la trovo. La cerco. Madre dolorosa.”

 “Ho avuto paura per il bambino. Non lo meritavo, per i miei cattivi pensieri. Sembrava appena uscito dalla fabbrica degli angeli, con la testa di pane fragrante e l’alito di latte tiepido, gli occhi vasti già aperti al mondo.” 

 “Bambini, appunto, non abbiamo mai capito perché partivano. La necessità di denaro non ci riguardava. Chiusi nel nostro mondo delimitato dagli alberi, dalle nuvole, dalla solitudine, ci svegliavamo la mattina presto, bevevamo il latte delle mucche alloggiate al piano di sotto inzuppandovi il pane fatto in casa, come la pasta del pranzo e questi tutto il resto.” 

 “La madre è il solo silenzio che risponde al suo dolore.” 

 “Ha paura. Si è persa. Perso anche il tempo. Non sa che giorno è, che mese, che anno. Non distingue più le stagioni, non riconosce l’autunno nell’orto, nella pelle d’oca delle sue braccia ancora scoperte. Brancola in questa nebbia opaca.” 

 “Dopo l’abbandono delle abitazioni, la natura si è ripresa gli spazi occupati, ha distrutto le opere, infilato l’edera nelle crepe, teso radici sotto le fondamenta, a sovvertirle. Le case hanno bisogno dell’uomo per durare.” 

 “Mia madre è un fiume. Erano un fiume i suoi capelli scuri e sottili che la corrente divideva ai lati del viso, onde a cascata sul seno, li pettinava la sera, dopo tutte le fatiche. Camminava e cantava, il fiume a fluttuare nel vento, ma solo qualche volta, di solito li raccoglieva in una crocchia.” 

 “Non si è mai lamentata del destino avverso, lo ha preso su di sé, in una tacita espiazione di una colpa solo a lei nota.”

 “Mia madre era un albero. Ho avuto la sua ombra. Mia madre era una piccola farfalla dal corpo tozzo, l’esperia, con le ali corte e il volo a scatti. Sognavo di poter toccare la sua povera bellezza. E’ stata il principio di tutti i miei desideri, la madre di ogni solitudine.” 

 “Di quanti fantasmi ti racconto. Così forti da vivi, diventano con il passare degli anni delle figurine senza potere, quasi patetiche. Hanno avuto il torto di andarsene prima di noi.” 

 “Le vacanze gli sembrano normali, per tutti. Non sa quanto costa questa normalità, la colpa che sento verso mia madre. Mi ha educata al sacrificio, la sveglia era alle sette anche a scuola chiusa, per non abituarmi all’ozio.”
 “Mia madre è un albero. Alla sua ombra mi sono giustificata. Si secca, anche l’ombra si riduce. Presto sarò allo scoperto.”

martedì 28 aprile 2026

I racconti di Nenè – Andrea Camilleri

“Io sono nato nel ’25, cioè a dire tre anni dopo che il fascismo in Italia aveva preso il potere. Quindi sono stato un bambino allevato in pieno regime fascista, e per quello che può essere la mentalità di un bambino, bè, era uno splendido regime. Era una cosa meravigliosa.” 

 “Quanto imparai in quegli anni di scuola elementare. Prima di tutto un repertorio di parolacce che mi sono portato dietro e che tornano frequentemente nei miei romanzi, e poi il concepire la vita in un modo diverso da come fino a quel momento me l’avevano insegnata in casa.” 

 “Ad un tratto sentii un rumore, mi voltai verso destra e vidi una cosa che non avevo mai visto, una sorta di casa con un cannone gigantesco: era un carro armato Sherman, di fronte al quale gli altri carri armati sembravano scatole di sardine, che avanzava.” 

 “Ah, – disse – quello è un Generale che non ce ne sono come lui. Lo vedi, va in testa a tutti. Come Generale è un Dio. Ma come uomo è un fituso. E’ na cosa fitusa… Si chiama Patton. Questo è il ricordo che ho io del Generale Patton, e dello sbarco degli americani in Sicilia.”

 “Gli americani portarono la libertà, però è altrettanto indiscutibile che l’arrivo degli americani in Sicilia significò il risveglio della mafia che era stata, in quegli anni, in quiescenza. Con gli americani la mafia tornò al potere.” 

 “Io credevo che all’infamia di fosse un limite. Invece all’infamia non c’è limite.” 

 “Io mi sono reso conto che, tra siciliani, un vero amico non deve chiedere all’altro una qualche cosa, perché non c’è bisogno, in quanto sarà preceduto dall’offerta dell’amico, che ha intuito la domanda che sarebbe arrivata.” 

 “Luigi Pirandello l’ho conosciuto di persona. Nel 1935, io avevo 10 anni.” 

 “Fin quando un personaggio non è in grado di alzarsi dalla pagina e cominciare a camminarmi per la stanza, quel personaggio, secondo me, ancora non è risolto.” 

 “Parlare dell’amore per un uomo che ha più di ottant’anni, significa in realtà fare dei consuntivi, e i consuntivi sono delle voci di cui, forse, è bene omettere i dettagli.” 

 “Se non che l’oggetto libro, l’avere tra le mani il libro, fu come levare il tappo a una bottiglia di vino frizzante. Ricominciai a scrivere.” 

 “Fra tutte le cose che ho fatto e che, ad un certo punto, ho dovuto smettere e mi sono mancate, sicuramente l’insegnamento è quella che mi manca più di tutte.” 

 “A me, delle città, interessa assai poco, mi interessa poco andare nei musei, vedere i luoghi tipici, mi interessano invece le persone che, quelle città, le vivono.”