martedì 28 aprile 2026

I racconti di Nenè – Andrea Camilleri

“Io sono nato nel ’25, cioè a dire tre anni dopo che il fascismo in Italia aveva preso il potere. Quindi sono stato un bambino allevato in pieno regime fascista, e per quello che può essere la mentalità di un bambino, bè, era uno splendido regime. Era una cosa meravigliosa.” 

 “Quanto imparai in quegli anni di scuola elementare. Prima di tutto un repertorio di parolacce che mi sono portato dietro e che tornano frequentemente nei miei romanzi, e poi il concepire la vita in un modo diverso da come fino a quel momento me l’avevano insegnata in casa.” 

 “Ad un tratto sentii un rumore, mi voltai verso destra e vidi una cosa che non avevo mai visto, una sorta di casa con un cannone gigantesco: era un carro armato Sherman, di fronte al quale gli altri carri armati sembravano scatole di sardine, che avanzava.” 

 “Ah, – disse – quello è un Generale che non ce ne sono come lui. Lo vedi, va in testa a tutti. Come Generale è un Dio. Ma come uomo è un fituso. E’ na cosa fitusa… Si chiama Patton. Questo è il ricordo che ho io del Generale Patton, e dello sbarco degli americani in Sicilia.”

 “Gli americani portarono la libertà, però è altrettanto indiscutibile che l’arrivo degli americani in Sicilia significò il risveglio della mafia che era stata, in quegli anni, in quiescenza. Con gli americani la mafia tornò al potere.” 

 “Io credevo che all’infamia di fosse un limite. Invece all’infamia non c’è limite.” 

 “Io mi sono reso conto che, tra siciliani, un vero amico non deve chiedere all’altro una qualche cosa, perché non c’è bisogno, in quanto sarà preceduto dall’offerta dell’amico, che ha intuito la domanda che sarebbe arrivata.” 

 “Luigi Pirandello l’ho conosciuto di persona. Nel 1935, io avevo 10 anni.” 

 “Fin quando un personaggio non è in grado di alzarsi dalla pagina e cominciare a camminarmi per la stanza, quel personaggio, secondo me, ancora non è risolto.” 

 “Parlare dell’amore per un uomo che ha più di ottant’anni, significa in realtà fare dei consuntivi, e i consuntivi sono delle voci di cui, forse, è bene omettere i dettagli.” 

 “Se non che l’oggetto libro, l’avere tra le mani il libro, fu come levare il tappo a una bottiglia di vino frizzante. Ricominciai a scrivere.” 

 “Fra tutte le cose che ho fatto e che, ad un certo punto, ho dovuto smettere e mi sono mancate, sicuramente l’insegnamento è quella che mi manca più di tutte.” 

 “A me, delle città, interessa assai poco, mi interessa poco andare nei musei, vedere i luoghi tipici, mi interessano invece le persone che, quelle città, le vivono.”

giovedì 23 aprile 2026

Il paradiso delle signore – Emile Zola

“Denise si era avviata a piedi dalla Gare Saint-Lazare, dove era scesa con i due fratelli da un treno proveniente da Cherbourg dopo aver trascorso la notte sulla dura panca di una carrozza di terza classe.” 

 “Era un continuo ronzio di macchina in azione, un’infornata di clienti stipate nei reparti, stordite con le merci e poi spedite alla cassa. Il tutto con la precisione e la regolarità di un congegno meccanico che piegava un intero popolo di donne alla logica dei suoi ingranaggi.” 

 “A quell’ora della sera il Bonheur des Dames l’aveva completamente conquistata con il suo bagliore di fornace.” 

 “Si era gettata di nuovo sul letto e piangeva pensando ai suoi bambini, piangeva a dirotto senza avere la forza di togliersi le scarpe, ubriaca di fatica e di tristezza.” 

 “Ormai non erano più che ingranaggi presi nel movimento della macchina, spogliati della loro personalità, meri addendi che si sommavano nella forza totale e anonima del potente falansterio.”

 “Era la cattedrale del commercio moderno, solida e leggera, eretta per il popolo delle clienti.” 

 “Era la realizzazione moderna di un palazzo da sogno, di una torre di Babele che saliva di piano in piano, si allargava in ampie sale e apriva fughe prospettiche su altri piani e altre sale, all’infinito.” 

 “Il denaro è così stupido se non si spende.”

 “Dietro lo zio, che avanzava con il passo muto e cieco di un bue bastonato, le sembrava di sentire lo scalpiccio di una mandria condotta al macello, il fallimento delle botteghe di un intero quartiere, tutto il piccolo commercio che trascinava la sua rovina nel fango nero di Parigi con un calpestio di ciabatte.” 

 “Non poteva far altro che assistere fino alla fine all’opera inesorabile della vita che trae continuamente dalla morte il seme che la feconda.” 

 “Con la sua impresa aveva creato una nuova religione; le chiese a poco a poco disertate dalla fede vacillante erano soppiantate dal suo bazar nelle anime ormai disoccupate.” 

 “Teneva Denise tra le braccia, la stringeva perdutamente al petto dicendole che adesso poteva partire, che avrebbe passato un mese a Valognes in modo da chiudere la bocca alla gente e che poi sarebbe andato lui stesso a riprenderla per ricondurla al suo braccio, regina onnipotente.”