domenica 20 settembre 2026

Storie di sangue, amici e fantasmi – Pietro Grasso

“Il dominio del territorio è una caratteristica fondamentale di tutte le mafie. Esso si fonda su diversi elementi, il primo dei quali è il riconoscimento sociale, il consenso.” 

 “Persone che rientravano a casa la sera dalle loro famiglie, che facevano i compiti con i figli e programmavano le vacanze con gli amici, e che da un giorno all’altro sono mancate per sempre, lasciando, appunto, sedie vuote a tavola, a pranzo e cena, nelle occasioni di festa e in quelle tristi.” 

 “Ma soprattutto avrei voluto dirti a voce: Giovanni, abbiamo preso Provenzano; la Cupola che ha deciso il tuo assassinio e quello di altre centinaia di persone è tutta dentro.” 

 “Quando ripenso a Piersanti Mattarella mi rivedo giovane magistrato con un cappotto color cammello, mai più indossato dopo quel giorno, intento a ispezionare l’automobile crivellata di colpi, in quella fatale Epifania di sangue del 1980.” 

 “Il Maxiprocesso è l’evento che più di ogni altro ha segnato la mia vita professionale, familiare e personale. Ma è stato uno spartiacque anche nella storia d’Italia, una storia che talora coincide o si scontra, diverge o trova punti di contatto con la storia della mafia, con i suoi legami politico-economici, con il suo camuffamento o stravolgimento di valori, troppo spesso rivelatisi contagiosi e capaci di provocare l’imbarbarimento etico della società e della vita pubblica.” 

 “Per tutto quel periodo non ci furono giorni festivi, parole come relax, tempo libero, sport, fine settimana furono bandite dal mio vocabolario e dai miei pensieri. Uscivo da casa solo per andare nell’aula bunker a consultare atti o a far trascrivere i miei scritti al computer. Dopo nove mesi, il 30 settembre 1988, riuscii a depositare la motivazione, circa settemila pagine, della sentenza.” 

 “La storia della mafia, e quindi anche quella di Provenzano, è una storia – in ultima analisi – di soldi.” 

 “Non tutto può essere delegato alla magistratura o alle forze dell’ordine. C’è un confine della legalità che si misura sul piano individuale, e ognuno deve decidere da che parte stare.” 

 “Nei quartieri di Palermo, la scelta di vivere da cittadini consapevoli e responsabili è la scelta coraggiosa di confrontarsi con la visibilità del Male, con la sua terribile concretezza, con la sua percepibile potenza. E’ la scelta di chi – sia esso sacerdote, magistrato, avvocato, commerciante o semplice cittadino – sa che prima o poi sarà chiamato a scegliere se schierarsi con gli assassini, con i loro complici e i loro protettori; o, piuttosto, con gli onesti, con le vittime, con gli inermi e gli indifesi.”

“Continueremo a credere in quel sogno. Continueremo a fare tutto il possibile perché si avveri. Potremo dirci soddisfatti solo quando, e succederà, la mafia avrà una fine.”

martedì 15 settembre 2026

Apeirogon – Colum McCann

“Le colline di Gerusalemme sono immerse nella nebbia. Rami percorre a memoria un tratto diritto, calcolando l’arco della prossima curva.” 

 “Non smette mai di sbalordirlo la differenza che può fare un confine: la linea arbitraria, tracciata ora qui, ora là, rintracciata ancora più in là.” 

 “Avere una casa, una famiglia, essere lasciato tranquillo: una vita da israeliano, ecco quello che voleva. Un buon lavoro, un mutuo, una strada sicura, verdeggiante, nessuno a bussare alla porta, nessuna telefonata a svegliarti la notte. Ciò che desiderava era la banalità più spettacolare.” 

 “Apeirogon: un poligono con un numero infinitamente numerabile di lati.” 

 “Aveva imparato che il rimedio per la cattiva sorte era la pazienza.” 

 “Per le domande che gli venivano inevitabilmente rivolte aveva una sola, semplice risposta. Non c’era alcuna simmetria fra il carceriere e il carcerato. Distruggere la prigione. L’Occupazione si basava sul mito della sicurezza. Doveva terminare. Fino ad allora, nient’altro sarebbe stato possibile.” 

 “Lui non odiava gli ebrei, non odiava Israele. Quello che odiava era essere occupato, l’umiliazione che ne derivava, il senso di soffocamento, la quotidiana degradazione, l’avvilimento. Finché non fosse terminata, niente sarebbe stato sicuro. Provate l’esperienza di un checkpoint, anche solo per un giorno.” 

 “Se dividi la morte per la vita troverai un cerchio.” 

 “Non finirà finché non parliamo.” 

 “La chiamavamo Principessa, un cliché, certo, ma lei per me era esattamente quello, una principessa, un sentimento che ogni padre conosce, niente è mai un cliché mentre lo stai vivendo.”

