mercoledì 31 dicembre 2025

La cura Schopenhauer – Irvin Yalom

“Julius conosceva bene le prediche sulla vita e sulla morte, come le conosce ogni uomo. Concordava con gli stoici quando affermavano che appena veniamo al mondo, cominciamo a morire, e con Epicuro che argomentava dicendo: quando ci siamo noi non c’è la morte, quando c’è la morte noi non siamo più, quindi perché temere la morte? In quanto medico e psichiatra aveva mormorato queste stesse frasi consolatorie all’orecchio dei moribondi.” 

 “Era un codice per indicare un potenziale melanoma e ora, considerando la cosa in retrospettiva, Julius identificò quell’espressione, quel singolo istante, come il punto preciso in cui la vita spensierata era terminata e la morte, il nemico fino a quel momento invisibile, si era materializzata in tutta la sua terrificante realtà. La morte era arrivata per restare, non avrebbe mai più lasciato il suo fianco e tutti gli orrori che sarebbero seguiti erano solo prevedibili poscritti.” 

 “Com’era sorprendente rendersi conto che all’improvviso lui non era più la forma di vita suprema. Era invece un ospite; era nutrimento, cibo per un organismo che ormai si era insediato in lui e le cui cellule ingurgitanti si dividevano a un ritmo da capogiro, un organismo che attaccava fulmineamente e annetteva il protoplasma adiacente e senza dubbio adesso stava allestendo delle flottiglie di cellule da inviare nel flusso sanguigno a colonizzare organi distanti, forse i dolci territori friabili del fegato o gli spugnosi prati erbosi dei polmoni.”

 “E così la morte, pensò, ha fatto finalmente il suo ingresso in scena.”

“Una notte in cui non riusciva a dormire ed era alla ricerca di un po’ di conforto, passò a lungo in rassegna i libri della sua biblioteca.” 

 “Dopo alcuni minuti arrivò al punto: sapeva esattamente cosa fare e come trascorrere il suo anno finale. Avrebbe vissuto esattamente nel modo in cui aveva vissuto l’anno precedente; e l’anno prima, e l’anno prima ancora.” 

 “Una volta o l’altra ti racconterò di più a proposito di Schopenhauer. Era il terapeuta pensato apposta per me. Non esagero quando dico che devo la vita al suo genio.” 

 “Quello che si impara da piccoli si impara meglio.” 

 “Schopenhauer sentiva che questa era la condizione umana universale: desiderio, momentanea soddisfazione, noia, successivo desiderio.” 

 “All’età di diciotto anni scrisse: Questo mondo dovrebbe averlo fatto un Dio? No, piuttosto un demonio.”

 “Quando si era verificato quel capovolgimento? Quando la nostalgia aveva preso il posto della dorata promessa del domani?”

 “Quando ero giovane, consideravo sempre il presente come un preludio a qualcosa di meglio che sarebbe dovuto succedere. E poi, gli anni sono passati, e all’improvviso mi sono ritrovato a fare l’opposto: mi immergevo nelle acque della nostalgia.” 

 “Ogni suicidio lascia una traccia di violenta emozione, colpa e rabbia in quelli che sopravvivono.” 

 “Definisco perciò il matrimonio un debito che si contrae in gioventù e si paga nella vecchiaia.” 

 “Voglio volere il meno possibile e sapere il più possibile.” 

 “Quando ho provato a vivere nella vita, sono stato trascinato nel tumulto.” 

 “Nel giro di pochi incontri Gill aveva trovato posto nella lunga fila dei maschi perdenti della sua vita, a cominciare dal padre, che aveva sprecato la laurea in giurisprudenza perché non era in grado di reggere la vita competitiva dell’avvocato e che si era sistemato con una sicura posizione di dipendente pubblico, insegnando alle segretarie a scrivere lettere commerciali, e che poi non aveva avuto la fermezza di combattere la polmonite che l’aveva ucciso prima di poter cominciare a riscuotere la pensione.” 

 “Noi vogliamo, vogliamo, vogliamo, vogliamo. Per ogni bisogno che giunge a livello di consapevolezza ce ne sono dieci in attesa dietro le quinte dell’inconscio. La volontà di guida inesorabilmente perché, una volta che un bisogno è soddisfatto, è in breve rimpiazzato da un altro bisogno e poi da un altro ancora, per tutta la vita.” 

