giovedì 28 maggio 2026

La cura – Herman Hesse

 “Così, appena arrivato, avevo scoperto uno dei grandi segreti e incantesimi di tutti i luoghi di cura e assaporai con vera delizia la mia scoperta: la comunità del dolore, il socios habere malorum.” 

 “Come le conosciamo bene, profondamente e orrendamente bene, quelle camere tranquille, quei teatri delle nostre più atroci sofferenze, delle nostre più dolorose sconfitte, delle nostre vergogne più segrete!” 

 “Non sappiamo forse che il nostro destino ci è congenito e inevitabile, e tuttavia non ci aggrappiamo tutti, appassionatamente, all’illusione della scelta, del libero volere?”

 “Durante una breve passeggiata notturna prima di andare a dormire vidi le stelle riflesse nelle pozzanghere lasciate dalla pioggia, vidi, nel vento notturno, lungo la riva del fiume scrosciante, alcuni vecchi alberi di straordinaria bellezza. Certo sarebbero stati belli anche domani, ma in quel momento avevano quella magica, irripetibile bellezza che viene dalla nostra stessa anima e che, secondo i Greci, brilla in noi soltanto quando Eros ci guarda.” 

 “Il mattino, il famoso momento della freschezza, della rinascita, del novello impulso gioioso, a me è fatale, mi riesce spiacevole e penoso, non ci amiamo reciprocamente.” 

 “Chi di noi infermi sopporterebbe, oltre i bagni e i massaggi, oltre i fastidi e la noia, anche il digiuno e la mortificazione? No, preferiamo soltanto guarire a metà, ma vivere, in cambio, in modo un po’ più piacevole e divertente, noi non siamo giovinetti che pretendiamo l’assoluto da se stessi e dagli altri, ma persone anziane, profondamente implicate nei condizionamenti dell’esistenza, e perciò abituate a lasciare un po’ correre.” 

 “No, noi siamo volentieri disposti a morire: più tardi. Ma per oggi, dopo i bagni estenuanti, dopo la mattinata così dura da ammazzare, preferiamo godercela un po’, rosicchiare un’ala di pollo, levar la pelle a un pesce saporito, sorseggiare un bicchiere di vino rosso. Siamo fatti così, vili e deboli e goderecci, dei vecchi egoisti.” 

 “E’ incredibile quanto si faccia presto a imparare la stoltezza e il male, quanto sia facile diventare un cane poltrone, un porco grosso e godereccio!” 

 “Le sensazioni del giuoco, per me, sono state pressappoco queste: in principio me ne stavo per un po’ di tempo al margine del tavolo verde, gli occhi sui numeri, e ascoltavo la voce dell’uomo alla roulette. Il numero gridato da costui, il numero scelto dalla pallina instancabile e che ancora un secondo prima era stato un cieco e sciocco numero tra i tanti suoi simili, ora si accendeva di una calda luce nella voce di quell’uomo, nello spicchio occupato dalla pallina, negli orecchi e nei cuori degli astanti. Quatre, si sentiva dire, o cinq o trois, e il numero si accendeva, luminoso, non solo nel mio orecchio e nella mia mente, non solo sul tondo e conico piano inclinato della pallina, ma anche sul tavolo verde.”

 “Il momento in cui si vince è meraviglioso. Hai invocato il destino e ti sei rimesso nelle sue mani, credi di essere in contatto col gran mistero, hai come la strana sensazione di esserne l’amico, l’alleato; e tò, è proprio vero, ne hai conferma, la tua tacita idea segreta, il tuo piccolo miraggio nascosto s’illumina, il miracolo avviene, il presagio diviene realtà, il tuo numero viene scelto dall’onnipotente pallina della fortuna, l’uomo della roulette lo proclama ad alta voce e il croupier ti getta, con bella parabola, una manciata di fulgide monete d’argento.” 

 “E non soltanto più tardi, ma già in quel momento stesso, mentre stavo ancora giocando, sentivo tutta la profondità di quel simbolo, vedevo nel giuoco l’immagine della vita, dove le cose vanno allo stesso modo, dove un’imperscrutabile irrazionale intuizione ci dà in mano i più potenti incantesimi, scatena le più grandi energie, dove, all’indebolirsi dei buoni istinti, s’insinuano la critica e la ragione, che per un po’ di tempo si destreggiano e oppongono resistenza, finché in ultimo succede quel che deve succedere, senza che noi c’entriamo affatto, sopra la nostra testa.” 

