“Così ciascuno mette il proprio paradiso nell’inferno degli altri.”
“Ho dato in seguito, e ricevuto, tanti baci, e Dio sa se ne ho dati e ricevuti senza alcuna partecipazione nonché affettiva neppure fisica, come si dà e si riceve una moneta usata passata per mille mani; ma sempre ricorderò quel primo bacio per la sua intensità quasi dolorosa in cui pareva sfogarsi non soltanto il mio amore per Gino ma anche un’attesa di tutta la mia vita.”
“D’altronde erano mesi che il mio corpo aspettava quel momento, e io lo sentivo, mio malgrado, fremere di impazienza e di voglia repressa come una bestia affamata e legata alla quale, finalmente, dopo un lungo digiuno, vengano tolti i lacci e offerto il cibo.”
“Il mondo ci tiene per le ambizioni e presto o tardi ce ne fa sborsare un caro e doloroso prezzo; e soltanto i derelitti e coloro che hanno rinunziato a tutto possono sperare di non essere costretti a pagarlo.”
“Il sentimento che provai in quel momento mi stupì e poi, tutte le volte che ho ricevuto denaro dagli uomini, non l’ho mai più riprovato con tanta chiarezza e intensità: un sentimento di complicità e di intesa sensuale quale prima, nella camera del ristorante, nessuna delle sue carezze aveva saputo ispirarmi. Un sentimento, dico, di soggezione inevitabile che, in una solta volta, mi rivelò tutto un aspetto del mio carattere che ignoravo. Certamente io sapevo che dovevo rifiutare quel denaro; ma nello stesso tempo sentivo che volevo accettarlo. E non tanto per avidità quanto, invece, per il piacere nuovo che quest’offerta destava nel mio animo.”
“Poi ho appreso che la vera infelicità viene quando non si hanno più speranze; e non giova allora star bene e non aver bisogno di nulla.”
“Sapevo, d’altra parte, come sanno tutti i poveri, che la polizia quando si muove non è mai a fin di bene.”
“Pensai che mi piaceva l’amore, che mi piaceva il denaro, che mi piacevano le cose che si possono ottenere col denaro, e mi dissi che d’ora in poi, ogni volta che ne avessi avuto l’occasione, non avrei più rifiutato né l’amore, né il denaro, né ciò che il denaro poteva dare.”
“Le donne che si scoloriscono i capelli e si dipingono la faccia non si rendono conto, forse, che gli uomini, giudicandole fin dall’inizio per quelle che sono, provano una specie di delusione anticipata. Ma io, così naturale e così sobria, li ho sempre lasciati in dubbio sul vero esser mio, dando loro, in tal modo, l’illusione dell’avventura, ciò che essi, in fondo, cercano molto più della mera soddisfazione dei sensi.”
“Il mio salotto, il mio ristorante, il mio caffè, è sempre stata la strada; e questo deriva dal fatto che sono nata povera e si sa che i poveri si svagano a buon mercato godendosi con gli occhi le vetrine dei negozi in cui non possono fare acquisti e le facciate dei palazzi in cui non sono in grado di abitare.”
“Sono una puttana – dissi alla fine ad alta voce, per vedere che effetto mi faceva. Mi parve che non mi facesse nessun effetto e, chiusi gli occhi, quasi subito mi addormentai.”
“Probabilmente chi è avvezzo a faticare, non dovrebbe mai smettere; l’ozio e il benessere lo corrompono anche quando, come non era il caso, hanno origini buone e lecite.”
“E passiamo la vita ad annullare gli effetti delle nostre virtù con quelli dei nostri vizi.”
“Io ero quella che ero e dovevo essere quella che ero e nient’altro.”
“Qualcuno penserà che sia molto comodo accettare una sorte ignobile ma fruttuosa invece di rifiutarla. Ma io mi sono sovente domandata perché la tristezza e la rabbia abitino così spesso l’animo di coloro che vogliono vivere secondo certi precetti o uniformarsi a certi ideali e perché invece coloro che accettano la propria vita che è anzitutto nullità, oscurità e debolezza, sono così spesso gai e spensierati. Del resto, in questi casi, ciascuno obbedisce non a precetti ma al proprio temperamento che in tal modo prende figura di vero e proprio destino. Il mio, come ho già detto, era di essere, a tutti i costi, lieta, dolce e tranquilla; e io l’accettavo.”
