mercoledì 15 luglio 2026

Il bell’Antonio – Vitaliano Brancati

“Dei siciliani scapoli che si stabilirono a Roma intorno al 1930, otto per lo meno, se la memoria non m’inganna, affittarono ciascuno una casa ammobiliata, in quartieri poco numerosi e frequentati, e quasi tutti andarono a finire presso insigni monumenti, dei quali però non seppero mai la storia nè osservarono la bellezza, e talvolta addirittura non li videro.” 

 “Cupole, portali, fontane… opere che, prima di essere attuate e compiute, tennero aggrottate per anni la fronte di Michelangelo o del Borromini, non riuscirono a farsi minimamente notare dall’occhio mobile e nero dell’ospite meridionale! Antiche campane, dalla voce grave e delicata, che si erano meritate i versi di Shelley e dio Goethe, si guadagnarono un – Chi camurria, sta campana!” 

 “Ma sulla terra piena di misteri, il vivente più misterioso è forse l’uomo brutto.” 

 “Antonio invece era rimasto pigro e sincero come il cameriere di un caffè siciliano in un pomeriggio d’agosto, quando, spossata ogni capacità di finzione, e la solerzia diplomatica, e ogni altro genere di solerzia, dall’implacabile scirocco, dissuade il cliente dallo scegliere alcuna cosa nella carta dei gelati, e se poi questo cliente, nonostante l’avvertimento contrario, ordina un cedro o un albicocco, per noia o per stanchezza il cameriere non glielo porta.” 

 “Gl’impiegati, in ogni parte del mondo, quando sono investiti di un’autorità assoluta diventano tali tiranni che al loro paragone gl’imperatori romani fanno la figura dei bambini… No, il socialismo sarebbe il medioevo!” 

 “Il terrazzino sporgeva da un lato sul corso, la via Etnea, lunga tre chilometri, fragorosa di vecchi tram, di frustate sul dorso di magri cavalli, di conversazioni, risate, strilli di giornalai, ribollente di scappellate, manate, gesticolamenti, urtoni, inchini…” 

 “Finalmente Antonio rimase solo e poté guardare a suo agio i cari tetti di Catania, quei tetti neri, disseminati di giare, di fichi secchi e di biancheria, sui quali il vento di marzo, al tramonto, sferra calci da cavallo; le cupole che, nelle sere di festa, scintillano come mitre d’oro; le gradinate deserte dei teatri all’aperto; gli alberi di pepe del giardino pubblico; il cielo della provincia, basso e intimo come un soffitto, sul quale le nuvole si dispongono in vecchi disegni familiari; l’Etna accovacciato fra il mare e l’interno della Sicilia, con sulle zampe, la coda e il dorso, diecine di paesetti neri che vi stanno arrampicati con stento.” 

 “La sera, Antonio e Leonardo Lentini passeggiarono in su e giù per la corta, ma infinitamente bella, via Crociferi. Le tre chiese e i due conventi, fra i quali la strada scorre in declivio, erano deserti e silenziosi; le alte cancellate di ferro battuto, che stringono in seno le brevi e ripide gradinate dei sagrati, eran chiuse con catenacci.” 

 “I libri svegliano!” 

 “…presso una stazioncina davanti alla quale, una volta ogni due giorni, passava il piccolo treno che fa il giro dell’Etna, unico rumore che potesse turbare le meditazioni di un uomo gentile la cui indole affettuosa si esplicava ormai esclusivamente nell’amare il proprio odio contro i tempi.” 

 “Un istantaneo vacillamento del passo la staccò dalla madre e la portò vicinissima al giovane che poté sentirne l’odore di velo, di pelle bruscamente riscaldata dal sangue, di forcine di tartaruga e d’indumenti conservati a lungo insieme a vecchi fiori, odore che nessuna donna di Roma aveva mai posseduto e che gli saettò dentro la carne come uno scotimento profondo.” 

 “La casa del più rinomato notaio di Catania, Giorgio Puglisi, era situata in piazza Stesicoro, di fronte al vecchio tribunale, sul tetto del quale l’Etna, reso prossimo e quasi imminente dalla mancanza di oggetti che s’interpongano alla vista, spalanca le sue enormi ali, bianche come quelle di un cigno in inverno, color viola nelle altre stagioni.” 

 “Era, era… Tutti eravamo… Bisogna vedere chi è, una persona, e non chi era!” 

 “Il torto mio è stato di mettermi coi giovani… Chi si corica coi bambini, si alza pisciato!” 

