domenica 1 febbraio 2026

Un luogo chiamato libertà – Ken Follett

“Quando mi trasferii nell’High Glen House mi dedicai subito con passione al giardinaggio, e fu così che trovai il collare di ferro.”

 “Se il collare di ferro potesse parlare, mi chiedo, quale storia racconterebbe?”

 “Invece lui, fin da quando aveva sette anni, era stato svegliato dalla madre qualche minuto prima delle due del mattino, e aveva lavorato nella miniera quindici ore al giorno, fino alle cinque del pomeriggio.” 

 “Abbassò la voce e adottò un tono interrogativo. Signorina Hallim, è mai stata in una miniera di carbone?” 

 “Non aveva mai domandato cosa facessero le mogli e le figlie dei minatori. Non immaginava che passassero la giornata e metà della notte lavorando nelle viscere della terra.” 

 “Se il grisou non fosse stato consumato dal fuoco, la miniera sarebbe stata chiusa. E la chiusura, in un villaggio minerario, era come un raccolto distrutto in una comunità agricola: la gente si riduceva alla fame.” 

 “La vita dei minatori era dura, ma quella delle mogli ancora di più.” 

 “La legge non prende decisioni. Non ha volontà propria. E’ come un’arma o un utensile: funziona se c’è chi la impugna e la adopera.”

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