“Avevo capito che la mia forza non era di desiderare di essere quello che non ero, ma di accettare quello che ero. La mia forza erano la povertà, il mio mestiere, la mamma, la mia brutta casa, i miei vestiti modesti, le mie umili origini, le mie disgrazie e, più intimamente, quel sentimento che mi faceva accettare tutte queste cose e che era profondamente riposto nel mio animo come una pietra preziosa dentro la terra.”
“Tutti gli uomini, dopo l’amore, sono inclinati a parlare di se stessi e a fare delle confidenze.”
“Come un’acqua troppo abbondante in un vaso angusto, il segreto traboccava dal mio animo, e io ero tentata di versarlo in quello di un altro.”
“Io non sono affatto invidiosa. Ma in quel momento, per la prima volta forse nella mia vita, provai il morso dell’invidia; e mi stupii che ci fosse gente che potesse covare tutta la vita nel proprio animo un tale sentimento, perché esso mi parve in sommo grado spiacevole e doloroso.”
“E questa è certamente la peggiore maledizione dell’amore: che non è mai corrisposto, e quando si ama non si è amati, e quando si è amati non si ama.”
“Il ricco non ama certo il povero ma neppure lo teme e sa tenerlo a distanza con superbia e sufficienza; ma il povero che per educazione o origine abbia l’animo del ricco, è addirittura atterrito dal povero vero e proprio, come chi si sente predisposto ad una certa malattia da chi ne è già affetto.”
“Mai come in quel momento avevo capito che tutto era amore e tutto dipendeva dall’amore. E quest’amore c’era o non c’era. E se c’era si amava non soltanto il proprio amante ma anche tutte le persone e tutte le cose, come avveniva a me; ma se non c’era, non si amava niente e nessuno, come era il suo caso.”
“Premeva il viso con forza contro il mio grembo, come se avesse voluto entrarci ed esserne inghiottito e ogni tanto gemeva. In quei momenti non mi pareva più un amante bensì un bambino che cercasse il buio e il caldo del grembo materno. E pensavo che molti uomini vorrebbero non esser mai nati; e che, in quel suo gesto, forse inconsapevolmente, si esprimeva il desiderio oscuro di essere di nuovo riassunto dentro le viscere tenebrose dalle quali con dolore era stato cacciato alla luce.”
“La questura pareva davvero una specie di alveare indaffaratissimo, ma le api che lo abitavano non si posavano certo sui fiori e il loro miele, di cui gustavo per la prima volta il sapore, era fetido, nero e molto amaro.”
“Avrei voluto piangere sempre, continuare a piangere senza fine, perché temevo il momento in cui il pianto finisce e si rimane svuotati e inebetiti di fronte alle stesse cose, del tutto immutate, che ne hanno provocato lo scoppio.”
“Darsi la morte insieme mi pareva la conclusione degna di un forte amore. Era come recidere un fiore prima che appassisca; come chiudersi nel silenzio dopo aver ascoltato una musica sublime. Io avevo spesso pensato a questa forma di suicidio che arresta il tempo prima che corrompa e avvilisca l’amore ed è voluto ed eseguito piuttosto per eccesso di gioia che per insofferenza del dolore.”
“Un figlio è un figlio, pensai; e non c’è povertà o terribilità di circostanza o oscurità di avvenire che possa impedire ad una donna, per quanto sprovvista e derelitta, di rallegrarsi al pensiero di metterlo al mondo.”
“Piangevo in silenzio e sentivo che questa era l’ultima volta che avrei pianto in vita mia. Piangevo Mino, me stessa e tutto il mio passato e tutto il mio avvenire.”
“Pensai a Mino e poi pensai a mio figlio. Pensai che sarebbe nato da un assassino e da una prostituta; ma a tutti gli uomini può capitare di uccidere e a tutte le donne di darsi per denaro; e ciò che più importava era che nascesse bene e crescesse sano e vigoroso.”
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Per aspera ad astra