lunedì 13 aprile 2026

Testa alta, e avanti – Gaia Tortora

“Prima di tutto, i fatti. Alle 4.15 del 17 giugno 1983 mio padre viene arrestato per associazione a delinquere di stampo camorristico, prelevato dalla sua stanza dell’Hotel Plaza di Roma e trasferito in via In Selci, in una caserma non lontana dal Colosseo. Quel mattino io sono una quattordicenne che deve sostenere l’esame di terza media.” 

 “Non so bene cosa sia la camorra, ma so per certo che mio padre non ne fa parte.” 

 “Piero Angela si avvicina in silenzio, mi si siede accanto e comincia a parlare. Sottovoce, come se temesse, rompendo il silenzio, di rompere anche me.” 

 “Quel giorno è iniziato uno dei più clamorosi casi di malagiustizia che la storia italiana ricordi, ma anche un calvario umano che sarebbe durato anni, deviando il corso di tante vite: quella di mio padre in primis, ma anche quella di mia madre, di mia sorella, la mia. E, ancora, quella delle persone che con noi hanno vissuto e vivono. Esagero? Non credo. Il dolore non va via mai.” 

 “Forte sempre, a ogni costo. Il sorriso usato come scudo: fingi che tutto vada bene e nessuno insisterà per guardare dietro.” 

 “Mentre la giustizia sbagliava, e i giornalisti scrivevano, fotografavano e filmavano, dietro, le nostre vite stravolte deragliavano.” 

 “… credo nel potere delle storie di cambiare il mondo, e spero che, almeno un po’, possa avercelo anche la mia.” 

 “Prima di dormire, immancabilmente, leggeva. Per la verità, ricordo che passava intere serate a leggere, seduto nel suo studio, circondato da migliaia di volumi. Per lui la cultura era tutto.” 

 “Poi, di colpo, la realtà per come l’avevo conosciuta è scomparsa. Al suo posto c’era questa nuova versione, in cui mio padre era rappresentato come un mostro macchiatosi dei più abietti reati.” 

 “Da quando l’ingiustizia ha fatto irruzione sul mio pianetino con la potenza di un meteorite, mi aspetto costantemente il peggio. Temo l’eccessiva routine, la troppa tranquillità: se tutto va bene, significa che qualcosa di orribile sta per accadere.” 

 “Nam-myoho-renge-kyo è espressione della determinazione con cui lo spirito umano tenta di elevarsi, di realizzare in pienezza il proprio potenziale, armonizzandosi al ritmo dell’universo. Determinazione, perché esercitare il potere, rimanere saldi in questa convinzione qualsiasi cosa accada, è un lavoro senza pause.” 

 “Mai avrei potuto immaginare che la dignità e l’onore potessero stare nell’esatto contrario, nel rimanere in cella anche se la detenzione è ingiusta, finché la giustizia avrà fatto il suo corso, finché non si sarà scontata la pena. E’ questo, uno degli insegnamenti più potenti di mio padre.”

“Fu allora che feci le prime considerazioni sul pubblico e una in particolare: che bisogna comportarsi davanti ai pastori esattamente come ci si comporta davanti alla gente in smoking.” 

 “Dentro” mio padre ha scoperto un’umanità inimmaginabile se non si è mai entrati in un carcere.” 

 “Mi scrisse: Io sto impazzendo, non solo a fare il letto, ma a stappare i lavandini, a spazzare, a fare ordine. Ho le mani sempre gelate perché qui non abbiamo l’acqua calda: ma mi arrangio. Alle sei, sono già in piedi. E alle sette, a letto. Papà fa il suo dovere di uomo: resiste.” 

 “I media l’avevano già giudicato: colpevole. Mio padre era il protagonista di una narrazione monocorde: la caduta dell’intoccabile.” 

 “Enzo Biagi, per esempio, a una settimana dall’arresto fu il primo a porsi la più elementare e ovvia delle domande: E se Tortora fosse innocente?” 

