venerdì 10 luglio 2026

Profondo come il mare, leggero come il cielo – Gianluca Gotto

“Ci sono stati dei momenti in cui avrei dato qualsiasi cosa per cambiare il mio passato. Anche il mio futuro: avrei scambiato molti miei domani per tornare a quel singolo ieri.” 

 “Il buddhismo mi ha mostrato che la felicità è innanzitutto dentro di noi. Dipende da noi. E’ una scelta, prima di essere una conseguenza di qualcosa che succede.” 

 “Invece di correre così tanto con i pensieri, fermati. Invece di desiderare, calmati. Invece di fare, respira. Invece di cercare le risposte ovunque, lascia che le risposte emergano dentro di te.” 

 “La serenità è invece attiva: siamo sereni quando ci comportiamo e vediamo la vita in un certo modo. Non è uno stato da raggiungere, ma da scegliere e adottare.” 

 “Dove va a finire la tua felicità, quando il mondo intorno a te cambia senza preavviso? Forse si rivela per come è sempre stata: fragile. Qualcosa di cui godere come ci si gode un tramonto: sapendo che presto finirà.” 

 “E se la tua mente non è sotto il tuo controllo, ti farà vivere in una realtà confusionaria. Quello è il momento in cui la sofferenza inizia.” 

 “L’equanimità, la calma, la consapevolezza, la moderazione, una vita giusta e la rinuncia al bastone fanno di te un uomo puro, qualunque abito indossi.” 

 “La sua mente è come la sua tazza: piena. E’ piena di pregiudizi, convinzioni e opinioni. Non c’è più spazio per la verità: lei crede di sapere già tutto. Come può pensare di imparare qualcosa?” 

 “Il buddhismo non va capito, va vissuto.” 

 “Se non ci aspettiamo niente da nessuno, pur continuando a frequentare le persone, viviamo serenamente perché nessuno potrà mai ferirci o stupirci. Non glielo permettiamo. Accogliamo tutto come fa la mente vuota: lasciamo andare il male e apprezziamo con gioia il bene. Solo quando ci aspettiamo che qualcosa succeda o non succeda, soffriamo. Quando invece smettiamo di aspettarci qualcosa, non c’è più sofferenza.” 

 “Se vogliamo vivere più serenamente, dobbiamo non solo accettare la sofferenza, ma anche imparare a soffrire.” 

 “Questa è l’arte zen di accettare la vita. Non è un atteggiamento arrendevole, è solamente una forma di saggezza. Invece di lamentarsi per ciò che è al di fuori del nostro controllo, un buddha sa trovare qualcosa da apprezzare in tutto quello che succede.” 

 “Diciamo di avere l’ansia e non poter vivere serenamente perché non abbiamo mai osservato attentamente quell’ansia. Non la conosciamo, per questo ci sembra enorme.” 

 “Per superare i mostri che hai dentro, devi prima conoscerli. Devi capire come sono fatti. E, per riuscire in questo processo, devi avere il coraggio di osservarli. Meditare è un atto di coraggio.” 

 “Ogni mattina, quando ti svegli, inizia la tua nuova vita. Non ha senso essere ansiosi o avere paura. La vita non conosce le distinzioni della mente. Non sa cosa siano nascita e morte, prima e dopo. La vita è vita. Scorre e basta. Siamo solo noi a essere fermi, intrappolati nel nostro pensiero.” 

 “Apprezza tutto ciò che compone la vita qui e ora, perché questo preciso momento è unico e non tornerà mai più.” 

 “Più desideriamo qualcosa o qualcuno, e meno lo amiamo, perché questo sentimento riguarda noi, non l’altro. Non è amore, se c’è attaccamento: è il bisogno ossessivo di essere amati.” 

 “Parlando di questa donna, hai detto: la mia compagna. Ma lei non è tua. Questo è l’unico vero argomento: il problema non è l’amore, ma il desiderio. L’amore è libertà, il desiderio è possesso. L’amore è felicità, il desiderio è sofferenza. E vale per le persone quanto per le cose, i pensieri, la vita. Ama tutto, proprio perché nulla ti appartiene. Se capisci questo, capisci il vero senso della vita.” 

 “Lo zen è la filosofia dell’essenzialismo, ovvero dell’eliminazione del superfluo per potersi concentrare solo ed esclusivamente su quel poco che significa tutto.” 

