“C’è una cosa che potrebbe salvare questa dolce, magnifica città la cui fortuna o la cui decadenza condizioneranno tutta la struttura dell’oriente siciliano: ed è il ponte sullo Stretto. Ma già la parola suona favolosa come fossimo nel quattordicesimo secolo e stessimo parlando della via delle Indie. Ma stavolta la colpa non è dei messinesi.”
“Messina è la più stipendiata città dell’isola. Vive quasi esclusivamente degli stipendi che ogni ventisette vengono pagati a funzionari ed impiegati. Il fulcro della sua economia è questo. Sostanzialmente è una città che viene pagata per sopravvivere.”
“Passarono i barbari ed i paesini rimasero in cima alle montagne e divennero baronie. Non fu una grande evoluzione civile.”
“Angelo Musco, in una commedia famosa, ad un certo momento disse a soggetto all’antagonista: Da dove vieni? Dai Mongiuffi?” Millecinquecento abitanti, metà sulla cima di una montagna che si chiama Mongiuffi, e metà sull’altra cima che si chiama Melia.”
“Non c’è un ladro, un delinquente. Negli ultimi vent’anni c’è stato solo un furto di galline. Si scoprì che erano stati tre catanesi.”
“Via: verso il fondo della valle, verso la costa, verso le belle automobili, i televisori, le donne sofisticate, i motoscafi, le ville, le cose che la gente furiosamente si contende e si ammazza di lavoro per conquistare. E anche se improbabilmente riesce a conquistarsele, non riesce poi ad aver mai il tempo di godersele.”
“Ragusa è una città assurda, che si arrampica dal fondo di una valle fino alla cima della montagna, tutta là, sul costone della montagna. Su ogni gobba, collina, o vetta del pendio c’è una chiesa, taluna di foggia bizantina, minuscola, disadorna, screpolata, tal’altra enorme, con tutto il barocco che gli architetti del Seicento sapevano immaginare: pinnacoli, guglie, cupole, finestre, rosoni. E tutte bianche.”
“L’industria è una macchina arida, puntuale, infinitamente più egoista di qualsiasi essere umano; l’industria non piange, non ride, non ha pietà, non ha amici. Produce e basta. Qua a Gela le servivano, poiché la legge regionale glielo imponeva, solo tremila individui, che sapessero leggere e scrivere, fare di conto e manovrare leve e congegni. Se li è presi.”
“Le gallerie della miniera Tumminello però si schiacciarono, il soffitto delle gallerie combaciò di colpo con il pavimento e tutti gli uomini che stavano a mille metri sottoterra scomparvero. Non dovettero nemmeno soffrire: un tonfo, e la luce del pozzo che porta sù, sulla faccia della terra, si spegne di colpo come una candela.”
“La verità è che le miniere di ferro, di carbone, di zolfo, ci sono nel mondo, e bisogna che ci siano anche esseri umani che si calino dentro. Indiscutibilmente essi sono però coloro che non hanno avuto alternativa. i vinti.”
“Così cominciate a pensare di viaggiare dentro una specie di continente nel quale sono radunati, ma caoticamente tutti i panorami del mondo, il mare, i boschi, le spiagge, i deserti, le pianure, le montagne, fiumi, cimiteri, paesi. E tutte le razze, biondi, beduini, giganti, pigmei, bruni, mansueti per vocazione e delinquenti per istinto, gente che sperpera per divertimento o che accumula per avarizia, rassegnati e ribelli. Fate venti chilometri e cambia di colpo anche il panorama umano.”
“Se non fossero emigrati, un giorno o l’altro la gente qui avrebbe cominciato a scannarsi, poiché l’essere umano sopporta le mosche che gli si posano sugli occhi, gli escrementi dentro il bugliolo, persino le malattie e la morte, ma la fame no!”
“Lo sfacelo del pubblico denaro è più ignobile della speculazione privata.”
“Questa è la sensazione che ti dà Agrigento: un fondale di palazzi di cartapesta dietro il quale ti pare di udire un brulichio di voci, un andirivieni di personaggi oscuri e comparse. Tu sfondi quel fondale, e cadi nel vuoto, nel buio. Non c’è nessuno.”
“Ma il cuore della provincia è a Marsala, in quei cinquanta stabilimenti che fabbricano vino per tutto il mondo, in questa città piena di pietra gialla, di palazzi bassi e decorosi, di strade minuscole come certe calli veneziane, dentro le quali circolano quasi la metà delle quarantottomila automobili immatricolate in tutta la provincia. La residenza dei califfi.”
