sabato 10 gennaio 2026

Lettera al padre – Franz Kafka

"Caro papà, recentemente ti è capitato di chiedermi perché affermo che avrei paura di te. Come al solito non ho saputo risponderti, in parte appunto per la paura che mi incuti, in parte perché motivare questa paura richiederebbe troppi particolari, più di quanti riuscirei a riunire in qualche modo in un discorso.” 

 “…io mi sono sempre rifugiato nella mia stanza, tra i libri…” 

 “Invece proprio come padre sei stato troppo forte per me…” 

 “Tu hai influito su di me come dovevi influire, solo dovresti smettere di considerare come una particolare cattiveria da parte mia il fatto che, sottoposto a questa influenza, io abbia finito per soccombere.” 

“Avrei avuto bisogno di qualche incoraggiamento, di un pò di gentilezza che mi facilitasse il cammino, mentre tu me lo sbarravi con l’intenzione, sia pure in buona fede, di farmene imboccare un altro.” 

 “…era sufficiente a schiacciarmi la tua sola immagine fisica.” 

 “Eri giunto così in alto con le tue sole forze che di conseguenza nutrivi un’illimitata fiducia nelle tue opinioni.…essendo il dialogo quasi inesistente tra noi…”

 “…tutti i miei pensieri sottostavano alla tua pesante oppressione…” 

 “Tutte le idee apparentemente sottratte alla tua dipendenza erano fin da principio gravate dal tuo giudizio negativo; e reggere questa situazione fino a manifestare un pensiero in maniera completa e compiuta era quasi impossibile.” 

 “Bastava essere felici per una cosa qualunque, esserne presi, tornare a casa, raccontarla, e la risposta era un sospiro ironico, un crollare la testa, un tambureggiare con le dita sul tavolo…”

 “…e di fronte a ogni piccolezza tu, con il tuo esempio e la tua educazione, così come ho cercato di descriverli, mi convincevi della mia incapacità…”  

“…inoltre le delusioni patite dal bambino non erano delusioni qualsiasi, ma colpivano in profondità giacché provenivano da te, l’autorità suprema.” 

 “Poiché quando ero piccolo di vedevamo soprattutto a tavola, il tuo insegnamento era in gran parte rivolto alla condotta da tenere durante i pasti.” 

 “…tu, l’uomo che ai miei occhi rappresentava la massima autorità, non ti attenevi alle ingiunzioni che mi avevi imposto. Di conseguenza il mondo si divideva per me in tre parti, e nella prima io, lo schiavo, vivevo sottoposto a leggi concepite solo per me e alle quali, senza saperne il motivo, non riuscivo del tutto ad adeguarmi, poi c’era un secondo mondo infinitamente lontano dal mio in cui vivevi tu, occupato a dirigerlo, a impartire gli ordini e ad arrabbiarti se non venivano eseguiti, e infine un terzo, dove il resto dell’umanità viveva felice e libera da ordini e da obbedienze.” 

“L’impossibilità di avere con te un dialogo pacato portò ad un’altra conseguenza, molto ovvia: disimparai a parlare.” 

 “Io persi la fiducia nelle mie capacità. Diventai incostante, dubbioso.” 

“…cominciai ben presto a osservare e a rilevare in te alcuni lati ridicoli…Il risultato fu un ulteriore esasperarsi del senso di colpa.” 

“…non mi rimasero che fuga, amarezza, afflizione e lotta interiore.” “…persi il senso della famiglia…”   “…non ero sicuro di nulla…” 

 “…si trattava insomma di scegliere un lavoro che, senza ferire troppo la mia vanità, mi permettesse di conservare il più possibile questa indifferenza. E la scelta più ovvia fu giurisprudenza.” 

 “…qui si ammassavano rabbiosamente tutte le forze negative che ho descritto come conseguenze della tua educazione, e cioè la debolezza, la mancanza di fiducia in me stesso, il senso di colpa…” 

 “Sposarsi, fondare una famiglia, accettare tutti i figli che possano giungere, provvedere a loro in questo mondo così poco sicuro, dar loro anche qualche direttiva, questo è il traguardo più alto, ne sono convinto, cui può arrivare un uomo. Il fatto che apparentemente molti lo raggiungano con facilità non è una controprova, anzitutto perché in realtà non sono poi in molti a riuscirvi, in secondo luogo questi non-molti non agiscono, lasciano semplicemente che ciò accada; insomma non è certo la meta ultima, pur essendo qualcosa di grande e di assai degno…” 

 “…non è poi necessario volare fino al sole, in fondo basta strisciare sulla terra fino a un posticino pulito dove a volte il sole appaia e ci si possa scaldare un poco.”

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Per aspera ad astra