 “Siamo contenti del soddisfacimento? Ahimè, solo brevemente. Quasi subito la noia si insedia, e ancora una volta siamo rimessi in movimento, questa volta per sfuggire ai terrori della noia.” 

 “E quindi, che cos’è la vita umana se non un ciclo infinito di volere, soddisfazione, noia e poi volere ancora?” 

 “La sua magione di puro pensiero era priva di qualsiasi calore. Che strano che in precedenza non se ne fosse mai reso conto. Continuò a camminare, ma con una consapevolezza che cominciava a farsi chiara: la sua casa, la sua intera vita, era stata costruita su fondamenta fragili e illusorie.” 

 “La terapia inizia quando termina il rimprovero ed emerge la responsabilità.” 

 “E quello fu il momento in cui mi resi conto che Schopenhauer aveva ragione: la vita è in eterno un tormento, e il desiderio non può essere estinto.” 

 “Non abbiamo scelta disse, se non essere condannati alla vita e dover quindi tentare di vivere con il minor dolore possibile.” 

 “La tomba di Schopenhauer fu coperta con una pesante lastra di granito belga. Il suo testamento aveva richiesto che, sulla pietra tombale, comparisse solo il nome, Artur Schopenhauer: nulla di più, niente data, niente anno, niente sillabe. L’uomo che giaceva sotto a questa modesta pietra tombale voleva che la sua opera parlasse per lui.”

giovedì 25 dicembre 2025

Lezioni americane – Italo Calvino

“Siamo nel 1985: quindici anni appena ci separano dall’inizio d’un nuovo millennio.” 

 “La mia fiducia nel futuro della letteratura consiste nel sapere che ci sono cose che solo la letteratura può dare coi suoi mezzi specifici.” 

 “Il suo romanzo L’insostenibile leggerezza dell’essere è in realtà un’amara constatazione dell’Ineluttabile Pesantezza del Vivere.” 

 “Se volessi scegliere un simbolo augurale per l’affacciarsi al nuovo millennio, sceglierei questo: l’agile salto improvviso del poeta-filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza, mentre quella che molti credono essere la vitalità dei tempi, rumorosa, aggressiva, scalpitante e rombante, appartiene al regno della morte, come un cimitero d’automobili arrugginite.” 

 “Dato che in ognuna di queste conferenze mi sono proposto di raccomandare al prossimo millennio un valore che mi sta a cuore, oggi il valore che voglio raccomandare è proprio questo: in un’epoca in cui altri media velocissimi e di estesissimo raggio trionfano, e rischiano d’appiattire ogni comunicazione in una crosta uniforme e omogenea, la funzione della letteratura è la comunicazione tra ciò che è diverso in quanto è diverso, non ottundendone bensì esaltandone la differenza, secondo la vocazione propria del linguaggio scritto.”

 “Nella vita pratica il tempo è una ricchezza di cui siamo avari: in letteratura, il tempo è una ricchezza di cui disporre con agio e distacco: non si tratta di arrivare prima a un traguardo stabilito; al contrario l’economia di tempo è una buona cosa perché più tempo risparmiamo, più tempo potremo perdere.” 

 “Già dalla mia giovinezza ho scelto come mio motto l’antica massima latina Festina lente, affrettati lentamente.”

 “Mercurio, con le ali ai piedi, leggero e aereo, abile e agile e adattabile e disinvolto, stabilisce le relazioni degli dèi tra loro e quelle tra gli dèi e gli uomini, tra le leggi universali e i casi individuali, tra le forze della natura e le forme della cultura, tra tutti gli oggetti del mondo e tra tutti i soggetti pensanti. Quale migliore patrono potrei scegliere per la mia proposta di letteratura?” 

 “Comunque, tutte le realtà e le fantasie possono prendere forma solo attraverso la scrittura, nella quale esteriorità e interiorità, mondo e io, esperienza e fantasia appaiono composte della stessa materia verbale; le visioni polimorfe degli occhi e dell’anima si trovano contenute in righe uniformi di caratteri minuscoli o maiuscoli, di punti, di virgole, di parentesi; pagine di segni allineati fitti fitti come granelli di sabbia rappresentano lo spettacolo variopinto del mondo in una superficie uguale e sempre diversa, come le dune spinte dal vento del deserto.” 