“Una volta che si sarà costretti a toglierla, – scrisse Leonardo Sciascia – l’intera costruzione crollerà e tutto apparirà sbagliato e privo di credibilità. E resterà il problema del come e del perché dei magistrati, dei giudici, abbiano prestato fede a una costruzione che fin dal primo momento appariva fragile all’uomo della strada, al cittadino che soltanto legge o ascolta le notizie. Mio padre era ammirato dalle parole di Sciascia, da quelle di Biagi, i soli, mi scrisse, – a sfidare quelle carogne giorno dopo giorno. Come si irritano gli scarafaggi e le pulcinelle dinnanzi all’elenco delle loro infamie, truci custodi di una legge che sono i primi a disonorare!”

“L’idea che qualcuno potesse avere anche soltanto un dubbio mi consumava. E consumava mio padre così come tutte le persone vittime di errori giudiziari.” 

 “Quello che non dovrebbe capitare, infatti, sono le persecuzioni. Perché segnalano la mancanza di volontà di ammettere l’errore, di chiedere scusa e di rimediare. Anzi, denotano l’intento di lasciare le cose così come stanno, di non vedere, di non verificare. Mio padre non è stato vittima di un errore ma – appunto – di una persecuzione. Ed è ciò che ho pagato personalmente per decenni.” 

“Da una minuscola crepa, invisibile a occhio nudo, ha cominciato a filtrare un dubbio che non avevo mai provato (di certo mai così intenso): non essere abbastanza.” 

“Combattere significava anche questo: tenere duro, resistere.” 

“Non so quanti muri ho dovuto abbattere per poterlo scrivere, ma oggi ho finalmente capito che il guerriero forte è quello capace di riconoscere la propria debolezza: tutti gli altri sono guerrieri condannati a smettere di combattere.” 

“Lui era sì uscito dal carcere, ma il carcere non usciva da lui.” 

“Resistere sfinisce, drena una quantità di energie inimmaginabile.” 

“E’ stato così anche per mio padre: per ogni giudice disposto a credere acriticamente ai pentiti, ce n ‘è stato un altro disposto a mettersi a studiare gli atti, a farsi domande, a rimettere le cose in ordine.” 

 “…. chiunque ti abbia anche soltanto sentito nominare o ti riconosca per strada potrà formarsi un’idea in merito. E’ un peso che schiaccia.” 

“Ho deciso di scrivere perché so che cosa significa vedere la propria vita deragliare senza poter fare nulla per fermarla. E conosco la fatica che costa, quando si è a terra, doversi rimettere in piedi, individuare nuovi binari, una nuova traiettoria.” 

 “Chi sostiene di fare informazione, chi di fare controinformazione, tutti sono convinti di avere la verità in tasca e questo propinano a un pubblico sempre più innamorato delle proprie ragioni: una verità assoluta, elementare, bianca o nera, senza sfumature. La mia storia personale mi ha portato ad avere paura di chi non ha mai dubbi, di chi sbandiera le proprie certezze granitiche come un guanto di sfida.” 

 “Ascoltare più campane, indagare, cercare risposte, approfondire… per me sono ossessioni.” 

 “I titoli acchiappa-clic, le locandine che puntano allo scandalo non rispecchiano la realtà: la esacerbano. Questo non può che nuocere a un paese facile alle divisioni, ma fa male, malissimo, a chi finisce nel tritacarne del sistema mediatico.” 

 “Per questo bisognerebbe avere il coraggio di chiedere scusa. Chiedere scusa è importante per tutti, per chi vede riconosciuta la propria innocenza, la propria sofferenza, ma anche per chi ha sbagliato.” 

 “In fondo è tutto qui: essere attenti agli altri. Garbati, avrebbe detto mio padre. Di buonsenso, aggiungo io. Un atteggiamento che si può tenere solo se si smette di avere uno sguardo ombelicale, autoreferenziale, egoista, e si sceglie di essere consapevoli di far parte di una comunità.” 

 “Tutti siamo vulnerabili. Nessuno può essere forte ogni istante della sua vita, nessuno può combattere a ciclo continuo.” “Di recente mi sono fatta un regalo: ho imparato a viaggiare da sola.”

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