giovedì 25 giugno 2026

Il ventre di Parigi – Emile Zola

“Lungo il viale deserto, nel profondo silenzio della notte, i carri degli ortolani, diretti verso Parigi percuotevano con l’eco dei loro monotoni scossoni, a destra e sinistra, le facciate delle case immerse nel sonno dietro i filari confusi degli olmi.”

 “Parigi, simile a un pezzetto di cielo stellato caduto su un angolo di terra buia, gli parve severa e quasi arrabbiata del suo ritorno.” 

 “La fame gli s’era ridestata, insopportabile, feroce. Tutte le membra riposavano, ma lo stomaco gridava, si ritorceva, come stretto tra tenaglie roventi.” 

 “Ed ora ritrovava Parigi nel buio, grassa, superba, traboccante di commestibili; vi rientrava su un letto d’ortaggi e s’aggirava in mezzo a sconosciute vivande che pullulavano intorno a lui e lo turbavano.” 

 “I mercati apparivano nella loro nera leggerezza coi mille raggi di luce che rigavano le persiane. Le grandi strade coperte cominciavano a popolarsi, mentre i padiglioni lontani rimanevano ancora deserti in mezzo al brulichio che cresceva sui marciapiedi.” 

 “Troverete sempre qualcuno disposto a pagarvi da bere, e mai un cane che vi voglia pagar da mangiare.”

 “Quando ogni lume fu spento all’interno, ed i mercati furono inondati dalla luce del giorno, apparvero quadrati, uniformi, come una macchina moderna e smisurata, che so, un’enorme macchina a vapore, una caldaia che dovesse servire alla digestione di un popolo, un ventre gigantesco, bullonato, ribadito, fatto di legno, di vetro e di ferro, di una eleganza, di una potenza da motore meccanico azionato dal calore del combustibile, e dalla furia fremente e vertiginosa delle ruote.” 

 “Sentì allora in tutta la sua forza il lungo rombare dei mercati. Parigi masticava i bocconi dei suoi due milioni di abitanti. Era come un grande organo centrale che batteva furiosamente, lanciando il suo umore vitale in tutte le vene. Era un movimento incessante di mascelle colossali, un baccano d’inferno, un brusio senza fine dove si fondevano tutti i rumori dell’approvvigionamento, dagli schiocchi di frusta dei rivenditori all’ingrosso avviati ai mercati dei quartieri, allo strascicar di ciabatte delle povere donnette che vanno di porta in porta offrendo l’insalata dei loro cestini.” 

 “Allora si fermò istupidito, si lasciò spingere, insultare e non fu più che un oggetto travolto, sbattuto sul fondo di quella marea crescente.” 

 “Gli ci vollero mesi perchè piegasse la testa e si rassegnasse a quella sofferenza di uomo brutto, mediocre e povero.” 

 “Aveva capito che il solo modo per dormire in un tepore felice è di farsi da soli un letto di delizie.” 

 “La giovane donna sognava uno di quei negozi moderni, chiari, ricchi come saloni, coi vetri scintillanti che danno su una strada larga. E questo non per il desiderio un pò gretto di far la signora dietro al banco, ma perchè aveva la precisa coscienza dell’importanza del lusso nel commercio al giorno d’oggi.” 

 “Poi, a loro non piaceva il lavoro convulso; volevano lavorare, si, ma con comodo, senza dimagrire, insomma da brave persone che amano vivere bene.” 

 “Il denaro serve per vivere, si sa che si cerca il proprio benessere, ma guadagnare per guadagnare aver più fastidi che piaceri… allora preferisco restarmene con le mani in mano.” 

 “Ha un marito troppo merlo per non farlo becco!” “

Ah, le persone per bene! Mi fanno pena, tanto si comportano in modo esemplare.” 

 “Finì a poco a poco a gustare la beatitudine di quella vita regolata. La sala da pranzo giallo chiara, con quella sua pulizia e il tepore borghese, gli addolciva l’animo non appena ne varcava la soglia.” 