 “E facile essere calmi, gentili e pieni di parole illuminate quando le cose vanno bene. Ma è quando vanno male che si vede chi sei davvero, al di là dell’immagine più o meno spirituale e virtuosa che dai al mondo, al di là del pensiero nobile che hai di te stessa.” 

 “La sofferenza esiste. E non esiste solo per noi. La sofferenza è dappertutto e non risparmia nessuno. Rendersene conto fa crollare l’ego su se stesso: tutti soffrono, tutti quanti.”

 “La compassione è il sentimento più alto che esista nel buddhismo, perché è l’antidoto ai sentimenti negativi.” 

 “Il Buddha disse: L’odio non è mai placato dall’odio, ma è placato dalla gentilezza. Questa è una verità eterna.” 

 “La retta parola è scegliere di non insultare, deridere e criticare. Non fare umorismo se questo fa del male a qualcuno, perché per fare ridere non occorre far soffrire nessuno. Inoltre non può esserci retta parola se interrompiamo costantemente gli altri. La retta parola nasce dall’ascolto, non dall’interruzione.” 


“Quando ascoltiamo una persona, specialmente se vogliamo aiutarla, dovremmo assolutamente dimenticare noi stessi.” 

 “Non aggiungere rumore al rumore di questo mondo. Nel silenzio c’è tutta la saggezza dell’Universo.” 

 “Quando non si può fare ciò che si ama, bisogna provare ad amare ciò che si fa.” 
 
“La vita non è quello che potrebbe succedere, ma quello che sta succedendo. Qui e ora.” 


“Il primo rituale che ho adottato dopo la mia esperienza al tempio di Pai è stato di mangiare lentamente.” 

 “Quando mangio, mi concentro interamente sul cibo. Niente libri, computer, musica o smartphone. Presto attenzione ai sapori, alla cottura, ai retrogusti che normalmente mi sfuggirebbero.” 

 “In fondo, l’Ottuplice Nobile Sentiero serve innanzitutto a sviluppare un insieme di valori da portarsi dietro sempre: la calma, la gentilezza, la consapevolezza, la presenza.” 

“E’ il desiderio, che va lasciato andare. Il desiderio che la vita sia come vorremmo ci impedisce di vedere la vita per ciò che invece è: perfetta. Il buddhismo è l’arte di accettarla nella sua immensità.” 

domenica 5 luglio 2026

Cose di Cosa Nostra – Giovanni Falcone

“Cosa Nostra ha a sua disposizione un arsenale completo di strumenti di morte. Per il fallito attentato del 21 giugno 1989 alla villa che avevo affittato all’Addaura, vicino a Palermo, erano stati piazzati tra gli scogli cinquanta candelotti di esplosivo. La lupara ormai sta passando di moda.” 

 “In genere si ritiene che la mafia privilegi certe tecniche di omicidio rispetto ad altre. E’ un errore. La mafia sceglie sempre la via più breve e meno rischiosa. E’ questa la sua unica regola. Non ha alcuna preferenza di tipo feticistico per una tecnica o per un’altra. Il metodo migliore resta la lupara bianca, la scomparsa pura e semplice della vittima designata senza tracce del cadavere e neppure di sangue.” 

 “Dall’interno di una organizzazione come Cosa Nostra si giudicano le cose in maniera diversa che dall’esterno.” 

 “Cosa Nostra si fonda sulla regola dell’obbedienza. Chi sa obbedire, eseguendo gli ordini con il minimo di costi, ha la carriera assicurata.” 

 “Partecipare a un’azione violenta risponde generalmente a una logica rigorosa, quella che fa di Cosa Nostra l’organizzazione temibile che è. Sottolineo spesso questo concetto perché soltanto affrontando la mafia per quello che è – un’associazione criminale seria e perfettamente organizzata – saremo in grado di combatterla.” 

 “Impariamo a riflettere in modo sereno e laico sui metodi di Cosa Nostra: prima di sferrare l’attacco, l’organizzazione compie sempre uno studio serio e approfondito. Per questo è molto difficile prendere un mafioso con le mani nel sacco.” 