 “Se i detti del Nuovo Testamento non li consideriamo come comandamenti ma come espressione di una straordinaria, profondissima conoscenza dei misteri dell’animo umano, la cosa più saggia che sia mai stata detta, il breve compendio di tutta l’arte di vivere e di essere felici, è la frase “ama il prossimo tuo come te stesso”, che del resto si trova già nell’Antico Testamento.”

sabato 23 maggio 2026

La biblioteca di Parigi – Janet Skeslien Charles

“I numeri mi fluttuavano nella testa come stelle. 823. I numeri erano la chiave per una nuova vita. 822. Costellazioni di speranza. 841. In camera mia a notte fonda, la mattina mentre andavo a comprare i croissant, mi si formavano davanti agli occhi, una serie dopo l’altra: 810, 840, 890.” 

 “Amavo Parigi e i suoi misteri.” 

 “La vita è una bagarre. Devi batterti per quello che desideri.” 

 “Il primo pensiero di mia madre era sempre: Cosa dirà la gente?” 

 “L’amore non era gentile. L’amore era condizionato. Le persone più vicine potevano voltarti le spalle, dirti addio per un motivo futile. Bisognava dipendere solo da sé stessi. La mia passione per la lettura crebbe: i libri non mi avrebbero tradito.” 

 “Era per quello che leggevo: per sbirciare le vite degli altri.” 

 “Desideravo poter tornare all’ultimo momento. Le avrei detto: Sei stata la mamma migliore del mondo. Ho bisogno di te. Noi abbiamo bisogno di te. Mi piaceva come guardavamo i pettirossi e speravamo di vedere i colibrì. Come vorrei che avessimo ancora una mattina insieme! Un altro abbraccio! Un’altra possibilità di dire: ti voglio bene!”

 “Il libro mi portava su un altro mondo, in un posto che mi permetteva di dimenticare.” 

 “Il dolore è un mare fatto con le tue lacrime. Onde salate coprono gli abissi scuri dove devi nuotare al tuo ritmo. Ci vuole tempo per aumentare la resistenza.” 

 “Ma io non ho mai chiesto niente. Non hai mai dovuto farlo.”

 “Guardando il papà mangiare i fagioli, notai che i suoi capelli stavano diventando grigi. Mi chiesi quali preoccupazioni lo tenessero sveglio la notte, cosa sarebbe stato disposto a fare per proteggere la sua famiglia.” 

 “Avevamo dato per scontato troppe cose.” “

Vagai per la Library per dirle addio. Prima nella sala dei periodici, dov’era iniziato tutto. Nella sala di consultazione, dove avevo imparato tanto quanto gli utenti. Nell’Aldilà, dove feci scorrere la mano lungo i dorsi dei libri per far loro sapere che non li avrei mai dimenticati. Poi uscii per l’ultima volta.”

lunedì 18 maggio 2026

L’era della comunicazione – Umberto Eco

“Non molto tempo fa, se volevate impadronirvi del potere politico in un paese, era sufficiente controllare l’esercito e la polizia… Oggi un paese appartiene a chi controlla le comunicazioni.” 

 “Ciò che conta è il bombardamento graduale e uniforme dell’informazione, dove i contenuti diversi si livellano e perdono le loro differenze.” 

“Esistono dei mezzi di comunicazione che, a differenza dei mezzi di produzione, non sono controllabili né dalla volontà privata né dalla collettività. Di fronte a essi noi tutti, dal direttore della CBS al presidente degli Stati Uniti, da Martin Heidegger al più umile contadino del delta del Nilo, siamo il proletariato.” 

 “La battaglia per la sopravvivenza dell’uomo come essere responsabile nell’Era della Comunicazione non la si vince là dove la comunicazione parte, ma là dove arriva.” 
 
“Noi dovremo essere capaci di immaginare sistemi di comunicazione complementare che ci permettano di raggiungere ogni singolo gruppo umano, ogni singolo membro dell’udienza universale.” 

