domenica 22 marzo 2026

Storia di una ladra di libri – Markus Zusak

“Prima i colori. Poi gli esseri umani. E’ cosi che di solito vedo le cose. O almeno ci provo.” 

 “L’interrogativo che devi porti è: che colore assumerà ogni cosa nell’istante in cui verrò da te? Che cosa dirà il cielo?”

 “Una catena montuosa di macerie era scritta, disegnata, eretta intorno a lei, che si aggrappava a un libro.” 

 “Non è che una della miriade di storie che porto con me, ognuna a suo modo straordinaria. Ciascuna di loro rappresenta un tentativo – un faticoso tentativo – di dimostrarmi che la vostra esistenza di uomini vale la pena di essere vissuta.” 

 “I miserabili cercano sempre di tenersi in movimento, come se ciò li possa aiutare. Ma l’ineluttabilità dei loro problemi finisce sempre con il trovarli, come una malattia. Li aspetta alla fine del viaggio…come un parente che si china a salutare dal treno.” 

 “Sono queste le cose che non saprò mai, nè mai comprenderò: di che cosa sono capaci gli esseri umani.” 

 “In qualche modo, però, e senza dubbio avrai incontrato altri individui come lui, aveva la capacità di restare sullo sfondo persino se era il primo di una fila. Era lì. Ma non lo si notava.” 

 “Gesù, Giuseppe…! Lo disse forte, mentre le parole si spandevano in una stanza colma d’aria fredda e di libri. Libri dovunque! Ogni parete era coperta di scaffalature sovraccariche, e tuttavia intatte: quasi impossibile scorgere la tappezzeria. C’era ogni sorta di stili e di forme di scritte sui dorsi di libri neri, rossi, grigi, di tutti i colori. Era una delle cose più belle che Liesel Meminger avesse mai visto.” 

 “Il male che fanno le parole. Si, la brutalità delle parole.” 

 “A volte mi fa morire, il modo in cui la gente muore.” 

 “Era il 5 gennaio 1943, in Russia, un’altra giornata gelida. Fuori, fra la città e la neve, c’erano dovunque russi e tedeschi morti. I rimanenti sparavano alle pagine vuote che avevano di fronte. Tre idiomi s’intrecciavano: il russo, quello delle pallottole e il tedesco.” 

 “La conseguenza è che negli uomini trovo sempre il meglio e il peggio: vedo la loro bruttezza e la loro bellezza, e mi domando come la medesima cosa possa essere entrambe. Eppure, hanno la sola cosa che invidio: se non altro, gli uomini hanno il buon senso di morire.”

 “Stringeva ancora a sè il libro. Si aggrappava disperatamente alle parole che le avevano salvato la vita.” 

 “Ho odiato le parole e le ho amate, e spero che siano tutte giuste.” 

 “Non disse addio a Rudy. Non ne fu capace. Rimase qualche altro minuto accanto a lui, poi finalmente riuscì a strapparsi da terra. Mi meraviglia sempre la forza degli esseri umani, che riescono a rialzarsi, seppure barcollando, persino quando fiumi di lacrime inondano i loro volti.” 

 “Volevo domandarle come potesse una medesima cosa essere terribile e splendida allo stesso tempo, e le sue parole dure e sublimi insieme.”

martedì 17 marzo 2026

Questo mondo non è più bianco – James Baldwin

“Sono nato a Harlem trentun anni fa. Ho cominciato a imbastire romanzi più o meno da quando ho imparato a leggere. La storia della mia infanzia è la solita squallida fantasia, e possiamo liquidarla con la sobria osservazione che sicuramente non vorrei riviverla. A quei tempi mia madre aveva preso l’esasperante e misteriosa abitudine di avere bambini. Quando nascevano, io li prendevo con una mano e con l’altra reggevo un libro.” 