 “Quando Buscetta, per giustificare il suo pentimento, mi ha detto che i suoi compagni avevano “violato le regole più elementari di Cosa Nostra e che con il loro comportamento avrebbero portato l’organizzazione alla rovina”, ho avuto la sensazione di vivere un grande momento, un momento storico. Una cosa che nel profondo del cuore speravo da lungo tempo.” 

 “Devo dire che fin da bambino avevo respirato giorno dopo giorno aria di mafia, violenza, estorsioni, assassini. C’erano stati poi i grandi processi che si erano conclusi regolarmente con un nulla di fatto. La mia cultura progressista mi faceva inorridire di fronte alla brutalità, agli attentati, alle aggressioni; guardavo a Cosa Nostra come all’idra dalle sette teste: qualcosa di magmatico, di onnipresente e invincibile, responsabile di tutti i mali del mondo.” 

 “Ho sempre saputo che per dare battaglia bisogna lavorare a più non posso e non mi erano necessarie particolari illuminazioni per capire che la mafia era una organizzazione criminale.” 

 “Conoscevo Cosa Nostra nelle sue grandi linee. Ero in grado di capire Buscetta e quindi pronto a interrogarlo. Prima di lui, non avevo – non avevamo – che un’idea superficiale del fenomeno mafioso. Con lui abbiamo cominciato a guardarvi dentro. Ci ha fornito numerose conferme sulla struttura, sulle tecniche di reclutamento, sulle funzioni di Cosa Nostra. Ma soprattutto ci ha dato una visione globale, ampia, a largo raggio del fenomeno. Ci ha dato una chiave di lettura essenziale, un linguaggio, un codice. E’ stato per noi come un professore di lingue che ti permette di andare dai turchi senza parlare con i gesti.” 

 “Buscetta mi ha fornito le coordinate che mi hanno permesso di mettere a punto un metodo di lavoro.” 

 “Tutti all’epoca parlavano di enormi quantità di droga che partivano dalla Sicilia per gli Stati Uniti. Allora mi sono detto: Se hanno venduto droga in America del Nord, nelle banche siciliane saranno rimaste tracce delle operazioni realizzate. Così hanno avuto inizio le prime indagini bancarie. Fruttuose per il processo Spatola come per gli altri.” 

 “Occuparsi di indagini di mafia significa procedere su un terreno minato: mai fare un passo prima di essere sicuri di non andare a posare il piede su una mina antiuomo.” 

 “Al tribunale di Palermo sono stato oggetto di una serie di microsismi, fattisi via via più intensi con il passare del tempo. Davo fastidio.” 

 “L’interpretazione dei segni, dei gesti, dei messaggi e dei silenzi costituisce una delle attività principali dell’uomo d’onore. E di conseguenza del magistrato.” 

 “Nei miei rapporti con i mafiosi mi sono sempre mosso con estrema cautela, evitando false complicità e atteggiamenti autoritari o arroganti, esprimendo il mio rispetto ed esigendo il loro. E’ inutile andare a trovare un boss in carcere se non si hanno domande precise da porgli su indagini che riguardano la mafia, se non si è bene informati o se si pensa di poterlo trattare come un qualsiasi criminale comune.” 

 “Quando saltano le regole ancestrali, quando lo Stato decide di combattere sul serio la magia, quando forze dell’ordine e magistrati fanno realmente e fino in fondo il proprio dovere, i comportamenti degli imputati cambiano.” 

 “Nessuno forse si è mai dato la briga di capire come mai il “traditore” Buscetta al maxiprocesso di Palermo abbia potuto deporre nel silenzio assoluto delle gabbie piene di un centinaio di mafiosi. Il fatto è che Buscetta godeva di grande prestigio personale in seno all’organizzazione, ma soprattutto che, benché pentito e quindi infame, egli era stato vittima di un torto inammissibile da parte dei suoi compagni di un tempo. Avevano ucciso due dei suoi figli che non erano neppure uomini d’onore.” 

 “Così, in Sicilia, è buona regola non girare armati, a meno di essere pronti a servirsi dell’arma. Se uno porta con sé la pistola, sa che deve usarla, perché sa che colui che gli sta di fronte, lui, lo farà. Il concetto di arma dissuasiva non esiste da queste parti. La pistola si porta perché serva a sparare e non a intimidire.” 

 “Questa è la Sicilia, l’isola del potere e della patologia del potere.” 