 “L’eccessiva ambizione dei propositi può essere rimproverabile in molti campi d’attività, non in letteratura. La letteratura vive solo se si pone degli obiettivi smisurati, anche al di là d’ogni possibilità di realizzazione. Solo se poeti e scrittori si proporranno imprese che nessun altro osa immaginare la letteratura continuerà ad avere una funzione.”

 “Ogni volta l’inizio è questo momento di distacco dalla molteplicità dei possibili: per il narratore l’allontanare da sé la molteplicità delle storie possibili, in modo da isolare e rendere raccontabile la singola storia che ha deciso di raccontare questa sera.” 

 “Non ci può essere un tutto dato, attuale, presente, ma solo un pulviscolo di possibilità che si aggregano e disgregano.” 

 “Ma per esaurite che siano, per poco che sia rimasto da raccontare, si continua a raccontare ancora.”

sabato 20 dicembre 2025

La felicità (non) è un mito – Michele Mezzanotte

“Mi piace immaginare le emozioni e i sentimenti come se fossero delle persone. Questo piccolo gioco mi aiuta a dialogare con loro, a capire cosa vogliono.”

 “L’essere umano rincorre la felicità in ogni sua forma.” 

 “Se hai un sintomo, di qualsiasi tipo, dall’attacco di panico all’ansia, dalla tristezza alla depressione, significa che la psiche deve recapitarti un messaggio. Vuole parlare con te e non sa come fare.” 

 “Sopravvivi se ti svegli la mattina, fai colazione, vai al lavoro, studi, ti prendi una birra con un amico, torni a casa, mangi, ti vedi un film, dormi e così si ripete la tua vita in un loop che dura settimane, mesi e anni. Vivi invece se costruisci la vita a tua immagine e somiglianza, seguendo le tue passioni e i tuoi interessi.” 

 “Nel tuo dolore è presente la tua forza, i gemi della tua felicità.” 

 “L’ansia è la patologia del controllo. Un eccessivo bisogno di controllo della realtà fa emergere sempre di più le sintomatologie ansiose, generando cortocircuiti, dovuti alla prevaricante sensazione di non avere il pieno potere su sé stessi, sull’altro o sul mondo circostante.” 

 “Cura in latino significa premura, ma anche preoccupazione, angoscia e ansia. Il racconto mitologico ci suggerisce che l’ansia è insita nell’uomo. Erra può essere angoscia o cura: dipende da come la si usa.” 

 “L’attacco di panico è ancorato alla nostra origine primitiva, e ha una forza antica che ti violenta, ti rapisce; non ha mezze misure e non puoi combatterlo.”

 “Pan è un dio così netto e semplice che anche il suo messaggio è inequivocabile e diretto: recupera la tua natura interiore, vivi il tuo istinto, ascolta il tuo corpo.” 

 “L’ossessione vuole mettere ordine al caos, o almeno tenta di farlo. Ogni elemento della realtà interiore o esteriore deve avere un posto preciso e non può uscire al di fuori dei confini che l’ossessivo ha deciso di creare intorno a lui. Creare confini dona un senso di ordine e di protezione, ma rende rigidi, fragili e isolati entro le proprie mura difensive.” 

 “Per curare l’ossessione, prova a innamorarti di quel qualcosa e vanne alla ricerca. In altre parole, l’ossessione è passione inutilizzata. Ogni volta che si ha una passione e tendiamo verso quella fiamma interiore, diventiamo ossessivi in modo costruttivo.” 

 “La rabbia fortifica l’anima in quanto la spinge ad agire, quindi a usare la sua forza. Si ha il pregiudizio che le persone che sopportano siano forti, ma non è vero. Chi agisce è forte, chi invece sopporta sta consumando la propria forza in modo disfunzionale, si sta stancando. Sei forte se usi la tua forza per individuarti, per fare di te ciò che sei, non per sopportare le cose che ti stanno soffocando.” 

 “Il messaggio della rabbia intesa come sintomo psicologico è: liberati. Agisci per allontanare, per definirti, per farti vedere, per mettere limiti o per distruggere limiti.” 

 “Dormire è una specie di piccola morte temporanea, in cui si preme sul pulsante OFF della coscienza e ci si ritrova in una dimensione incontrollabile, insondabile, imprevedibile e sconosciuta.”

 “…e gli umani che cosa fanno? Sporcano la propria coscienza. Vengono schiacciati dai sensi di colpa come se questi fossero massi enormi che trascinano fino in cima a una montagna ma che, puntualmente, rotolano indietro lungo il pendio e investono i malcapitati. Questi massi appesantiscono, rimproverano, inibiscono le azioni, ma nonostante tutto continuano a essere portati e riportati verso la cima della montagna.”