 “Per cui, se si vuole essere accettati come morsicatori, bisogna mordere molto, in continuazione, senza deflettere. Alla fine nessuno ci farà più caso.” 

“Allora bisognerebbe chiedersi chi e che cosa riesca ancora a scandalizzare gli italiani, senza speranza di perdono. Nell’ordine sono: 1) il cornuto contento; 2) l’impotente beffato; 3) l’omosessuale non autorizzato (quindi sono esclusi gli artisti); 4) chi picchia i bambini; 5) chi non ama la mamma; 6) chi guadagna più di me.”  

“Si dice cosa è successo, non si approfondisce perché è potuto succedere.” 

 “Il lettore è tradito, ed è tradito perché lo si vuole tenere su di giri a tutti i costi. Ti denuncio cose terribili, non ti nascondo nulla dei mali del paese, ma in fondo non voglio deprimerti. Ti dico che la vita è brutta ma per non farti rimpiangere le tue settecento lire ti dico anche che è bella. Tre anni fa avevo chiamato censura additiva questo tipo di intervento cosmetico.” 

 “Il lettore di fronte a frasi poste tra virgolette (e quindi attribuite a qualcuno) ha il diritto di chiedersi sino a che punto deve fidarsi.” 

 “Le mie parole hanno il significato che hanno solo nella circostanza precisa in cui le ho pronunciate. Se vengono isolate dal contesto e presentate come dichiarazione ufficiale sono diventate altre parole.” 

 “La tragedia di un processo televisivo è che distrugge anche la vita di un innocente.” 

 “C’è anche il dovere di difendere la dignità del colpevole, che paga già in altra moneta. C’è una differenza tra subire un processo in aula alla presenza di cento persone e subirlo in tv alla presenza di milioni e milioni? Certo che c’è.” 

 “Noi non abbiamo ancora una idea esatta di come la presenza dei mass media possa mutare i nostri criteri di libertà, privatezza, pubblicità. Ma è costituzionalmente urgente deciderlo.” 

 “La stampa italiana è ormai succube della tv. È la tv che fissa, come si suol dire, l’agenda della stampa.” 

 “ogni giorno pare che le cataratte del cielo si siano spalancate sulle nostre regioni come non era piovuto mai, che al confronto il diluvio universale fosse stato un piccolo incidente idraulico. È qui che c’è sotto, ovvero sopra, qualcosa. È che, non volendo compromettersi troppo con notizie politicamente ed economicamente, pericolose, i direttori dei nostri Tele Niagara hanno fatto la scelta-Crimen. Una bella sequenza di teste spaccate a colpi d’ascia tiene buona la gente e non gli mette idee cattive per il capo.” 

 “Per fare rumore non è necessario inventare notizie. Basta diffondere una notizia vera, ma irrilevante, che però crea un’ombra di sospetto per il semplice fatto che viene data.” 

 “Internet, naturalmente, rappresenta, senza intento di censura, il massimo del rumore mediante il quale non si riceve nessuna informazione.” 

 “È solo nel silenzio che funziona l’unico e veramente potente mezzo di informazione che è il mormorio.” 

 “Gli editori sanno che i libri che sono diventati best seller non lo sono diventati per la pubblicità o per le recensioni, ma per un termine che in francese si dice bouche a oreille, in inglese si dice word of mouth, in italiano si dice passaparola: i libri arrivano al successo solo attraverso il mormorio.” 

mercoledì 13 maggio 2026

Porte aperte – Leonardo Sciascia

“Lei sa come la penso – disse il procuratore generale. Perfetto cominciare: di chi non si sa come la pensa, e se la pensa, e se pensa. Il piccolo giudice lo guardò con soave, indugiante, indulgente sonnolenza.” 

 “Ma da quel particolare era rampollata nella mente del giudice una constatazione: che Matteotti era stato considerato, tra gli oppositori del fascismo, il più implacabile non perché parlava in nome del socialismo, che in quel momento era una porta aperta da cui scioltamente si entrava ed usciva, ma perché parlava in nome del diritto. Del diritto penale.” 

