venerdì 5 giugno 2026

Dunque, la guerra – Bernard-Henry Lévy

“Signora cancelliera, signor presidente. Vent’anni fa abbiamo assistito con entusiasmo all’evento più straordinario della fine del XX secolo: la caduta del Muro di Berlino.”

 “Insomma, cedendo a Vladimir Putin, sacrificandogli i nostri principi, dichiarando forfait prima ancora d’iniziare la partita, non faremmo altro che rafforzare, a Mosca, il nazionalismo più aggressivo.” 

 “L’Ucraina rappresenta, per l’Europa senz’anima di oggi, un’opportunità imperdibile.” 

 “Nell’ordine rigoroso, freddo, della storia delle idee, il putinismo è un duginismo. In altri termini un fascismo.”

 “La difesa dell’Ucraina è, per l’Europa, un problema di sicurezza collettiva. Non è un problema umanitario. Non è nemmeno un problema di solidarietà. In Ucraina si sta giocando, sul serio, la sicurezza collettiva del continente.” 

 “E io passerò due ore, in un ristorante di pesce vicino alla cattedrale di Santa Sofia, con un uomo in T-shirt nera, la voce leggermente rauca, non troppo alto di statura ma pulsante di energia, adrenalinico: Volodymyr Zelensky, l’umorista di cui nessuno, finora, sapeva molto e che, il giorno dopo il voto, ha sbalordito il mondo piazzandosi largamente in testa dopo il primo scrutinio.”

 “Zelensky sarà tagliato per il ruolo? Un Coluche può tramutarsi nel comandante in capo di un esercito in guerra? Sarà qualcosa di più dell’attore di sitcom la cui elezione è parsa, quasi a tutti, un exploit della società dello spettacolo? Vedo che riconosce, in ogni foto, il pezzetto di fronte dov’è stata scattata e, talvolta, l’ufficiale presente.”

 “Putin, al di là degli sproloqui che ha propinato al mondo, ha un obiettivo. Uno solo. Mettere l’Ucraina in ginocchio. E spezzare lo slancio democratico impresso, otto anni fa, dalla massa dei cittadini raccolti a Maidan di Kiev.”

 “Avevamo parlato di Beppe Grillo, quell’altro attore comico fondatore, in Italia, del Movimento 5 Stelle, e il mio paragone con lui gli aveva suscitato orrore.

” “Ho compreso che l’ex clown, l’attore, l’artista della performance del quale avevo creduto di rintracciare la natura profonda nel corso della cena di gala a Kiev, si era trasformato in un comandante di guerra.” 

 “Che gli dei siano con lui: il mondo libero si sta giocando il proprio destino nella battaglia di Kiev; e l’Europa dei principi, che sovente dubita di se stessa, ha scoperto in quest’eroico giovane uomo un nuovo padre fondatore.” 

 “Sospeso sul bottone nucleare, c’è ora un dito ossuto, duro, risoluto, che è il dito dell’odio, non solo per l’Europa, ma per il mondo.”

 “E’ la speranza di Putin. Me lo immagino, nella calma fredda della sua dacia, intento a sgranare i giorni e a misurare, con la precisione maniacale del kaghebista, il tempo necessario a un’opinione pubblica sovraccarica di immagini per abituarsi alla sofferenza di uomini che combattono, di vecchi violentati e di bambini tremanti” 

 “Da Teheran alla Cina che punta Taiwan, dai mercati dell’ex impero ottomano a quelli di un califfato che non vede l’ora di rinascere, tutti stanno osservando lo spettacolo.” 

 “Non conosco personalmente la signora Meloni. Ma mi è capitato d’incontrare Silvio Berlusconi. E con Matteo Salvini ho discusso, due anni fa, su una rete televisiva italiana. Mi aspettavo un Matamoro, ho trovato uno Scaramouche. Mi era stato annunciato un condottiero, ho trovato un incrocio tra il proprietario di casinò del film di Scorsese e un boss manovale del clan Corleone.”

 “Con Marc Roussel, li abbiamo visti soffrire a Kiev, tremare a Odessa, arretrare a Kherson. Subire, a Huliaipole, bombardamenti da fine del mondo. E ora li ritroviamo mentre lanciano una delle controffensive più stupefacenti, più audaci e più tatticamente riuscite della storia militare recente… Fa davvero molta impressione.” 

 “E’ dal primo giorno che vado ripetendo la stessa cosa. Esiste un’unica soluzione politica: la vittoria militare dell’Ucraina. Che ci sarà. Con, a seguire, la capitolazione militare di Putin e un rovesciamento politico nella guida della Russia. Non può andare altrimenti.”

giovedì 28 maggio 2026

La cura – Herman Hesse

 “Così, appena arrivato, avevo scoperto uno dei grandi segreti e incantesimi di tutti i luoghi di cura e assaporai con vera delizia la mia scoperta: la comunità del dolore, il socios habere malorum.” 