 “Sulle prime, quando senti di un’esplosione, di qualsiasi esplosione, in qualsiasi luogo, continui a sperare che stavolta il dito del fato non punti contro di te. Ogni israeliano lo sa bene. A furia di sentirne parlare ti abitui, ma questo non altera il balzo che provi in petto. Aspetti e ascolti e speri di non essere tu.” 

 “Il dito del fato punta contro di te. Dritto in mezzo ai tuoi occhi. Il personale dell’obitorio vi accompagna all’interno. Vi portano in una sala. Senti lo scivolare del ripiano. I rulli di metallo, le rotelle di gomma, E ciò che vedi è una scena che non potrai più dimenticare per il resto della tua vita. Tua figlia. Su un ripiano d’acciaio. E non sarai mai più lo stesso.”

 “Il tempo non ti aspetta. Tu vorresti che lo facesse, che si congelasse, si paralizzasse, che scorresse all’indietro, ma non lo fa. Ti devi svegliare, ti devi alzare, devi fare i conti con te stesso. Lei non c’è più. La sua sedia a tavola è vuota. La sua cameretta è vuota. Il suo cappotto è ancora sul pomello della porta. Devi prendere una decisione. Cosa ne farai adesso di questo nuovo, insostenibile fardello che hai sulle spalle? Cosa ne farai di questa incredibile rabbia che ti mangia vivo?” 

 “Certe persone hanno interesse nel mantenere il silenzio. Altre hanno interesse nel seminare odio basato sulla paura. La paura produce denaro, produce leggi, prende la terra, costruisce insediamenti, e la paura ama tenere tutti nel silenzio.” 

 “Per quanto sembri strano, in Israele non sappiamo cosa sia davvero l’Occupazione. Sediamo nei caffè e ci divertiamo e non dobbiamo farci i conti. Non abbiamo la minima idea di cosa significhi dover superare un checkpoint ogni giorno. O vedere confiscata la terra della nostra famiglia. O svegliarci con un fucile puntato sulla faccia.” 

 “La verità è che non può esserci occupazione che sia compassionevole. Non esiste proprio. E’ impossibile. Ha a che fare con il controllo.” 

 “Delle persone vengono nel tuo villaggio, persone che non riconosci, che parlano una lingua che tu non capisci, chi sono? Sembrano alieni. Arrivano con le loro jeep e i loro mezzi corazzati e pattugliano le strade e ti dicono mostrami i documenti, mettiti contro il muro, chiudi il becco, girati, giù a terra. Invadono la tua casa fra le colline, la sbarrano, al demoliscono. Nascondono ordinanze di sfratto sotto le pietre. Le nascondono così tu non le trovi. Arrestano tuo padre, i tuoi fratelli, i tuoi zii. Ti fermano mentre vai a scuola. Arrestano il tuo insegnante fuori dal cancello. E ben presto arrestano pure te..” 

 “Avevamo una missione in prigione, e l’avevano anche gli israeliani. La nostra era di sopravvivere come esseri umani. La loro era di privarci della nostra umanità.” 

 “Vedete, l’Occupazione agisce in ogni aspetto della tua vita, ti sfinisce, ti amareggia in un modo che nessuno da fuori riesce davvero a capire. Ti sottrae il domani. Ti impedisce di andare al mercato, all’ospedale, alla spiaggia, al mare.” 

 “Con un calcio spalancano la tua porta, prendono il controllo della tua casa, mettono i piedi sulle tue sedio. Tuo figlio di sette anni viene preso e interrogato. Nemmeno puoi immaginarlo. Sette anni. Fai che sei padre per un minuto e pensa a tuo figlio di sette anni che viene preso davanti ai tuoi occhi. Bendato. Ammanettato coi lacci ai polsi. Condotto al tribunale militare di Ofer. La maggior parte degli israeliani nemmeno lo sa che succedono certe cose. Non che siano ciechi. E’ che non sanno quello che viene fatto in loro nome. Non viene permesso loro di vedere. I loro giornali, le loro televisioni queste cose non gliele dicono. Non possono entrare in Cisgiordania. Non hanno alcuna idea di come viviamo. Ma questo succede ogni giorno. Ogni singolo giorno. Non lo accetteremo mai. Nemmeno fra mille anni, lo accetteremo.” 

 “Potete odiare quello che vi pare, va bene. Potete costruire tutti i muri che vi pare, va bene. Se pensate che un muro vi dia sicurezza, continuate, ma tiratelo su nel vostro giardino, non nel mio.” 

 “Ben oltre il giusto e lo sbagliato c’è un campo, ti aspetterò là.”

giovedì 10 settembre 2026

Mille anni in Sicilia – Giuseppe Quatriglio

“La conquista araba della Sicilia, iniziata nell’anno 827, fu preceduta da numerose incursioni nell’isola allora sotto il dominio bizantino.” 