 “E’ accettabile dunque che per la collaborazione prestata Contorno abbia dovuto perdere trentacinque parenti e Buscetta dieci?” 

 “Per tre mesi abbiamo parlato in tutta tranquillità (col pentito Mannoia). Poi, diffusasi la notizia della sua collaborazione, Cosa Nostra gli uccide in un colpo solo la madre, la sorella e la zia. Il pentito reagisce da uomo e porta a termine le sue confessioni.” 

 “La domanda da porsi dovrebbe essere un’altra: perché questi uomini d’onore hanno mostrato di fidarsi di me? Credo perché sanno quale rispetto io abbia per i loro tormenti, perché sono sicuri che non li inganno, che non interpreto la mia parte di magistrato in modo burocratico, e che non provo timore reverenziale nei confronti di nessuno. E soprattutto perché sanno che, quando parlano con me, hanno di fronte un interlocutore che ha respirato la stessa aria di cui loro si nutrono.” 

 “Questa avventura ha anche reso più autentico il senso dello Stato. Confrontandomi con lo Stato-mafia mi sono reso conto di quanto esso sia più funzionale ed efficiente del nostro Stato e quanto, proprio per questa ragione, sia indispensabile impegnarsi al massimo per conoscerlo a fondo allo scopo di combatterlo.” 

 “Io credo nello Stato, e ritengo che sia proprio la mancanza di senso dello Stato, di Stato come valore interiorizzato, a generare quelle distorsioni presenti nell’animo siciliano: il dualismo tra società e Stato; il ripiegamento sulla famiglia, sul gruppo, sul clan; la ricerca di un alibi che permetta a ciascuno di vivere e lavorare in perfetta armonia, senza alcun riferimento a regole di vita collettiva. Che cosa se non il miscuglio di armonia e di violenza primitiva è all’origine della mafia? Quella mafia che essenzialmente, a pensarci bene, non è altro che espressione di un bisogno di ordine e quindi di Stato.” 

 “Si può benissimo avere una mentalità mafiosa senza essere un criminale. Quanto alla doppia morale, o doppiezza nell’anima siciliana, è un retaggio della storia, dei tempi in cui la Sicilia doveva difendersi dal mondo esterno, inventandosi un modo di essere che permettesse di resistere all’occupante e di sopravvivere. Gli invasori qui sono arrivati da ogni dove, e ogni volta ci si è dovuti adattare, o almeno far finta di adattarsi, in attesa che andassero via. Alla fine se ne sono andati, lasciandoci però un temperamento che definirei misoneista, fatto di apparente sottomissione e di fedeltà alle tradizioni, unite ad un orgoglio delirante.” 

 “E quanto più lo Stato si disinteresserà della Sicilia e le istituzioni faranno marcia indietro, tanto più aumenterà il potere dell’organizzazione.” 

 “Ma se vogliamo combattere efficacemente la mafia, non dobbiamo trasformarla in un mostro né pensare che sia una piovra o un cancro. Dobbiamo riconoscere che ci assomiglia.” 

 “La cultura della morte non appartiene solamente alla mafia: tutta la Sicilia ne è impregnata. Da noi il giorno dei morti è festa grande: offriamo dolci che si chiamano teste di morti, fatti di zucchero duro come pietra. Solitudine, pessimismo, morte sono i temi della nostra letteratura, da Pirandello a Sciascia.” 

 “In Sicilia è del tutto fuori luogo mostrare in pubblico quello che proviamo dentro di noi.” 

 “Ragionamento tipicamente mafioso e tipicamente siciliano: mai mettersi nella condizione di dover mostrare apertamente la propria forza e il proprio potere. Altra abitudine: i regali.” 

 “E nella Palermo liberty le ultime splendide ville erano state demolite per far posto a brutti casermoni. Ho trovato quindi una città deturpata, involgarita, che in parte aveva perso la propria identità.”

 “In ogni caso non è ammissibile sostenere che versare una percentuale sia un atto innocente: implica, nella migliore delle ipotesi, il riconoscimento dell’autorità mafiosa.” 

 “Ma la mafia non è una società di servizi che opera a favore della collettività, bensì un’associazione di mutuo soccorso che agisce a spese della società civile e a vantaggio solo dei suoi membri.” 

