“Ogni scrittore, immagino, nutre la convinzione che il mondo in cui ha visto la luce è solo una congiura contro la possibilità di coltivare il proprio talento: una convinzione che ha sicuramente molte valide ragioni di essere.”
“…io credo che sia proprio il passato l’unica cosa che rende coerente il presente, e inoltre che il passato continuerà a essere orribile finché continueremo a rifiutarci di giudicarlo onestamente.”
“Si scrive solo di una cosa: della propria esperienza.”
“Amo l’America più di ogni altro paese al mondo, e proprio per questa ragione rivendico il diritto di criticarla perennemente.”
“Ma la nostra umanità è il nostro fardello, la nostra vita: non dobbiamo essere costretti a batterci per essa; dobbiamo fare solo ciò che è infinitamente più difficile: vale a dire accettarla.”
“E’ solo nella sua musica – che gli americani devono limitarsi ad ammirare perché un protettivo sentimentalismo ne riduce la loro comprensione – che il negro in America ha potuto narrare la sua storia. E’ una storia che altrimenti deve ancora essere narrata e che nessun americano è disposto ad ascoltare.”
“La storia del negro in America è la storia dell’America: o, più precisamente, è la storia degli americani. Non è una storia molto bella: la storia di un popolo non è mai molto bella.”
“Non possiamo sfuggire alle nostre origini, per quanti sforzi facciamo, quelle che contengono la chiave – potessimo trovarle – di tutto ciò che diventeremo poi.”
“L’uomo non ricorda la mano che lo ha colpito, il buio che lo spaventava da bambino; ciò nonostante, la mano e il buio restano con lui, per sempre indivisibili da se stesso, parte della passione che lo spinge ovunque egli pensi di spiccare il volo.”
“L’immagine del negro che si è fatto l’americano vive anche nel cuore del negro; e quando il negro si è arreso a questa immagine la vita non ha altra possibile realtà.”
“Da quando i negri si trovano in questo paese la loro unica, grande, devastante conquista è stata l’Emancipazione, un’emancipazione che nessuno considera più come dettata da impulsi umanitari. Tutto ciò che ne è seguito richiama alla mente l’immagine piuttosto infelice di una manciata di ossa gettate a una muta di cani tanto affamati da essere pericolosi.”
“Mancavo da casa da poco più di un anno quando morì. In quell’anno avevo avuto il tempo di capire il significato di tutti gli aspri ammonimenti di mio padre, avevo scoperto il segreto della smorfia che aveva sulle labbra e del suo rigido portamento: avevo scoperto il peso degli uomini bianchi a questo mondo.”
“Nel New Jersey imparai che essere un negro significava, precisamente, non essere mai considerati ma solo essere alla mercé dei riflessi che il colore della nostra pelle scatenava negli altri.”
“Non so nemmeno quali fossero i miei pensieri; non avevo sicuramente un piano deliberato. Volevo far qualcosa, schiacciare quei visi bianchi che schiacciavano me.”
“Non vedevo niente con grande chiarezza, ma capivo bene questo: che la mia vita, la mia vita reale, era in pericolo, e non per ciò che avrebbero potuto farmi gli altri, ma per l’odio che avevo nel cuore.”
“Quando un padre incollerito schiaffeggiava il proprio figlio, il contraccolpo nel suo cuore rimbombava attraverso il cielo e diventava una parte del dolore dell’universo.”
“Avevo dimenticato, nella rabbia della mia adolescenza, com’era stato orgoglioso mio padre di me quando era piccolo.”
“… ma i fatti non interessavano a nessuno. Fu data la preferenza all’invenzione perché essa esprimeva e corroborava perfettamente i loro odi e le loro paure. E’ bene ricordare che la gente fa sempre così.”
“Mi domando cosa diavolo trovò da dire il primo schiavo al primo figlio con la pelle scura che generò.”
“Questo mondo non è più bianco, e non lo sarà mai più.”
Nessun commento:
Posta un commento
Per aspera ad astra