 “Consideri, poi, se gli istinti che ribollono in un linciaggio, il furore, la follia, non siano, in definitiva, di minore atrocità del macabro rito che promuove una corte di giustizia dando sentenza di morte: una sentenza che appunto in nome della giustizia, del diritto, della ragione, del re per grazia di dio e volontà della nazione, consegna un uomo, come è da noi, al tiro di dodici fucili; dodici fucili imbracciati da dodici uomini che, arruolati per garantire il bene dei cittadini, quel supremo bene che è la vita, ad un certo punto si sono sentiti chiamati, e con tutta volontà hanno risposto, all’assassinio non solo impunito ma premiato… Una vocazione all’assassinio che si realizza con gratitudine e gratificazione da parte dello Stato.”

 “Qui, lei sa, corre l’opinione che da quando c’è il fascismo si dorme con le porte aperte… Io chiudo sempre la mia – disse il giudice.” 

 “Tant’è che spesso ci si sbaglia, nel giudicare i nostri simili come del tutto simili a noi. Ce ne sono di peggio, ma ce ne sono anche di meglio.” 

 “Questo povero Rocco: ordinario di diritto e procedura penale nella regia università di Roma, ministro della giustizia (e grazia), sua eccellenza Rocco. Titoli che andavano benissimo, a paludamento del lacché: ma quello di avvocato, che amava far precedere al suo nome, questo titolo no, il giudice non riusciva a concederglielo.”

 “Un brav’uomo, il procuratore: ma di brav’uomini è la base di ogni piramide d’iniquità.” 

 “Le porte aperte. Suprema metafora dell’ordine, della sicurezza, della fiducia: Si dorme con le porte aperte. Ma era, nel sonno, il sogno delle porte aperte; cui corrispondevano nella realtà quotidiana, da svegli, e specialmente per chi amava star sveglio e scrutare e capire e giudicare, tante porte chiuse.” 

 “Cominciando il processo, già alla prima udienza il giudice, baluginante fantasia ma insistente, infantile e suscitata dalle tante fiabe, ilari a volte, a volte spaventose, da cui la sua infanzia era stata segnata, cominciò a dirsi che sarebbe stato bello possedere la facoltà, il magico dono, di rendere invisibile l’imputato.”

 “Gli era toccato un caso in cui un uomo, anche il più giusto e sereno, il più illuminato di quella che i teologi chiamano la Grazia e quelli senza teologia chiamano la Ragione, deve fare i conti con la parte più oscura di sé, la più nascosta, la più ignobile appunto.” 

 “Carezze di pugnale: e come si può arrivare ad accettare, ad aiutare, a plaudire una fazione che le promette a quelli che vi si rifiutano?”

 “Nel suo essere spavaldo e servile, quell’uomo si poteva considerare il prodotto di un ambiente, quasi di una città intera, in cui ai servi era promessa più spavalderia che ai padroni.”

 “E anche nell’aula del processo – squallida, di avara luce, ogni cosa consunta e madida da far temere un qualche contagio, nello stagnare di un tanfo che faceva pensare alle vite degli inquisiti che vi si erano macerate, al macerarsi e muffire di carte che maceravano altri umani destini – anche se in quell’aula i due carabinieri in alta uniforme che gli stavano alle spalle gli davano un senso di sicurezza e, se so voltava a guardarli, di riposo, di ricreazione visiva. Il blu, il rosso, l’argento: colori vivi, in quell’aria smorta e purulenta.” 

 “La materia sordida di quel processo, l’atroce e sanguinolenta miseria dei fatti, cominciò a sollevarsi e a configurarsi in tragedia.”

 “Quale che sia il giudizio che l’avvocato nutre in pectore nei riguardi dell’imputato che ha accettato di difendere, il suo dovere è appunto quello di difenderlo con tutti i mezzi che la legge gli consente.” 

 “Ma anche la difesa, forse, aveva della follia una nozione del tutto comune e banale: la follia priva di metodo, priva di calcolo, inconseguenziale: mentre ci sono follie in cui è soltanto il primo anello che non tiene, e tutto il resto vi è metodico, calcolato, conseguenziale: e il primo anello è di solito quello dell’amor proprio che si è consegnato al suo nemico.” 

