venerdì 30 ottobre 2026

Paolo il caldo – Vitaliano Brancati

“23 giugno 1952. Mi trovo seduto sulla terrazza dell’albergo Baglioni, innamorato di mia moglie. Sono le dieci di sera. Ho terminato di mangiare e, grazie alla vitalità, che mi ha infuso il vino gelato di Chianti, fra i pensieri che possono eccitarmi a una dolce fantasticheria, ne scelgo uno che, in uno stato di verso, mi sembrerebbe noioso o addirittura lugubre: fra pochi giorni avrò compiuto quarantacinque anni.” 

 “Nel cielo scuro, ammorbidito dall’afa, soltanto tre prolungamenti della terra, colorati appena di luce: la cupola di Santa Maria del Fiore col campanile di Giotto, la torre del palazzo della Signoria, e il campanile di Santa Maria Novella. Nello spazio tenebroso e universale in cui sono immerse, queste tre forme di grande bellezza, così umane e vive di genio, danno la pena sottile che si prova nel vedere l’opera dell’uomo misurarsi col tempo e lo spazio.” 

 “Ma dal 46 posso dire che vivo in modo stabile fuori dalla mia Isola. Essa mi è diventata estranea quanto occorre per giudicarla e oggetto di nostalgia quanto occorre per capirla.” 

 “In questi ricordi, la cosa che più si isola dalle altre, sebbene mi sia apparse sempre mischiata alle altre, e addirittura come un aspetto di esse, è la luce. Questa potenza del cielo di agosto, e anche, forse meglio, di gennaio, mi soggioga la memoria. Ricordo le giornate limpide d’inverno, il cielo ch’è un immenso lampo turchino. Passeggiate fuori di Catania a mezzodì. Ritornando verso le due, una singolare tristezza.” 

 “In agosto, la luce, peggiorata di qualità, si rafforza di una sensazione di fragore. Il cosiddetto silenzio meridiano è assordante come un tuono che si scarichi da tutti i punti del cielo. Nelle campagne, gli animali e le piante, rintronati paurosamente, aspettano che il giorno passi, immobili e contratti, come chi anela la fine di un temporale.” 

 “Ci sono, fra Palermo, Messina, Catania e Siracusa, migliaia di persone caste, semplicemente sensuali, o addirittura fredde, ma l’impulso che opera più in fondo, che dà al siciliano un fremito che lo ricongiunge ai più lontani antenati, il fremito del gregge all’avvicinarsi del lupo, o del pollaio al calare lento del nibbio, l’impulso sacro per le lotte che ha suscitato, e la volontà morale che ha dovuto svegliare nei rari casi in cui è stato sconfitto, è la lussuria.” 

 “Lo sforzo costante della mia vita è stato di vedere la luce del mondo (che per me è quella della Sicilia) dalla parte ridente, ed espellere dal cervello le influenze della sua ripresa buia, dalla quale derivano l’apprensione e la lussuria. Non vi sono riuscito sempre. I periodi, in cui non vi sono riuscito, portano il nome di esaurimento nervoso.” 

 “Ma le cose sono semplici soltanto per i bruti. Il resto dell’umanità cammina su un filo di rasoio, e io non ho motivi particolari per lamentarmi della mia sorte.” 

 “Morire a trentatré anni è un tentativo di riuscire perfetti.” 

 “Solo nella penombra delle terrazze il gelsomino d’Arabia si agitava alla brezza, col respiro di una carne viva e incipriata e, negli angoli più riparati, brillava immobile come i pezzi di una scala di marmo frantumata dal passo impaziente di una dea in ritardo a un appuntamento d’amore.” 

 “Come una pietra rotola per un declivio, ella si avvicinò al pozzo, lo guardò senza né paura né desiderio, e vi si buttò. Fu subito ripescata, e dopo due giorni d’incoscienza, una vita priva di sapore rifluì nel suo corpo. Con la stessa inerte semplicità con cui s’era buttata nel pozzo, continuò a vivere.” 

 “Pioveva. Le case e le strade di Catania, tutte di pietra lavica, mandavano il luccichio di un’incerata.” 

 “Vincenzo, da bambino, nei pomeriggi d’estate, nascosto dietro l’angolo della prefettura, aveva studiato a lungo un gentiluomo di cui si sentiva l’erede spirituale e ch’era solito sedersi in una poltrona di vimini, sul marciapiede dirimpetto, davanti al Circolo dei Nobili. Quel gentiluomo era Giovanni Verga.” 

 “La morte di nuovo a casa sua, dopo tanti anni! La morte. Col passo lento di un toro impastoiato, percorse il corridoio verso la stanza illuminata ove la ragazza si era messa a fumare una sigaretta.” 

 “La verità è che quando, per disgrazia, vivono insieme una persona calda e una fredda, la colpa di quello che non si fa, viene sempre buttata sulle spalle della povera persona calda.” 

 “Tutta la sensualità di quell’uomo, vuota della donna, era maestosamente occupata a sentire la morte.” 

 “Voci dei miei figli, cantarellare di mia moglie, siete i più chiari modi a me consentiti di percepire lo Spirito eterno… Fugaci spiragli, quella che amo in voi è soprattutto l’eternità che mi fate intravedere.” 

 “Oh, la gioia, come purifica la vita! Anche quando non sgorga dal nostro interno, ma la imponiamo dal di fuori a noi stessi, con uno spianamento del volto che prelude al sorriso, è sempre un alto sentimento. Il sorriso è come un gesto propiziatorio; lo si fa nel pieno del malumore ed ecco che la gioia, potentemente evocata, arriva.”

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Per aspera ad astra