 “Ma a poco a poco un’inquietudine sorda cominciò a roderlo, si sentiva insoddisfatto, si accusava di colpe, ma non sapeva quali, si ribellava contro quel vuoto che pareva allargarsi sempre di più nel suo cervello e nel suo cuore. Ogni tanto delle esalazioni pestifere, delle zaffate di pesce guasto gli rivoltavano lo stomaco. Fu una distruzione lenta, una noia vaga che divenne sovraeccitazione nervosa.” 

 “La mole superba dei mercati, che traboccava di cibarie sostanziose, avevano precipitata la crisi. Per lui erano la gran bestia pasciuta e ruminante, erano l’immagine di Parigi, che rimpinzata di cibo, intorpidita dalla grassezza, sosteneva stupidamente l’Impero.” 

 “Quello era il ventre bottegaio, il ventre dell’onestà ruffiana, che si abbuffava, beato, e luccicava al sole, trovando che ogni cosa andava per il suo verso migliore.” 

 “E’ la politica della gente onesta. Io sono riconoscente al governo quando vedo i miei affari andare bene, quando mangio in pace la mia minestra, quando posso dormire senza il pericolo d’esser svegliata dalle fucilate.” 

 “Certo io approfitto del buon vento che tira e sostengo il governo che fa andar bene gli affari. Se poi questo governo faccia o no delle porcherie io non voglio saperlo.”

 “Ma noi, noi che viviamo in santa pace, che ci mettiamo quindici anni per mettere insieme qualcosa, noi che non ci occupiamo di politica e non abbiamo in mente che di tirar su nostra figlia e di tirare avanti bene la baracca! Via, andiamo! Ma scherzi!? Siamo gente onesta noi!” 

 “Lisa non era bigotta; non bazzicava le chiese; era solita dire che cercava di mantenersi onesta in tutto, e che quello bastava. Ma non voleva che si sparlasse della religione, in sua presenza; spesso faceva stare zitto Gavard, che aveva la passione per le storie di preti e di monache, per le barzellette di sacrestia. Questi discorsi le parevano sconvenienti. Bisognava lasciare che ognuno credesse a suo modo, e rispettare la coscienza di tutti.”

 “Poi le due donne sì inchinarono. La bella Mme Quenu, e la bella Mme Lebigre si scambiarono un amichevole saluto. E Claude, che certamente il giorno prima si era dimenticato di mangiare bene, sdegnato al vederle così prosperose, soddisfatte e per bene, coi loro grossi seni, si strinse nella cintura brontolando furibondo: – Che canaglia, la gente onesta!”

sabato 20 giugno 2026

Un tedesco contro Hitler – Sebastian Haffner

“La storia che qui si vuole raccontare ha per argomento una specie di duello. Si tratta di un duello impari tra due avversari molto diversi: tra uno Stato oltremodo potente, forte e brutale, e un piccolo privato cittadino, anonimo e sconosciuto.”

 “Fra terribili minacce, questo Stato pretende che il suddetto privato cittadino abbandoni i suoi amici, lasci le sue ragazze, rinunci alle proprie idee, accetti idee imposte, saluti in modo diverso da come è abituato, mangi e beva cose diverse da quelle che gli piacciono, impieghi, il tempo libero in occupazioni che detesta, metta la propria persona a disposizione di avventure che rifiuta, rinneghi il proprio passato e il proprio Io, e, cosa fondamentale, mostri costantemente nei riguardi di tutto questo il massimo entusiasmo e la massima riconoscenza.”

 “Non si pensa mai abbastanza a quanto siano infantili i concetti che nutrono e scuotono le masse.” 

 “Ma la vera generazione del nazismo è quella dei nati tra il 1900 e il 1910, che hanno vissuto la guerra come un grande gioco, senza essere minimante disturbati dalla sua effettiva realtà.” 

