“Benvenuti nella dimora del più giovane presidente del Consiglio d’Italia e del mondo.”
“Poi, però, era venuto il 3 gennaio. Il giorno della riscossa. Il giorno in cui Benito Mussolini, ritto sul cassero della presidenza del Consiglio, aveva affrontato da solo il Parlamento in burrasca e aveva trionfato. Il giorno in cui Benito Mussolini aveva detto “Io”. Io solo – aveva urlato – porto la responsabilità politica, morale, storica di quanto è accaduto. Io sono l’Italia, io sono il fascismo, io sono il senso della lotta, io sono il dramma grandioso della storia. Se c’è qualcuno che osi impiccarmi a questo ramo nodoso, si alzi adesso e tiri fuori il sapone e la corda.
Nessuno si era alzato.”
“Un regime politico non può essere giudicato da un tribunale ma soltanto dalla Storia.”
“Gli italiani, come tutti i popoli ricchi di fermenti estetici, amano le figure nette e definite, vogliono una continuità nello stile, pretendono coerenza da chi ambisce a guidarli.”
“Sono trascorsi appena sei anni eppure quel centinaio scarso di reduci esaltati che fondarono il fascismo è diventato una moltitudine osannante, quel movimento farneticante con poche centinaia di adepti un partito con più di mezzo milione d’iscritti, quell’avventuriero della politica, odiato dagli ex compagni socialisti, temuto dai benpensanti e dato per spacciato da tutti, è ora il capo del governo di una nazione prona ai suoi piedi.”
“La Storia insegnava che, quando toccava in sorte un cataclisma, si doveva ubbidire a un unico criterio: vivere. Vivere e durare. Sopravvivere, come uomini dell’avvenire. Niente altro, niente di più, niente di meno.”
“Il bilancio dell’afosa estate italiana del millenovecentoventicinque è, dunque, questo: Amendola è ferito; Giuseppe Donati, il giornalista cattolico accusatore di De Bono, è costretto all’espatrio; il 19 settembre il Partito socialista italiano decide di tornare in Parlamento. L’Aventino è finito.”
“Ora Benito Mussolini è scolpito nel bronzo, in posa da tiranno. Serra le mascelle, aggrotta le sopracciglia, divarica le narici come un cane da punta, mostra il mento, sporge le labbra quasi a voler baciare il mondo e le inarca in una lieve ma inflessibile smorfia di disgusto. Il ritratto di un uomo dentro la Storia e contro di essa.”
“La comunità dei fascisti non è più un cerchio di liberi guerrieri – una spada, un voto – che nomina per acclamazione il proprio Capo ma un reggimento di soldati obbedienti. Una rivoluzione, un Capo. La rivoluzione è finita.”
“Mussolini è stato chiaro con lui: non si tratta più soltanto di reprimere il dissenso. L’obiettivo è più ambizioso: bisogna rieducare un popolo, ortopedizzare una nazione. Qui si tratta di imporre nuove regole per il parco umano.”
“Non c’è piaggeria peggiore di quella rivolta al tribunale del futuro. Il futuro ci giudicherà, spietato, e senza la minima competenza.”
“L’ultimo discorso di Giovanni Giolitti in Parlamento, di cui è stato per mezzo secolo prima un protagonista e poi il dominatore quasi assoluto, si spegne insieme a esso, in tono sommesso, non con un applauso e nemmeno con un boato, ma con uno sbadiglio.”
“Essere il capo degli scontenti. Ecco la via. Se non puoi sedere al tavolo dei dominatori, dei satolli, dei signori del banchetto, vai nelle cucine e sobilla gli sguatteri, i camerieri cui gettano gli avanzi, aizza i servi.
Quando, nel millenovecentodicianove, Benito Mussolini fonda i Fasci di combattimento, aveva intuito per primo che, nell’era delle masse, spalancata davanti a lui come il portale di un’antica magione in rovina, si sarebbe affermata una passione politica più potente della speranza: la paura; e, aggrappandosi a quella, si era issato al potere.”
“Ma con il nuovo secolo la speranza sarebbe stata soppiantata dalla paura. E con essa dalla delusione, lo sconforto, lo smarrimento, il senso di sconfitta, di esser stati traditi, di declassamento, fino all’astio, al rancore, alla rabbia vendicativa.”
“Uno s’immagina sempre che la fine debba giungere con uno schianto. Poi, quando arriva, scopri che gli uomini e i mondi muoiono in un lamento soffocato, qualcosa di molto simile a un frigno. La seduta della Camera dell’8 dicembre, ultima della XXVII legislatura e, dunque, ultima di un Parlamento democraticamente eletto, si è conclusa senza una zuffa, una protesta, nemmeno un piccolo ma tenace gesto simbolico. E’ scivolata via come ordinaria amministrazione.”
“Ora, come dirà l’arcivescovo di Praga in visita a Roma, e come dopo di lui ribadirà il papa davanti a studenti e professori dell’Università Cattolica, Benito Mussolini è l’uomo della provvidenza.”
“L’epopea finisce qui. La spedizione italiana, forte di tremila uomini tra fanti e artiglieri, e, soprattutto, dell’appoggio aereo di una ventina di bombardieri, conquista Cufra in mezza giornata. Il resto è massacro.
Il saccheggio dura tre giorni interi.”
“Al popolo non resta che adorare. Adorare quel corpo, o straziarlo.”
“Non dimentichi, quando sarà buio, di accendere la lampada sulla mia scrivania e di lasciarla accesa tutta la notte. Alla gente non importa davvero quel che decido per loro, gli basta sapere che esisto.”
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Per aspera ad astra