sabato 20 giugno 2026

Un tedesco contro Hitler – Sebastian Haffner

“La storia che qui si vuole raccontare ha per argomento una specie di duello. Si tratta di un duello impari tra due avversari molto diversi: tra uno Stato oltremodo potente, forte e brutale, e un piccolo privato cittadino, anonimo e sconosciuto.”

 “Fra terribili minacce, questo Stato pretende che il suddetto privato cittadino abbandoni i suoi amici, lasci le sue ragazze, rinunci alle proprie idee, accetti idee imposte, saluti in modo diverso da come è abituato, mangi e beva cose diverse da quelle che gli piacciono, impieghi, il tempo libero in occupazioni che detesta, metta la propria persona a disposizione di avventure che rifiuta, rinneghi il proprio passato e il proprio Io, e, cosa fondamentale, mostri costantemente nei riguardi di tutto questo il massimo entusiasmo e la massima riconoscenza.”

 “Non si pensa mai abbastanza a quanto siano infantili i concetti che nutrono e scuotono le masse.” 

 “Ma la vera generazione del nazismo è quella dei nati tra il 1900 e il 1910, che hanno vissuto la guerra come un grande gioco, senza essere minimante disturbati dalla sua effettiva realtà.” 

 “Il coraggio civile – cioè il coraggio delle proprie decisioni e della propria responsabilità – in Germania è senz’altro una virtù rara, come già Bismarck osservò in un detto famoso. Se poi il tedesco indossa un’uniforme, esso lo abbandona completamente.”

 “In privato, mio padre era un appassionato conoscitore e amante della letteratura. Aveva una biblioteca di diverse migliaia di volumi che ampliò ed estese fino alla sua morte, e che non aveva soltanto, ma che aveva anche letto.” 

 “Ci sono poche cose bizzarre come la calma indifferente e superiore con cui noi, io e quelli come me, rimanemmo a osservare gli inizi della rivoluzione nazista in Germania, quasi da un palco di teatro… un fenomeno che, in ogni caso, mirava esattamente a farci sparire dalla faccia della terra.” 

 “Mi recai in corte d’appello. L’edificio era lì, grigio, freddo e tranquillo come sempre, nobilmente staccato dalla strada, dietro a superfici erbose e alberi. Nei suoi larghi corridoi e nei vestiboli guizzavano rapidi come sempre gli avvocati, simili a pipistrelli nelle loro svolazzanti toghe di seta nera, cartelle sotto il braccio, espressioni concentrate e irreprensibili. Gli avvocati ebrei difendevano le loro cause, come se questo fosse un giorno qualsiasi.” 

 “Nella genesi del Terzo Reich c’è un enigma insoluto che mi sembra ancora più interessante della questione di chi abbia incendiato il Reichstag. La domanda è questa: ma che fine hanno fatto i tedeschi? Ancora il 5 marzo 1933 la maggior parte di loro ha votato contro Hitler. Che ne è stato di questa maggioranza? E’ defunta? E’ scomparsa dalla faccia della terra? Oppure, anche se con tanto ritardo, è diventata nazista? Come è potuto accadere che da parte sua sia mancata qualsiasi reazione di rilievo?” 

 “Nell’estate del 1933 la situazione dei tedeschi non nazisti era certamente una delle più difficili in cui possa trovarsi un essere umano: vale a dire uno stato di sopraffazione totale e senza speranza, accompagnato dai postumi dello shock dell’essere stati colti di sorpresa. I nazisti ci avevano in pungo, incondizionatamente.” 

 “Il nazionalismo, vale a dire il culto narcisistico della propria nazione, è una pericolosa malattia dello spirito sicuramente diffusa ovunque, in grado di deformare e di rendere orribili i tratti di una nazione, proprio come la superbia e l’egoismo deformano e rendono orribili le fattezze di un essere umano.” 

 “Non l’Austria o la Cecoslovacchia: la Germania fu il primo territorio che occuparono.” 

 “Prendemmo in prestito una scacchiera al banco di mescita e cominciammo a giocare. Cercai di recuperare qua e là nella memoria le teorie d’apertura. Era tanto tempo che non giocavo più, diversi anni, e la vista delle figure e lo sviluppo del gioco d’improvviso mi richiamarono alla mente un periodo ormai lontano in cui l’avevo praticato appassionatamente.” 

 “Questa assolutizzazione dell’orgoglio è un difetto tedesco; i tedeschi la considerano una virtù. In ogni caso, è una delle caratteristiche più profondamente tedesche. Non possiamo fare altrimenti. Siamo i sabotatori peggiori del mondo. Quello che facciamo dobbiamo farlo in modo eccellente, nessuna voce della coscienza o di rispetto verso se stessi è in grado di competere con questo atteggiamento.” 