 “Così la pena di morte era rientrata, dopo circa quarant’anni, nella legge italiana; per la difesa dello Stato fascista; e si era arrivati a darla a chi aveva l’intenzione, soltanto l’intenzione, di attentare alla vita di Mussolini: era poi stata estesa ai più gravi delitti non politici: ma le restava quell’impronta.” 

 “Ma c’era, nella giuria che era sortita eletta per quel processo, in qualcuno dei giurati (la legge voleva ora che si chiamassero assessori), un qualche segno, appena percepibile, di umana tenerezza. Non verso l’imputato, ché nessuno poteva mai riuscire a provarne; ma verso la vita, le cose della vita, l’ordine e il disordine della vita.” 

 “C’erano state un paio d’anni prima, vistosamente ordinate dal regime, le celebrazioni dei grandi siciliani: una di quelle contraddizioni in cui il fascismo spesso cadeva, nel suo dover per certe cose fare i conti con la realtà, la storia e le abitudini degli italiani.” 

 “Non si erano mai posto il problema di giudicare il fascismo nel suo insieme, così come non se lo erano posto nei riguardi del cattolicesimo.” 

 “Parlarono della guerra appunto, dei loro ricordi. E poi di libri, dentro la bella biblioteca: e grande, armoniosa, calda del colore degli scaffali e di estrema grazia, da sfiorare il rococò e da anticipare il liberty, nelle decorazioni, negli intagli.” 

 “Le dirò che anch’io potevo sottrarmi a quel processo, mi è stato anzi autorevolmente consigliato. Ma l’ho visto come il punto d’onore della mia vita, dell’onore di vivere.” 

 “Ed è un principio di tale forza, quello contro la pena di morte, che si può essere certi di essere nl giusto anche se si resta soli a sostenerlo.” 

 “…che sono stato un morto che ha seppellito altri morti. E anzi: che lo siamo tutti, in questo nostro mestiere di accusare e di giudicare.” 

 “Ma mi conforta questa fantasia: che se tutto questo, il mondo, la vita, noi stessi, altro non è, come è stato detto, che il sogno di qualcuno, questo dettaglio infinitesimo del suo sogno, questo caso di cui stiamo a discutere, l’agonia del condannato, la mia, la sua, può anche servire ad avvertirlo che sta sognando male, che si volti su altro fianco, che cerchi di aver sogni migliori. E che almeno faccia sogni senza la pena di morte.”

venerdì 8 maggio 2026

L’autorità perduta – Paolo Crepet

 “Dovremmo trovare il coraggio di esimerci dall’idea di asportare chirurgicamente ogni forma di dolore e di frustrazione dal cammino di crescita dei nostri figli.” 

 “E quando i nostri giovani vedono che dagli adulti non viene impegno ma rassegnazione ed egoismo, come dovrebbero diventare? Cresceranno assomigliandoci.” 

 “Un bambino che “pensa troppo” comporta una sfida al silenzio e alla rassegnazione della famiglia. Si realizza così una santa pax domestica in cui ciascun membro può continuare a curare i propri personali interessi e seguire le proprie solipsistiche inclinazioni nell’evidente disinteresse verso le altrui necessità.” 

 “La prima e più immediata risposta che un genitore tende a fornire a fronte di un episodio di evidente intemperanza del proprio figlio è quella che va in sua difesa, contravvenendo alla più elementare regola di buon senso educativo.” 

 “Il bambino vissuto come peso, intralcio, impiccio, ingombrante e insopportabile responsabilità. E non già e non più come gioia, sorpresa, incanto, futuro, speranza, vitalità.” 

 “L’educazione non può prescindere dal principio etico che distingue il bene dal male: non è vero che oggi il bene e il male si sono confusi l’uno nell’altro. Sono alcuni adulti di questa comunità ad aver volutamente abdicato: perché ciò implicherebbe l’onere morale della condanna.” 

 “Quando i genitori non proveranno più vergogna se la propria creatura vorrà fare il cuoco in una trattoria in collina, si potrà finalmente impedire che i figli della borghesia italiana diventino tutti inutili e dannosi avvocati, psicologi, criminologi, attori di fiction.”

 “La vita non è mai adesso. La vita, quella vera, è sempre domani e dopodomani, ovvero è nel progetto, nel divenire, in ciò che potrà accadere.” 

