“Davvero non c’era niente di più zitto di un siciliano che avesse deciso di star zitto.”
“La fame vera era una presenza, fissa al tuo fianco, impossibile da scacciare o da ignorare. Qualcosa di fisico, di reale come i tronchi degli alberi, come i sassi. E di tormentoso.”
“Non c’era nessuno intorno e guardando giù vide che era una strada strana, non piena di buchi e rovinata come tutte quelle che aveva visto finora, ma una strada che sembrava rifatta di fresco. Una strada giovane. Nino avanzò deciso verso il piccolo paese.”
“Tutto è perduto, con la guerra. Il Papa e sua nonna avevano ragione. Erano perdute le vie e i ponti e le ferrovie e le case, e poi i tralicci dell’elettricità, i vestiti dei bambini, gli sguardi delle persone.”
“Addentandolo, Nino non riuscì più a trattenere il pianto, perché quello, per quanto secco, era pane vero, il primo che mangiava da settimane, da mesi, da prima di finire internato. Non sapeva ancora di casa, quel pane, ma almeno non sapeva di cenere.”
“Forse due miracoli, in un giorno, potevano anche succedere.”
“In piedi sulla riva del mare, Nino guardava la Sicilia. Era lì, vera, vicinissima: solo una sagoma nella notte, ma reale. Pochi chilometri di acqua salata lo separavano da Messina. Non riusciva a smettere di piangere. Se ne stava lì in piedi con le braccia lungo i fianchi, e singhiozzava.”
“Quel passo si chiamava traghetto e lui avrebbe preso il traghetto. Senza biglietto, pazienza. Che lo buttassero a mare. Nino aveva paura, ma era anche stanco paura.”
“Vai subito a casa da tua madre, cosa aspetti? Allora Nino balzò in piedi e si mise a correre. A correre come se fosse inseguito dai tedeschi, dai combattimenti, dagli americani, dai banditi e dai contrabbandieri tutti insieme. Come se fosse l’ultima corsa. Arrivò a casa senza fiato, non si fermò a chiedersi se ci fosse qualcuno, a pensare a cosa potesse essere successo. Salì le scale e bussò alla porta.”
“Era a casa, e a casa c’era qualcuno che poteva sempre risolvere ogni situazione. Papà! chiamò.”
“Sa che non è tornato uguale, e non solo per le decine di chili in meno ma per le ombre nella testa, per gli incubi nella memoria.”
“Non c’è più niente di cui aver paura. Piega un ginocchio a terra, seguendo la preghiera iniziale. Poi si rialza, muove i primi passi, timidi all’inizio, poi più decisi. Adesso è tempo di ballare.”
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Per aspera ad astra