giovedì 15 gennaio 2026

La decomposizione dell’angelo – Yukio Mishima

“La nebbia, al largo, avvolgeva di mistero le navi lontane. Nondimeno la luce all’orizzonte era più intensa del giorno prima, e si distinguevano le coste della penisola di Izu. Il mare di maggio era quieto. Il sole splendeva abbagliante, e nel cielo azzurro si scorgeva solo qualche leggera striatura di nuvole.” 

 “Il sommuoversi del mare, giorno dopo giorno, iterazione quotidiana del mare di latte della leggenda indiana. Forse il mondo non vuole che esso riposi. Forse nell’immobilità c’è qualcosa che evoca tutto il male della natura.” 

 “Il mare, un mare senza nome, il Mediterraneo, il Mar del Giappone, la baia di Suruga, lì davanti ai suoi occhi; un’anarchia anonima, ricca e assoluta, catturata dopo grandi lotte e denominata mare, e che in fin dei conti rifiuta quel nome.” 

 “Siamo troppo abituati all’assurdità dell’esistenza.” 

 “Gli avanzi della vita terrena erano rotolati sin qui, e per la prima volta si trovavano faccia a faccia con l’infinito. Il mare, infinito mai incontrato prima. i rifiuti, simili all’uomo, incapaci di andare incontro alla propria fine se non nella maniera più brutale e laida.” 

 “Il monte Fuji si innalzava al di sopra delle colline. Solo la cima era visibile, come se un grande masso, bianco e affilato, fosse stato scagliato nella massa incerta delle nuvole.”

 “Ma egli conosceva la gioia dell’osservare. Gliel’aveva rivelata la natura. Nessun occhio può essere più chiaro e luminoso di quello che ha nulla da creare, nulla da fare se non osservare.” 

 “Se vedere è l’incontro tra un occhio e un’esistenza, cioè tra un’esistenza e un’altra esistenza, allora è come se si incontrassero gli specchi di due esistenze.”

 “Osservare era per lui il sistema più efficace per liberarsi del proprio ego. Solo gli occhi gli garantivano l’oblio, salvo per l’immagine riflessa allo specchio.” 

 “Toru non sapeva nulla dei duri calli causati dalle ingiurie della povertà, simili a blocchi d’ambra, linfa indurita che trapassa la corteccia ferita. La sua corteccia era sempre stata molto dura. Una spessa, dura corteccia di disprezzo.” 

 “E’ il destino di chi è bella. Accettare tutte le bruttezze del mondo, nascondere le ferite, e morire senza svelare il proprio segreto a nessuno.” 

 “Per la loro età il freddo era notevole, ma apprezzarono molto il paesaggio quieto e decadente della Venezia invernale. Non vi erano turisti, i gondolieri fermi e intirizziti non facevano affari, e i ponti apparivano l’uno dopo l’altro come ceneri di sogni in rovina. A Venezia il senso della fine raggiungeva l’apice della bellezza, l’incanto delle sue forme era roso fino allo scheletro dal mare e dalle fabbriche.” 

 “Tutto ciò che doveva fare era solo morire. provò un certo orgoglio nel pensare che un vecchio, presto dimenticato, possedesse ancora, con la propria morte, una potentissima arma distruttiva. Non aveva nessuna paura dei cinque segni della decomposizione.” 

 “Aveva timore di rovinare il suo buon umore mostrandole l’assoluta volgarità a cui era stato ridotto quel meraviglioso scenario naturale del Giappone. Era un piovoso giorno feriale, ma il gigantesco parcheggio straripava di automobili, e il cellophane opaco dei negozi di souvenir rifletteva il cielo cinereo.”

 “Honda e Keiko sapevano che l’età e la ricchezza dissipano ogni riserbo o timidezza.”

 “Honda penetrò nel cuore del ragazzo e prese a sognare del mare. Indolenti arrivi, indolenti ormeggi, indolenti scarichi; quali infiniti compromessi richiede questo estatico accoppiamento fra la terra e il mare. Si uniscono in mutuo tradimento; la nave, mentre entra o esce dal porto, agita seduttiva la cosa, ma poi si ritira con ritrosia nel sibilo di un lamento minaccioso. Un meccanismo nudo e incerto.”

 “Quali delicati mutamenti avvenivano sul bianco monolite del mare quando veniva a frangersi sulla spiaggia. La confusione della miriade di piccole onde e le minute particelle di schiuma si trasformavano, disperate, in un’infinità di rivoli vomitati sul mare da mille bachi da seta. Male sottile, che impone la sua forza bruta, pur recando in sé quel delicato candore.” 

 “Le onde frangendosi diventavano la visione manifesta della morte. Tali gli sembravano. Bocche aperte nell’istante della morte.”

 “Per me non c’è mai stato un momento che si possa definire l’apogeo della giovinezza, e quindi nessun momento da fermare. Bisognerebbe terminare la propria esistenza in quell’esatto momento. Io non l’ho saputo riconoscere. E, stranamente, non provo rimpianti.” 

 “Il disinteresse ha una grande importanza. E’ l’unico mezzo per sconfiggere la stupidità del mondo. 
 
