giovedì 20 agosto 2026

Zorba il greco – Nikos Kazantzakis

“Ho provato spesso il desiderio di scrivere la vita e le imprese di Alexis Zorba, un vecchio operaio che ho molto amato. I maggiori benefattori della mia vita sono stati i viaggi e i sogni; pochissimi esseri umani, tra i vivi e i morti, mi hanno aiutato nella mia lotta. Ma se volessi distinguere le persone che hanno impresso l’impronta più profonda nella mia vita ne enumererei tre o quattro: Omero, Bergson, Nietzsche e Zorba.” 

 “Fame, freddo, giacche consunte, scarpe scalcagnate; le guance rubizze dei tedeschi erano ingiallite. Vento d’autunno, e gli uomini cadevano per le strade come foglie. Ai bambini davano un pezzetto di elastico da masticare per ingannarli e non farli piangere. La polizia di notte pattugliava i ponti per impedire alle madri di gettarsi nel fiume con i loro neonati, affogare e farla finita.” 

 “Lo conobbi al Pireo. Ero andato al porto per imbarcarmi per Creta. Era quasi l’alba. Pioveva. Soffiava un forte scirocco, e gli spruzzi del mare arrivavano fino alla piccola taverna.” 

 “E’ amaro separarsi lentamente dalle persone che si amano; meglio dare un taglio netto e rimanere ancora per conto proprio, nella condizione più connaturata agli uomini, la solitudine.” 

 “Come dicono i tuoi amati giapponesi: Fudoshin! Impassibilità, atarassia, il volto di una maschera sorridente e impenetrabile. Quello che succede dietro la maschera sono affari nostri.” 

 “L’anima dell’uomo è fatta di fango, è grezza, impermeabile, ha sentimenti rozzi e grossolani, e non riesce a indovinare niente di chiaro, di certo; se avesse potuto indovinare, come sarebbe stata diversa quella separazione!” 

 “Capii che questo Zorba era l’uomo che da tanto tempo cercavo senza trovare; un cuore vivo, una bocca vorace, un’anima grande e spontanea che non ha ancora tagliato il cordone ombelicale con sua madre, la Terra.” 

 “Felice l’uomo, pensavo, che prima di morire ha avuto la fortuna di navigare l’Egeo.” 

 “Mi vergognai delle mie mani senza calli, del mio volto pallido e della mia vita non esposta al sole.” 

 “Hai mai visto un popolo intero impazzire alla vista della sua libertà? No? Eh, allora, povero il mio padrone, sei nato cieco e cieco morirai.”

 “Bevi un bicchiere di vino, e il mondo impazzisce. Cos’è mai la vita, padrone?” 

 “Ogni sera Zorba mi fa viaggiare per la Grecia, la Bulgaria, Costantinopoli, e io chiudo gli occhi e vedo tutto. Lui ha percorso i Balcani caotici e tormentati, e i suoi piccoli occhi sventi e acuti come quelli di un falco hanno perlustrato tutto.” 

 “Lasciali stare tranquilli, padrone, non aprir loro gli occhi; se glieli apri, che cosa vedranno? La loro povertà e miseria! Lasciaglieli chiusi, quindi, che possano sognare!” 

 “Restammo entrambi fino a tardi intorno al braciere in silenzio. Ebbi un’altra conferma di come la felicità sia una cosa semplice e frugale – un bicchiere di vino, una castagna, un misero braciere, il rumore del mare; nient’altro. Per rendersi conto che tutto questo è felicità serve soltanto un cuore semplice e frugale.” 

 “Non sono uscito anch’io da una fogna? Da una fogna? dissi stupito. Cosa vuoi dire, Mimithos? Be’, dalla pancia di una mamma. Rimasi senza parole. Soltanto uno Shakespeare, pensai, nei suoi momenti più creativi avrebbe saputo trovare un’espressione così realisticamente cruda per descrivere l’oscure, maleodorante mistero della nascita.” 

 “La vita è piena di noie – proseguì Zorba, solo la morte non lo è. Sai cosa significa essere vivi? Slacciarsi la cintura e andare a caccia di guai.” 

 “Ed ecco che quel giorno capii fino in fondo: è un peccato mortale violare le leggi secolari; abbiamo il dovere di seguire con fiducia il ritmo eterno del creato.” 

 “Il mondo era per Zorba, come per gli uomini primitivi, una visione compatta; le stelle so fioravano, il mare si frangeva contro le sue tempie; lui viveva, senza l’intervento deformante della ragione, la terra, le acque, gli animali, Dio.” 

 “Perché anche la tua signoria è come me, ma non lo sa; anche tu hai un diavolo dentro di te, ma non sai ancora come si chiama. E poiché non sai come si chiama, ti senti soffocare; battezzalo, padrone, e ti sentirai meglio.” 

 “Vicino a lui, il tempo aveva assunto un nuovo sapore; non era più una successione matematica di eventi, né un problema irrisolto dentro di me; era una sabbia calda e fina, che mi faceva il solletico scorrendomi dolcemente tra le dita.”

 “Più salivamo, e più l’anima si elevava, si purificava. Avvertii una volta di più l’influenza che hanno sull’anima l’aria balsamica, la levità del respiro, l’ampiezza dell’orizzonte.” 

 “Fin quando mi sarà dato vivere, pensavo, e godere della dolcezza di questa terra, del vento, del silenzio e del profumo dell’arancio fiorito?” 

