lunedì 18 maggio 2026

L’era della comunicazione – Umberto Eco

“Non molto tempo fa, se volevate impadronirvi del potere politico in un paese, era sufficiente controllare l’esercito e la polizia… Oggi un paese appartiene a chi controlla le comunicazioni.” 

 “Ciò che conta è il bombardamento graduale e uniforme dell’informazione, dove i contenuti diversi si livellano e perdono le loro differenze.” 

“Esistono dei mezzi di comunicazione che, a differenza dei mezzi di produzione, non sono controllabili né dalla volontà privata né dalla collettività. Di fronte a essi noi tutti, dal direttore della CBS al presidente degli Stati Uniti, da Martin Heidegger al più umile contadino del delta del Nilo, siamo il proletariato.” 

 “La battaglia per la sopravvivenza dell’uomo come essere responsabile nell’Era della Comunicazione non la si vince là dove la comunicazione parte, ma là dove arriva.” 
 
“Noi dovremo essere capaci di immaginare sistemi di comunicazione complementare che ci permettano di raggiungere ogni singolo gruppo umano, ogni singolo membro dell’udienza universale.” 

 “Per cui, se si vuole essere accettati come morsicatori, bisogna mordere molto, in continuazione, senza deflettere. Alla fine nessuno ci farà più caso.” 

“Allora bisognerebbe chiedersi chi e che cosa riesca ancora a scandalizzare gli italiani, senza speranza di perdono. Nell’ordine sono: 1) il cornuto contento; 2) l’impotente beffato; 3) l’omosessuale non autorizzato (quindi sono esclusi gli artisti); 4) chi picchia i bambini; 5) chi non ama la mamma; 6) chi guadagna più di me.”  

“Si dice cosa è successo, non si approfondisce perché è potuto succedere.” 

 “Il lettore è tradito, ed è tradito perché lo si vuole tenere su di giri a tutti i costi. Ti denuncio cose terribili, non ti nascondo nulla dei mali del paese, ma in fondo non voglio deprimerti. Ti dico che la vita è brutta ma per non farti rimpiangere le tue settecento lire ti dico anche che è bella. Tre anni fa avevo chiamato censura additiva questo tipo di intervento cosmetico.” 

 “Il lettore di fronte a frasi poste tra virgolette (e quindi attribuite a qualcuno) ha il diritto di chiedersi sino a che punto deve fidarsi.” 

 “Le mie parole hanno il significato che hanno solo nella circostanza precisa in cui le ho pronunciate. Se vengono isolate dal contesto e presentate come dichiarazione ufficiale sono diventate altre parole.” 

 “La tragedia di un processo televisivo è che distrugge anche la vita di un innocente.” 

 “C’è anche il dovere di difendere la dignità del colpevole, che paga già in altra moneta. C’è una differenza tra subire un processo in aula alla presenza di cento persone e subirlo in tv alla presenza di milioni e milioni? Certo che c’è.” 

 “Noi non abbiamo ancora una idea esatta di come la presenza dei mass media possa mutare i nostri criteri di libertà, privatezza, pubblicità. Ma è costituzionalmente urgente deciderlo.” 

 “La stampa italiana è ormai succube della tv. È la tv che fissa, come si suol dire, l’agenda della stampa.” 

 “ogni giorno pare che le cataratte del cielo si siano spalancate sulle nostre regioni come non era piovuto mai, che al confronto il diluvio universale fosse stato un piccolo incidente idraulico. È qui che c’è sotto, ovvero sopra, qualcosa. È che, non volendo compromettersi troppo con notizie politicamente ed economicamente, pericolose, i direttori dei nostri Tele Niagara hanno fatto la scelta-Crimen. Una bella sequenza di teste spaccate a colpi d’ascia tiene buona la gente e non gli mette idee cattive per il capo.” 

 “Per fare rumore non è necessario inventare notizie. Basta diffondere una notizia vera, ma irrilevante, che però crea un’ombra di sospetto per il semplice fatto che viene data.” 