 “Si può sorridere all’idea di un criminale, dal volto duro come la pietra, già macchiatosi di numerosi delitti, che prende in mano un’immagine sacra, giura solennemente su di essa di difendere i deboli e di non desiderare la donna altrui. Si può sorriderne, come di un cerimoniale arcaico, o considerarla una vera e propria presa in giro. Si tratta invece di un fatto estremamente serio, che impegna quell’individuo per tutta la vita. Entrare a far parte della mafia equivale a convertirsi a una religione. Non si cessa mai di essere preti. Né mafiosi.” 

 “E’ necessario studiare strategie differenziate a seconda del tipo di mafia che si deve affrontare. Più un’organizzazione è centralizzata e clandestina più è temibile, perché dispone dei mezzi per controllare efficacemente il mercato e mantenere l’ordine sul suo territorio, con un intervallo brevissimo tra processo decisionale ed entrata in azione. Le cose vanno valutate diversamente in un’organizzazione frazionata in più centri di potere. Il ragionamento vale anche a livello internazionale.” 

 “In Sicilia, per quanto uno sia intelligente e lavoratore, non è detto che faccia carriera, non è detto neppure che ce la faccia a sopravvivere. La Sicilia ha fatto del clientelismo una regola di vita. Difficile, in questo quadro, far emergere pure e semplici capacità professionali. Quel che conta è l’amico o la conoscenza per ottenere una spintarella. E la mafia, che esprime sempre l’esasperazione dei valori siciliani, finisce per fare apparire come un favore quello che è il diritto di ogni cittadino.” 

 “La Sicilia è una terra dove, purtroppo, la struttura statale è deficitaria.” 

 “Se chimici francesi di riconosciuta competenza hanno accettato di raffinare morfina-base a Palermo è certamente perché erano pagati profumatamente e sapevano di non correre grossi rischi, ma soprattutto perché i siciliani erano gli unici ad avere il pieno controllo del mercato della produzione e del commercio della droga.” 

 “Contrariamente a quanto si pensa, la Svizzera è uno dei paesi che prestano più collaborazione, perché ha compreso che è finita l’epoca in cui era possibile tenere il denaro sporco e lasciare i mafiosi fuori dalla porta. Il denaro della mafia comporta necessariamente, prima o poi, la presenza degli uomini e dei metodi mafiosi.” 

 “Chiunque si occupi di lavori pubblici, in Sicilia e nel Mezzogiorno in genere, sa benissimo di dover acquistare il materiale dal tale fornitore e non dal talaltro.” 

 “All’estero si chiedono sbalorditi come mai lo Stato italiano non è ancora riuscito a debellare la mafia. Se lo chiedono e ce lo chiedono.” 

 “Certo dovremo ancora per lungo tempo confrontarci con la criminalità organizzata di stampo mafioso. Per lungo tempo, non per l’eternità: perché la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine. Ma con quali strumenti affrontiamo oggi la mafia? In un modo tipicamente italiano, attraverso una proliferazione incontrollata di leggi ispirate alla logica dell’emergenza.” 

 “Solo il rigore professionale di magistrati e investigatori darà alla mafia la misura che la Sicilia non è più il cortile di casa sua e quindi servirà a smontare l’insolenza e l’arroganza del mafioso che non si inchina all’autorità dello Stato.” 

 “L’avere dimostrato la vulnerabilità della mafia costituisce una forza anche per gli investigatori nella misura in cui dà la consapevolezza che i mafiosi sono uomini come gli altri, criminali come gli altri, e che possono essere combattuti con una efficace repressione.” 

 “Quello che per noi è una professione, per gli uomini di Cosa Nostra è una questione di vita o di morte: se i mafiosi commettono degli errori, li pagano; se li commettiamo noi, ce li fanno pagare.” 

 “Conosco i rischi che corro facendo il mestiere che faccio e non credo di dover fare un regalo alla mafia offrendomi come facile bersaglio.”

 “Professionalità nella lotta alla mafia significa anche avere la consapevolezza che le indagini non possono essere monopolio di un’unica persona, ma frutto di un lavoro di gruppo.” 

 “Credo che Cosa Nostra sia coinvolta in tutti gli avvenimenti importanti della vita siciliana, a cominciare dallo sbarco alleato in Sicilia durante la seconda guerra mondiale e dalla nomina di sindaci mafiosi dopo la Liberazione.” 

 “Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.”