 “Come le conosciamo bene, profondamente e orrendamente bene, quelle camere tranquille, quei teatri delle nostre più atroci sofferenze, delle nostre più dolorose sconfitte, delle nostre vergogne più segrete!” 

 “Non sappiamo forse che il nostro destino ci è congenito e inevitabile, e tuttavia non ci aggrappiamo tutti, appassionatamente, all’illusione della scelta, del libero volere?”

 “Durante una breve passeggiata notturna prima di andare a dormire vidi le stelle riflesse nelle pozzanghere lasciate dalla pioggia, vidi, nel vento notturno, lungo la riva del fiume scrosciante, alcuni vecchi alberi di straordinaria bellezza. Certo sarebbero stati belli anche domani, ma in quel momento avevano quella magica, irripetibile bellezza che viene dalla nostra stessa anima e che, secondo i Greci, brilla in noi soltanto quando Eros ci guarda.” 

 “Il mattino, il famoso momento della freschezza, della rinascita, del novello impulso gioioso, a me è fatale, mi riesce spiacevole e penoso, non ci amiamo reciprocamente.” 

 “Chi di noi infermi sopporterebbe, oltre i bagni e i massaggi, oltre i fastidi e la noia, anche il digiuno e la mortificazione? No, preferiamo soltanto guarire a metà, ma vivere, in cambio, in modo un po’ più piacevole e divertente, noi non siamo giovinetti che pretendiamo l’assoluto da se stessi e dagli altri, ma persone anziane, profondamente implicate nei condizionamenti dell’esistenza, e perciò abituate a lasciare un po’ correre.” 

 “No, noi siamo volentieri disposti a morire: più tardi. Ma per oggi, dopo i bagni estenuanti, dopo la mattinata così dura da ammazzare, preferiamo godercela un po’, rosicchiare un’ala di pollo, levar la pelle a un pesce saporito, sorseggiare un bicchiere di vino rosso. Siamo fatti così, vili e deboli e goderecci, dei vecchi egoisti.” 

 “E’ incredibile quanto si faccia presto a imparare la stoltezza e il male, quanto sia facile diventare un cane poltrone, un porco grosso e godereccio!” 

 “Le sensazioni del giuoco, per me, sono state pressappoco queste: in principio me ne stavo per un po’ di tempo al margine del tavolo verde, gli occhi sui numeri, e ascoltavo la voce dell’uomo alla roulette. Il numero gridato da costui, il numero scelto dalla pallina instancabile e che ancora un secondo prima era stato un cieco e sciocco numero tra i tanti suoi simili, ora si accendeva di una calda luce nella voce di quell’uomo, nello spicchio occupato dalla pallina, negli orecchi e nei cuori degli astanti. Quatre, si sentiva dire, o cinq o trois, e il numero si accendeva, luminoso, non solo nel mio orecchio e nella mia mente, non solo sul tondo e conico piano inclinato della pallina, ma anche sul tavolo verde.”

 “Il momento in cui si vince è meraviglioso. Hai invocato il destino e ti sei rimesso nelle sue mani, credi di essere in contatto col gran mistero, hai come la strana sensazione di esserne l’amico, l’alleato; e tò, è proprio vero, ne hai conferma, la tua tacita idea segreta, il tuo piccolo miraggio nascosto s’illumina, il miracolo avviene, il presagio diviene realtà, il tuo numero viene scelto dall’onnipotente pallina della fortuna, l’uomo della roulette lo proclama ad alta voce e il croupier ti getta, con bella parabola, una manciata di fulgide monete d’argento.” 

 “E non soltanto più tardi, ma già in quel momento stesso, mentre stavo ancora giocando, sentivo tutta la profondità di quel simbolo, vedevo nel giuoco l’immagine della vita, dove le cose vanno allo stesso modo, dove un’imperscrutabile irrazionale intuizione ci dà in mano i più potenti incantesimi, scatena le più grandi energie, dove, all’indebolirsi dei buoni istinti, s’insinuano la critica e la ragione, che per un po’ di tempo si destreggiano e oppongono resistenza, finché in ultimo succede quel che deve succedere, senza che noi c’entriamo affatto, sopra la nostra testa.” 

 “Se i detti del Nuovo Testamento non li consideriamo come comandamenti ma come espressione di una straordinaria, profondissima conoscenza dei misteri dell’animo umano, la cosa più saggia che sia mai stata detta, il breve compendio di tutta l’arte di vivere e di essere felici, è la frase “ama il prossimo tuo come te stesso”, che del resto si trova già nell’Antico Testamento.”