“Molti anni fa mi resi conto che un libro, un romanzo, è un sogno che chiede di essere scritto nello stesso modo in cui ci s’innamora di qualcuno: il sogno diventa irresistibile, non c’è niente che tu possa fare, e infine cedi e soccombi anche se il tuo istinto ti dice di battertela a gambe perché potrebbe trattarsi, dopotutto, di un gioco pericoloso – in cui qualcuno probabilmente si farà male.”
“Eravamo adolescenti, bambini superficialmente sofisticati, che non sapevano davvero nulla di come funzionava il mondo – lo stavamo sperimentando, immagino, ma senza avere cognizione.”
“Ma non ce ne fregava niente: eravamo fatti e giovani ed era una tiepida sera di primavera e stavamo entrando nel mondo degli adulti.”
“Sperimentavamo con la nuova libertà che si era spalancata di fronte a noi, attivando qualcosa all’interno del nostro gruppo ora che volevamo diventare in fretta adulti e lasciarci alle spalle quello che ormai ci appariva come il soffocante mondo dell’infanzia. Time for me to fly…”
“Non c’era alcun dubbio sul fatto che i miei genitori mi volessero bene, e se costretto avrei ammesso che anch’io gli volevo bene, ma stavo diventando un adulto autonomo e avevo capito che non avevo più bisogno di loro come un tempo.”
“La ragione fondamentale del concretizzarsi di quel weekend fu, me ne rendo conto ora, il sesso, e la speranza legata al sesso. Aveva a che fare col desiderio nella sua forma più elementare, una purezza che non avrei sperimentato mai più.”
“Nel 1981 Thom poteva semplicemente imbarcare la valigia e andare al gate dopo che l’avessi lasciato sul marciapiede del Lax, semideserto a mezzogiorno, pochi minuti prima che l’aereo decollasse – non c’erano controlli, allora in un aeroporto potevi andare dove ti pareva, i voli spesso erano pieni a metà e tutti erano vestiti bene.”
“Ma del resto, pensai, mentre la paura iniziava a sovrastare la tristezza, chi mai si meritava qualcosa? Ci capita quel che ci capita.”
“Il Valium non stava facendo effetto e sottili filamenti d’ansia si stavano dipanando nell’aria attorno a me, come tentacoli che strisciassero attraverso la tovaglia sul tavolo del la Scala, avvolgendomi le braccia, il petto, il collo.”
“Io ero fortunato. Ero dei Pesci. Ero del segno zodiacale dei due pesci che nuotano in direzioni opposte – un sognatore, incessantemente impegnato a risalire la corrente, non del tutto razionale, incline alle teorie, ma pronto a perseguire ciecamente qualsiasi cosa volesse, un romantico, un individualista che non sentiva la necessità di uniformarsi alla massa.”