 “Internet, naturalmente, rappresenta, senza intento di censura, il massimo del rumore mediante il quale non si riceve nessuna informazione.” 

 “È solo nel silenzio che funziona l’unico e veramente potente mezzo di informazione che è il mormorio.” 

 “Gli editori sanno che i libri che sono diventati best seller non lo sono diventati per la pubblicità o per le recensioni, ma per un termine che in francese si dice bouche a oreille, in inglese si dice word of mouth, in italiano si dice passaparola: i libri arrivano al successo solo attraverso il mormorio.” 

mercoledì 13 maggio 2026

Porte aperte – Leonardo Sciascia

“Lei sa come la penso – disse il procuratore generale. Perfetto cominciare: di chi non si sa come la pensa, e se la pensa, e se pensa. Il piccolo giudice lo guardò con soave, indugiante, indulgente sonnolenza.” 

 “Ma da quel particolare era rampollata nella mente del giudice una constatazione: che Matteotti era stato considerato, tra gli oppositori del fascismo, il più implacabile non perché parlava in nome del socialismo, che in quel momento era una porta aperta da cui scioltamente si entrava ed usciva, ma perché parlava in nome del diritto. Del diritto penale.” 

 “Consideri, poi, se gli istinti che ribollono in un linciaggio, il furore, la follia, non siano, in definitiva, di minore atrocità del macabro rito che promuove una corte di giustizia dando sentenza di morte: una sentenza che appunto in nome della giustizia, del diritto, della ragione, del re per grazia di dio e volontà della nazione, consegna un uomo, come è da noi, al tiro di dodici fucili; dodici fucili imbracciati da dodici uomini che, arruolati per garantire il bene dei cittadini, quel supremo bene che è la vita, ad un certo punto si sono sentiti chiamati, e con tutta volontà hanno risposto, all’assassinio non solo impunito ma premiato… Una vocazione all’assassinio che si realizza con gratitudine e gratificazione da parte dello Stato.”

 “Qui, lei sa, corre l’opinione che da quando c’è il fascismo si dorme con le porte aperte… Io chiudo sempre la mia – disse il giudice.” 

 “Tant’è che spesso ci si sbaglia, nel giudicare i nostri simili come del tutto simili a noi. Ce ne sono di peggio, ma ce ne sono anche di meglio.” 

 “Questo povero Rocco: ordinario di diritto e procedura penale nella regia università di Roma, ministro della giustizia (e grazia), sua eccellenza Rocco. Titoli che andavano benissimo, a paludamento del lacché: ma quello di avvocato, che amava far precedere al suo nome, questo titolo no, il giudice non riusciva a concederglielo.”

 “Un brav’uomo, il procuratore: ma di brav’uomini è la base di ogni piramide d’iniquità.” 

 “Le porte aperte. Suprema metafora dell’ordine, della sicurezza, della fiducia: Si dorme con le porte aperte. Ma era, nel sonno, il sogno delle porte aperte; cui corrispondevano nella realtà quotidiana, da svegli, e specialmente per chi amava star sveglio e scrutare e capire e giudicare, tante porte chiuse.” 

 “Cominciando il processo, già alla prima udienza il giudice, baluginante fantasia ma insistente, infantile e suscitata dalle tante fiabe, ilari a volte, a volte spaventose, da cui la sua infanzia era stata segnata, cominciò a dirsi che sarebbe stato bello possedere la facoltà, il magico dono, di rendere invisibile l’imputato.”

 “Gli era toccato un caso in cui un uomo, anche il più giusto e sereno, il più illuminato di quella che i teologi chiamano la Grazia e quelli senza teologia chiamano la Ragione, deve fare i conti con la parte più oscura di sé, la più nascosta, la più ignobile appunto.” 

 “Carezze di pugnale: e come si può arrivare ad accettare, ad aiutare, a plaudire una fazione che le promette a quelli che vi si rifiutano?”

