“Beato te! – mi dice alla fine dell’incontro un ragazzo di terza liceo. – Che non hai dovuto sostenere l’esame di maturità! – Infatti, nel 1943, con lo sbarco degli alleati in Sicilia imminente, venimmo promossi o bocciati a scrutinio. Ma l’esame di maturità lo facemmo lo stesso, sotto le bombe e i mitragliamenti, in mezzo ai morti e alle distruzioni. Fu un’esame durissimo che davvero ci maturò, ci fece diventare uomini.”
“Ci rialzammo, gli dissi qualcosa in dialetto. Non capì. Io non parlo inglese, ma qualche parola la capisco. Mi spiegò che era un fotografo di guerra. Mi scrisse su un pezzetto di carta il suo nome: Robert Capa. Per me, allora, un perfetto sconosciuto. Ci salutammo. Ripresi la bicicletta, tanto la strada ora era tutta in discesa.”
“Gli anni Settanta si portarono appresso il divieto di fumo in sala. Sono sempre stato un fumatore anomalo: se qualcosa mi appassiona, sono capace di stare per ore senza toccare il tabacco. Non ne sento neppure il bisogno. Allora trovai una soluzione per risolvere il problema: se il film mi coinvolgeva, era tutto a posto. Se mi annoiava, uscivo a fumare. Elementare, Watson!”
“Ma il cinema è sempre stato in condizione di minacciare il potere: fin dal 1895, dai tempi de L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat dei fratelli Lumière. E’ un’arte che fa meditare. Anche inconsapevolmente rappresenta uno straordinario diffusore di idee e rimane – oggi più che mai – una miccia, l’innesco di un’esplosione.”
“Una leggenda non certo aurea, ma fortemente radicata e avvalorata fino ai nostri giorni da autorevolissime firme letterarie, narra di una Sicilia irredimibile, isola immota nei secoli, rassegnata al suo destino di figlia di un dio minore e dove ogni tanto si finge di cambiar qualcosa affinché tutto resti come prima. Vedi I Vicerè di Federico De Roberto e, soprattutto, Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa.”
“Quando vengo definito uno scrittore siciliano, mi affretto a correggere dicendo di essere uno scrittore italiano nato in Sicilia. E tutta la mia narrativa in quella terra s’ambienta, da quella terra trae senso e riflessione.”
“Perché, in definitiva, cos’è un’indagine se non la ricerca di una possibile verità con la messa in azione delle conoscenze che il detective possiede e della sua capacità d’interrelazionare elementi in apparenza diversi o addirittura contraddittori?”
“Perché, dice, è attraverso il dominio del cielo che i sogni degli uomini potranno realizzarsi. E tutti noi abbiamo vissuto sulla nostra pelle il significato dato al dominio del cielo da parte degli uomini: intere città rase al suolo, sino a quell’atroce punto fermo che è anche un terribile punto interrogativo, come scrisse Sergio Solmi, piovuto dal cielo su Hiroshima.”
“Non c’è un romanzo giallo pubblicato in Germania con Hitler, in Urss con Stalin, in Cina con Mao e nemmeno con Franco in Spagna, che io sappia. La verità è che il giallo nasce, fiorisce e si sviluppa non nelle società capitalistiche ma nelle società libere.”
“…il tentativo di distruzione dell’uomo attraverso la distruzione del suo sistema psicologico, del suo sistema nervoso, che gli sottrae progressivamente la certezza non solo della sua esistenza ma anche di quella degli affetti a lui più cari. Questa sperimentazione in atto a Gaza non è nient’altro che la possibilità della mutazione psicologica dell’individuo che subisce tale perversione.”
“Qualunque mezzo purché non si pensi. Perché il pensiero, la cultura, l’arte contengono quella parte di verità che può essere rivoluzionaria e la parola rivoluzione non è mai piaciuta a chi detiene il potere.”
“Come scrittore, sono stellarmente lontano da lui. Eppure quando sento di avere le batterie mentali scariche, ricorro all’elettrauto Sciascia. Mi basta leggere una sua pagina qualsiasi per tornare a sentirmi vivo.”
“Nella mia vita ci sono stati due libri che hanno formato non come scrittore, ma come persona. Il primo, in ordine di tempo, era stato, ancora negli anni del fascismo, La condizione umana di Malraux; il secondo indubbiamente fu Il mondo è una prigione.”
“All’italiano del fascismo piacevano parecchie cose tra le quali l’autoritarismo, il decisionismo, il me ne frego, il machismo e soprattutto piacque l’imposizione della divisa che permetteva una sorta di livellamento tra le classi.”
“Il Palio di Siena con le sue rivalità tra contrade, che arrivano a un fanatismo sconosciuto perfino ai tifosi della curva sud, è lo specchio del forte legame che unisce l’italiano al suo habitat.”
“Ecco, gli italiani non hanno il senso della Storia, ma della Storiella.”
“L’unica storia che l’italiano conosce veramente, e a fondo, è quella del gioco del calcio.”
“Per la Storia invece è un’altra storia. Perché la Storia comporta l’uso critico della memoria e gli italiani essenzialmente tendono a essere smemorati o ad avere la memoria corta. Se la Storia è veramente magistra vitae, gli italiani non hanno mai frequentato quella scuola.”
“L’italiano “corre sempre in soccorso del vincitore”, diceva Ennio Flaiano. Ma questo non è esatto, l’italiano non corre in soccorso di un vincitore chicchessia, sceglie accuratamente su quale carro trionfale saltare all’ultimo minuto. E la scelta è dettata quasi sempre da una precisa domanda: che cosa me ne viene in tasca?
Insomma, nella decisione dell’accodarsi prevale sempre il particulare.”
“All’italiano non importa capire a fondo il senso di ciò che gli viene detto da un balcone, da un palco, gli basta restare incantato dal suono delle parole.”
“Nella biblioteca di un mio bisnonno, vissuto nel più profondo Sud borbonico, c’erano La Divina Commedia, l’Orlando furioso e I Promessi Sposi tutti in edizione preunitaria. E’ stata quella lingua a farlo sentire italiano prima assai di poterlo diventare a tutti gli effetti.”
“La Storia è un pesante fardello, diceva Hegel. E’ uno zaino che ci portiamo sulle spalle e dentro il quale c’è di tutto, ma sarebbe un grave errore buttar via quello che oggi ci appare sorpassato o superfluo. Tutto serve a far peso. Peso che incide meglio la nostra orma sulla sabbia del tempo.”
“…i mezzi di comunicazione di massa, da fabbriche di consenso, si sono tramutati, riuscendoci, in convertitori di fede, in fabbriche del credere.”
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Per aspera ad astra