 “Il punto di partenza di ogni cambiamento è la paura, non la si può evitare.” 

 “La mancanza di motivazione è il terzo ostacolo nella riscoperta di sé e nel raggiungimento di un benessere psicologico. La motivazione è ciò che muove e smuove, è l’eros della vita.” 

 “Un dolore è incurabile quando si passa troppo tempo insieme a lui. Più tempo passa, più il problema diventa incurabile. Per questo motivo, il mio consiglio è sempre quello di intervenire il prima possibile e non aspettare anni prima di cominciare a lavorare su sé stessi.” 

 “Non tutto si può curare, non tutto si deve curare perché a volte si vive solo grazie al dolore.” 

 “La felicità è un mito in quanto a volte ci si può porre da soli degli ostacoli che impediscono la ricerca di questo sentimento complesso.” 

“La psicologia ritiene invece che la felicità appartenga a chi lavora su sé stesso, a chi ha il coraggio di afferrarla, di guardare il proprio mondo infero e di dialogare con i propri mostri interiori.”

 “Accedi ai tuoi ricordi di quando eri bambino e pensa a cosa amavi giocare quando eri solo. Che gioco facevi? in quell’attività puoi trovare il tuo mito.” 

 “La felicità è il motore, è l’energia, è la motivazione che permette alla psiche di muoversi attraverso il viaggio che conduce verso la realizzazione del mito personale.” 

 “Lascia che il tuo mito accada. Succederà qualcosa di magico intorno a te.”

lunedì 15 dicembre 2025

Atti umani – Han Kang

“Sembra che voglia piovere – mormori. Che faremo se verrà a diluviare?” 

 “All’improvviso ti viene da chiederti: quando il corpo muore, che cosa succede all’anima? Per quanto tempo indugia accanto alla sua vecchia casa?” 

 “Per quanto tempo l’anima si trattiene accanto al corpo? Davvero vola via come un uccello? È questo che fa tremolare la fiamma della candela?” 

 “Ti mordi le labbra fino a farne uscire il sangue, stringi i denti e pensi: Sarei scappato. Se fosse stata questa donna e non Jeong-dae a cadere di fronte a te, saresti scappato comunque. Anche se fosse stato uno dei tuoi fratelli, tuo padre, tua madre, saresti scappato comunque.” 

 “Non ci sarà alcun perdono. Soprattutto per me.” 

 “Da quel momento, fui invaso dall’odio per il mio corpo. Per i nostri corpi, quella carne marcescente ormai fusa in un’unica massa, simile alla carcassa in decomposizione di un mostro dalle molteplici gambe. Se avessi potuto dormire, dormire davvero, non questa tremula, nebulosa insonnia. Se avessi potuto tuffarmi a testa in giù sul fondo della mia oscura consapevolezza.” 

 “Fino a quando i loro incubi non saranno pieni dei miei occhi, i miei occhi mentre il sangue scorre lento fuori. Fino a quando non sentiranno la mia voce chiedere, pretendere di sapere: perché?” 

 “Calai verso di loro, guizzando attorno al collo e alle spalle, dove uno portava le mostrine di caporal maggiore, l’altro quelle di sergente. Ne scrutai i volti. Com’erano giovani. Le pupille nere, dilatate per la paura, riflettevano il falò dei nostri corpi.” 

 “Com’è possibile, si chiede, che una faccia possa nascondere così bene ciò che si cela dietro di essa? Che non sia indelebilmente segnata da tanta crudeltà, brutalità, gusto omicida?” 

 “Eppure Eun-sook voleva solo invecchiare il più in fretta possibile. Voleva che quella maledetta, squallida vita non si trascinasse troppo a lungo.” 

 “Erano passati appena dieci minuti quando il silenzio che si era lasciata dietro di sé era stato interrotto dal sopraggiungere dei soldati. Eun-sook non aveva mai sentito niente di simile. Il tonfo risoluto e sincronizzato di mille paia di anfibi. Il rombo tonante dei carri armati, che minacciava di mandare in frantumi la pavimentazione e tirar giù le mura come vetro. Aveva nascosto la testa tra le ginocchia.” 