 “Si dice che i tedeschi siano asserviti. E’ vero solo a metà. Sono al tempo stesso qualcosa d’altro – e di peggio -, per cui non esiste ancora un termine. Sono cameratizzati. Una condizione terribilmente pericolosa. Si è sotto una specie di incantesimo. Si vive in un mondo di sogno e di ebrezza.”

Il tè nel deserto – Paul Bowles

“Si svegliò, aprì gli occhi. La stanza gli diceva poco o niente, profondamente immerso com’era nel non essere da cui si era appena affiorato.” 

 “Non si considerava un turista bensì un viaggiatore. E in parte la differenza sta nel tempo, spiegava. Laddove, in capo a qualche settimana o mese, il turista si affretta a far ritorno a casa, il viaggiatore, che dal canto suo non appartiene né a un luogo né all’altro, si sposta più lentamente, per periodi di anni, da un punto all’altro della terra.” 

 “La maggior parte delle ragazze provenienti dalle montagne va ad Algeri, a Tunisi, o viene qui, per guadagnare denaro, ma queste ragazze vogliono soprattutto una cosa. Vogliono bere il tè nel deserto.” 

 “Molti giorni dopo passò un’altra carovana e un uomo scorse qualcosa in cima alla più alta delle dune. E quando andarono lassù per vedere, trovarono Outka, Mimouna e Aicha: erano ancora là, nella stessa posa in cui si erano addormentate. E tutti e tre i bicchieri – l’arabo mostrò il proprio bicchiere di tè – erano pieni di sabbia. Ecco come presero il tè nel Sahara.”

 “La rattristava rendersi conto che, pur avendo tanto spesso le stesse reazioni, gli stessi sentimenti, non arrivavano mai alle medesime conclusioni, perché i loro rispettivi scopi, nella vita, erano quasi diametralmente opposti.” 

 “Credo che abbiamo paura tutti e due della stessa cosa. E per la stessa ragione. Non siamo mai riusciti, né tu né io, a immergerci nella vita fino in fondo. Ci teniamo aggrappati all’esterno con tutte le nostre forze, convinti che al prossimo scossone finiremo per cascar giù. Non è così?” 

 “Non c’era altro da fare che rifiutarsi di ammalarsi, una volta che si era così lontani dal consorzio civile.” 

 “Di buon passo si rimise in cammino, la mente concentrata su quella sensazione di gioia concreta che aveva ricatturato. L’aveva sempre saputo, lei, che esisteva, proprio al di là delle cose, ma tanto tempo prima aveva accettato di non averla come condizione naturale di vita. Poiché ora l’aveva ritrovata, la gioia di esistere, diceva a se stessa che se la sarebbe tenuta stretta, qualsiasi sforzo potesse costare.” 

 “Il deserto: il suo stesso silenzio era come una tacita ammissione della presenza parzialmente cosciente che in esso albergava.” 

 “La sera la passava a giocare a scacchi con Abdelkader, un avversario lento ma tutt’altro che trascurabile.” 

 “Già nel vedere quegli uomini Kit seppe che si sarebbe accompagnata a loro, e la certezza le diede un inaspettato senso di potere: invece di ascoltare i presagi, ora li avrebbe fatti lei, sarebbe stata lei stessa un presagio.” 

 “Da tanto tempo non canalizzava più i suoi pensieri col parlare a voce alta, e si era abituata ad agire senza la consapevolezza di compiere l’atto. Faceva soltanto le cose che scopriva di stare già facendo.” 

 “Di lì a qualche istante la vita sarebbe diventata una pena. Le parole stavano tornandole, e dentro gli involucri di parole vi sarebbero stati i pensieri. Il sole ardente li avrebbe rinsecchiti; andavano tenuti dentro, al buio.” 

 “Fuori il sole sembrava più abbacinante che mai. Mura di fango e lucide facce nere le passavano accanto di continuo. Non c’era fine all’intensa monotonia del mondo.” 

 “Ma era sempre convinta che quella fosse la fine, che non ci sarebbe voluto molto prima che la trovassero. L’avrebbero messa davanti a un grande specchio, dicendole: Guardati! Sarebbe stata costretta a guardare, e allora sarebbe finito tutto. L’oscuro sogno sarebbe andato in frantumi; la luce del terrore non si sarebbe più spenta; le avrebbero puntato addosso un faro spietato; la sofferenza sarebbe stata insopportabile e costante.”