"perché gli scandali rappresentano il contenitore più semplice ed efficace per incapsulare il prossimo.” 

 “La vecchiaia è di per sé una malattia della carne e dello spirito, e il fatto che sia incurabile significa che l’esistenza stessa è una malattia incurabile. E’ una malattia slegata dalle teorie esistenzialistiche, perché la carne stessa rappresenta un’affezione, una morte latente.” 


sabato 10 gennaio 2026

Lettera al padre – Franz Kafka

"Caro papà, recentemente ti è capitato di chiedermi perché affermo che avrei paura di te. Come al solito non ho saputo risponderti, in parte appunto per la paura che mi incuti, in parte perché motivare questa paura richiederebbe troppi particolari, più di quanti riuscirei a riunire in qualche modo in un discorso.” 

 “…io mi sono sempre rifugiato nella mia stanza, tra i libri…” 

 “Invece proprio come padre sei stato troppo forte per me…” 

 “Tu hai influito su di me come dovevi influire, solo dovresti smettere di considerare come una particolare cattiveria da parte mia il fatto che, sottoposto a questa influenza, io abbia finito per soccombere.” 

“Avrei avuto bisogno di qualche incoraggiamento, di un pò di gentilezza che mi facilitasse il cammino, mentre tu me lo sbarravi con l’intenzione, sia pure in buona fede, di farmene imboccare un altro.” 

 “…era sufficiente a schiacciarmi la tua sola immagine fisica.” 

 “Eri giunto così in alto con le tue sole forze che di conseguenza nutrivi un’illimitata fiducia nelle tue opinioni.…essendo il dialogo quasi inesistente tra noi…”

 “…tutti i miei pensieri sottostavano alla tua pesante oppressione…” 

 “Tutte le idee apparentemente sottratte alla tua dipendenza erano fin da principio gravate dal tuo giudizio negativo; e reggere questa situazione fino a manifestare un pensiero in maniera completa e compiuta era quasi impossibile.” 

 “Bastava essere felici per una cosa qualunque, esserne presi, tornare a casa, raccontarla, e la risposta era un sospiro ironico, un crollare la testa, un tambureggiare con le dita sul tavolo…”

 “…e di fronte a ogni piccolezza tu, con il tuo esempio e la tua educazione, così come ho cercato di descriverli, mi convincevi della mia incapacità…”  

“…inoltre le delusioni patite dal bambino non erano delusioni qualsiasi, ma colpivano in profondità giacché provenivano da te, l’autorità suprema.” 

 “Poiché quando ero piccolo di vedevamo soprattutto a tavola, il tuo insegnamento era in gran parte rivolto alla condotta da tenere durante i pasti.” 

 “…tu, l’uomo che ai miei occhi rappresentava la massima autorità, non ti attenevi alle ingiunzioni che mi avevi imposto. Di conseguenza il mondo si divideva per me in tre parti, e nella prima io, lo schiavo, vivevo sottoposto a leggi concepite solo per me e alle quali, senza saperne il motivo, non riuscivo del tutto ad adeguarmi, poi c’era un secondo mondo infinitamente lontano dal mio in cui vivevi tu, occupato a dirigerlo, a impartire gli ordini e ad arrabbiarti se non venivano eseguiti, e infine un terzo, dove il resto dell’umanità viveva felice e libera da ordini e da obbedienze.” 

“L’impossibilità di avere con te un dialogo pacato portò ad un’altra conseguenza, molto ovvia: disimparai a parlare.” 

 “Io persi la fiducia nelle mie capacità. Diventai incostante, dubbioso.” 

“…cominciai ben presto a osservare e a rilevare in te alcuni lati ridicoli…Il risultato fu un ulteriore esasperarsi del senso di colpa.” 

“…non mi rimasero che fuga, amarezza, afflizione e lotta interiore.” “…persi il senso della famiglia…”   “…non ero sicuro di nulla…” 

 “…si trattava insomma di scegliere un lavoro che, senza ferire troppo la mia vanità, mi permettesse di conservare il più possibile questa indifferenza. E la scelta più ovvia fu giurisprudenza.” 

 “…qui si ammassavano rabbiosamente tutte le forze negative che ho descritto come conseguenze della tua educazione, e cioè la debolezza, la mancanza di fiducia in me stesso, il senso di colpa…” 

 “Sposarsi, fondare una famiglia, accettare tutti i figli che possano giungere, provvedere a loro in questo mondo così poco sicuro, dar loro anche qualche direttiva, questo è il traguardo più alto, ne sono convinto, cui può arrivare un uomo. Il fatto che apparentemente molti lo raggiungano con facilità non è una controprova, anzitutto perché in realtà non sono poi in molti a riuscirvi, in secondo luogo questi non-molti non agiscono, lasciano semplicemente che ciò accada; insomma non è certo la meta ultima, pur essendo qualcosa di grande e di assai degno…” 

 “…non è poi necessario volare fino al sole, in fondo basta strisciare sulla terra fino a un posticino pulito dove a volte il sole appaia e ci si possa scaldare un poco.”