 “Ogni scrittore, immagino, nutre la convinzione che il mondo in cui ha visto la luce è solo una congiura contro la possibilità di coltivare il proprio talento: una convinzione che ha sicuramente molte valide ragioni di essere.” 

 “…io credo che sia proprio il passato l’unica cosa che rende coerente il presente, e inoltre che il passato continuerà a essere orribile finché continueremo a rifiutarci di giudicarlo onestamente.” 

 “Si scrive solo di una cosa: della propria esperienza.” 

 “Amo l’America più di ogni altro paese al mondo, e proprio per questa ragione rivendico il diritto di criticarla perennemente.” 

 “Ma la nostra umanità è il nostro fardello, la nostra vita: non dobbiamo essere costretti a batterci per essa; dobbiamo fare solo ciò che è infinitamente più difficile: vale a dire accettarla.” 

 “E’ solo nella sua musica – che gli americani devono limitarsi ad ammirare perché un protettivo sentimentalismo ne riduce la loro comprensione – che il negro in America ha potuto narrare la sua storia. E’ una storia che altrimenti deve ancora essere narrata e che nessun americano è disposto ad ascoltare.” 

 “La storia del negro in America è la storia dell’America: o, più precisamente, è la storia degli americani. Non è una storia molto bella: la storia di un popolo non è mai molto bella.” 

 “Non possiamo sfuggire alle nostre origini, per quanti sforzi facciamo, quelle che contengono la chiave – potessimo trovarle – di tutto ciò che diventeremo poi.” 

 “L’uomo non ricorda la mano che lo ha colpito, il buio che lo spaventava da bambino; ciò nonostante, la mano e il buio restano con lui, per sempre indivisibili da se stesso, parte della passione che lo spinge ovunque egli pensi di spiccare il volo.” 

 “L’immagine del negro che si è fatto l’americano vive anche nel cuore del negro; e quando il negro si è arreso a questa immagine la vita non ha altra possibile realtà.”

 “Da quando i negri si trovano in questo paese la loro unica, grande, devastante conquista è stata l’Emancipazione, un’emancipazione che nessuno considera più come dettata da impulsi umanitari. Tutto ciò che ne è seguito richiama alla mente l’immagine piuttosto infelice di una manciata di ossa gettate a una muta di cani tanto affamati da essere pericolosi.” 

 “Mancavo da casa da poco più di un anno quando morì. In quell’anno avevo avuto il tempo di capire il significato di tutti gli aspri ammonimenti di mio padre, avevo scoperto il segreto della smorfia che aveva sulle labbra e del suo rigido portamento: avevo scoperto il peso degli uomini bianchi a questo mondo.” 

 “Nel New Jersey imparai che essere un negro significava, precisamente, non essere mai considerati ma solo essere alla mercé dei riflessi che il colore della nostra pelle scatenava negli altri.” 

 “Non so nemmeno quali fossero i miei pensieri; non avevo sicuramente un piano deliberato. Volevo far qualcosa, schiacciare quei visi bianchi che schiacciavano me.” 

 “Non vedevo niente con grande chiarezza, ma capivo bene questo: che la mia vita, la mia vita reale, era in pericolo, e non per ciò che avrebbero potuto farmi gli altri, ma per l’odio che avevo nel cuore.” 

 “Quando un padre incollerito schiaffeggiava il proprio figlio, il contraccolpo nel suo cuore rimbombava attraverso il cielo e diventava una parte del dolore dell’universo.” 

 “Avevo dimenticato, nella rabbia della mia adolescenza, com’era stato orgoglioso mio padre di me quando era piccolo.” 

 “… ma i fatti non interessavano a nessuno. Fu data la preferenza all’invenzione perché essa esprimeva e corroborava perfettamente i loro odi e le loro paure. E’ bene ricordare che la gente fa sempre così.” 

 “Mi domando cosa diavolo trovò da dire il primo schiavo al primo figlio con la pelle scura che generò.” “Questo mondo non è più bianco, e non lo sarà mai più.”