martedì 20 gennaio 2026

M l’uomo della provvidenza – Antonio Scurati

 “Benvenuti nella dimora del più giovane presidente del Consiglio d’Italia e del mondo.” 

 “Poi, però, era venuto il 3 gennaio. Il giorno della riscossa. Il giorno in cui Benito Mussolini, ritto sul cassero della presidenza del Consiglio, aveva affrontato da solo il Parlamento in burrasca e aveva trionfato. Il giorno in cui Benito Mussolini aveva detto “Io”. Io solo – aveva urlato – porto la responsabilità politica, morale, storica di quanto è accaduto. Io sono l’Italia, io sono il fascismo, io sono il senso della lotta, io sono il dramma grandioso della storia. Se c’è qualcuno che osi impiccarmi a questo ramo nodoso, si alzi adesso e tiri fuori il sapone e la corda. Nessuno si era alzato.” 

 “Un regime politico non può essere giudicato da un tribunale ma soltanto dalla Storia.” 

 “Gli italiani, come tutti i popoli ricchi di fermenti estetici, amano le figure nette e definite, vogliono una continuità nello stile, pretendono coerenza da chi ambisce a guidarli.

 “Sono trascorsi appena sei anni eppure quel centinaio scarso di reduci esaltati che fondarono il fascismo è diventato una moltitudine osannante, quel movimento farneticante con poche centinaia di adepti un partito con più di mezzo milione d’iscritti, quell’avventuriero della politica, odiato dagli ex compagni socialisti, temuto dai benpensanti e dato per spacciato da tutti, è ora il capo del governo di una nazione prona ai suoi piedi.” 

 “La Storia insegnava che, quando toccava in sorte un cataclisma, si doveva ubbidire a un unico criterio: vivere. Vivere e durare. Sopravvivere, come uomini dell’avvenire. Niente altro, niente di più, niente di meno.”

 “Il bilancio dell’afosa estate italiana del millenovecentoventicinque è, dunque, questo: Amendola è ferito; Giuseppe Donati, il giornalista cattolico accusatore di De Bono, è costretto all’espatrio; il 19 settembre il Partito socialista italiano decide di tornare in Parlamento. L’Aventino è finito.” 

 “Ora Benito Mussolini è scolpito nel bronzo, in posa da tiranno. Serra le mascelle, aggrotta le sopracciglia, divarica le narici come un cane da punta, mostra il mento, sporge le labbra quasi a voler baciare il mondo e le inarca in una lieve ma inflessibile smorfia di disgusto. Il ritratto di un uomo dentro la Storia e contro di essa.”

 “La comunità dei fascisti non è più un cerchio di liberi guerrieri – una spada, un voto – che nomina per acclamazione il proprio Capo ma un reggimento di soldati obbedienti. Una rivoluzione, un Capo. La rivoluzione è finita.” 

 “Mussolini è stato chiaro con lui: non si tratta più soltanto di reprimere il dissenso. L’obiettivo è più ambizioso: bisogna rieducare un popolo, ortopedizzare una nazione. Qui si tratta di imporre nuove regole per il parco umano.” 

 “Non c’è piaggeria peggiore di quella rivolta al tribunale del futuro. Il futuro ci giudicherà, spietato, e senza la minima competenza.” 

 “L’ultimo discorso di Giovanni Giolitti in Parlamento, di cui è stato per mezzo secolo prima un protagonista e poi il dominatore quasi assoluto, si spegne insieme a esso, in tono sommesso, non con un applauso e nemmeno con un boato, ma con uno sbadiglio.” 

 “Essere il capo degli scontenti. Ecco la via. Se non puoi sedere al tavolo dei dominatori, dei satolli, dei signori del banchetto, vai nelle cucine e sobilla gli sguatteri, i camerieri cui gettano gli avanzi, aizza i servi. Quando, nel millenovecentodicianove, Benito Mussolini fonda i Fasci di combattimento, aveva intuito per primo che, nell’era delle masse, spalancata davanti a lui come il portale di un’antica magione in rovina, si sarebbe affermata una passione politica più potente della speranza: la paura; e, aggrappandosi a quella, si era issato al potere.” 

 “Ma con il nuovo secolo la speranza sarebbe stata soppiantata dalla paura. E con essa dalla delusione, lo sconforto, lo smarrimento, il senso di sconfitta, di esser stati traditi, di declassamento, fino all’astio, al rancore, alla rabbia vendicativa.” 

 “Uno s’immagina sempre che la fine debba giungere con uno schianto. Poi, quando arriva, scopri che gli uomini e i mondi muoiono in un lamento soffocato, qualcosa di molto simile a un frigno. La seduta della Camera dell’8 dicembre, ultima della XXVII legislatura e, dunque, ultima di un Parlamento democraticamente eletto, si è conclusa senza una zuffa, una protesta, nemmeno un piccolo ma tenace gesto simbolico. E’ scivolata via come ordinaria amministrazione.” 

 “Ora, come dirà l’arcivescovo di Praga in visita a Roma, e come dopo di lui ribadirà il papa davanti a studenti e professori dell’Università Cattolica, Benito Mussolini è l’uomo della provvidenza.” 

 “L’epopea finisce qui. La spedizione italiana, forte di tremila uomini tra fanti e artiglieri, e, soprattutto, dell’appoggio aereo di una ventina di bombardieri, conquista Cufra in mezza giornata. Il resto è massacro. Il saccheggio dura tre giorni interi.” 

 “Al popolo non resta che adorare. Adorare quel corpo, o straziarlo.” 