 “Quando la mattina aveva lasciato il posto al pomeriggio, aveva cominciato a farsi sentire il pesante calpestare degli anfibi. Rumori di porte che venivano aperte, di corpi che si dibattevano mentre venivano trascinati via, di cose che venivano fracassate, voci di gente che implorava e supplicava.” 

 “Dopo la tua morte non ho potuto tenere un funerale, così la mia vita è diventata un funerale. Dopo che ti hanno avvolto in un telone cerato e portato via su un camion dell’immondizia.” 

 “Ricordo che ero disposto anche a dare la mia vita; sentii il sangue di centomila cuori scorrere impetuoso in un’unica immensa arteria, fresco e pulito… la sublime enormità di un singolo cuore, che pompava sangue in quell’arteria e nelle mie vene. Osai sentirmi parte di esso.” 

 “Le è mai capitato di provarla, professore? Quell’intensità terrificante, quell’impressione di aver subito una specie di trasformazione alchemica, di essere stato purificato, di essere diventato totalmente virtuoso? Lo splendore di quel momento, la purezza abbacinante della coscienza.” 

 “In un modo o nell’altro, avevo bisogno di comprendere che senso avesse quello che avevo vissuto.” 

 “Se la vita era l’estate appena trascorsa, se era un corpo lurido di sudore e pus sanguinolento, secondi rappresi che si rifiutavano di passare, se era un boccone di germogli di fagioli andati a male che servivano solo ad accrescere i morsi della fame, allora forse la morte sarebbe stata come un colpo di spugna, che con una sola passata avrebbe spazzato via ogni cosa.” 

 “Ci versammo un bicchiere dopo l’altro di quel liquore forte e trasparente nella vana speranza che ci aiutasse a dimenticare.” 

“Così, se ci pensi, è stato solo quando ci hanno distrutti che abbiamo dimostrato di avere un’anima. Che questo eravamo, in realtà: uomini fatti di vetro.” 

 “Vuole che le racconti di questi ragazzi morti, professore? Distesi in fila uno dietro l’altro, in modo così innaturale, come alberi abbattuti?” 

 “Adesso capisce? I ragazzi in questa foto non giacciono allineati perché i loro cadaveri vennero sistemati così dopo che erano stati uccisi, ma perché camminavano in fila. Camminavano in fila indiana con le braccia in alto, proprio come gli avevamo detto di fare.” 

 “È vero che gli uomini sono fondamentalmente crudeli? L’esperienza della crudeltà è l’unica cosa che ci accomuna come specie?” 

 “Aspetto che il tempo mi spazzi via come acqua fangosa. Aspetto che la morte arrivi e mi mondi, mi liberi dal ricordo di tutte quelle morti sordide che perseguitano i miei giorni e le mie notti.” 

 “Un vento carico di umidità penetra dalla finestra scura. Hai la sensazione inquietante che sia una lunga espirazione. Come se la notte fosse un gigantesco organismo vivente, che apre la bocca e caccia un respiro afoso.” 

“Il lavoro è una garanzia di solitudine. Grazie alla tua vita solitaria, il ritmo regolare di lunghe ore lavorative seguite da brevi pause di riposo ti aiuta a superare le giornate, senza lasciarti il tempo di temere l’oscurità al di là del cerchio di luce.” 

 “È possibile testimoniare che mi ficcarono ripetutamente nella vagina un righello di legno di trenta centimetri, spingendolo dentro fino alla parete posteriore dell’utero? Che mi lacerarono la cervice uterina con il calcio di un fucile? Che, quando l’emorragia non voleva arrestarsi e collassai, dovettero portarmi all’ospedale per una trasfusione?” 

 “Non c’è modo di tornare al mondo precedente alla tortura. Nessuna strada per il mondo precedente al massacro.” 

 “Infinite esistenze che sfumano nella vaghezza come inchiostro nell’acqua.” 

 “Nelle prime ore del mattino, quando sogni che non riesci più a ricordare ti hanno inumidito le guance e i contorni di quel volto acquistano un’improvvisa chiarezza, quel tremolio non potrebbe essere in manifestarsi di un’anima?” 

 “C’è il sole laggiù, mamma, e anche un sacco di fiori. Perché camminiamo al buio? Andiamo laggiù, dove sbocciano i fiori.” 

 “Esaminai tutti i dorsi finché non arrivai allo scaffale più alto; ricordo ancora il momento in cui il mio sguardo si posò sul volto sfigurato di una giovane donna, con i tratti massacrati da una baionetta. In silenzio, senza rumore, qualcosa di tenero nel profondo di me si ruppe. Qualcosa che fino ad allora non mi ero nemmeno resa conto che ci fosse.” 