“La causa umana fondamentale della mafia è la miseria senza vie d’uscite, cioè la miseria che riunisce l’ignoranza, la malattia, la superstizione, la sporcizia, la violenza.”
“Palermo è bellissima, in modo quasi tracotante. Non esiste forse in tutto il Sud dell’Italia una città che sia così bella, ma bella in un modo particolare, in modo sprezzante, con uno sperpero continuo e oltraggioso di se stessa; palazzi di sovrani dove le ricchezze e le arti si sono concentrate per secoli, e subito accanto i quartieri osceni, lugubri, pavimentati di sterco, le case dove invece si sono concentrati gli elementi della miseria, i letti l’uno accanto all’altro nella stessa stanza, i pidocchi, il buio, la malattia.”
“E più cresceva il numero dei borghesi, più alti diventavano i loro stipendi, più vasto diventava il bisogno di nuovi palazzi, più feroce la lotta per accaparrarsene gli utili degli appalti, più imponente appariva la città.”
“In un processo alla Sicilia, più che dalle campagne ormai spopolate, dai porti dove le navi non riescono più ad entrare, dalle opere pubbliche rimaste a metà, dalle autostrade che non riusciamo a costruire, dall’acqua che manca, bisogna partire proprio da qui, da questo alto e nobile palazzo (dei Normanni) e dalle cose che vi accadono. Tutti gli errori drammatici che da venti anni ci cacciano indietro, paralizzano le opere civili, spopolano la terra, sperperano il denaro di tutti, cominciano qui. Qui è lo sbaglio fondamentale di cui onestamente di dobbiamo rendere conto.”
“In un processo alla Sicilia Siracusa è uno dei tre o quattro testimoni più importanti: come Palma di Montechiaro che mostra il limite della nostra vergogna, come Palermo che rivela la causa degli errori, come Gela che ne racconta le illusioni, Siracusa offre le prove schiaccianti di quello che si potrebbe fare, di quello che non è stato fatto, e di quello che deve essere fatto.”
“Questo è tuttora il loro difetto collettivo: questo segreto, inconfessato complesso di inferiorità dinnanzi alla prepotenza melliflua dei palermitani od alla grinta caotica dei catanesi.”
“Il cavaliere Moratti comperò la sua raffineria il 29 dicembre del 1948 a Longliew, nel Texas, la smontò ed imballò in centinaia di grandi casse, la imbarcò sul vecchio Liberty Angelo Fassio e cominciò a navigare verso Augusta.”
“Occorre qui ripetere che l’industria privata va dove le conviene, dove trova le condizioni più favorevoli, dove può più facilmente sfuggire all’assedio fiscale, pagare dei salari più bassi, trovare più clienti, vendere al prezzo più alto.”
“In fondo al dramma del Sud c’è questa nostra solitudine umana. ognuno di noi è debole perché è solo; ed è solo poiché rifiuta di avere fiducia o speranza negli altri, poiché è orgogliosamente convinto di poterne fare a meno.”
“La gente si conosce a vicenda, il rispetto umano è un obbligo sociale; un avvocato che cammini per la via di una città riceverà cinque o sei frettolosi saluti di conoscenti, nella via di un paese godrà di cento dovuti omaggi e si sentirà un grand’uomo. Tutto questo accade forse ad Acireale, anche se non è esattamente così.”
“Non c’è in tutto il Sud un Carnevale più fastoso di quello acese, ma nello stesso tempo più educato, più riguardoso, osservante di tutte le buone regole morali del divertimento; a mezzanotte precisa si brucia in piazza il Re Burlone, si spengono tutte le luci ed è subito Quaresima. I soli che bivaccano ancora nelle strade, che fiutano le donne degli altri, che schiamazzano, fischiano, tirano bombette e aspettano l’alba, sono i catanesi. Ecco. Tutto quello che Acireale è o rappresenta, è condizionato dalla vicinanza con Catania.”
“Catania è una citta animata da una forza quasi animalesca di espansione: strozzata, chiusa, ostacolata da ogni parte. Preme confusamente a spallate in tutte le direzioni, ha già raggiunto tutti i paesini del versante etneo da Misterbianco a S. Giovanni La Punta, ad Acicastello, seminandoli confusamente di palazzi, e preme ora proprio verso Acireale.”
“Questa è la prospettiva che i catanesi hanno confusamente di Acireale: un sobborgo, una strana periferia con troppe chiese, ottimi gelati, uno stupendo panorama, molte aree edificabili.”