 “Nel suo essere spavaldo e servile, quell’uomo si poteva considerare il prodotto di un ambiente, quasi di una città intera, in cui ai servi era promessa più spavalderia che ai padroni.”

 “E anche nell’aula del processo – squallida, di avara luce, ogni cosa consunta e madida da far temere un qualche contagio, nello stagnare di un tanfo che faceva pensare alle vite degli inquisiti che vi si erano macerate, al macerarsi e muffire di carte che maceravano altri umani destini – anche se in quell’aula i due carabinieri in alta uniforme che gli stavano alle spalle gli davano un senso di sicurezza e, se so voltava a guardarli, di riposo, di ricreazione visiva. Il blu, il rosso, l’argento: colori vivi, in quell’aria smorta e purulenta.” 

 “La materia sordida di quel processo, l’atroce e sanguinolenta miseria dei fatti, cominciò a sollevarsi e a configurarsi in tragedia.”

 “Quale che sia il giudizio che l’avvocato nutre in pectore nei riguardi dell’imputato che ha accettato di difendere, il suo dovere è appunto quello di difenderlo con tutti i mezzi che la legge gli consente.” 

 “Ma anche la difesa, forse, aveva della follia una nozione del tutto comune e banale: la follia priva di metodo, priva di calcolo, inconseguenziale: mentre ci sono follie in cui è soltanto il primo anello che non tiene, e tutto il resto vi è metodico, calcolato, conseguenziale: e il primo anello è di solito quello dell’amor proprio che si è consegnato al suo nemico.” 

 “Così la pena di morte era rientrata, dopo circa quarant’anni, nella legge italiana; per la difesa dello Stato fascista; e si era arrivati a darla a chi aveva l’intenzione, soltanto l’intenzione, di attentare alla vita di Mussolini: era poi stata estesa ai più gravi delitti non politici: ma le restava quell’impronta.” 

 “Ma c’era, nella giuria che era sortita eletta per quel processo, in qualcuno dei giurati (la legge voleva ora che si chiamassero assessori), un qualche segno, appena percepibile, di umana tenerezza. Non verso l’imputato, ché nessuno poteva mai riuscire a provarne; ma verso la vita, le cose della vita, l’ordine e il disordine della vita.” 

 “C’erano state un paio d’anni prima, vistosamente ordinate dal regime, le celebrazioni dei grandi siciliani: una di quelle contraddizioni in cui il fascismo spesso cadeva, nel suo dover per certe cose fare i conti con la realtà, la storia e le abitudini degli italiani.” 

 “Non si erano mai posto il problema di giudicare il fascismo nel suo insieme, così come non se lo erano posto nei riguardi del cattolicesimo.” 

 “Parlarono della guerra appunto, dei loro ricordi. E poi di libri, dentro la bella biblioteca: e grande, armoniosa, calda del colore degli scaffali e di estrema grazia, da sfiorare il rococò e da anticipare il liberty, nelle decorazioni, negli intagli.” 

 “Le dirò che anch’io potevo sottrarmi a quel processo, mi è stato anzi autorevolmente consigliato. Ma l’ho visto come il punto d’onore della mia vita, dell’onore di vivere.” 

 “Ed è un principio di tale forza, quello contro la pena di morte, che si può essere certi di essere nl giusto anche se si resta soli a sostenerlo.” 

 “…che sono stato un morto che ha seppellito altri morti. E anzi: che lo siamo tutti, in questo nostro mestiere di accusare e di giudicare.” 

 “Ma mi conforta questa fantasia: che se tutto questo, il mondo, la vita, noi stessi, altro non è, come è stato detto, che il sogno di qualcuno, questo dettaglio infinitesimo del suo sogno, questo caso di cui stiamo a discutere, l’agonia del condannato, la mia, la sua, può anche servire ad avvertirlo che sta sognando male, che si volti su altro fianco, che cerchi di aver sogni migliori. E che almeno faccia sogni senza la pena di morte.”