 “Tante volte, in diverse regioni, mi è capitato di ascoltare genitori lamentarsi di dover fornire la carta igienica, quando non addirittura le sedie, alle scuole elementari frequentate dai figli. Come può crescere un bambino sapendo che la comunità non è capace di investire sul suo futuro, visto che non riesce a provvedere nemmeno al minimo presidio igienico?” 

 “Quei genitori non capiscono che non svegliare i figli è pedagogico, che affina le capacità di autonomia e li fa crescere indipendenti, mentre mettersi a bussare alla porta della camera per implorare che si vestano e si ricordino di lavarsi i denti significa allevarli deboli, incapaci di affrontare persino le più semplici incombenze.” 

 “Così facendo, il genitore cameriere e il genitore autista contribuiscono alla demolizione di uno dei capisaldi di una buona educazione: l’autodeterminazione, ovvero l’assunzione della responsabilità del crescere.” 

 “Il segreto dell’educare oggi risiede infatti nella capacità di sottrarre, non in quella di aggiungere. I genitori non devono essere elicotteri, camerieri, autisti, tutor e catering: solo e semplicemente genitori, ovvero sovrintendenti all’educazione. Devono stare sopra, non alla pari, occuparsi delle grandi questioni (felicità, serenità, sensibilità, complicità), non dei dettagli.” 

 “Voler bene a un giovane non significa imbonirlo con i soldi, ma permettergli di essere libero.” 

 “Molti genitori sono felici che in famiglia non vi siano motivi di dissidio. Ciò che conta è il silenzio, una dorata rassegnazione dove nessuno più comanda, nessuno più reagisce, nessuno più protesta.” 

 “Non sono i maturandi a chiedere che mamma e papà si mettano in malattia per seguirli all’esame: sono i genitori a volerlo. Non sopportano il minimo affiorare di un turbamento nei ragazzi, e non capiscono che la loro ansia induce ansia. Un’ansia che non inizia con la maturità, ma risale a quando i figli erano ancora all’asilo.” 

 “La paura per l’esame di maturità e le lacrime di una ragazza scottata dall’amore rappresentano le pietre miliari di una crescita forte e consapevole. Sono i mattoni che servono a edificare una vita piena, coraggiosa e matura. Se di quelle pietre e di quei mattoni si fanno carico i genitori sottraendoli all’ineludibile esperienza di un giovane, tutto viene vanificato e distrutto.” 

 “La compresenza di diverse figure paragenitoriali è alla base di uno dei problemi più diffusi nelle famiglie italiane: la disparità (quando non è opposizione) di punti di vista fra i vari soggetti educativi.” 

 “Le mie esperienze di frequentazioni serali di famiglie con bambini piccoli sono in genere disastrose: urlano, fanno i capricci non appena gli adulti smettono di dar loro retta, interrompono la conversazione e non ti lasciano cenare in pace. Dei despoti insopportabili, ma ancora più insopportabili sono i genitori che permettono loro qualsiasi cosa, senza mai intervenire con un sano Stai fermo e zitto! o un E’ ora di andare a letto, fila in camera!” 

 “Senza stressa saremmo morti: abbiamo bisogno di stimoli e di essere stimolati. Cancellare totalmente questo elemento è punitivo, soprattutto per chi sta evolvendo. Lo stress è un ottimo concime e come tale non deve essere somministrato in dosi massicce, ma nemmeno tolto dalla dieta per una buona crescita.” 

 “Punire è esercizio fondamentale, parte integrante dell’autorevolezza: non significa affatto violenza fisica o psicologica, ma coerenza con le regole impartite. Che senso mai potrebbe avere una regola distinta da un regolamento?” 

 “Il coraggio di avere fiducia e di credere in chi sta crescendo ha lasciato spazio a un diritto al controllo, tanto più tranquillizzante quanto più ossessivo, asfissiante e non immediatamente visibile.”

domenica 3 maggio 2026

Mia madre è un fiume – Donatella Di Pietrantonio

“Certi giorni la malattia si mangia anche i sentimenti. E’ un corpo apatico, emana l’assenza che lo svuota. Ha perso la capacità di provare. Allora non soffre, non vive.” 