 “Non dimentichi, quando sarà buio, di accendere la lampada sulla mia scrivania e di lasciarla accesa tutta la notte. Alla gente non importa davvero quel che decido per loro, gli basta sapere che esisto.”

giovedì 15 gennaio 2026

La decomposizione dell’angelo – Yukio Mishima

“La nebbia, al largo, avvolgeva di mistero le navi lontane. Nondimeno la luce all’orizzonte era più intensa del giorno prima, e si distinguevano le coste della penisola di Izu. Il mare di maggio era quieto. Il sole splendeva abbagliante, e nel cielo azzurro si scorgeva solo qualche leggera striatura di nuvole.” 

 “Il sommuoversi del mare, giorno dopo giorno, iterazione quotidiana del mare di latte della leggenda indiana. Forse il mondo non vuole che esso riposi. Forse nell’immobilità c’è qualcosa che evoca tutto il male della natura.” 

 “Il mare, un mare senza nome, il Mediterraneo, il Mar del Giappone, la baia di Suruga, lì davanti ai suoi occhi; un’anarchia anonima, ricca e assoluta, catturata dopo grandi lotte e denominata mare, e che in fin dei conti rifiuta quel nome.” 

 “Siamo troppo abituati all’assurdità dell’esistenza.” 

 “Gli avanzi della vita terrena erano rotolati sin qui, e per la prima volta si trovavano faccia a faccia con l’infinito. Il mare, infinito mai incontrato prima. i rifiuti, simili all’uomo, incapaci di andare incontro alla propria fine se non nella maniera più brutale e laida.” 

 “Il monte Fuji si innalzava al di sopra delle colline. Solo la cima era visibile, come se un grande masso, bianco e affilato, fosse stato scagliato nella massa incerta delle nuvole.”

 “Ma egli conosceva la gioia dell’osservare. Gliel’aveva rivelata la natura. Nessun occhio può essere più chiaro e luminoso di quello che ha nulla da creare, nulla da fare se non osservare.” 

 “Se vedere è l’incontro tra un occhio e un’esistenza, cioè tra un’esistenza e un’altra esistenza, allora è come se si incontrassero gli specchi di due esistenze.”

 “Osservare era per lui il sistema più efficace per liberarsi del proprio ego. Solo gli occhi gli garantivano l’oblio, salvo per l’immagine riflessa allo specchio.” 

 “Toru non sapeva nulla dei duri calli causati dalle ingiurie della povertà, simili a blocchi d’ambra, linfa indurita che trapassa la corteccia ferita. La sua corteccia era sempre stata molto dura. Una spessa, dura corteccia di disprezzo.” 

 “E’ il destino di chi è bella. Accettare tutte le bruttezze del mondo, nascondere le ferite, e morire senza svelare il proprio segreto a nessuno.” 

 “Per la loro età il freddo era notevole, ma apprezzarono molto il paesaggio quieto e decadente della Venezia invernale. Non vi erano turisti, i gondolieri fermi e intirizziti non facevano affari, e i ponti apparivano l’uno dopo l’altro come ceneri di sogni in rovina. A Venezia il senso della fine raggiungeva l’apice della bellezza, l’incanto delle sue forme era roso fino allo scheletro dal mare e dalle fabbriche.” 

 “Tutto ciò che doveva fare era solo morire. provò un certo orgoglio nel pensare che un vecchio, presto dimenticato, possedesse ancora, con la propria morte, una potentissima arma distruttiva. Non aveva nessuna paura dei cinque segni della decomposizione.” 

 “Aveva timore di rovinare il suo buon umore mostrandole l’assoluta volgarità a cui era stato ridotto quel meraviglioso scenario naturale del Giappone. Era un piovoso giorno feriale, ma il gigantesco parcheggio straripava di automobili, e il cellophane opaco dei negozi di souvenir rifletteva il cielo cinereo.”

 “Honda e Keiko sapevano che l’età e la ricchezza dissipano ogni riserbo o timidezza.”

 “Honda penetrò nel cuore del ragazzo e prese a sognare del mare. Indolenti arrivi, indolenti ormeggi, indolenti scarichi; quali infiniti compromessi richiede questo estatico accoppiamento fra la terra e il mare. Si uniscono in mutuo tradimento; la nave, mentre entra o esce dal porto, agita seduttiva la cosa, ma poi si ritira con ritrosia nel sibilo di un lamento minaccioso. Un meccanismo nudo e incerto.”

 “Quali delicati mutamenti avvenivano sul bianco monolite del mare quando veniva a frangersi sulla spiaggia. La confusione della miriade di piccole onde e le minute particelle di schiuma si trasformavano, disperate, in un’infinità di rivoli vomitati sul mare da mille bachi da seta. Male sottile, che impone la sua forza bruta, pur recando in sé quel delicato candore.” 

 “Le onde frangendosi diventavano la visione manifesta della morte. Tali gli sembravano. Bocche aperte nell’istante della morte.”

 “Per me non c’è mai stato un momento che si possa definire l’apogeo della giovinezza, e quindi nessun momento da fermare. Bisognerebbe terminare la propria esistenza in quell’esatto momento. Io non l’ho saputo riconoscere. E, stranamente, non provo rimpianti.” 

 “Il disinteresse ha una grande importanza. E’ l’unico mezzo per sconfiggere la stupidità del mondo. 
 
"perché gli scandali rappresentano il contenitore più semplice ed efficace per incapsulare il prossimo.” 

 “La vecchiaia è di per sé una malattia della carne e dello spirito, e il fatto che sia incurabile significa che l’esistenza stessa è una malattia incurabile. E’ una malattia slegata dalle teorie esistenzialistiche, perché la carne stessa rappresenta un’affezione, una morte latente.”