 “Per favore, scriva il suo libro in modo tale che più nessuno possa oltraggiare ancora la memoria di mio fratello.” 

mercoledì 10 dicembre 2025

La lunga vita di Marianna Ucrìa – Dacia Maraini

“La mano che dipinge ha istinti ladroneschi, ruba al cielo per regalare alla memoria degli uomini, finge l’eternità e di questa finzione si bea, quasi avesse creato un suo ordine più stabile e intimamente più vero. Ma non è un sacrilegio, non è un abuso imperdonabile nei riguardi della fiducia divina?” 

 “Il tempo è il segreto che Dio cela agli uomini. E di questo segreto si campa ogni giorno miseramente” 

 “L’autodafè significa rogo, piazza Marina e la folla delle grandi occasioni: le autorità, le guardie, i venditori d’acqua e zammù, di polpi bolliti, di caramelle e di fichi d’India; l’odore di sudore, di fiati marci, di piedi inzaccherati, nonchè l’eccitazione che monta, si fa carnosa, visibile, e tutti aspettano mangiando e chiaccherando quel colpo di rasoio al ventre che porta pena e delizia” 

 “La vede salire a uno ad uno i gradini di legno del patibolo. I piedi scalzi, le mani legate dietro la schiena, la faccia contratta in una smorfia bizzarra quasi che quell’orrore fosse l’ultimo suggello di una sua decisione di pace…il boia ora li lega ai pali sopra una pila di ciocchi tagliati con l’accetta. Due assistenti con le torce accese si avvicinano ai legni ammucchiati. La fiamma non si attacca subito ai rametti di sambuco e alle canne spezzate che qualcuno ha raccolto e legato col salice per facilitare l’accensione. Del vapore bianco sbuffa sulle facce dei primi spettatori. Suor Palmira sente salire l’odore aspro delle fascine e la paura le contrae i muscoli del ventre, un rivolo di orina le scorre lungo le cosce. Eppure il martirio è appena cominciato. Come farà a resistere fino alla fine? Il segreto è il consenso, Palmira mia, non irrigidirsi e resistere, ma raccogliere nel proprio grembo quei brandelli di fuoco come se fosse un incenso e rivolgere verso che guarda un occhio di pietà. Sono loro che soffrono, non tu. Quando delle mani sbrigative si alzano sulla sua testa e le impiastricciano i capelli di pece, suo Palmira rivolge uno sguardo d’amore verso i torturatori. Essi ora avvicinano, con serietà esaltata, una torcia accesa verso quei capelli imbrattati e la testa della donna si accende e fiammeggia come una corona splendente. E il pubblico applaude” 

 “Le parole vengono raccolte dagli occhi come grappoli di una vigna sospesa, vengono spremuti dal pensiero che gira come una ruota di mulino e poi, in forma liquida si spargono e scorrono felici per le vene. E’ questa la divina vendemmia della letteratura? Trepidare con personaggi che corrono tra le pagine, bere il succo del pensiero altrui, provare l’ebrezza rimandata di un piacere che appartiene ad altri. Esaltare i propri sensi attraverso lo spettacolo sempre ripetuto dell’amore in rappresentazione, non è amore anche questo? Che importanza ha che quest’amore non sia mai stato vissuto faccia a faccia direttamente? assistere agli abbracci di corpi estranei, ma quanto vicini e noti per via di lettura, non è come viverlo quell’abbraccio, con un privilegio in più, di rimanere padroni di sè?” 

 “Uscire da un libro è come uscire dal meglio di sè. Passare dagli archi soffici e ariosi della mente alle goffagini di un corpo accattone sempre in cerca di qualcosa è comunque una resa. ” 

 “Marianna estrae dal cesto dei salumi, dei sacchetti di riso, dello zucchero e appoggia ogni cosa sulla mensa con gesti bruschi. A ogni regalo che offre si sente più ridicola, più oscena. L’oscenità del beneficare che pretende dall’altro l’immediata gratitudine. L’oscenità di una coscienza che si appaga della sua prodigalità e chiede al Signore un posto in paradiso” 