 “Taormina fu presa soltanto nel 902, settantacinque anni dopo lo sbarco di Mazara. Da quel momento la Sicilia divenne interamente araba. L’ellenismo aveva imperato nell’isola per sedici secoli, ma quella violenta invasione l’annientò. L’arabismo avrebbe lasciato non poche radici nell’isola.” 

 “Dopo gli arabi, i normanni. L’avventura in terra di Sicilia dei guerrieri venuti dal nord durò poco di più di centotrenta anni: dalla prima incursione oltre lo Stretto di Messina, condotta nell’anno 1060 da Ruggero di Altavilla, che fruttò un bottino di armi e di cavalli, fino alla morte dell’ultimo re di sangue normanno, Tancredi, avvenuta nel 1194.” 

 “Merito grande di Guglielmo II fu tuttavia quello di dare inizio alla costruzione della cattedrale tutta d’oro di Monreale.” 

 “La città di Centuripe fu rasa al suolo e gli abitanti trasferiti nella nuova città che in omaggio all’imperatore venne chiamata Augusta (1233).” 

 “Il castello di Catania, detto sin dai tempi più antichi Ursino, venne costruito dopo quelli di Siracusa e di Augusta. Oggi appare, dopo i restauri effettuati negli anni trenta, con le sue primitive strutture. È una costruzione poderosa alla quale Federico II dedicò particolari cure arrivando al punto da suggerire come far procedere i lavori. … Oggi il Castello Ursino, con le sue mura imponenti dello spessore di oltre due metri e con i suoi quattro torrioni che hanno sfidato l’usura del tempo, costituisce il documento pio dell’età sveva in Sicilia.” 

 “Il grande re (Federico III) si spense nel convento dei Cavalieri di San Giovanni tra Paternò e Catania, il 25 giugno 1337. Fu sepolto provvisoriamente nel duomo di Catania. Ma la sua tomba rimase lì, e ancora in quel tempio si trova.” 

 “Alfonso si dimostrò anche sensibile alle istanze della cultura. Egli infatti decretò la fondazione dello Studium Generale (19 ottobre 1434) nella città di Catania per premiarla della sua fedeltà. Risale dunque a quell’anno la fondazione di quello che nei secoli successivi sarà chiamato il Siculorum Gymnasium, centro primario di studi nella Sicilia del Rinascimento.” 

 “L’alba del secolo nuovo, il Seicento, vide la Sicilia dibattersi con i problemi di sempre: banditismo, carestie, corruzioni, epidemie, rivolte.” 

 “Il secolo che declinava era ancora carico di eventi. L’Etna fu grande protagonista. Il Vulcano si svegliò nel 1669 ed eruttò abbondante lava anche nel 1682, 1688 e 1689. Infine nel 1693 ebbe luogo una eruzione memorabile accompagnata da un violentissimo terremoto che sconvolse l’intera area della Sicilia orientale e produsse danni anche nelle isole minori, Malta e Lipari comprese.” 

 “Eppure durante i pochi anni nei quali rimase in Sicilia, Domenico Caracciolo compì l’unica operazione politica di rilievo di tutta la sua carriera – l’abolizione dell’Inquisizione nell’isola – per la quale è ricordato dai posteri.” 

 “A Nelson, che aveva già ricevuto la cittadinanza onoraria di Palermo, Ferdinando concesse – in segno di riconoscenza per aver portato la coppia reale in salvo in Sicilia – la ducea di Bronte, ai piedi dell’Etna, che aveva una rendita annua di seimila once.” 

 “Ferdinando abolì la costituzione (8 dicembre 1816) e nello stesso tempo volle essere chiamato da quel momento Ferdinando I re del Regno delle Due Sicilie e non più Ferdinando III di Sicilia e IV di Napoli. L’isola insomma restava saldamente legata a Napoli, ma i siciliani non dimenticarono lo sfregio fatto loro con un gesto da monarca assoluto.” 

 “Venne poi introdotta la tassa di bollo per le scritture da produrre nei tribunali e venne abolito il gioco della lotteria di Palermo, la qual cosa mortificò e indignò i palermitani. Infine, nel gennaio del 1818, abrogata la vecchia divisione della Sicilia in tre valli (di Mazara, di Noto e di Demone), l’isola venne divisa in sette province dette intendenze: Palermo, Messina, Catania, Trapani, Siracusa, Girgenti e Caltanissetta.” 

 “In realtà i Borboni non reggevano più al peso della storia, sul grande quadrante del tempo batteva l’ora nuova. La Sicilia, dopo la vittoriosa campagna garibaldina, tagliò i legami con il passato nel nome della libertà tanto agognata nel corso dei secoli travasando la sua storia dentro quella dell’Italia unita. In effetti, molte cose sarebbero rimaste come prima. Delusioni, anche cocenti, non sarebbero state risparmiate alle future generazioni, e non soltanto a quelle vicine agli anni del trapasso.”