 “Stavi dove nasce il vento, un posto luminoso e aspro, con le montagne a fare da quinta. Era aspra anche la gente. I bambini lavoravano, ma non quanto gli adulti, per questo in molte famiglie occupavano appena un gradino sopra i cani. Non nella tua.” 

 “Il nostro amore è andato storto, da subito. Era troppo educata al sacrificio per permettersi il piacere di stare con la sua creatura.” 

 “Riprovo poche volte a memoria la voglia di stringermi al suo odore di contadina giovane e sana. Di lei è rimasta l’assenza. Avevo una madre inaccessibile, separata, non per disamore, per fretta, quest’altra forma di disamore.” 

 “Inflessibile, aspettavo la sera. La lontananza mi mordeva il petto.” 

 “La prima rivoluzione nella tua vita l’ha fatta la scuola.”

 “Fioravante ci teneva a mandarvi a scuola. Non vi ha mai comprato un giocattolo, ma libri si, Cuore, Pinocchio, il Don Chisciotte, e romanzetti per ragazze.” 

 “Hai perso l’ingenuità verso la tua condizione scoprendo dai compagni le differenze tra le vostre vite.” 

 “Amava al contrario, non dava per paura del dare a forza che aveva conosciuto come preda.” 

 “I conti non si chiudono mai tra me e lei. Tutta la vita l’ho cercata, accattona che non sono altro. Ancora la cerco. Non la trovo. La cerco. Madre dolorosa.”

 “Ho avuto paura per il bambino. Non lo meritavo, per i miei cattivi pensieri. Sembrava appena uscito dalla fabbrica degli angeli, con la testa di pane fragrante e l’alito di latte tiepido, gli occhi vasti già aperti al mondo.” 

 “Bambini, appunto, non abbiamo mai capito perché partivano. La necessità di denaro non ci riguardava. Chiusi nel nostro mondo delimitato dagli alberi, dalle nuvole, dalla solitudine, ci svegliavamo la mattina presto, bevevamo il latte delle mucche alloggiate al piano di sotto inzuppandovi il pane fatto in casa, come la pasta del pranzo e questi tutto il resto.” 

 “La madre è il solo silenzio che risponde al suo dolore.” 

 “Ha paura. Si è persa. Perso anche il tempo. Non sa che giorno è, che mese, che anno. Non distingue più le stagioni, non riconosce l’autunno nell’orto, nella pelle d’oca delle sue braccia ancora scoperte. Brancola in questa nebbia opaca.” 

 “Dopo l’abbandono delle abitazioni, la natura si è ripresa gli spazi occupati, ha distrutto le opere, infilato l’edera nelle crepe, teso radici sotto le fondamenta, a sovvertirle. Le case hanno bisogno dell’uomo per durare.” 

 “Mia madre è un fiume. Erano un fiume i suoi capelli scuri e sottili che la corrente divideva ai lati del viso, onde a cascata sul seno, li pettinava la sera, dopo tutte le fatiche. Camminava e cantava, il fiume a fluttuare nel vento, ma solo qualche volta, di solito li raccoglieva in una crocchia.” 

 “Non si è mai lamentata del destino avverso, lo ha preso su di sé, in una tacita espiazione di una colpa solo a lei nota.”

 “Mia madre era un albero. Ho avuto la sua ombra. Mia madre era una piccola farfalla dal corpo tozzo, l’esperia, con le ali corte e il volo a scatti. Sognavo di poter toccare la sua povera bellezza. E’ stata il principio di tutti i miei desideri, la madre di ogni solitudine.” 

 “Di quanti fantasmi ti racconto. Così forti da vivi, diventano con il passare degli anni delle figurine senza potere, quasi patetiche. Hanno avuto il torto di andarsene prima di noi.” 

 “Le vacanze gli sembrano normali, per tutti. Non sa quanto costa questa normalità, la colpa che sento verso mia madre. Mi ha educata al sacrificio, la sveglia era alle sette anche a scuola chiusa, per non abituarmi all’ozio.”
 “Mia madre è un albero. Alla sua ombra mi sono giustificata. Si secca, anche l’ombra si riduce. Presto sarò allo scoperto.”