 “Mare, donne, vino, e molto lavoro! Buttarti a capofitto nel lavoro, nel vino, nell’amore e non aver paura di Dio né del Diavolo… Questo vuol dire essere giovani e forti!” 

 “Uno squisito vino cretese, rosso come il sangue della lepre; lo bevevi, ed era come comunicarti con il sangue della terra, ti sentivi un portento. Le vene ti traboccavano di forza, il cuore di bontà; se eri un agnello, diventavi un leone, e se eri un leone, un drago. Dimenticavi le meschinità quotidiane, i confini angusti si spezzavano, ti confondevi con gli uomini, con gli animali, con Dio, diventavi una cosa sola con loro.” 

 “Quando tutto ci va storto, quale gioia nel mettere alla prova la nostra anima per misurarne il valore e la resistenza! Diresti che un nemico invisibile e onnipotente – alcuni lo chiamano Dio, altri Diavolo – si avventa su di noi per abbatterci, ma noi restiamo eretti.” 

 “Per questo Ci vuole follia; follia, hai capito? Rischiare tutto! Ma tu hai cervello, e questo sarà la tua rovina. Il cervello è un droghiere, tiene i registri, annota le uscite, le entrate, i profitti, le perdite. E’ un bravo amministratore, non rischia mai tutto, tiene sempre qualcosa di riserva. Non taglia la fune, no! La stringe in mano il furfante; se gli sfugge, è perduto, perduto, poveretto! Ma se non tagli la fune, mi dici che gusto ha la vita? Di camomilla, di camomillina; non di rum, che scaravolta il mondo!” 

 “Quando ero un bambino, ero pieno di entusiasmi, di desideri primordiali, me ne stavo sempre da solo e sospiravo perché il mondo mi andava stretto. Poi, pian piano, col tempo, ero diventato sempre più saggio; ponevo dei limiti, separavo il possibile dall’impossibile, l’umano dal divino, mi tenevo stretto l’aquilone perché non mi sfuggisse.”

lunedì 10 agosto 2026

Un amore senza fine – Scott Spencer

“Quando avevo diciassette anni e obbedivo soltanto ai perentori comandi del cuore, ho abbandonato il sentiero della vita normale e nell’arco di un attimo ho distrutto tutto ciò che amavo – che amavo con tutto me stesso, e quando l’amore si è spezzato, quando il corpo immateriale dell’amore si è ritratto atterrito e il mio lo hanno rinchiuso, è stato difficile per gli altri credere che una vita tanto giovane potesse soffrire così, senza appello.” 

 “L’amore aveva preso una piega sbagliata precipitandomi nel caos.” 

 “Le persone e la loro vita. Le persone e l’immagine che hanno di sé. Era incredibile e il pensarci mi dava un senso di nausea. Come trovare posto tra la gente e come imparare a desiderare di trovarne uno? Non avevo niente da dire a nessuno, tutto quello che mi interessava non riguardava che me.” 

 “Fin dal primo momento avevo capito di amarla e che non avrei mai rinunciato a quell’amore né ci avrei mai provato o avrei mai voluto rinunciarci.” 

 “Jade, le nostre lettere erano lì, piegate e chiuse in una lunga busta marrone. La tua calligrafia era accanto alla mia e io le tenevo entrambe, tenevo le parole che avevamo scritto.” 

 “Eravate l’inaspettata incarnazione di fantasticherie romantiche che avevamo quasi dimenticato.” 

 “Ciechi di fronte al futuro. Restiamo a stento aggrappati alle nostre strane versioni del passato. Vediamo soltanto una piccola parte di ciò che ci aspetta. Non sappiamo quasi nulla e il solo modo per sopportarlo è non darci peso. Io ci do peso e infatti non lo sopporto.” 

 “Non penso mai alla vita che mi perderò una volta morto o a quello che mi sono perso prima di nascere. Sono i momenti che ho trascorso come un morto in questa vita, la sola che ho, a farmi strappare i capelli.” 

 “Vivevamo nel nostro mondo. Convinti che i nostri sentimenti ci separassero da tutto il resto. Potevamo soltanto stare insieme perché nient’altro ci sembrava reale.” 

 “La nostra paura era il terrore che si prova nel momento in cui le possibilità che la vita ti offre cominciano ad accordarsi con l’intera gamma dei tuoi desideri.” 

 “Immagino farai una faccia strana, ma ho imparato varie tecniche di meditazione. Keith le ha a sua volta imparate da un tipo con cui lavora e condividiamo tutti lo stesso mantra, le stesse parole che devi dire tra te all’inizio della meditazione, E’ incredibile ma quei quindici o venti minuti che passi seduta a respirare ti rimettono al mondo.” 

 “Ci sono delle finestre nel muro che separa la vita dalla morte e quando si sbircia all’interno di uno di quegli affacci si cambia.” 

 “Sono fuggito – o forse sono stato espulso – dall’eternità e sono tornato nel tempo. Ma ne esco fuori ancora una volta per cantare quest’aria, questa confessione, questo testamento senza fine. Le mie braccia sono spalancate non per accogliere te ma il mondo, il mistero in cui siamo imprigionati. Non c’è orchestra, non c’è pubblico; è un teatro vuoto nel mezzo della notte e tutti gli orologi del mondo ticchettano. E per l’ultima volta ti vedo, Jade, non mi importa e neanche mi chiedo se sia pazzia: vedo il tuo volto, vedo te, te; ti vedo, in ogni ordine di posti.”