 “A Catania siamo fatti così… le cose ce le leggiamo negli occhi… basta un gesto, basta un sospiro, e tutti credono di aver capito…” 

 “Badate, notaio, che il bue si stima per le corna e l’uomo per la parola.” 

“No, non mi levare quest’unico conforto! Per addormentarmi, la sera, ho bisogno di pensare che la morte è seduta al mio capezzale. E’ l’unico pensiero che mi dia un pò di calma. Fuori di lui, trovo agitazione, spavento, insonnia e sudori freddi. No, Antonio, è proprio così. Per mia fortuna fra pochi mesi le rivoluzioni non mi potranno fare più nulla, e le reazioni nemmeno. Fascismo, comunismo… mi lasciano ormai tranquillo. Vinca l’uno o l’altro, nessuno di questi prepotenti potrà farmi più nulla levandomi il pane o l’aria; nessuno riuscirà più a strapparmi dalle viscere quell’urlo che tante volte, a casa mia, provando solo solo davanti allo specchio, ho cercato d’imitare, quasi per confortarmi col pensiero ch’esso sia nelle capacità umane, cercato, sì, ma sempre inutilmente, e da ciò ho misurato quanto debba essere bestiale la sofferenza che lo insegna così di botto a un essere umano!” 

“La calunnia, la temono anche i santi.” 

 “Mai, signuri, non mi ci metto più coi buoni, ché l’uomo buono quando perde il lume degli occhi diventa peggio del diavolo!” 

 “Entravamo a quel punto in piazza Dante, rasentando la chiesa di San Nicola, dalle colonne mozze, attorno ai cui muraglioni le rondini, saettando di sotto alle tegole del bel convento vicino, lanciavano strida brevi e attutite, quelle che, destinate a luoghi solitari e antichi, li rendono ancora più solitari e antichi.” 

 “Cristo di Dio, perché non dev’essere vero che tu esisti? Perché non dev’essere vero che gli assetati di giustizia saranno saziati, e che gl’infelici in terra siederanno alla tua destra nella luce e nella gioia? Perché non devi aver ragione tu quando minacci l’inferno a coloro che non credono in te, e devono invece aver ragione loro, i maledetti?” 

 “Fra poco – diceva – questi venti anni di tirannide, di rozzezza, di presunzione ci parrà di averli sognati in una notte di febbre. Conserveremo soltanto il tic di voltarci indietro prima di parlare a voce alta, e faremo ridere i nostri nipoti.”

 “Adorabile europeo, a cui bastava un’immagine di donna, davanti agli occhi della mente, per non vedere più né fango né miseria.”

venerdì 10 luglio 2026

Profondo come il mare, leggero come il cielo – Gianluca Gotto

“Ci sono stati dei momenti in cui avrei dato qualsiasi cosa per cambiare il mio passato. Anche il mio futuro: avrei scambiato molti miei domani per tornare a quel singolo ieri.” 

 “Il buddhismo mi ha mostrato che la felicità è innanzitutto dentro di noi. Dipende da noi. E’ una scelta, prima di essere una conseguenza di qualcosa che succede.” 

 “Invece di correre così tanto con i pensieri, fermati. Invece di desiderare, calmati. Invece di fare, respira. Invece di cercare le risposte ovunque, lascia che le risposte emergano dentro di te.” 

 “La serenità è invece attiva: siamo sereni quando ci comportiamo e vediamo la vita in un certo modo. Non è uno stato da raggiungere, ma da scegliere e adottare.” 

 “Dove va a finire la tua felicità, quando il mondo intorno a te cambia senza preavviso? Forse si rivela per come è sempre stata: fragile. Qualcosa di cui godere come ci si gode un tramonto: sapendo che presto finirà.” 

 “E se la tua mente non è sotto il tuo controllo, ti farà vivere in una realtà confusionaria. Quello è il momento in cui la sofferenza inizia.” 

 “L’equanimità, la calma, la consapevolezza, la moderazione, una vita giusta e la rinuncia al bastone fanno di te un uomo puro, qualunque abito indossi.” 

 “La sua mente è come la sua tazza: piena. E’ piena di pregiudizi, convinzioni e opinioni. Non c’è più spazio per la verità: lei crede di sapere già tutto. Come può pensare di imparare qualcosa?” 

 “Il buddhismo non va capito, va vissuto.” 

 “Se non ci aspettiamo niente da nessuno, pur continuando a frequentare le persone, viviamo serenamente perché nessuno potrà mai ferirci o stupirci. Non glielo permettiamo. Accogliamo tutto come fa la mente vuota: lasciamo andare il male e apprezziamo con gioia il bene. Solo quando ci aspettiamo che qualcosa succeda o non succeda, soffriamo. Quando invece smettiamo di aspettarci qualcosa, non c’è più sofferenza.” 