“Il cittadino acese, anche se non lo confesserà mai, subisce una sorta di complesso di inferiorità verso il vicino di casa così arrogante, verso il catanese violento, manesco, danaroso, che spende un milione con la facilità di una carta da mille, e spende mille lire con la condiscendente maestà di uno che ne spendesse centomila, il catanese che pretende di comandare la politica o si illude di farlo, che decide il destino della provincia, che arriva dovunque con la benevolenza un po’ collerica del padrone.”
“Per mascherare il suo complesso, la piccola Acireale non accetta il confronto con la grande Catania: dice di essere migliore!”
“La frontiera. La si oltrepassa per un’illusione, per sentirsi su un altro luogo della terra dove la misura delle cose umane sia completamente diversa. Per il piacere di un breve inganno.”
“Ogni cosa qui accade lentamente o sta immobile con dolcezza. Se sentite una risata o qualcuno che parla a voce alta, egli è catanese. I Catanesi hanno sempre l’aria un po’ tracotante dei padroni, posseggono gli alberghi più eleganti di Taormina, controllano gli altri, le drogherie che fanno i migliori affari, le pompe di benzina, i cantieri edilizi, fanno più rumore e spendono di più.”
“Si mangiarono i soldi! – Parlando di coloro che lo governano, il catanese dice subito così, e questo già lo definisce come tipo d’uomo, poiché la cosa che il catanese stima più di ogni altra è il denaro.”
“La prima differenza tra il Palermitano e il Catanese, che rappresentano due maniere diverse di essere siciliani, è questa! Il palermitano vuole conquistare la potenza affinché gli serva poi per ottenere tutto il denaro di cui ha bisogno; ma già la potenza stesso lo appaga. Il catanese invece vuole guadagnare quando più denaro possibile, poiché è poi sicuro di potersi pagare tutto quello che gli piace. Ed alla fine, a buon prezzo, anche la potenza. Infatti Catania è la citta più potente della Sicilia.”
“Una cosa si deve dire dunque anzitutto del catanese come essere umano: egli è una fabbrica di soldi, li produce in ogni maniera, commercia, vende, acquista, rivende, tratta, costruisce, rimedia.”
“Quando non è stato possibile farli in altra maniera, il catanese i soldi li ha fabbricati falsi. A Catania nel dopoguerra ci sono state zecche clandestine che hanno fatto tremare la Banca d’Italia.”
“È infatti la città più privilegiata del Sud. Ha tutto quello che una città può desiderare. Da una parte la montagna più alta e più bella dell’isola che le dà maestà e la ripara dai venti dei Nord. Dall’altra un’immensa pianura grassa e fertilissima, in mezzo alla quale scorre il fiume più grande della Sicilia, con tutta l’acqua che si vuole per irrigare la terra. Catania ha il porto, l’aeroporto, i boschi sulla montagna, gli aranceti, una favolosa riviera vulcanica senza eguali nel mondo per fama mitologica e meraviglie della natura, una spiaggia sterminata che è la più morbida del Mediterraneo.”
“In realtà non esiste popolazione, come quella catanese, che sia più disposta a riconoscere i propri difetti ed altrettanto disposta tuttavia a non fare niente per correggerli.”
“Il catanese invece è spavaldo, chiacchierone, strafottente, ed egli stesso continuamente infedele; perciò ama Catania, con il divertito rancore che si ha per una donna la quale tradisce i giuramenti ma lo fa per necessità e mestiere; e la sera infine torna sempre a casa, devota soltanto a lui, e gli fa la conta dei quattrini.”
“I catanesi rispettano solo i vincitori.”
“Un catanese non resterebbe mai un quarto d’ora così, a guardare il tramonto, e giustamente infatti, dalle sue parti, il sole tramonta in fondo alle sciare, in una specie di nebbia, un polverone di macchine.”
“Perciò il catanese rispetta solo i vincitori. È una maniera di vivere che costituisce la coscienza della città. Appena la loro squadra di calcio cede all’avversario, i catanesi la circondano di un astioso silenzio, poi cominciano le grida isolate di scherno, le beffe. Infine abbandonano i vinti. Non infieriscono, semplicemente se ne vanno per non essere rattristati dallo spettacolo della sconfitta.”
“In realtà il catanese mentre fa una cosa già intende farne un’altra più vasta, in modo da arrivare prima degli altri.”
“Ecco perché i siciliani sono spesso dei vinti. Essi affrontano la vita da soli e la vita li schiaccia.”
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Per aspera ad astra