 “Il coraggio civile – cioè il coraggio delle proprie decisioni e della propria responsabilità – in Germania è senz’altro una virtù rara, come già Bismarck osservò in un detto famoso. Se poi il tedesco indossa un’uniforme, esso lo abbandona completamente.”

 “In privato, mio padre era un appassionato conoscitore e amante della letteratura. Aveva una biblioteca di diverse migliaia di volumi che ampliò ed estese fino alla sua morte, e che non aveva soltanto, ma che aveva anche letto.” 

 “Ci sono poche cose bizzarre come la calma indifferente e superiore con cui noi, io e quelli come me, rimanemmo a osservare gli inizi della rivoluzione nazista in Germania, quasi da un palco di teatro… un fenomeno che, in ogni caso, mirava esattamente a farci sparire dalla faccia della terra.” 

 “Mi recai in corte d’appello. L’edificio era lì, grigio, freddo e tranquillo come sempre, nobilmente staccato dalla strada, dietro a superfici erbose e alberi. Nei suoi larghi corridoi e nei vestiboli guizzavano rapidi come sempre gli avvocati, simili a pipistrelli nelle loro svolazzanti toghe di seta nera, cartelle sotto il braccio, espressioni concentrate e irreprensibili. Gli avvocati ebrei difendevano le loro cause, come se questo fosse un giorno qualsiasi.” 

 “Nella genesi del Terzo Reich c’è un enigma insoluto che mi sembra ancora più interessante della questione di chi abbia incendiato il Reichstag. La domanda è questa: ma che fine hanno fatto i tedeschi? Ancora il 5 marzo 1933 la maggior parte di loro ha votato contro Hitler. Che ne è stato di questa maggioranza? E’ defunta? E’ scomparsa dalla faccia della terra? Oppure, anche se con tanto ritardo, è diventata nazista? Come è potuto accadere che da parte sua sia mancata qualsiasi reazione di rilievo?” 

 “Nell’estate del 1933 la situazione dei tedeschi non nazisti era certamente una delle più difficili in cui possa trovarsi un essere umano: vale a dire uno stato di sopraffazione totale e senza speranza, accompagnato dai postumi dello shock dell’essere stati colti di sorpresa. I nazisti ci avevano in pungo, incondizionatamente.” 

 “Il nazionalismo, vale a dire il culto narcisistico della propria nazione, è una pericolosa malattia dello spirito sicuramente diffusa ovunque, in grado di deformare e di rendere orribili i tratti di una nazione, proprio come la superbia e l’egoismo deformano e rendono orribili le fattezze di un essere umano.” 

 “Non l’Austria o la Cecoslovacchia: la Germania fu il primo territorio che occuparono.” 

 “Prendemmo in prestito una scacchiera al banco di mescita e cominciammo a giocare. Cercai di recuperare qua e là nella memoria le teorie d’apertura. Era tanto tempo che non giocavo più, diversi anni, e la vista delle figure e lo sviluppo del gioco d’improvviso mi richiamarono alla mente un periodo ormai lontano in cui l’avevo praticato appassionatamente.” 

 “Questa assolutizzazione dell’orgoglio è un difetto tedesco; i tedeschi la considerano una virtù. In ogni caso, è una delle caratteristiche più profondamente tedesche. Non possiamo fare altrimenti. Siamo i sabotatori peggiori del mondo. Quello che facciamo dobbiamo farlo in modo eccellente, nessuna voce della coscienza o di rispetto verso se stessi è in grado di competere con questo atteggiamento.” 

 “Si dice che i tedeschi siano asserviti. E’ vero solo a metà. Sono al tempo stesso qualcosa d’altro – e di peggio -, per cui non esiste ancora un termine. Sono cameratizzati. Una condizione terribilmente pericolosa. Si è sotto una specie di incantesimo. Si vive in un mondo di sogno e di ebrezza.”