 “Se vogliamo vivere più serenamente, dobbiamo non solo accettare la sofferenza, ma anche imparare a soffrire.” 

 “Questa è l’arte zen di accettare la vita. Non è un atteggiamento arrendevole, è solamente una forma di saggezza. Invece di lamentarsi per ciò che è al di fuori del nostro controllo, un buddha sa trovare qualcosa da apprezzare in tutto quello che succede.” 

 “Diciamo di avere l’ansia e non poter vivere serenamente perché non abbiamo mai osservato attentamente quell’ansia. Non la conosciamo, per questo ci sembra enorme.” 

 “Per superare i mostri che hai dentro, devi prima conoscerli. Devi capire come sono fatti. E, per riuscire in questo processo, devi avere il coraggio di osservarli. Meditare è un atto di coraggio.” 

 “Ogni mattina, quando ti svegli, inizia la tua nuova vita. Non ha senso essere ansiosi o avere paura. La vita non conosce le distinzioni della mente. Non sa cosa siano nascita e morte, prima e dopo. La vita è vita. Scorre e basta. Siamo solo noi a essere fermi, intrappolati nel nostro pensiero.” 

 “Apprezza tutto ciò che compone la vita qui e ora, perché questo preciso momento è unico e non tornerà mai più.” 

 “Più desideriamo qualcosa o qualcuno, e meno lo amiamo, perché questo sentimento riguarda noi, non l’altro. Non è amore, se c’è attaccamento: è il bisogno ossessivo di essere amati.” 

 “Parlando di questa donna, hai detto: la mia compagna. Ma lei non è tua. Questo è l’unico vero argomento: il problema non è l’amore, ma il desiderio. L’amore è libertà, il desiderio è possesso. L’amore è felicità, il desiderio è sofferenza. E vale per le persone quanto per le cose, i pensieri, la vita. Ama tutto, proprio perché nulla ti appartiene. Se capisci questo, capisci il vero senso della vita.” 

 “Lo zen è la filosofia dell’essenzialismo, ovvero dell’eliminazione del superfluo per potersi concentrare solo ed esclusivamente su quel poco che significa tutto.” 

 “E facile essere calmi, gentili e pieni di parole illuminate quando le cose vanno bene. Ma è quando vanno male che si vede chi sei davvero, al di là dell’immagine più o meno spirituale e virtuosa che dai al mondo, al di là del pensiero nobile che hai di te stessa.” 

 “La sofferenza esiste. E non esiste solo per noi. La sofferenza è dappertutto e non risparmia nessuno. Rendersene conto fa crollare l’ego su se stesso: tutti soffrono, tutti quanti.”

 “La compassione è il sentimento più alto che esista nel buddhismo, perché è l’antidoto ai sentimenti negativi.” 

 “Il Buddha disse: L’odio non è mai placato dall’odio, ma è placato dalla gentilezza. Questa è una verità eterna.” 

 “La retta parola è scegliere di non insultare, deridere e criticare. Non fare umorismo se questo fa del male a qualcuno, perché per fare ridere non occorre far soffrire nessuno. Inoltre non può esserci retta parola se interrompiamo costantemente gli altri. La retta parola nasce dall’ascolto, non dall’interruzione.” 


“Quando ascoltiamo una persona, specialmente se vogliamo aiutarla, dovremmo assolutamente dimenticare noi stessi.” 

 “Non aggiungere rumore al rumore di questo mondo. Nel silenzio c’è tutta la saggezza dell’Universo.” 

 “Quando non si può fare ciò che si ama, bisogna provare ad amare ciò che si fa.” 
 
“La vita non è quello che potrebbe succedere, ma quello che sta succedendo. Qui e ora.” 


“Il primo rituale che ho adottato dopo la mia esperienza al tempio di Pai è stato di mangiare lentamente.” 

 “Quando mangio, mi concentro interamente sul cibo. Niente libri, computer, musica o smartphone. Presto attenzione ai sapori, alla cottura, ai retrogusti che normalmente mi sfuggirebbero.” 

 “In fondo, l’Ottuplice Nobile Sentiero serve innanzitutto a sviluppare un insieme di valori da portarsi dietro sempre: la calma, la gentilezza, la consapevolezza, la presenza.” 

“E’ il desiderio, che va lasciato andare. Il desiderio che la vita sia come vorremmo ci impedisce di vedere la vita per ciò che invece è: perfetta. Il buddhismo è l’arte di accettarla nella sua immensità.”