 “Il principio della corruzione non sta proprio in questo dare che seduce chi riceve? il signore coltiva l’avidità del suo dipendente, adulandola e saziandola, non solo per farsi bello coi guardiani del cielo ma anche perchè sa benissimo che l’altro si abbasserà ai suoi stessi occhi accettando quel regalo che pretende gratitudine e fedeltà” 

 “La fretta è dei giovani che non conoscono le delizie dell’attesa, la volontà di un prolungamento che avvolge la resa di odori profondi e prelibati” 

 “Forse siamo alla fine di un ciclo poichè la natura degli uomini è prima cruda, poi diventa severa e quindi benigna, appresso delicata e finalmente dissoluta. L’ultima età, se non è regolata, si dissolve nel vizio e la nuova barbarie porta gli uomini a istrapazzar le cose”

mercoledì 3 dicembre 2025

Così eravamo – Francesco Guccini

 “C’è già in circolazione la penna a sfera, ma è misteriosamente vietata. Ti sei accomodato nel banco, sicura promessa di scoliosi, ultimo banco a sinistra entrando, quando il tuo compagno ti ha dato la notizia.” 

 “La guerra, d’altra parte, è finita da poco, sette o otto anni, non se ne parla quasi più, o lo si fa come di un’epidemia che ha lasciato tutti attoniti con la paura di rimanere infettati, ma qualche simbolo è rimasto, come le panchine senza i legni, come certe famiglie ritornate dallo sfollamento che hanno trovato la casa occupata da un’altra famiglia…” 

 “Camminavi perché tu non abitavi in centro, come buona parte dei tuoi compagni, ma nell’allora prima periferia della città, in gruppi di palazzoni che via via, edificio dopo edificio, rubavano terreno a quelli che prima erano campi coltivati, lasciando ancora vaghe tracce di quello che erano stati: un filare d’uva (senza più uva da rubare), una traccia remota d’orto.” 

 “Gli hai mai rivolto la parola? Forse, e ricordi un leggero sorriso di risposta, ma anche questa è probabilmente solo un’impressione stratificata nel tempo e nella somma di tanti tuoi ricordi particolari, di persone incontrate che lui non ha mai potuto incontrare,. di gente amata che lui non ha mai potuto amare, di libri letti, personaggi di film e di canzoni che lui non ha mai visto o frequentato, di una vita vissuta che lui non ha mai potuto vivere.” 

 “Noi che facevamo latino, era il latino il vero passaggio del Rubicone scolastico, il vero segnale che ti faceva sentire di un’altra classe.” 

 “Non ha provato l’eccitante ubriacatura di un amore giovanile, né un’eventuale forse futile tragedia ritenuta allora insopportabile, di un abbandono.” 

 “Quante te ne sono mancate, Colombini, quante non ne hai viste. Meglio così? Noi che ci siamo stati e abbiamo visto e abbiamo vissuto, nel bene e nel male, non lo crediamo: meglio esserci stati, meglio aver visto, aver vissuto, e non essere scomparso come un soffione che a un semplice alito di vento è volato via, da ragazzo, un adolescente nei primi anni Cinquanta.” 

 “Per la prima volta aveva affrontato una vera difficoltà, un vero ostacolo della vita. Si sedette e gli venne da piangere, ma trattenne a stento le lacrime, aveva paura che lo vedessero.” 

 “Invece, quell’estate, eri stravaccato su una sedia della redazione di quel giornale e casualmente assunto. Paga misera, orari di lavoro infiniti. Sei entrato a pieno titolo nella vita. Vai e goditela.” 

 “Perché fare l’orchestrale a vent’anni è il massimo, è piacevole. Suoni, ti diverti (e abbassò la voce guardando verso la moglie), si è un po’ come i marinai: una donna diversa in ogni balera, a vent’anni. A trenta ancora ancora, a quaranta comincia a cambiare, a cinquanta non ne puoi tutta la notte in piedi, a suonare le solite cose, in locali pieni di fumo, di puzza di sudore e di profumo scadente.”

 “Oggetti inanimati che dureranno più di noi, che rimarranno, nascosti da qualche parte nel tempo, in fondo a un cassetto, addormentati in un angolo in un vecchio armadio, nelle tasche di una giacca un tempo amata ma che da anni, per ragioni di misure, ormai tragicamente troppo diverse, non indossiamo più; o forse usati da un’altra persona che probabilmente non avremmo neanche voluto conoscere. Oggetto che sono scomparsi ma che esistono ed esisteranno ancora, anche quando la nostra stessa vita sarà scomparsa per sempre.”